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martedì 1 agosto 2017

PELLEGRINI CON S. FRANCESCO E S. ANGELA DA FOLIGNO ALLA PORZIUNCOLA PER IL PERDONO D'ASSISI ... E DELLA VISIONE PROFETICA DELLA NUOVA BASILICA DI S. MARIA DEGLI ANGELI




Angela da Foligno è diventata santa nel nome di Francesco, come è vissuta. Un’apparizione di san Francesco stabilisce il suo radicale mutamento spirituale, che la porta verso un’esistenza di perfetta povertà: venduti i suoi beni, distribuisce il ricavato ai poveri ed entra nel terz’ordine francescano.

Poco dopo, nella basilica di Assisi ha una crisi mistica che frate Arnaldo, suo trascrittore, documenterà poi in un libro di memorie e rivelazioni.




S. ANGELA DA FOLIGNO E SAN FRANCESCO



  • PELLEGRINAGGIO DEL 1291

Si può anzitutto parlare di incontri devozionali di Sant'Angela con San Francesco, partendo dalla sua conversione, avvenuta circa il 1285, quando essa aveva 37 anni, per giungere ad un evento, che rimarrà singolarmente storico nella sua vita: il suo pellegrinaggio in Assisi nel 1291.

1.
S. FRANCESCO E LA CONVERSIONE DI SANT'ANGELA

Il primo incontro con S. Francesco fu quello di un momento di grazia. Aveva pregato il Santo per uscire da una tempesta interiore di rimorsi, per l'enorme difficoltà di aprirsi sinceramente in confessione: confessioni mal fatte e comunioni sacrileghe costituivano difatti il suo tormento insuperabile.In una notte insonne il Santo le apparve sotto le sembianze di un frate anziano.
"Avendo pregato il beato Francesco di trovare un confessore che ben discernesse i peccati e al quale ella potesse di tutto confessarsi, "Sorella - le disse -, se più presto mi avessi pregato, più presto ti avrei esaudita, ma quanto domandi ti è concesso".
Il mattino seguente Angela era ai piedi di un francescano, cappellano del vescovo, nella Chiesa cattedrale di S. Feliciano in Foligno. Aveva ottenuto la grazia di potersi confessare senza reticenze. Lo ricorderà quel momento con breve frase, come nel testo latino: "Et fui bene confessa sibi".

FRANCESCANA SECOLARE
Si apriva in quel momento la sua seconda vita, che essa descriverà come un cammino "di passi", secondo il suo linguaggio esperienziale. Ne contò trenta, dall'uscita dalla colpa al più alto vertice della sua vita mistica.
In questo arco di esperienza si inserisce la presenza di S. Francesco soprattutto come modello di vita nuova, in stile evangelico.
Angela poteva respirare aria francescana nell'ambiente stesso del suo tempo.
Chi accolse la sua confessione, un francescano a lei legato da parentela, la poté seguire introducendola nella ricchezza di un francescanesimo integrale, pur restando nel mondo.

 Come Francesco Angela si curò dei lebbrosi

 
Del resto, proprio a Foligno essa aveva un modello vivo, contemporaneo, un francescano nel mondo, nella persona di Pietro Crisci (Morto nel 1325, è riconosciuto con il titolo di beato, con festa il 19 luglio. Il suo corpo è venerato nella cattedrale di Foligno), un ricco spogliatosi di tutto, per vivere da terziario francescano.
L'uomo era ben noto ad Angela, che molto doveva a lui, per il suo esempio di povertà e per la serenità riflessa nel suo volto.
 
Non si sa quello che Angela abbia potuto apprendere dalla letteratura francescana del suo tempo. Certamente la vita del Santo di Assisi doveva esserle familiare, almeno per I'eco di una tradizione recente e nel suo ambiente umbro.

Il fatto del ricorso al Santo in un momento decisivo della sua vita può attestare quanto fascino abbia esercitato in lei il suo ricordo. Era stata esaudita, ed ora si muoveva su una linea di esperienza penitenziale e devota, che ricalca i primi tempi di S. Francesco. Incontri ideali di vita, non senza forse un vincolo di dipendenza attrattiva.

L'aspra penitenza, che seguì la sua conversione, e soprattutto il rapporto con la Croce di Cristo, accostano la Beata alla prima esperienza di Francesco, che eserciterà un influsso sempre più vasto, stando ai toni espressivi delle sue comunicazioni.


