Santi, Beati e Testimoni della fede dell'Ordine Francescano Secolare / Terz'Ordine francescano
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mercoledì 5 ottobre 2016
MOSTRA "RAIMONDO LULLO, 700 ANNI DI MISSIONE" al Palazzo della Cancelleria di Roma
Mercoledì 5 ottobre, Palazzo della Cancelleria (Roma) inaugurazione della mostra "RAIMONDO LULLO, 700 ANNI DI MISSIONE".
Interverrà il teologo Jordi Gaia Esterlich. La mostra sarà vositabile fino al 20 novembre, con i seguenti orari: 10,30-12.00 e 15,00-19,00.
Palazzo della Cancelleria
piazza della Cancelleria - Roma
lunedì 7 marzo 2016
Roma 10/3/2016 - xv incontro del centro italiano di lullismo: "IL LULLISMO IN ITALIA: ITINERARIO STORICO-CRITICO" presso la Pontifica Università Antonianum
_________________________________________
Facoltà di Teologia
Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani
Pontificia Università Antonianum
Via Merulana, 124 - Roma
XV INCONTRO
CENTRO ITALIANO DI LULLISMO (E. W. PLATZECK)
Giovedì 10 Marzo 2016
PROGRAMMA
Ore 15.30
Saluti e introduzione
Presentazione del volume
Il Lullismo in Italia: itinerario storico-critico
a cura di Marta M.M. Romano
Ed. Officina di Studi Medievali - Antonianum, Palermo - Roma 2015
Interventi:
Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer
Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede
Professor Maurizio Cambi
Università degli Studi di Salerno
info: Antonianum.eu
Facoltà di Teologia
Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani
Pontificia Università Antonianum
Via Merulana, 124 - Roma
XV INCONTRO
CENTRO ITALIANO DI LULLISMO (E. W. PLATZECK)
Giovedì 10 Marzo 2016
PROGRAMMA
Ore 15.30
Saluti e introduzione
Presentazione del volume
Il Lullismo in Italia: itinerario storico-critico
a cura di Marta M.M. Romano
Ed. Officina di Studi Medievali - Antonianum, Palermo - Roma 2015
Interventi:
Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer
Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede
Professor Maurizio Cambi
Università degli Studi di Salerno
info: Antonianum.eu
sabato 28 novembre 2015
Sara Muzzi: R. Lullo e il dialogo tra le religioni / SE TI MOSTRO LA VERITA' FINIRAI CON L'ABBRACCIARLA
di Sara Muzzi
Centro Italiano di Lullismo
Istituto Teologico di Assisi
Dopo una conversione improvvisa e violenta, Ramon Llull (1233-1316), italianizzato Raimondo Lullo, abbandonò la sua attività di trovatore e di siniscalco del re Giacomo II di Maiorca, per dedicare il resto della sua vita all'evangelizzazione. L'essere vissuto a Maiorca, accanto ad ebrei e musulmani, in un luogo di passaggio per quanti animavano il commercio mediterraneo dell'epoca, gli ispirarono un metodo missionario che ancora oggi attira la nostra attenzione.
Non c'è altra via alla pace, sosteneva Lullo, che il dialogo fondato su un processo conoscitivo rigoroso e fecondo. Molti dei missionari che si recavano in Oriente, costretti a servirsi di interpreti perché non conoscevano le lingue delle popolazioni che volevano evangelizzare, non riuscivano ad ottenere i risultati desiderati. Così Lullo passò la sua lunga vita nell'incessante tentativo di sensibilizzare i re ed i papi del suo tempo, perché edificassero, nelle zone in cui più forte era la presenza degli infedeli, monasteri dove i futuri missionari potessero apprendere le lingue straniere. La sua esperienza gli aveva mostrato, inoltre, che alla base di un dialogo, che potesse essere significativo e fruttifero, non bastava però una formazione puramente linguistica. Solo la conoscenza reciproca delle dottrine degli interlocutori, con una vicendevole accettazione delle differenze, potevano portare ad un vero dialogo. La forma di insegnamento missionario che Lullo suggeriva, partiva dall'idea della necessità di conoscere le credenze, i costumi, la filosofia degli appartenenti agli altri credi religiosi.
Lullo propose instancabilmente una formazione del missionario il più completa possibile: conoscenza approfondita della dottrina cristiana e di quella degli infedeli, conoscenza delle lingue e della sua nuova tecnica missionaria basata sulle ragioni necessarie. Nello spirito lulliano la stima reciproca tra cristiani e musulmani doveva essere alla base di tutte le discussioni. Non si servì degli argomenti razionali per dimostrare la debolezza di quelli contrari alla fede cristiana, ma tentò di mostrare ai musulmani, soprattutto, che i dogmi cristiani erano le dottrine che meglio si adattavano alla perfezione di Dio. Non proponeva delle "prove", ma argomenti che mostrassero che tra tutte le possibili dottrine, quella
cristiana era quella più degna di Dio. La conversione senza coazione degli infedeli potrà essere dettata dalla loro libera volontà e conseguita attraverso la comprensione razionale della verità della fede cristiana,
presentata come compendio di tutte le verità.
