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giovedì 12 novembre 2020

BENEDETTO XVI : S. GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO - UDIENZA GENERALE DEL 28 APRILE 2010


VEDI IL PROFILO PUBBLICATO DAL CALENDARIO FRANCESCANO SECOLARE






Cari fratelli e sorelle,

ci stiamo avviando verso la conclusione dell’Anno Sacerdotale e, in questo ultimo mercoledì di aprile, vorrei parlare di due santi Sacerdoti esemplari nella loro donazione a Dio e nella testimonianza di carità, vissuta nella Chiesa e per la Chiesa, verso i fratelli più bisognosi: san Leonardo Murialdo e san Giuseppe Benedetto Cottolengo. Del primo ricordiamo i 110 anni dalla morte e i 40 anni dalla canonizzazione; del secondo sono iniziate le celebrazioni per il 2° centenario di Ordinazione sacerdotale.

(...) San Giuseppe Benedetto Cottolengo

Giuseppe Benedetto Cottolengo nacque a Bra, cittadina della provincia di Cuneo, il 3 maggio 1786. Primogenito di 12 figli, di cui 6 morirono in tenera età, mostrò fin da fanciullo grande sensibilità verso i poveri. Abbracciò la via del sacerdozio, imitato anche da due fratelli. Gli anni della sua giovinezza furono quelli dell’avventura napoleonica e dei conseguenti disagi in campo religioso e sociale. Il Cottolengo divenne un buon sacerdote, ricercato da molti penitenti e, nella Torino di quel tempo, predicatore di esercizi spirituali e conferenze presso gli studenti universitari, dove riscuoteva sempre un notevole successo. All’età di 32 anni, venne nominato canonico della Santissima Trinità, una congregazione di sacerdoti che aveva il compito di officiare nella Chiesa del Corpus Domini e di dare decoro alle cerimonie religiose della città, ma in quella sistemazione egli si sentiva inquieto. Dio lo stava preparando ad una missione particolare, e, proprio con un incontro inaspettato e decisivo, gli fece capire quale sarebbe stato il suo futuro destino nell’esercizio del ministero.

Il Signore pone sempre dei segni sul nostro cammino per guidarci secondo la sua volontà al nostro vero bene. Per il Cottolengo questo avvenne, in modo drammatico, la domenica mattina del 2 settembre 1827. Proveniente da Milano giunse a Torino la diligenza, affollata come non mai, dove si trovava stipata un’intera famiglia francese in cui la moglie, con cinque bambini, era in stato di gravidanza avanzata e con la febbre alta. Dopo aver vagato per vari ospedali, quella famiglia trovò alloggio in un dormitorio pubblico, ma la situazione per la donna andò aggravandosi e alcuni si misero alla ricerca di un prete. Per un misterioso disegno incrociarono il Cottolengo, e fu proprio lui, con il cuore pesante e oppresso, ad accompagnare alla morte questa giovane madre, fra lo strazio dell’intera famiglia. Dopo aver assolto questo doloroso compito, con la sofferenza nel cuore, si recò davanti al Santissimo Sacramento e pregò: “Mio Dio, perchè? Perchè mi hai voluto testimone? Cosa vuoi da me? Bisogna fare qualcosa!”. Rialzatosi, fece suonare tutte le campane, accendere le candele, e accogliendo i curiosi in chiesa disse: “La grazia è fatta! La grazia è fatta!”. Da quel momento il Cottolengo fu trasformato: tutte le sue capacità, specialmente la sua abilità economica e organizzativa, furono utilizzate per dare vita ad iniziative a sostegno dei più bisognosi.

Egli seppe coinvolgere nella sua impresa decine e decine di collaboratori e volontari. Spostandosi verso la periferia di Torino per espandere la sua opera, creò una sorta di villaggio, nel quale ad ogni edificio che riuscì a costruire assegnò un nome significativo: “casa della fede”, “casa della speranza”, “casa della carità”. Mise in atto lo stile delle “famiglie”, costituendo delle vere e proprie comunità di persone, volontari e volontarie, uomini e donne, religiosi e laici, uniti per affrontare e superare insieme le difficoltà che si presentavano. Ognuno in quella Piccola Casa della Divina Provvidenza aveva un compito preciso: chi lavorava, chi pregava, chi serviva, chi istruiva, chi amministrava. Sani e ammalati condividevano tutti lo stesso peso del quotidiano. Anche la vita religiosa si specificò nel tempo, secondo i bisogni e le esigenze particolari. Pensò anche ad un proprio seminario, per una formazione specifica dei sacerdoti dell’Opera. Fu sempre pronto a seguire e a servire la Divina Provvidenza, mai ad interrogarla. Diceva: “Io sono un buono a nulla e non so neppure cosa mi faccio. La Divina Provvidenza però sa certamente ciò che vuole. A me tocca solo assecondarla. Avanti in Domino”. Per i suoi poveri e i più bisognosi, si definirà sempre “il manovale della Divina Provvidenza”.