Il S. Francesco ai piedi del Crocifisso di S. Damiano doveva costituire un punto di riferimento per il suo cammino. Così la contemplazione della Croce sarà per lei una caratteristica, alla maniera di S. Francesco, non come semplice atto devozionale, ma come visione di vita, programmata in Cristo Crocifisso, per un cammino di santità cristocentrica.

"M'era concesso
- così nel settimo passo del suo cammino - di guardare nella Croce, nella quale vedevo Cristo morto per noi".


Nell'ottavo passo lo sguardo si fa più incidente:
"Nella meditazione della Croce mi fu data maggiore conoscenza sulla morte del Figlio di Dio per i nostri peccati. Ed allora riconobbi tutti i peccati miei con massimo dolore, e sentivo che I'avevo io stessa crocifisso".
Croce-dolore, Croce-povertà. La sofferenza come purificazione; la povertà come imitazione:
"Mi fu ispirato che se volessi andare alla Croce, dovrei spogliarmi al fine d'essere più leggera e andarvi affatto nuda. . .".
Si ritrovava così sullo stesso cammino di S. Francesco, la povertà di Cristo, vista in chiave di amore, ricercata come una realtà amata.
"Il Beato Francesco mi si mostrò tanto piacevole e con sì grande familiarità ed intimo amore, che oltrepassava ogni misura. Ed io mi dilettavo molto della grande familiarità ed amore che il beato Francesco mi mostrava; allora mi disse parole secretissime ed altissime: Tu sei la sola nata da me".
L'idea della povertà quasi I'ossessionava. Temeva di essere sorpresa dalla morte prima del suo traguardo nella perfetta nudità della Croce.

Come già S. Francesco, si portò a Roma, sulla tomba di S. Pietro, uno dei primi, che si spogliò di tutto per seguire Cristo, "affinché il beato Pietro apostolo ottenesse per lei da Cristo di divenire veramente povera".
Già vedova, intanto, tra il 1290-1291, fece ingresso fra i Penitenti del Terz'Ordine, professandone la Regola. Aveva nel frattempo quasi finito di distribuire i suoi beni ai poveri.
2.
S. ANGELA DA FOLIGNO IN ASSlSl

"E fin quando fui in Assisi, durante più di dieci giorni ebbi la parola del B. Francesco"

E' qui che si colloca il suo pellegrinaggio ad Assisi, in comitiva, che rimarrà particolarmente storico, per una esperienza nuova offertale, con risonanza in tutto il suo futuro.
Il pellegrinaggio ebbe luogo nell'ottobre del 1291, verso la prossimità della festa di S. Francesco.
Prima di questo evento aveva ricevuto una promessa:
"Affrettati, poiché subito che queste cose avrai compiuto - cioè la distribuzione di tutti i suoi beni - tutta la Trinità verrà in te".
Angela si portava in Assisi per invocare S. Francesco, perché le impetrasse tre cose:
  1. - di poter sentire il Cristo;
  2. - di poter osservare perfettamente Ia Regola francescana;
  3. - di poter veramente morire povera.
Tre aspirazioni, tre incontri con lo stesso spirito di S. Francesco, che aspirò in vita le stesse tre cose.
"Incominciò a narrarmi (trascrive fr. Arnaldo) dicendo che quando venne in Assisi, ella veniva per strada pregando. E tra l'altro ella aveva pregato il beato Francesco di chiedere a Dio per lei che sentisse il Cristo e che il beato Francesco le acquistasse da Dio la grazia di ben osservare la regola francescana"
La promessa, intanto, della venuta della SS. Trinità si realizzò in lei lungo il cammino verso Assisi, appena attraversata la Città di Spello, ad un trivio, dove sorgeva una chiesetta solitaria, dedicata alla SS. Trinità.
"Così allora, mentre andava a S. Francesco, ella lo pregava che acquistasse per lei tal grazia dal Signor Gesù Cristo. E quando giunse prossima a Spello e la stretta via che è sopra a Spello e salisce verso Assisi, nel trivio, le fu detto così: Tu pregasti il mio figlio Francesco ed io non volli mandarealtro nunzio. Io sono lo Spirito santo che venni a te, entro te, fino a S. Francesco, poiché certuni non lo conoscano. E voglio venire parlando con te per questa via e non darò fine al parlare; e tu non potrai fare altro, poiché io ti ho rapita; e non partirò da te".
"Io farò per te quello che ebbe il mio servo Francesco e più se mi amerai".
"Andando in Assisi, mentre ero in orazione... venne una voce nell'anima e disse: "Tu sei piena di Dio". Ed allora sentii tutte le membre del corpo piene del diletto di Dio ".
Per quella strada di S. Francesco Egli mi aveva detto: "Io farò in te cose grandi al cospetto delle genti e in te sarò conosciuto e sarà lodato il mio nome in te da molte nazioni".
Il fenomeno di presenza sperimentale, con il dialogo con le divine Persone, si prolungò fino ad Assisi, mentre la voce interna l'aveva avvertita:
"..Non partirò da te finché non verrai una seconda volta a S. Francesco".