Uno degli importanti compiti dei futuri missionari doveva anche essere quello di informare gli ebrei ed i musulmani del vero contenuto della fede cristiana: "Saraceni et Iudei credunt, quod nos credamus de benignissima trinitate et incarnatione Filii Dei haec, quae non credimus", scrive Lullo nel Tractatus de modo convertendi infideles (1292). L'esigenza di chiarire la dottrina cristiana compariva in tutto Il Libro del Gentile e dei tre Savi (1274): "Gli Ebrei ed i Saraceni non credono affatto alla Trinità che da noi
viene adorata": essi pensando che noi si creda in una ben diversa trinità, alla quale invero non crediamo e che, per altro, non è assolutamente presente in Dio".
Le principali caratteristiche peculiari del cristianesimo, di fronte al giudaismo e alla religione islamica, erano le dottrine della Trinità e dell'Incarnazione. Caratteristiche differenziali che Lullo cercò di presentare all'interno di un sostrato di credenze comuni condivise dalle tre religioni monoteistiche: il riconoscimento del monoteismo ed una visione esemplaristica del cosmo, eredità del pensiero greco. Il punto di partenza
del dialogo tra gli appartenenti a religioni diverse sarebbe stato costruito su ciò che li poteva unire, gli attributi con cui il giudaismo, il cristianesimo e l'islamismo descrivono Dio nella sua interezza, e non su ciò che li divideva, le rispettive Autorità o i propri testi sacri. Una strada da percorrere fin da principio, un metodo guidato dalla ragione che, fondandosi su ciò che unisce i credenti delle religioni del Libro, sarebbe stato accettato da tutti gli interlocutori.
In questo modo, Lullo iniziava a delineare una base argomentativa comune che, definendo lo spazio teoretico, creava anche un clima psicologico di tranquillità e comprensione nella ricerca della verità; incominciava a costituirsi l'arte lulliana che, grazie alla ragione, fonderà l'unità delle fedi. Lullo sottolineò spesso il fatto che la verità debba essere presentata intelligentemente, con una certa amabilità e senza violenza.
Considerando la fede essenzialmente assenso alla verità, Lullo fece giocare alla ragione un ruolo decisivo: quando la verità viene mostrata, l'uomo è costretto a darvi il suo assenso. "qualora [Ebrei e saraceni] chiaramente comprendessero quale fosse la trinità divina da noi intesa, allora la forza della ragione, l'accordo dei fiori del primo albero, nonché le condizioni imposte da questo, spingerebbe per certo anch'essi ad accogliere la verità della santa trinità del nostro Signore Iddio" assicurava il maiorchino ne Il
Libro del Gentile e dei tre Savi (1274).
Verranno fatte emergere anche le differenze tra i tre credi religiosi, ma verranno presentate in maniera tale che rimangano distinzioni e non opposizioni, nell'ambito di una trama unitaria garantita dal principio della significazione, che unifica tutta la realtà nei suoi differenti piani, mostrando il rapporto che vi è tra Dio e la realtà creata. Dio e gli uomini sono simili, tutto il creato è riflesso e immagine di Dio, e un segno di autenticità umana e di uguaglianza tra gli uomini è dato dalla ragione. Tutto lo sforzo missionario lulliano sembra fondato su tale intuizione dell'unità del genere umano.
Il tono pacifico delle discussioni, le notazioni psicologiche per non spaventare o offendere l'interlocutore, l'assimilazione di temi sacri e profani e dei metodi espositivi dell'altro, l'elaborazione della sua arte, diverranno tutti mezzi per trascendere le diversità culturali e per comprendere e far comprendere le tre religioni del Libro. Così, attraverso relazioni di similitudine, analogia, omologia tra termini e concetti Lullo realizzava un esercizio di caritas verbale che doveva condurre alla conoscenza di Dio. Il compito dell'ingegnoso meccanismo della sua Arte, metodo di ricerca della verità considerato infallibile dal suo creatore, era proprio quello di abbreviare i tempi del lavoro spirituale necessario al raggiungimento di questa conoscenza.
La proposta lulliana per la conversione degli infedeli si concretizza in continuità con l'azione evangelizzatrice di Gesù Cristo e degli Apostoli, tesi esposta nel Libre de contemplació en Déu (1273) come nelle due parti del Liber de passaggio (1290), senza ricorrere all'uso della violenza.
Nel Libre contra Antichrist (1283) c'è una delle prime prese di posizione lulliane contro la crociata. In questo testo Lullo presenta tre tipi di scuole attraverso le quali dovrà passare l'opera di evangelizzazione. La prima ad essere indicata è una scuola di specializzazione missionaria sul modello di quella di cui aveva promosso la realizzazione: il monastero di Miramar, scuola per la formazione di frati minori inviati a convertire gli infedeli. La seconda è una scuola che potremmo definire interreligiosa: sapienti saraceni e cristiani dovevano riunirsi perché a ciascuno potessere essere note le ragioni e gli insegnamenti dell'una e dell'altra religione. La terza era una scuola destinata ai bambini saraceni e giudei che vivevano sotto il dominio cristiano, con i medesimi obiettivi della seconda scuola.
Nell'ambito dell'insegnamento missionario, Lullo non si limitò a segnalare un metodo, riuscì anche a darne un'attuazione pratica: Miramar il monastero missionario. La scuola venne istituita nel 1276 in conformità con quanto stabilito dal ministro provinciale di Aragona e approvato dal Papa Giovanni XXI con la bolla Laudanda tuorum, il 17 ottobre 1276.