Accanto alle piccole cittadelle volle fondare anche cinque monasteri di suore contemplative e uno di eremiti, e li considerò tra le realizzazioni più importanti: una sorta di “cuore” che doveva battere per tutta l’Opera. Morì il 30 aprile 1842, pronunciando queste parole: “Misericordia, Domine; Misericordia, Domine. Buona e Santa Provvidenza… Vergine Santa, ora tocca a Voi”. La sua vita, come scrisse un giornale del tempo, era stata tutta “un’intensa giornata d’amore”.

Cari amici, questi due santi Sacerdoti, dei quali ho presentato qualche tratto, hanno vissuto il loro ministero nel dono totale della vita ai più poveri, ai più bisognosi, agli ultimi, trovando sempre la radice profonda, la fonte inesauribile della loro azione nel rapporto con Dio, attingendo dal suo amore, nella profonda convinzione che non è possibile esercitare la carità senza vivere in Cristo e nella Chiesa. La loro intercessione e il loro esempio continuino ad illuminare il ministero di tanti sacerdoti che si spendono con generosità per Dio e per il gregge loro affidato, e aiutino ciascuno a donarsi con gioia e generosità a Dio e al prossimo.

Benedetto XVI
Città del Vaticano, 28 aprile 2010


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dal sito della Santa Sede


martedì 21 aprile 2020

PER CONOSCERE S. GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO TERZIARIO FRANCESCANO


30 Aprile

SAN 
GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO
del Terz'Ordine di San Francesco
Francescano secolare e fondatore 








Bra, Cuneo, 3 maggio 1786 – Chieri, Torino, 30 aprile 1842


San Giuseppe Benedetto Cottolengo nacque a Bra, in Piemonte, da una famiglia di solida tradizione cristiana, il 3 maggio 1786: fu il primogenito di dodici figli. Dalla madre fu educato alle opere di misericordia verso i poveri e gli ammalati. Consacrato sacerdote l'8 giugno 1811, con zelo si dedicò al ministero pastorale come vice parroco a Corneliano d'Alba. In seguito a Torino si laureò in teologia, fu nominato canonico e si iscrisse al Terz'ordine francescano.
Sembrava destinato a mansioni tanto diverse da quelle sognate fin da bambino di dedicarsi ai poveri. un caso imprevisto, quello della povera donna francese, per la quale non si poteva aprire nessuna porta d'ospedale, diede avvio alla grande opera, nell'umiltà e nella semplicità francesana più genuina.
Egli infatti ebbe modo di osservare tristemente come gli ospedali rifiutassero di accogliere i miseri e i più bisognosi. Davanti l'infelice che soffriva egli meditò e propose: "Non sarà più così. Tu sei mio fratello, tu sei Gesù che soffre". E la lettura della vita di san Vincenzo de' Paoli lo spinge in questa direzione ... 
Il Cottolengo il 17 gennaio 1828 apre, dunque, le porte ad un'infermeria: quattro letti in due stanze affittate nei pressi della parrocchia Corpus Domini. Si chiama Deposito de poveri, o Deposito della Volta Rossa (dal nome del cortile in cui si trova) e la sua prima ospite è un'anziana paralitica. Prese per motto le parole di San Paolo "Charitas Christi urget nos" (La carità di Cristo ci sospinge). 
In poco tempo la piccola infermeria si trasforma in un centro di ospitalità per tutti coloro che, per i motivi più vari, vengono rifiutati dagli ospedali. Ad aiutare don Giuseppe ci sono il medico Lorenzo Granetti e le Dame della Carità, coordinate dalla Terziaria francescana Marianna Nasi, amica e figlia spirituale del Cottolengo. 
Nel 1931 a Torino scoppia un'epidemia di colera e le autorità ingiungono a don Giuseppe di chiudere l'infermeria per il pericolo di contagio. Ormai lui, però, ha fatto dell'assistenza ai malati il centro della sua esistenza e non può smettere in un momento simile. Perciò carica su un mulo le poche cose che ha e si trasferisce a Valdocco, quartiere a nord del centro storico di Torino (dove qualche anno più tardi anche don Bosco porterà il suo Oratorio): "Gli ortaggi devono essere trapiantati perché crescano meglio. Succederà anche a noi", dice.
In breve tempo, dunque, Cottolengo riprende la sua opera di accoglienza di poveri e malati rifiutati dagli ospedali in una "sruttura" composta da una stalla, un fienile e una stanza: il 27 aprile 1932 nasce quella che diventerà la Piccola Casa della Divina Provvidenza.
Un po' per volta, edificio dopo edificio, Giuseppe comincia ad ingrandire la sua opera. Nascono la Casa della Fede, la Casa della Speranza, la Casa della Carità, ciascuna dedicata ad invalidi, orfani, sordomuti, malati di mente ed emarginati di ogni tipo.
Non furono poche le difficoltà che incontrò, anche da parte di amici che lo sconsigliavano di perseverare nell'opera. A chi gli faceva presente le difficoltà economiche rispondeva "Non sono io che provvedo ai poverelli: è Dio! Egli manterrà la piccola casa, anche se fosse grande come il mondo".
Prima della sua morte avvenuta a 56 anni, il 30 aprile 1842, i ricoverati erano già migliaia, e Iddio provvedeva a tutti, secondo le parole di Gesù "Guardate gli uccelli dell'aria: non seminano ... eppure il padre li nutre". Oggi la "Piccola Casa della Divina Provvidenza" ospita più di 20mila ricoverati.