Glorificazione di S. Francesco,
Cristo che presenta S. Francesco,
vetrata degli Angeli, Assisi
Basilica superiore di S. Francesco
PELLEGRINAGGIO DEL 1300

Difatti, alla seconda visita fatta al Santuario, dopo essersi rifocillata con i pellegrini, si compì quanto le fu predetto. Era questa volta all'ingresso della Basilica superiore di S. Francesco. La Beata si era inginocchiata, sempre in colloquio con l'Ospite interno, quando alzando gli occhi a sinistra in alto, fu colpita dalla rappresentazione di S. Francesco nel seno di Cristo, in una vetrata istoriata laterale, tuttora esistente nella Basilica. La voce interna le sussurrò allora:
"Così ti terrò stretta e molto più che possa considerarsi con gli occhi del corpo".
La prima fase degli incontri con S. Francesco poteva dirsi chiusa con questa visione proiettata nel futuro.
Non è qui il caso di attardarsi troppo, ma solo un accenno su quanto seguì la cessazione del fenomeno sperimentale della presenza trinitaria, che occasionò perplessità in Fra Arnaldo, allora di famiglia al Sacro Convento, e che fu presente alle grida di Angela, non bene comprese dai presenti. Si trattava di uno sfogo spirituale, ben noto in chiave mistica, ma di apparenza equivoca, per chi ignora la realtà del fenomeno.



3. LA NASCITA DEL MEMORIALE DI ANGELA



Arnaldo fu severo con la Beata, che gli si era accostata rispettosamente per riverirlo, quando tutto fu cessato.
Rimaneva il mistero delle grida, che fu risolto a Foligno, quando lo stesso Arnaldo, ritornato in patria (si era allontanato da Foligno per il Capitolo provinciale del 1292), poté incontrare la Beata. Angela, su promessa di riserbo, aprì candidamente quanto era passato nella sua anima.
Arnaldo, a sua volta, temendo che in tutto il meraviglioso racconto potesse celarsi inganno maligno, convinse Angela a narrare tutto, per trascriverlo e sottoporlo a persona più illuminata ed esperta.
Nacque così I'Autobiografia della B. Angela, che passa, dal suo trascrittore, sotto il nome di Memoriale di Fra Arnaldo: un vero monumento di mistica cristiana, che farà apprezzare Angela come una delle più grandi mistiche della Chiesa, se non la più grande. (1)
Antonio Blasucci



4. ANGELA E S. MARIA DEGLI ANGELI
   ALLA PORZIUNCOLA PER IL "PERDONO"





ANGELA DA FOLIGNO

E LA VISIONE PROFETICA DELLA BASILICA
CINQUECENTESCA DI S. MARIA DEGLI ANGELI





La mattina seguente, 2 agosto, quando vollero entrare nella chiesa della gloriosa Vergine della Porziuncola per ottenere l'indulgenza (il Perdono) tenendo per mano una  certa donna che tentava aiutarmi ad entrare nella Chiesa, posai appena il piede sulla soglia che l'anima mia fu subito astratta, tanto che il corpo stette senza moto.
E lasciai quella donna che al momento mi precedeva aiutandomi e vidi una chiesa di meravigliosa bellezza e grandezza subito ingrandita per opera divina. E in essa nulla di materiale appariva, ma tutto era ineffabile. E l'anima si meravigliava come così di un subito, nel porvi il mio piede, il tempio tanto si ampliasse; ben sapendo come questa chiesa di S. Maria della Porziuncola fosse assai piccola.