Oltre all'arabo, vi si insegnava la dottrina del Corano e delle tradizioni musulmane, la storia di Maometto, la dottrina morale islamica, filosofia, teologia, geografia e naturalmente l'apologetica delle ragioni necessarie. Così, Lullo, assicurò, a Miramar, il ruolo di ponte tra il cristianesimo e l'Islam evidenziando e sostenendo una stretta dipendenza tra missione e teologia, tra missione e preparazione culturale.
Degli altri due tipi di scuole Lullo non riuscì a vederne la realizzazione, ma nel Liber de participatione christianorum et sarracenorum (1312), Lullo presenterà a Federico III, re di Sicilia, un'iniziativa simile a quella prospettata per il secondo tipo: "Mentre Raimondo si trovava in queste riflessioni si propose di recarsi dal molto nobile e virtuoso signore Federico, re di Trinacria, perché questi, conosciuto come fonte di devozione, congiuntamente con il molto alto e potente re di Tunisi, disponesse che cristiani ben preparati e che padroneggiano la lingua araba, andassero a Tunisi per esporre la verità della fede mentre, a loro volta, saraceni ben preparati venissero nel regno di Sicilia per discutere sulla loro fede con i sapienti cristiani. Forse con questo metodo generalizzato per tutto il mondo, potrebbe farsi la pace tra cristiani e saraceni, in modo che né i cristiani vadano a distruggere i saraceni, né i saraceni i cristiani".
fonte: L'Osservatore Romano - 27 marzo 2008
NOTA:
fonte: L'Osservatore Romano - 27 marzo 2008
NOTA:
Questo articolo fu pubblicato dall'Osservatore Romano, in un delicato
frangente storico nel dialogo tra Islam e chiesa cattolica. Ne ripercorriamo brevemente le
fasi.
Nel 2008, la conversione del giornalista Magdi Allam
di origine egiziana ed estrazione musulmana, battezzato da Benedetto XVI col
nome di Cristiano, durante la messa di Pasqua, sollevò ira dei giornali e delle
tv arabe che hanno attaccato il Pontefice. Il quotidiano arabo internazionale Al Quds
al Arabi titolò in prima pagina: "Il Papa provoca l'indignazione dei
musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto
per la sua avversione all'Islam".
Di fronte a chi teme che la su conversione così esposta mediaticamente possa nuocere al dialogo tra Islam e Cristianesimo, Allam rispose che ''se il dialogo si limita a una dissertazione su ciò che dicono il Corano, il Vangelo o l'Antico Testamento, allora non si potrà realizzare alcuna civiltà comune dell'uomo. La grandezza di Benedetto XVI è quella di aver affermato che, se parti dai valori inconfutabili che sono l'essenza della nostra umanità, allora è possibile avviare un percorso di vero riavvicinamento fra culture e religioni diverse''.
Il 25-26 marzo 2008, alle accuse (di una parte) del mondo islamico, la Santa Sede rispose in due modi, diretto e indiretto.
In modo diretto la Santa Sede espresse il
suo punto di vista su "L'Osservatore Romano" del 25-26 marzo con un editoriale del suo
direttore Giovanni Maria Vian: “il gesto di Benedetto XVI ha "un importante
significato" perché "afferma, in modo mite e chiaro, la libertà
religiosa" senza peraltro "alcuna intenzione ostile" nei
confronti dell'Islam. La libertà religiosa, prosegue il quotidiano della Santa
Sede, "è anche libertà di cambiare religione, come nel 1948 fu
sottolineato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo".
E poi con una dichiarazione alla Radio
Vaticana, il 27 marzo, del suo direttore p. Federico Lombardi: “Accogliere un
nuovo credente nella Chiesa non significa necessariamente sposarne tutte le
idee e posizioni, in particolare su temi politici e sociali”.
Più interessante è il modo indiretto con
cui la Santa Sede, negli stessi giorni, ha ribattuto alle critiche. La palestra di queste risposte indirette è
stata di nuovo "L'Osservatore Romano".
