domenica 2 luglio 2017

PER CONOSCERE P. MARCELLO MARUZZO (OFM) E OBDULIO NAVARRO (OFS) , MARTIRI FRANCESCANI IN GUATEMALA (✝1981) - 1 luglio



P. TULLIO MARCELLO MARUZZO, OFM
E OBDULIO NAVARRO, OFS



Luis Obdulio Arroyo Navarro, giovane catechista guatemalteco
e P. Marcello Maruzzo (Tullio) missionario italiano in Guatemala
Martiri della giustizia in difesa dei campesinos guatemaltechi
Furono uccisi in odium fidei, il 1 luglio 1981






 Servo di Dio
TULLIO MARCELLO MARUZZO
martire, sacerdote, missionario
dell'Ordine dei Frati Minori

23 luglio 1929 - Lapio di Arcugnano (Vicenza)
1 Luglio 1981Quiriguá, Los Amates, Izabal (Guatemala)


Servo di Dio
LUIS OBDULIO ARROYO NAVARRO
martire, laico, catechista
dell'Ordine Francescano Secolare


21 Giugno 1950 Quiriguá, Los Amates, Izabal (Guatemala)
1 Luglio 1981 Quiriguá, Los Amates, Izabal (Guatemala)




P. Marcello Mazzullo
frate minore
P. Tullio Marcello Maruzzo era nato a Lapio di Arcugnano, in provincia di Vicenza, il 23 luglio 1929. Seminarista nel Collegio serafico di Chiampo, novizio a S. Francesco del Deserto, professo nell'Ordine dei Frati Minori, sacerdote il 21 giugno 1923, consacrato a Venezia dal card. Angelo Roncalli - poi papa Giovanni XXIII - è stato missionario in Guatemala dal 1960. Dopo una vita di intenso apostolato, P. Marcello Maruzzo venne ucciso a Quiriguà in Guatemala, nel dipartimento di Izabal, il 1 luglio 1981, a 52 anni di età, 22 di vita missionaria tra i guademaltechi.

Nel vile attentato di cui fu vittima perse la vita  Obdulio Navarro, "un giovane catechista terziario francescano che non si stacca mai da lui, pur sapendo essere estremamente pericoloso farsi vedere in sua compagnia." (G.Pettiti).


Obdulio Navarro
francecano secolare
Obdulio Navarro, francescano secolare guademalteco, laico della diocesi di  Izabal, catechista, era nato il 21 Giugno 1950 Quiriguá, Los Amates, Izabal (Guatemala). Aveva dunque solo trent'anni quando trovavasi con P. Maruzzo e fu ucciso nell'imboscata. Non ho, purtroppo, finora ritrovato maggiori notizie riguardanti la vita e l'apostolato di Obdulio Navarro.

L'arcivescovo del Gatemala, pochi giorni prima del martirio di P. Maruzzo e del francescano secolare Obduli, aveva pronunciato queste parole: "Come Cristo stesso, la Chiesa anche il compimento della sua missione comporta conflitti, critiche ingiustificate, calunnie e persecuzioni. Ci sono già molti sacerdoti, religiosi e catechisti che hanno pagato con la loro vita per la fedeltà a Cristo e alla gente." (Marco Stocchi).


- Guerra Civile in Guatemala 




Un unico luogo di sepoltura per i due francescani martiri
Frate  Marcello Maruzzo e il terziario francescano Obdulio Navarro.
Uccisi perchè testimoni scomodi di ingiustizie sociali.
 Fratelli in tutto minori, fino al martirio.
Fratelli del primo e terzo ordine di S. Francesco d'Assisi.

Purtroppo nel profilo per la causa di Obdulio Navarro,
lo si indica come laico della diocesi di Izabal
ma non quale appartenente all'Ordine Francescano Secolare.





  • causa

foro competente: Izabal
numero di protocollo CCS: 2692
tipo di causa: martirio

nihil obstat: 10 November 2005
apertura dell'inchiesta diocesana: 31 gennaio 2006
chiusura dell'inchiesta diocesana: 15 luglio2008
decreto di validità dell'inchiesta diocesana: 12 febbraio 2010
sottomissione della Positio alla CCS: 2014
incontro specifico dei consultori teologici: 31 maggio 2016