Angela da Foligno

Foto: Ippolito Lemmi, Lunetta del convento di S. Bartolomeo in Foligno

Foto in alto: S. Angela da Foligno, Acquaforte di G. Palazzi, Convento di S. Francesco, Foligno

È rimasto indelebile anche il pellegrinaggio del 1300, fatto in occasione del perdono di Assisi […].Ancora più importante è quanto il redattore  (fr. Arnaldo) racconta di ciò che avviene il primo agosto, al termine della tradizionale processione pomeridiana dalla Basilica di S. Francesco alla Porziuncola.
Angela, che durante la processione ha visto in spirito Dio Trino e Uno abitare nel cuore dei suoi figli spirituali e Cristo crocefisso abbracciarli e accostarli al costato, ha una magnifica visione di Maria, che compie un gesto d'infinita tenerezza:
«Mentre tutti ci avvicinavamo alla chiesa della Vergine e Madre di Dio, ecco che la Regina della misericordia e Madre di ogni grazia, chinandosi verso questi suoi figli e figlie, in modo del tutto nuovo e gentile fece scendere su di loro le sue dolci benedizioni. E baciava tutti sul petto, alcuni più altri meno, e altri ancora stringeva tra le sue braccia con tale amore che, apparendo tutta luminosa, sembrava attrarli in una luce quasi infinita dentro il suo petto. Le pareva che la Vergine non avesse braccia umane: vedeva una luce misteriosa e dolcissima nella quale la Vergine li assorbiva tutti racchiudendoli nel suo petto con infinito e materno amore».
È facile immaginare la gioia che tale visione arreca al cuore di Angela. La mattina dello stesso giorno […] il Signore le ha detto:

«Tu ti allieterai di questi tuoi Egli e di tutti gli altri» e ha aggiunto: «Tu avrai dei figli e tutti abbiano la mia benedizione, perché tutti i miei figli sono tuoi e tutti i tuoi figli sono miei».
Vedere ora che anche la Madonna li benedice con materna tenerezza non può che accrescere a dismisura il gaudio interiore della Veggente.

Il giorno seguente […] mentre Angela sta varcando la soglia della Chiesina per prendere di nuovo l'indulgenza, rapita improvvisamente in estasi e rimasta immobile in mezzo alla folla dei pellegrini, vede sorgere attorno e sopra quel piccolo santuario mariano la grande basilica che sarà realizzata su progetto di G. Alessi solo nel secolo XVI! Ecco il suo racconto:
«Vidi davanti a me una chiesa di meravigliosa grandezza e bellezza, improvvisamente ingrandita per opera divina, e in essa non compariva nulla di materiale, ma tutto era assolutamente ineffabile. Io ero tutta stupita per la repentinità con cui, nel momento in cui ponevo il mio piede sulla soglia della chiesa, questa era diventata ai miei occhi tanto grande e bella; sapevo infatti che la chiesa di Santa Maria della Porziuncola era molto piccola».
Anche se qualche studioso ipotizza che il passo possa trovare una spiegazione più convincente nella lieta sorpresa che la Pellegrina ha di fronte al nuovo aspetto assunto dalla cappella in quegli anni (nuovo tetto, decorazione, ecc.), mi sembra preferibile interpretarlo come una prefigurazione della basilica alessiana; così del resto è stato raffigurato nel 1718 da Ippolito Lemmi da Coceto nel chiostro del Convento di San Bartolomeo di Marano, vicino a Foligno, e a questa lettura mi pare spinga il testo latino 
 Bernardo Commodi, Esperienza mariana in Angela da Foligno, in Maria, Mater nostra. Riflessioni teologiche, esperienze mistiche e culto, a cura di P.G. Farnedi, Perugia 2013.