Ecco che Giovedì 27 marzo, il giornale del
papa dedica un ampio servizio alla figura di Ramón Lull francescano,
grande conoscitore della lingua e della letteratura araba, ardente promotore di
una predicazione missionaria mirata a convertire e battezzare le popolazioni
musulmane nei paesi mediterranei dominati dall'islam. Il titolo dell'articolo –
firmato da una specialista del tema, Sara Muzzi – era di per sé eloquente:
"Raimondo Lullo e il dialogo tra le religioni. Se ti mostro la verità
finirai con l'abbracciarla". (Marco Stocchi)
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B. Raimondo Lullo terziario francescano,
Ramon Llull
RAIMONDO LULLO: IL NATALE DI GESU' a cura di Luigi Dal Lago / recensione di Gianfranco Ravasi
Raimondo Lullo, NATALE DI GESÙ, a cura di Luigi Dal Lago, Ed. Messaggero, Padova, € 7,00
Composto nel 1311 durante il suo ultimo soggiorno parigino, questo opuscolo “Il Natale di Gesù” è un’opera della vecchiaia di Lullo, frutto della sua meditazione sul mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. L’andamento dell’opera richiama lo stile di una sacra rappresentazione, in cui l’umanità di Gesù è al centro dell’adorazione e della lode, della tenerezza e della devozione, impersonate da sei personaggi femminili. Nella visione di Lullo, questo è un punto in comune anche con gli islamici, che riconoscono Gesù come profeta e onorano Maria come sua madre purissima. Ma, accanto all’immagine del presepio, si spalanca improvvisa la scena del Paradiso, da cui discendono dodici dignità o virtù divine che spiegano la profondità del mistero da adorare: è Dio che si fa uomo per un atto di infinito amore. Il lamento finale di Lullo è un richiamo anche al lettore di oggi, sommerso dal frastuono del mondo, per riscoprire il vero senso del Natale
Recensione di Gianfranco Ravasi
L'umanità di Gesù è al centro dell'adorazione e della lode, della tenerezza e della devozione: questo è un punto in comune anche con gli islamici, che riconoscono Gesù come profeta e onorano Maria come sua madre purissima
Ero da poco prefetto dell'Ambrosiana quando, più di 15 anni fa, mi telefonò Umberto Eco: mi chiedeva di preparargli una lista dei codici, presenti in biblioteca, contenenti i testi di Raimondo Lullo. Credevo di cavarmela con una breve ricerca e, invece, con sorpresa scoprii che la lista di quei manoscritti s'allungava a dismisura. Ebbi la consapevolezza dell'importanza di questo autore, di cui avevo una conoscenza piuttosto vaga, soprattutto quando approdò in biblioteca uno dei maggiori esperti lulliani, un professore spagnolo, che s'insediò da noi quasi un mese per approntare un elenco ben più rigoroso e sistematico del mio. D'altronde Ramón Llull, catalano di Palma di Maiorca, aveva lasciato dietro di sé un piccolo mare testuale fatto di 290 titoli di opere composte in latino, in arabo, nella lingua d'oc, oltre che in catalano.
L’AUTORE - Sì, perché questo sorprendente antesignano del dialogo interreligioso e interculturale soprattutto col mondo musulmano, vissuto nel Duecento, dopo un'esperienza di cortigiano presso Giacomo I di Aragona e dopo un matrimonio con due figli (e qualche amante), nel 1263 aveva imboccato una svolta radicale, in seguito a un'esperienza mistica, variamente descritta. Si trasformerà, da allora in un irrequieto viandante dalla Spagna a Parigi, da Roma all'Africa, da Genova (dove incontrò Marco Polo in carcere) ad altri porti mediterranei, sempre col desiderio di conoscere, di dialogare, di testimoniare la sua fede, al punto tale da autodefinirsi in modo emblematico procurator infidelium.
Aveva imparato così bene l'arabo da uno schiavo musulmano (col quale ebbe, però, una drammatica lite che sarebbe quasi materia di un romanzo) da poter parlare e scrivere correttamente in quella lingua. Non contento del suo impegno personale, fondò nel 1276 a Maiorca un collegio di francescani da istruire per essere inviati nei paesi islamici e progettò anche una sorta di "Erasmus" ante litteram comprendente scambi di studenti tra le università europee e quelle musulmane arabe e mongole.
Una delle sue biografie più recenti, quella del francese Hugues Didier, s'intitola appunto Un pont sur la Méditerranée (Desclée 2001): egli, infatti, voleva «significare con parole arabe le verità della fede cristiana», nella ferma convinzione che l'islam fosse più vicino al cristianesimo dell'ebraismo che negava il valore profetico di Gesù e la santa maternità di Maria. E a proposito della particolare devozione dei musulmani alla madre di Gesù (anche se con le ben note e radicali differenze cristologiche), è da segnalare la versione italiana ora proposta di un curioso opuscolo lulliano riguardante proprio la nascita di Cristo (Il Natale di Gesù, a cura di Luigi Dal Lago, Edizioni Messaggero Padova, euro 7,00).
Come si dice nell'explicit dell'opera, essa «fu concepita nella notte di Natale, scritta e terminata a Parigi nel mese di gennaio dell'anno 1310». Siamo, quindi, nella vecchiaia di Raimondo: egli, infatti, non smentirà la sua vita enigmatica e piena di colpi di scena anche nella morte, perché o fu lapidato a Bugia in Algeria, oppure, secondo un'altra versione, morì durante il viaggio di rientro a Maiorca attorno al 1315/16. Il libretto natalizio è, comunque, un esempio illuminante della creatività sfrenata di questo personaggio atipico anche a livello teologico, che ascese alla gloria degli altari beatificato da Pio IX.
LA TRAMA - Si tratta, infatti, di una sorta di sacra rappresentazione in cinque atti, aperta da sei figure femminili che incarnano le virtù necessarie per accostarsi al presepio ove il bambino Gesù è senza venerazione e amore.
Se avanziamo con queste guide, siamo però bloccati sulla soglia da due sentinelle, Giustizia e Misericordia, che verificano l'autenticità delle nostre disposizioni interiori.
Una volta ammessi davanti al divino Bambino, ecco altre dodici donne che - sulla scia della Cabala ebraica (le sefirôt) - rappresentano le emanazioni della perfetta essenza di Dio. Sono loro a introdurci nel mistero dell'Incarnazione che intreccia in sé la Trinità e la realtà divina (donde il numero 12 che, al di là del classico simbolismo biblico, è il 3 trinitario moltiplicato col 4 dei punti cardinali cosmici). Nell'ultimo atto ecco entrare in scena lo stesso Raimondo, amareggiato per l'indifferenza umana di fronte a così grande mistero. Saranno quelle dodici donne a confortarlo e a invitarlo a non demordere dalla sua testimonianza missionaria.