A proposito di quest'ultimo incontro, si legge nel sito della Diocesi di Vicenza: "È a buon punto la causa di beatificazione di padre Tullio Maruzzo, missionario francescano nato a Lapio di Arcugnano e assassinato in Guatemala 35 anni fa, il primo luglio del 1981. «Siamo ottimisti - conferma il padre postulatore Fabio Longo dell’ofm -. Il 31 maggio abbiamo consegnato alla Consulta teologica delle note per correggere alcune illazioni riguardo la figura del catechista Luis Obdulio Arroyo, assassinato assieme a padre Tullio -. Riteniamo che entro fine anno ci possa essere il decreto per la beatificazione e la cerimonia si dovrebbe tenere in Guatemala, come ha deciso papa Francesco. Padre Tullio è una gloria della terra che lo ha visto testimone della sua missione". (Albano Mazzaretto, da La Voce dei Berici)

postulatore: Fra Giovangiuseppe Califano, ofm
richiedenti: Vicariato Apostólico de Izabal, 17 avenida y 19 calle, Puerto Barrios, Izabal, 18001 Guatemala.
Vicepostulazione OFM – Provincia Veneta, Via S. Giacomo, 17, 35043 Monselice (PD), Italia


  • finestra di approfondimento

Il 1° dicembre 2016, il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione a promulgare vari decreti, e tra questi quello riguardante anche il riconoscimente del

  • "martirio di padre Stanley Francis Rother, un sacerdote dell’Oklahoma ucciso «in odium fidei» nel Guatemala nel 1981.Sarà il primo missionario americano ad essere venerato dalla Chiesa come martire.
    Ma – al di là di questo – sarà venerato martire per la sua vita donata senza riserve alle tribù degli tzutujil, popolazioni native che vivono sulle montagne del Guatemala. È proprio per il suo impegno in difesa della loro dignità e dei loro diritti, infatti, che padre Francis venno ucciso a 46 anni nel villaggio di Santiago Atitlan.

    Ucciso dagli squadroni della morte, esattamente come le altre decine di migliaia di indios sterminati o fatti sparire nel nulla negli anni Ottanta nel genocidio del Guatemala, perpetrato dal regime del generale Efraín Ríos Montt nell’ambito della lunga guerra civile conclusasi solamente nel 1996.

    Attraverso il riconoscimento del martirio di padre Rother la Chiesa oggi dice – in qualche modo – che anche tutte le altre violenze di quella stagione in Guatemala sono state un crimine compiuto «in odio alla fede». (...)


    Tra il 1980 e il 1983 sono stati undici i sacerdoti uccisi o scomparsi nel nulla in Guatemala. Tra loro anche l’italiano Tullio Marcello Maruzzo, frate minore, ucciso una manciata di giorni prima di padre Rothen, il 1 luglio 1981, nella parrocchia di Quiriguà. Anche per lui è in corso la causa di beatificazione.
    (Giorgio Bernardelli, Mondo Missione, dic. 2016)

Le Cause di canonizzazione procedono secondo una sottile rete che unisce la terra al cielo. Ad Gloria Dei. 


Commovente foto delle due croci poste sul luogo dell'attentato.
Il frate minore, missionario che lascia tutto per mettersi al servizio degli ultimi,
missionario in Guatemala.
E il francescano secolare guatemalteco.
Entrambi specchio dell'unica croce, quella di Gesù Cristto.





  • per conoscere
Fra Marcello Maruzzo

“Non denunciava, annunciava”:
è il complimento più bello che arriva da un parrocchiano sensibile ed attento.
Ma, non tardano ad arrivare i primi “avvertimenti”
e le prime intimidazioni, come anche il tentativo di infangarlo con le accuse più assurde,
la più innocente delle quali è di essere un “prete comunista”.