Nella seconda metà del '500, per volere del Papa san Pio V (1566-1572), al fine di custodire le cappelle della Porziuncola, del Transito e del Roseto e altri luoghi resi sacri dalla memoria di san Francesco, e accogliere i tanti pellegrini che da ogni luogo si recavano a visitarli, tra il 1569 e il 1679 venne edificata la grande Basilica di S. Maria degli Angeli. Il progetto originario di Galeazzo Alessi (1512-1572) era caratterizzato da una rigorosa semplicità strutturale, conforme all'ideale francescano di povertà.
I forti eventi tellurici che scossero l'Umbria nel 1832 provocarono danni gravissimi alla basilica. Al termine di un lungo e complesso restauro, diretto dall'architetto Luigi Poletti, essa fu riaperta al culto l'8 settembre del 1840. La facciata, ispirata al barocco romano, venne rielaborata radicalmente su un progetto di Cesare Bazzani, con l'intento di conferirle una monumentalità degna dell'importanza del Santuario: fu inaugurata l'8 giugno 1930 e alla sua sommità collocata un'imponente statua della Vergine in bronzo dorato, opera dello scultore Guglielmo Colasanti. Della costruzione originale dell'Alessi rimasero la cupola e l'abside.
(2)


_______________
Fonti:
1) Antonio Blasucci, S. Francesco visto dalla Beata Angela da Foligno, Edizioni Chiesa di San Francesco, Foligno, 1985.
2) Wikipedia.

Fonti iconografiche
Tommaso Biondi, Medaglioni Francescani nei dipinti del convento di S. Bartolomeo di Marano in Foligno, Grafica Perugia, 1969.



a cura di Marco Stocchi

martedì 9 giugno 2015

Vita del B. GILBERTO DA MONTELEONE di Spoleto, eremita e Terziario francescano, beato per vox populi


GILBERTO o LIBERTO
da Monteleone di Spoleto
eremita, terziario francescano


+ 1400 ca, beato per vox populi

Le grotte discretamente abitabili del Monte la Solenne che avevano accolto i santi Lazzaro e Giovanni, sicuramente lungo i secoli, furono abitate da altri eremiti che costruirono una parete in muratura, non tanto, forse, per sostenere la montagna come ha scritto un contemporaneo, quanto per creare un riparo dalle intemperie all'eremita di turno.
Non rientra infatti nella concezione dell'ascesi cristiana che egli si riduca ad un essere selvaggio, né che la sua abitazione sia una tana da animali, come talora immagina l'uno e I'altra, la fantasia popolare.
In quelle grotte, o in altre che si aprono lì vicino all'abbazia di s. Pietro in Valle, abitò anche Gilberto che per essere vissuto in quel territorio era detto di Ferentillo.
Solamente dopo la visita pastorale del Lascaris (1) e il suo interessamento per i santi di Monteleone, gli abitanti di quel castello ne rivendicarono I'appartenenza e gli dedicarono una chiesa (2).


Monteleone di Spoleto visto dal Trivio (foto Archeoambiente)

La ricostruzione della storia di Gilberto, detto anche Liberto dalla famiglia di origine Liberti che per secoli aveva mantenuto onestà e religiosità cristiana, o, più che storia, la tradizione monteleonese riguardante il suo beato eremita, inizia con un miracolo.
Era eremita Terziario francescano, proveniva da Ferentillo e si era messo in cammino verso Rescia. Entrato nel territorio di Monteleone, si fermò sotto una quercia alla quale la pietà popolare aveva fissato un quadro della Madonna che fosse benedizione e richiamo al viandante. Gilberto era stanco, accaldato, assetato, rivolse alla celeste patrona un pensiero devoto e, sotto il suo sguardo, si sdraiò e si addormentò.
Non confidò se ebbe un sogno, ma sicuramente il cielo si incurvò su coluiche solamente al Cielo aveva consegnato la sua vita. Gilberto si destò e vide alla base della quercia, sotto i piedi della Madonna, dalle radici della pianta, fluire un fresco rivolo d'acqua.
La fonte venne chiamata di s. Gilberto (2) e continuò a sgorgare a beneficio di quei fedeli che la bevevano con fede. La quercia venne incorporate nella proprietà della Confraternita del ss. Sacramento (3) e i frati con il legno dei ramoscelli fecero per secoli crocette che, portate con fede, difendevano dalla rabbia dei cani.