È così che il Libro del Natale del Bambinello Cristo Gesù - come titola il manoscritto latino dedicato a Filippo IV il Bello - quello del celebre "schiaffo di Anagni" a Bonifacio VIII, immortalato da Dante - finisce con questa appassionata perorazione: «Ricordiamo e amiamo Gesù Nazareno e la Vergine Maria, madre di lui. Attendiamo e desideriamo la risurrezione della carne e la grande e sempiterna glorificazione nei cieli davanti a Dio».
La presente edizione, senza grandi pretese, di questo opuscolo lulliano potrebbe perciò essere l'occasione non solo per una strenna natalizia originale ma anche per conoscere un personaggio che, pur con molte contraddizioni, costituisce un modello di dialogo tra le culture, soprattutto con quell'islam che ha creato uno strano spaesamento nella nostra cristianità europea.
da: Gianfranco Ravasi, Avvenire, 20 dicembre 2006
Composto nel 1311 durante il suo ultimo soggiorno parigino, questo opuscolo “Il Natale di Gesù” è un’opera della vecchiaia di Lullo, frutto della sua meditazione sul mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. L’andamento dell’opera richiama lo stile di una sacra rappresentazione, in cui l’umanità di Gesù è al centro dell’adorazione e della lode, della tenerezza e della devozione, impersonate da sei personaggi femminili. Nella visione di Lullo, questo è un punto in comune anche con gli islamici, che riconoscono Gesù come profeta e onorano Maria come sua madre purissima. Ma, accanto all’immagine del presepio, si spalanca improvvisa la scena del Paradiso, da cui discendono dodici dignità o virtù divine che spiegano la profondità del mistero da adorare: è Dio che si fa uomo per un atto di infinito amore. Il lamento finale di Lullo è un richiamo anche al lettore di oggi, sommerso dal frastuono del mondo, per riscoprire il vero senso del Natale
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| Altichierio da Zevio - Natività (part.) Oratorio di S. Giorgio - Basilica di S. Antonio - Padova |
Recensione di Gianfranco Ravasi
L'umanità di Gesù è al centro dell'adorazione e della lode, della tenerezza e della devozione: questo è un punto in comune anche con gli islamici, che riconoscono Gesù come profeta e onorano Maria come sua madre purissima
Ero da poco prefetto dell'Ambrosiana quando, più di 15 anni fa, mi telefonò Umberto Eco: mi chiedeva di preparargli una lista dei codici, presenti in biblioteca, contenenti i testi di Raimondo Lullo. Credevo di cavarmela con una breve ricerca e, invece, con sorpresa scoprii che la lista di quei manoscritti s'allungava a dismisura. Ebbi la consapevolezza dell'importanza di questo autore, di cui avevo una conoscenza piuttosto vaga, soprattutto quando approdò in biblioteca uno dei maggiori esperti lulliani, un professore spagnolo, che s'insediò da noi quasi un mese per approntare un elenco ben più rigoroso e sistematico del mio. D'altronde Ramón Llull, catalano di Palma di Maiorca, aveva lasciato dietro di sé un piccolo mare testuale fatto di 290 titoli di opere composte in latino, in arabo, nella lingua d'oc, oltre che in catalano.
L’AUTORE - Sì, perché questo sorprendente antesignano del dialogo interreligioso e interculturale soprattutto col mondo musulmano, vissuto nel Duecento, dopo un'esperienza di cortigiano presso Giacomo I di Aragona e dopo un matrimonio con due figli (e qualche amante), nel 1263 aveva imboccato una svolta radicale, in seguito a un'esperienza mistica, variamente descritta. Si trasformerà, da allora in un irrequieto viandante dalla Spagna a Parigi, da Roma all'Africa, da Genova (dove incontrò Marco Polo in carcere) ad altri porti mediterranei, sempre col desiderio di conoscere, di dialogare, di testimoniare la sua fede, al punto tale da autodefinirsi in modo emblematico procurator infidelium.
Aveva imparato così bene l'arabo da uno schiavo musulmano (col quale ebbe, però, una drammatica lite che sarebbe quasi materia di un romanzo) da poter parlare e scrivere correttamente in quella lingua. Non contento del suo impegno personale, fondò nel 1276 a Maiorca un collegio di francescani da istruire per essere inviati nei paesi islamici e progettò anche una sorta di "Erasmus" ante litteram comprendente scambi di studenti tra le università europee e quelle musulmane arabe e mongole.
Una delle sue biografie più recenti, quella del francese Hugues Didier, s'intitola appunto Un pont sur la Méditerranée (Desclée 2001): egli, infatti, voleva «significare con parole arabe le verità della fede cristiana», nella ferma convinzione che l'islam fosse più vicino al cristianesimo dell'ebraismo che negava il valore profetico di Gesù e la santa maternità di Maria. E a proposito della particolare devozione dei musulmani alla madre di Gesù (anche se con le ben note e radicali differenze cristologiche), è da segnalare la versione italiana ora proposta di un curioso opuscolo lulliano riguardante proprio la nascita di Cristo (Il Natale di Gesù, a cura di Luigi Dal Lago, Edizioni Messaggero Padova, euro 7,00).