 
Premio Nobel per la pace,
la guatemalteca Rigoberta Menchù

Il carattere è mite, ma la parola è ferma e la testimonianza limpidissima, tanto che disturba la sua sola presenza. Dato che senza tante prediche riesce a conquistare e ad avere un seguito, pensano di eliminarlo, crivellandolo di colpi: così fanno di lui un martire, che disturba più da morto che da vivo. È questa, in sintesi, la vicenda umana e pastorale di padre Tullio Maruzzo.
Arriva dal vicentino, dov’è nato nel 1929 in una famiglia di poveri contadini e realizza la sua vocazione, insieme al fratello gemello, vestendo il saio francescano. Insieme sono ordinati il 21 giugno 1953 dal cardinal Roncalli, il futuro beato Papa Giovanni, ma soltanto nel 1960 lo lasciano partire per la missione con destinazione Guatemala, dipartimento di Izabal.
Si trova di botto in una zona di forte emigrazione, caratterizzata da una povertà estrema, in cui la terra viene strappata lembo per lembo alla foresta tropicale e che una volta disboscata, fa gola ai latifondisti, che usano tutti i mezzi per appropriarsene.
La sua prima destinazione è Puerto Barrios, dove comincia a conoscere la triste situazione di quella terra, in cui regna la “giustizia-fai-da-te”, trionfa la violenza, i poveri subiscono e i ricchi la fanno da padrone.
Poi lo trasferiscono in altre località del circondario, in parrocchie di nuova istituzione, in cui è tutto da inventare e tutto da costruire: in ogni comunità stupisce il suo modo di accostarsi alla popolazione, imparando a conoscerla a fondo, chiamando tutti per nome.
Gli riesce facile stabilire nuovi rapporti, girando da un villaggio all’altro a dialogare con le persone, per far capire i loro diritti e far leva sulle loro potenzialità. Si è accorto, infatti, che i latifondisti si impadroniscono delle terre dei poveri spacciandosi per legittimi proprietari, sulla base di documenti fasulli, che questi non sono in grado di leggere perché analfabeti.
Convinto che il riscatto di quella popolazione passi innanzitutto attraverso la lotta all’analfabetismo, comincia ad insegnar loro a leggere ed a scrivere ed a renderli consapevoli dello sfruttamento di cui sono vittime.
Con l’aiuto della Caritas locale distribuisce ai più poveri generi di prima necessità, soprattutto garantisce loro l’assistenza legale di cui hanno bisogno per far valere i loro diritti.
Come prevedibile, la sua azione di promozione umana non è per niente gradita ai latifondisti, che cominciano a vederlo come fumo negli occhi. Semplice come un bambino, gioioso e serio nello stesso tempo, non è un gran predicatore a parole, piuttosto con la vita.
La gente è ammirata nel vedere il parroco che lavora come loro, senza tirarsi indietro davanti a nessuna incombenza, anche la più faticosa.
È generoso fino all’inverosimile e dopo la morte i confratelli si accorgono che non si è mai tirato indietro, sempre il primo a lavorare, sempre disponibile a prendere il posto di un altro o ad assumersi gli impegni più gravosi. “Non denunciava, annunciava”: è il complimento più bello che arriva da un parrocchiano sensibile ed attento.
Non tardano ad arrivare i primi “avvertimenti” e le prime intimidazioni, come anche il tentativo di infangarlo con le accuse più assurde, la più innocente delle quali è di essere un “prete comunista”.
Di fronte a questa escalation di violenza nei suoi confronti i superiori ne dispongono il trasferimento, ma le accuse e le minacce lo seguono anche nella nuova sede: perché lui non muta atteggiamento, quando si tratta di essere coerente nell’annuncio del vangelo e stare dalla parte dei poveri.
Il 1° luglio 1981 gli tendono un’imboscata, mentre torna, di sera, da un incontro di catechesi: viene crivellato di colpi insieme a Luis Obdulio Arroyo, un giovane catechista terziario francescano che non si stacca mai da lui, pur sapendo essere estremamente pericoloso farsi vedere in sua compagnia.

La gente del posto lo considera martire e santo e lo seppellisce in chiesa, conservando come un tesoro le sue ultime parole di perdono agli assassini, che uno di questi ultimi, alcuni mesi dopo, in preda ai fumi dell’alcool, ammetterà di aver sentito dall’agonizzante padre Tullio.

Per entrambi la diocesi guatemalteca ha aperto il processo di beatificazione, che si è già concluso nella fasi diocesane e che molto presto potrebbe portare alla dichiarazione del martirio e, quindi, alla beatificazione.

Fonte: testo di Giampiero Petiti per il sito Santi e beati.
  • culto


L'immaginme di Obdulio Navarro
come uno scapolare
sul saio di P. Marcello Maruzzo


Il ricordo del missionario martire è molto vivo nella sua terra d’origine. È dal 1981 che ogni anno la parrocchia di Lapio dell’Unità pastorale Valli di Fimon ricorda padre Tullio. Assassinato in terra di missione, nel Guatemala, proprio in quell’anno horribilis, in cui tutto il Centro America sembrava sprofondare nel sangue.
L’anno precedente, il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, era stato ucciso il vescovo di San Salvador nel piccolo stato centroamericano di El Salvador, mons. Oscar Romero.
Due testimoni della fede incamminati ora sulla via della beatificazione. Già all’indomani della notizia della tragica morte del padre missionario, la comunità di Lapio organizzò una fiaccolata per ricordare il compaesano ucciso.
Alla fiaccolata del sabato sera poi negli anni si aggiunsero altre iniziative come le varie testimonianze dal mondo delle missioni e la concelebrazione solenne della domenica. Tra questi appuntamenti, un ricordo indelebile rimane la visita nell’anno 2000, del premio Nobel per la pace, la guatemalteca Rigoberta Menchù.