Chiesa di S.Maria del Piano, eremo del beato Gilberto da Monteleone
vedi: descrizione della pieve con riferimenti al b. Gilberto

Il beato da allora si fermò a Monteleone nei locali della Pieve di S. Maria del Piano, ad un miglio circa dal castello di Monteleone. Le antiche tradizioni narrano che la campana avrebbe suonato da sé quando cadde ammalato.
Qui sorge il dubbio del fantasioso perché se Gilberto abitava nella sacrestia della chiesa avrà avuto una campana alla sua portata. La prima cosa infatti che i meno lontani raccomandano ad un eremita che si insedia nei dintorni, è di suonare la campana - se c'è e se può essere sentita -, per ogni necessità.
In quella Pieve di s. Maria del Piano (4), Gilberto lasciò questo mondo intorno all'anno 14OO. E in quella chiesa venne sepolto.
Diffusasi la fama della sua santità, si andò da Ferentillo a prendedo, ma la commissione equipaggiata per prelevarlo tentò inutilmente di entrare in quella chiesa. Lì dove morì, venne e viene venerato, lì venne riprodotta la sua immagine. (Teresa Bertoncello)

Un eremita che narra le vicende di un eremita. L'autrice di questo ritratto è, infatti, Teresa Bertoncello, cui eremo è sulle pendici di Monteluco di Spoleto. E' pubblicato nel libro "I Cultori dell'assoluto, tra storia e leggenda. Vite di santi, beati e figure religiose eminenti dell'arcidiocesi di Spoleto Norcia" (edito da Spoleto crediti e servizi; con pref. del vescovo Riccardo Fontana). Incontrata nell'eremo di Camporio, Teresa Bertoncello mi aveva parlato di questa sua opera che le ha richiesto tre anni di lavoro. E' stata edita in occasione dell'Anno Santo del 2000. (ms)

Bibliografia

L. Jacobilli; Vita dei Santi e Beati dell'Umbria, tom. III, Foligno, 1661, p. 395:

“Il Beato Fr. Gilberto eremita dell'Abbazia di Ferentillo, terziario francescano, visse e morì santamente circa l'anno 1400 nella Pieve di S. Maria del Piano, circa un miglio fuori di Monteleone, terra dell'Umbria, ove si ritiene riposi il suo corpo entro un'arca.Camminando verso Rescia, villaggio di detta Terra, stanco del viaggio e dal caldo, non trovando acqua per refrigerarsi, si pose a sedere presso una quercia dove trovò un'immagine della B. Vergine, e raccomandandosi a Lei, ficcò il suo bastone per terra e appresso ad esso riposò circa un'ora.
Dopo destatosi, trovò il suo bastone che di secco era divenuto verde e un albero grosso come una quercia et a pie' di esso trovò una fonte di acqua limpidissima, con la quale estinse la sete, che sino al presente è in essere, e si dice fonte di S. Liberto, e bevendosi dalli infermi quell'acqua, ne ricevono mirabile benefizio.
La quercia è custodita dai confratri della Compagnia del Sacramento entro Monteleone et è di molta devozione ai padri Cappuccini, facendo crocette del suo legno, e portate addosso dai devoti di lui, i cani rabbiosi non li nuocciono.
E' tradizione che la campana della detta chiesa sonando da se stessa mentre stava infermo, venendo alcuni di detta Abbazia di Ferentillo per farlo ritornare alla loro patria, giunti appresso alla chiesa, moltissime volte provarono di entrarvi, ma non mai poterono e così i partirono.
Il Signore volle dimorasse in detta chiesa, ove morì et è venerato e si vede la sua immagine da eremita come anche nella chiesa di detta compagnia. Il campo vicino al suo eremo, per averlo esso benedetto fa maggior frutto”.

Vedi anche: A. Fabbi, I santi nostri, Norcia, 1961.

_____________

NOTE:

1) Mons. Carlo Giacinto Lascaris, domenicano, dei nobili di Ventimiglia, patrizio di Nizza, già bibliotecario alla Casanatense e segretario del Generale dei Predicatori alla Minerva, consultore della Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie, fu eletto Vescovo di Spoleto il 17 Aprile 1711 da Clemente XI. Il 6 Luglio 1711 prese possesso della Diocesi. Dal 3 al 10 Ottobre 1712 fece visita a Monteleone. Abituato a grande attività archivistica, con la precisione consueta, ordinò ai suoi segretari di scrivere minutamente il diario della visita fatta nella Valnerina e quindi a Monteleone.