Come si dice nell'explicit dell'opera, essa «fu concepita nella notte di Natale, scritta e terminata a Parigi nel mese di gennaio dell'anno 1310». Siamo, quindi, nella vecchiaia di Raimondo: egli, infatti, non smentirà la sua vita enigmatica e piena di colpi di scena anche nella morte, perché o fu lapidato a Bugia in Algeria, oppure, secondo un'altra versione, morì durante il viaggio di rientro a Maiorca attorno al 1315/16. Il libretto natalizio è, comunque, un esempio illuminante della creatività sfrenata di questo personaggio atipico anche a livello teologico, che ascese alla gloria degli altari beatificato da Pio IX.
LA TRAMA - Si tratta, infatti, di una sorta di sacra rappresentazione in cinque atti, aperta da sei figure femminili che incarnano le virtù necessarie per accostarsi al presepio ove il bambino Gesù è senza venerazione e amore.
Se avanziamo con queste guide, siamo però bloccati sulla soglia da due sentinelle, Giustizia e Misericordia, che verificano l'autenticità delle nostre disposizioni interiori.
Una volta ammessi davanti al divino Bambino, ecco altre dodici donne che - sulla scia della Cabala ebraica (le sefirôt) - rappresentano le emanazioni della perfetta essenza di Dio. Sono loro a introdurci nel mistero dell'Incarnazione che intreccia in sé la Trinità e la realtà divina (donde il numero 12 che, al di là del classico simbolismo biblico, è il 3 trinitario moltiplicato col 4 dei punti cardinali cosmici). Nell'ultimo atto ecco entrare in scena lo stesso Raimondo, amareggiato per l'indifferenza umana di fronte a così grande mistero. Saranno quelle dodici donne a confortarlo e a invitarlo a non demordere dalla sua testimonianza missionaria.
È così che il Libro del Natale del Bambinello Cristo Gesù - come titola il manoscritto latino dedicato a Filippo IV il Bello - quello del celebre "schiaffo di Anagni" a Bonifacio VIII, immortalato da Dante - finisce con questa appassionata perorazione: «Ricordiamo e amiamo Gesù Nazareno e la Vergine Maria, madre di lui. Attendiamo e desideriamo la risurrezione della carne e la grande e sempiterna glorificazione nei cieli davanti a Dio».
La presente edizione, senza grandi pretese, di questo opuscolo lulliano potrebbe perciò essere l'occasione non solo per una strenna natalizia originale ma anche per conoscere un personaggio che, pur con molte contraddizioni, costituisce un modello di dialogo tra le culture, soprattutto con quell'islam che ha creato uno strano spaesamento nella nostra cristianità europea.
da: Gianfranco Ravasi, Avvenire, 20 dicembre 2006
IL GENTILE APERTO ALLE FEDI di Gianfranco Ravasi recensione a "Il Libro del Gentile e dei tre Savi" di R. Lullo
Raimondo
Lullo, Il Libro del Gentile e dei tre Savi, a cura di Sara Muzzi,
traduzione italiana di Anna Baggiani (Letture cristiane del secondo
millennio), Ediz. Paoline, Milano 2012, pp. 360, euro 36,00, ISBN:
978-88-315-3926-5.
Il
testo è icona della singolare e per alcuni versi eccezionale attività
intellettuale e pastorale di Raimondo Lullo, impegnato nella Maiorca del
XIII secolo a intessere un dialogo interreligioso tra i tre cristiani,
ebrei e musulmani, dialogo basato sul rispetto della fede dell’altro e
sulla convinzione della possibilità di attingere, attraverso strade
diverse, a una medesima verità.
L’attività filosofica dell’autore, prevalentemente orientata alla ricerca delle “ragioni necessarie” dell’esistenza di Dio comuni alle tre fedi e alla creazione di un metodo razionale, che potesse fungere da strumento di dialogo, trova nel Libro del Gentile e dei tre Savi la rappresentazione narrativa e, per così dire, operativa.
L’attività filosofica dell’autore, prevalentemente orientata alla ricerca delle “ragioni necessarie” dell’esistenza di Dio comuni alle tre fedi e alla creazione di un metodo razionale, che potesse fungere da strumento di dialogo, trova nel Libro del Gentile e dei tre Savi la rappresentazione narrativa e, per così dire, operativa.
Si
tratta, infatti, di un dialogo tra un filosofo (il Gentile), privo di
alcuna fede in Dio e perciò affranto, e tre teologi delle diverse fedi
(i Savi), impegnati in un dialogo fondato sul rispetto reciproco, in cui
vengono mostrati prima i caratteri comuni poi quelli specifici delle
rispettive religioni, attraverso un metodo filosofico razionale
intellegibile per il Gentile e lontano da atteggiamenti di intolleranza.
La
struttura dialettica e la novità del “metodo razionale” di Lullo
guidano anche il lettore contemporaneo alla scoperta del testo che, fino
all’ultimo, non offre soluzioni dottrinali scontate; la struttura
“aperta” (la ricerca della verità da parte del Gentile non sembra
trovare una risposta univoca) ne conferma il carattere dialogico ed è
elemento di grande modernità.
L’introduzione
presenta con chiarezza gli elementi propri del pensiero di Lullo e
dello specifico testo, calati nel contesto culturale in cui opera, con
numerosi affondi di carattere storico-culturale.