Martirologio Romano: A Chieri presso Torino, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote, che, confidando nel solo aiuto della divina Provvidenza, aprì una casa in cui si adoperò nell’accoglienza di poveri, infermi ed emarginati di ogni genere. 









Giuseppe Benedetto Cottolengo
ritratto dal fratello minore
Avviato fin da giovane alla carriera ecclesiastica, Giuseppe Benedetto Cottolengo non aveva dato fino ai quarantuno anni, prova di particolari virtù, ma tutto cambiò la notte in cui fu chiamato al capezzale di una partoriente febbricitante (già madre di cinque figli) che moriva in una stalla, per essere stata rifiutata da tutti gli ospedali.
Angosciato, s'immerse nella preghiera:
- Mio Dio, perché? Perché mi hai voluto testimone? Cosa vuoi da me? 
Ne uscì completamente cambiato e con una certezza: "La grazia è fatta! Sia benedetta la santa Madonna!".
Gli restavano da vivere ancora quindici anni, e furono ricchi di una operosità travolgente. Cominciò fondando una piccola Casa della Divina Provvidenza (piccola davanti a Dio, ma immensa nei progetti e nei sogni del fondatore), destinato ai malati che nessuno voleva.
La genialità del Cottolengo fu quella di pensare la sua casa col sistema delle "famiglie": a seconda dei malati (vecchi inabili, orfani, malati mentali, ciechi, sordomuti o altro), egli cercava di costruire per loro una piccola "famiglia" dove non mancavano assistenti, medici, istruttori, amministratori, dirigenti.
Cercava le opportune collaborazioni e le otteneva! E non mancavano nemmeno le strutture necessarie (panificio, macelleria, falegnameria, vari lavoratori). Se poi i collaboratori decidevano di impegnarsi in forma stabile, nascevano le diverse congregazioni religiose. E siccome era necessario anche tener vivo, per il bene di tutti, "un cuore impegnato nell'intercessione e nell'adorazione di Dio", il Cottolengo diventò anche il fondatore di monasteri di suore contemplative e di un monastero di eremiti.
Ma egli continuava a definirsi sempre e soltanto "il manovale della Divina Provvidenza".
Così i malevoli dicevano che il canonico aveva costruito alla periferia di Torino "un paese di poveri". E lui definiva simpaticamente la sua opera "la mia Arca di Noè". Ma chi - sorpreso da tanta geniale creatività - ha suggerito piuttosto il titolo di "Università della carità cristiana".
Morì nel 1842, con queste parole sulle labbra:
- Misericordia, Domine! Misericordia, Domine! Buona e santa Provvidenza! Vergine santa ... ora tocca a Voi!".

Antonio Maria Sicari, Come muoiono i santi. 100 racconti di risurrezione, Edizioni Ares, 2016
 


Cottolengo "è uno di quei santi
che rimangono modelli insigni di carità sociale"

Papa Benedetto XIV




FRASI CELEBRI
"I poveri sono i nostri padroni e bisogna trattarli come tali,
altrimenti ci licenziano"

 

PREGHIERA
"Dal Cottolengo possiamo imparare
la concretezza dell'amore evangelico"

Papa Francesco



O Dio, che nel sacerdote San Giuseppe Benedetto Cottolengo
hai fatto risplendere la misericordia di Gesù verso i poveri, gli infermi e gli infelici,
e della "Piccola Casa della Divina Provvidenza" hai costruito una cittadella della carità,
infondi in noi il tuo spirito d'amore,
perchè sappiamo riconoscerti e servirti nei nostri fratelli.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.



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