  Ne tratta Patrizia Penazzi nel sito ArcheoAmbiente : "fr. Gilberto o Liberto "nativo di Monteleone apparteneva probabilmente alla nobile famiglia dei Tiberti. Quando dalla Pieve campestre di S. Maria del Piano de Equo, si ritrassero i Benedettini, col passaggio al clero diocesano nel sec. XIV, rimase a custodirla questo santo eremita". L'autrice si sofferma sulle diverse considerazioni del Lascaris riguardo le dinamiche dei fatti straordinari attribuiti all'ereremita Gilberto.

2) Da Rescia in Monteleone di Spoleto Eventi: "A Rescia si conserva ancora oggi memoria della visita prodigiosa e dell’acqua sorgiva scaturita improvvisamente per intercessione del Beato Gilberto, Liberto o Liberato nell’ancora presente “Fonte Salimberto”, che non è altro che una corruzione e storpiatura del nome del Sant’uomo.
A ricordo dell’evento esistono diverse narrazioni spesso divergenti (anche in modo notevole) fra loro. Un testo poco noto, pubblicato postumo (Agostino da Stroncone, Umbria Serafica, in Miscellanea Francescana, IV, Foligno, 1889, p. 92), è quello presente nel manoscritto redatto negli anni fra il 1670-1680 da Padre Agostino Mattielli da Stroncone (TR), che narra delle vicende storiche, dei personaggi e degli eventi legati all’evoluzione del movimento francescano in Umbria dal 1208, riprendendo parzialmente anche Lodovico Iacobilli, che scrive pochi anni prima, nel 1661. Troviamo: “Anno CXCIII della Religion Serafica A.D. 1400 – Il Beato Gilberto, o Liberto della Abbazzia di Ferentillo Terziario muore Santamente in S. Maria del Piano, vicino a Monteleone. Nella Villa di Rescia piantando il suo Bastone, diventa subito Albero grosso com’una Cerqua, a piè di cui (essendo assetato il Beato) scaturisce una fonte d’Acqua limpidissima che durerà sempre salutevole all’Infermi, e si dirà la fonte di S. Liberato, L’Albero sarà custodito dalla compagnia del SS. con molta devozione. E sepolto in detta Chiesa la di cui campana suona da se nella sua morte, et e ivi Venerato come Santo”.
Ancora nel 1703 il Piersanti, descrivendo delle sorgenti di Monteleone scrive: “Un’acqua mirabile e salutifera nella Montagna di Rescia, che per antica traditione si racconta che miracolosamente vi scaturisse a prighiere di San Gilberto”.

3) In Monteleone vi è una Chiesa di San Gilberto,  che  però è sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Piano. Il "beato", dunque, diventa Santo Gilberto per gli abitanti di Monteleone! Il suo culto è un chiaro esempio dei "santi locali", fenomeno di cui ha ammirevolmente trattato André Vauchez nella sua opera "La santità nel Medioevo" (pp 110-214, ed. Il Mulino, Bologna),

   Questo sito "dal 1365 è sede della Confraternita del SS. Sacramento, costituita nel 1365, ma in una precedente chiesa. L’attuale Chiesa di San Gilberto è del 700. Grandiosa e possente, la parete sud somiglia ad una fortezza. La decorazione interna è intonata al culto dell’Eucaristia. Degno di nota l’altare in stucco di S. Luigi Gonzaga."

4) "La chiesa di S. Maria del Piano o S. Maria de Equo - situata al centro della vasta Vallata formata dai depositi alluvionali del fiume Corno - e’ di fondazione altomedioevale (tra l’VIII e il IX secolo) epoca in cui sono testimoniati un oratorio e numerose celle monastiche, presto trasformatisi in un priorato benedettino dipendente dalla potente Abbazia di Ferentillo, uno dei piu’ importanti complessimonastici altomedioevali di tutta l’Italia centrale.
   Vi è dunque un legame storico tra i due insediamenti, l'abbazia, nei pressi della quale il B. Gilberto fece un primo periodo di eremitaggio, tanto da esser egli  inizialmente chiamato "da Ferentillo", e la chiesa di S. Maria del Piano. 
Cfr. notizie sui recenti restauri e l'iscrizione al "b. Liberto" su : Associazione Pro Ruscio.

Scheda a cura di Marco V. Stocchi