- RECENSIONE
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|
Albero
di Lullo, da una
stampa del XVI secolo.
|
IL GENTILE APERTO ALLE FEDI
di Gianfranco Ravasi
La
curatrice, Sara Muzzi, mi invia il volume con una dedica essenziale:
«Un Cortile dei Gentili medievale!». A molti lettori è, infatti, nota la
mia iniziativa, sulla scia di un invito inserito in un discorso di
Benedetto XVI, a costituire uno spazio di dialogo tra credenti e non
credenti, ponendolo all'insegna di quell'atrio che nel tempio ebraico di
Gerusalemme poteva ammettere anche i pagani, così che voci e sguardi
s'incontrassero, pur nella diversità delle identità. Chi è mai il
precursore medievale di questa intuizione?
È
un sorprendente e affascinante personaggio del XIII secolo di Palma di
Maiorca, Raimondo Lullo: quand'ero prefetto della Biblioteca Ambrosiana
di Milano, tra i non pochi che chiedevano di attingere a un cospicuo
fondo di codici manoscritti lulliani là custodito c'era Umberto Eco che
mi confessava la sua sconfinata ammirazione per questa figura
proteiforme.
Sposato
con due figli, funzionario del re Giacomo II, cultore di poesia
trobadorica, si converte in seguito a un'apparizione del Crocifisso; si
fa pellegrino, si consacra alla studio dell'arabo e della filosofia e
teologia musulmana accanto a quella cristiana; si ritira su un monte,
viaggia a Montpellier e a Parigi dal re e a Roma dal Papa, cade in
depressione a Genova, ma rianimato dallo spirito del dialogo, si reca in
missione a Tunisi, da dove è espulso e ripara a Napoli.
Si
sposta tra Barcellona, Maiorca, Parigi e Anagni (da Bonifacio VIII),
s'imbarca per Cipro, rientra a Parigi, s'imbarca per una nuova missione
in Algeria ove è imprigionato. Espulso, fa naufragio presso Pisa, corre
dal Papa che è ad Avignone, si reca a Parigi e a Vienna per partecipare
all'omonimo concilio del 1311-12. Si trasferisce a Messina e di lì a
Tunisi e, infine, probabilmente nella sua terra di nascita, muore tra il
1315 e il 1316 ultraottantenne.
In
questa girandola frenetica di viaggi, eventi, incontri e scontri riesce
a scrivere una valanga di testi (ad esempio, quando è a Messina in un
anno, nel 1313, compone almeno una trentina di scritti). Ma la sua
curiosità e l'ansia di confronto interculturale e interreligioso erano
sbocciate in quell'osservatorio privilegiato ove aveva visto la luce,
l'isola catalana di Maiorca protesa sul Mediterraneo con le presenze
vivaci e non conflittuali delle tre religioni monoteistiche:
cristianesimo, ebraismo e islam.
Ora, l'opera Il libro del Gentile e dei tre Savi,
che Sara Muzzi mi ha inviato (con la traduzione dal catalano di Anna
Baggiani, scomparsa durante la stampa del testo) incarna in modo geniale
proprio la passione di Lullo per il confronto tra culture e fedi
diverse. Tra l'altro egli, definito «geniale plasmatore della lingua
catalana», una lingua viva anche da noi ad Alghero, scriveva pure in
arabo, la lingua della "missione", e in latino e aveva costituito una
fondazione per l'insegnamento plurilinguistico perché «tutte le genti si
comprendessero, si amassero e convenissero per servire Dio».
Instancabile,
compose almeno 280 opere inseguendo tutto l'arco dello scibile in un
eclettismo che spaziava dalla teologia alla medicina, dalla filosofia
all'astronomia, dalla logica al diritto, dalla retorica alla matematica,
dalla mnemotecnica alla mistica, dalla politica alla pedagogia e altro
ancora.
Forse ammiccando al Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano di Abelardo (1141-42), Lullo mette in scena tre sapienti, un ebreo, un cristiano e un musulmano che cercano di dimostrare a un Gentile (un filosofo agnostico) la verità delle loro fedi, aprendo però un percorso teso a convergere verso un unico Credo. Infatti, passeggiando e discutendo, i tre Savi scoprono un prato con una fontana e cinque alberi. Là una misteriosa nobildonna, il cui nome è Intelligenza, li guida in un arabesco metaforico le cui ramificazioni tematiche e logiche si sviluppano proprio lungo quei cinque alberi, dotati di altrettante nuvole di fiori (49 per tre piante, 21 e 7 per le altre). Il simbolismo numerico è dominante e nel lettore crea un senso di spaesamento e di vertigine. Ma l'autore tiene le fila perché si approdi a quella meta unificatrice che non è, però, un sincretismo incolore, bensì la volontà di ricerca e di dialogo permanente nella reciprocità e nel rispetto.
Forse ammiccando al Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano di Abelardo (1141-42), Lullo mette in scena tre sapienti, un ebreo, un cristiano e un musulmano che cercano di dimostrare a un Gentile (un filosofo agnostico) la verità delle loro fedi, aprendo però un percorso teso a convergere verso un unico Credo. Infatti, passeggiando e discutendo, i tre Savi scoprono un prato con una fontana e cinque alberi. Là una misteriosa nobildonna, il cui nome è Intelligenza, li guida in un arabesco metaforico le cui ramificazioni tematiche e logiche si sviluppano proprio lungo quei cinque alberi, dotati di altrettante nuvole di fiori (49 per tre piante, 21 e 7 per le altre). Il simbolismo numerico è dominante e nel lettore crea un senso di spaesamento e di vertigine. Ma l'autore tiene le fila perché si approdi a quella meta unificatrice che non è, però, un sincretismo incolore, bensì la volontà di ricerca e di dialogo permanente nella reciprocità e nel rispetto.
Scrive, infatti, un esegeta lulliano, Orlando Todisco: «Lullo
riflette a partire dai momenti più alti delle tre religioni. La sua è
una presa d'atto di ciò che le tre religioni hanno saputo produrre, che
egli evoca per risvegliare la coscienza critica e attivare un processo
di crescita verso un'intesa sostanziale tra uomini di razze e di culture
diverse». È, comunque, interessante scoprire l'indicazione della
curatrice secondo la quale nella letteralità del testo, che descrive il
dialogo interreligioso fra i tre monoteismi, si intuisce in filigrana un
metatesto allegorico che introduce l'itinerario dell'anima verso la
conoscenza di Dio sotto la guida dell'arte coi suoi simboli e le sue
metafore da decodificare.
Tanto
rimane da dire su quest'opera, così fluida e rigorosa al tempo stesso, e
sul suo autore, artefice di una "scuola di missione" fondata non
sull'imposizione attraverso la crociata, ma sul confronto intellettuale.
Vorrei solo evocare il suo testamento-confessione, tratto da un'opera
del 1311 ironicamente sottotitolata (il titolo è Phantasticus) «Disputa
del chierico Pietro con l'insensato Raimondo»: «Sono stato sposato, ho
avuto figli, ero adeguatamente ricco, dedito al piacere e alle cose del
mondo. Ho volentieri abbandonato tutto ciò per poter procurare onore a
Dio e beneficio agli altri e per esaltare la santa fede. Ho appreso
l'arabo, più volte sono andato a predicare ai saraceni e per la fede fui
imprigionato, incarcerato e bastonato. Ho faticato per 45 anni a
spingere la Chiesa e i principi cristiani al bene del popolo. Ora sono
vecchio e povero, ma resto della stessa idea e ci resterò fino alla
morte, se il Signore me lo concederà. Tutto ciò ti sembra un'insensata
utopia o non ti sembra tale? Sia la tua coscienza a giudicare...».
da: Gianfranco Ravasi, Il Gentile aperto alle fedi, in Il Sole 24Ore,19 agosto 2012, p.31.
mercoledì 11 novembre 2015
RAMON LLUL IL PROGETTO MISSIONARIO E LA PERSISTENZA DELLA DEVOZIONE congresso a Palma (Isole Baleari) 24-27 novembre 2015
RAMON LULL
el projecte missional i la pervivència de la devociò
In occasione dell'apertura dell'anno del settimo centenario della morte di Raimondo Lullo, l'episcopato di Maiorca ha voluto organizzare una mostra significativa di contributi del mondo accademico internazionale alla conoscenza dell'opera e del profilo umano del personaggio ricordato ricreando un approccio tematico che parte dal processo missionario di Lullo, con tutte le sue implicazioni storiche e sociali, fino alla persistenza nel tempo della devozione alla sua figura. A questo scopo sono stati convocati specialisti esperti di diversi aspetti dell'argomento, allo scopo di delineare una visione globale di come oggi comprendiamo, pensiamo e viviamo la personalità straordinaria del grande maiorchino che fu Raimondo Lullo.
L'importo di iscrizione come partecipante è di 30 euro. L'iscrizione per gli studenti è di 10 euro. L'iscrizione dà diritto di ricevere la documentazione del corso e un certificato di partecipazione.
el projecte missional i la pervivència de la devociò
In occasione dell'apertura dell'anno del settimo centenario della morte di Raimondo Lullo, l'episcopato di Maiorca ha voluto organizzare una mostra significativa di contributi del mondo accademico internazionale alla conoscenza dell'opera e del profilo umano del personaggio ricordato ricreando un approccio tematico che parte dal processo missionario di Lullo, con tutte le sue implicazioni storiche e sociali, fino alla persistenza nel tempo della devozione alla sua figura. A questo scopo sono stati convocati specialisti esperti di diversi aspetti dell'argomento, allo scopo di delineare una visione globale di come oggi comprendiamo, pensiamo e viviamo la personalità straordinaria del grande maiorchino che fu Raimondo Lullo.
L'importo di iscrizione come partecipante è di 30 euro. L'iscrizione per gli studenti è di 10 euro. L'iscrizione dà diritto di ricevere la documentazione del corso e un certificato di partecipazione.
La validità dei diritti di
iscrizione si realizzerà nello stesso formulario di iscrizione che appare nella
pagina web: http://ramonllullsetcents.com Si tratta del sito ufficiale del VII Centenario. Mentre ll'11/nov. il sito www.ramonllull700.com ha problemi.
RAIMONDO LULLO INFO VII CENTENARIO
RAIMONDO LULLO INFO VII CENTENARIO
traduzione di Cesare Catarinozzi
Etichette:
B. Raimondo Lullo terziario francescano,
Ramon Llull,
VII Centenario della morte di Raimondo Lullo
Ubicazione:
Palma di Maiorca, Baleari, Spagna
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