E
adesso abbiamo il piacere di salutare un grande pellegrinaggio (sono 15
mila e piu) di Terziari Francescani, che hanno organizzato (e anche per
questo bisogna lodare il genio moderno che sa coniare parole nuove) un
Pellegrinaggio Interobbedienziale.
Che vuol dire? Eh... vuol dire
tante cose: che la Famiglia Francescana è suddivisa in parecchie
sottofamiglie, soprafamiglie, che hanno ritrovato nei terziari
Francescani una formula di intesa, di comunione, di collaborazione, di
solidarietà e così anche questa compattezza ci dà un segno bellissimo e
nuovo dei tempi: l'umità. Partecipano a questa Udienza le
rappresentanze, numerose e fervorose, del Terz'Ordine secolare di S.
Francesco d'Assisi, ed anche ad esse, con particolare menzione di
affetto, va il Nostro saluto, il Nostro augurio, il Nostro
incoraggiamento.
La vostra presenza, cari Terziari, ci reca vivo
conforto e, sebbene il tempo a disposizione sia troppo scarso,
desideriamo dirvi tutto il compiacimento che il pensiero delle vostre
schiere numerose, ordinate, pacifiche, oranti, sparse in tutto il mondo,
procura al Nostro spirito.
I Terziari sono stati, si può dire, i
primi gruppi di Azione Cattolica nella Chiesa: sono sorti sulla traccia
di santità genuina, di profondo amore a Dio e agli uomini, di
appassionato zelo per le anime, attinto dalla contemplazione della
passione di Cristo, che il Santo Poverello seppe lasciare sul suo
passaggio terreno. Che Padre! Che Patriarca! Che esempio, avere
unFrancesco d'Assisi a capofila di tutte le vostre bellissime schiere!
Scossi dalle sue virtù, più che dalle sue parole, i laici si mossero a
prendere coscienza del loro dovere di rendere testimonianza al Vangelo,
in un mondo che inaridiva nell'egoismo e nelle ingiustizie sociali. E la
fioritura di santità e di bontà, che accompagno nei secoli il cammino
del Terz'Ordine Francescano, ebbe un influsso che non esitiamo a dire
decisivo nella vita interna della Chiesa come nell'animazione cristiana
della stessa società civile.
Quel programma rimane. Anche oggi, in
questo nostro secolo, che, per tanti versi, è simile a quello in cui
nacquero le vostre istituzioni francescane, c'è bisogno di una
testimonianza così, franca, aperta, gioiosa, popolare, umile e buona,
fattiva e semplice, pronta a pagare di persona e a dispensare intorno a
sé serenità e letizia. Pax et bonum.
C'è bisogno, O carissimi,
della vostra testimonianza, sulle orme del Serafico Patriarca: ed è bello
che questo rinnovato impegno, che voi sentite, sia riaffermato in
questo scorcio dell'Anno della Fede, pieno di sante promesse per il
domani cristiano della società.
Noi vi incoraggiamo a prendere il
vostro posto, con santo ed umile ardore, con spirito di fede e di
sacrificio; Noi pregheremo per voi, affinché questi propositi non
vengano mai meno; e vi attestiamo la Nostra benevolenza con una
particolare Benedizione, che estendiamo a tutti i Terziari d'Italia e
del mondo, alle loro famiglie, alla loro attività di spirituale
rinnovamento.
3
24 settembre 1969
Lettera del cardinale Villot, Segretario di Stato, per il Congresso Internazionale di Assisi.
Dal
27 settembre al 3 ottobre 1969 si svolse in Assisi un Congresso
Internazionale Interobbedienziale che rappresentò il primo momento
concreto di confronto fra le mentalità delle diverse aree culturali sul
problema della nuova Regola; il Papa si rese presente con questa lettera
del suo Segretario di Stato, indirizzata al padre Clementino da
Vlissingen, Ministro Generale dei Cappuccini, il quale, in quello stesso
anno, aveva costituito, seppure limitatamente alla sua famiglia
religiosa, il primo Discretorio Internazionale del TOF.
19 maggio 1971
Al Pellegrinaggio internazionale del Terz'Ordine.
Questo
discorso, rivolto ai partecipanti al pellegrinaggio internazionale per i
settecentocinquanfanni (1221-1971) del «Memoriale propositi»,
conosciuto anche come Regola antica dell'Ordine Secolare, è stato
definito il discorso della «triplice fiducia››.
Paolo VI, senza
entrare nel merito della natura dell'OFS, traccia, con quella vigile
coscienza "esistenziale" che rappresenta il segno inconfondibile della
sua personalità e del suo magistero, un programma di vita forte ed
esigente, per la presenza secolare francescana nella Chiesa e nel mondo
di oggi.
Salutiamo volentieri il grande Pellegrinaggio dei Terziari Francescani!
Lo
salutiamo con gioia particolare per il loro numero, che ci ha obbligati
a scendere quest'oggi una seconda
volta in questa Basilica insufficiente a contenere con la consueta
Udienza Generale l'afllusso di tanti e tanto qualificati Pellegrini, che
con la loro moltitudine e con la loro omogenea presenza già
costituiscono l'apologia dell'attualità e della vitalità di questo
secolare e fiorente ramo, quello dei Terziari, del grande albero
francescano. Essi meritano questa straordinaria Udienza tutta per loro.
Li salutiamo cordialmente questi cari Terziari, perché li sappiamo
provenienti in grande parte dall' Italia, quasi a dimostrarci che questo
Paese, percorso da tante diverse correnti e soggetto a tante moderne
trasformazioni non vuole dimenticare fra le glorie del passato l'umile,
ma sua squisita tradizione francescana, ma ancora ne vuole trarre
energie spirituali per il popolo buono e credente dei nostri giomi.E il
nostro saluto si estende con non minore affettuosa simpatia ai Terziari
provenienti da altre Nazioni, dove tanti fedeli cattolici, desiderosi di
autenticità evangelica, trovano nella spiritualità francescana alimento
e guida alla imitazione di Cristo.
Salute,
salute a tutti voi, cari discepoli e figli dell'incomparabile seguace
del Signore nostro Gesù Cristo. Noi riserviamo per voi la nostra
compiacenza, il nostro incoraggiamento, la nostra benedizione. Noi
abbiamo per voi una triplice fiducia, di cui ora non possiamo esporre
distesamente le ragioni, ma di cui voi già conoscete i segreti.
1.
La prima fiducia
è quella che voi sappiate essere esempio della Povertà, predicata da
Cristo, professata da San Francesco, prescelta da voi, come virtù
specifica della vostra appartenenza al suo Terzo Ordine. Povertà è un
nome controverso, perfino nelle pagine del Vangelo, nel senso che sono
detti beati i Poveri, e poi tutti gli ascoltatori del Vangelo stesso
sono pressati per soccorrerli e a liberarli dalle angustie e dalle
sofferenze della povertà. Dunque: è un bene o un male la povertà? Poi
chi non ricorda le controversie che perfino nella famiglia francescana
hanno diviso opinioni e uomini circa l'interpretazione della povertà e
circa il modo e il grado della sua osservanza? Ai nostri giorni vediamo
il mondo diviso ancora in merito alla povertà, e alla sua nemica, la
ricchezza. Si direbbe che le più grandi e le più forti correnti
ideologiche e sociali sono in favore della povertà, o meglio dei poveri,
dei proletari, degli indigenti, contro i possidenti, i ricchi, i
capitalisti, proprio mentre tutto il progresso moderno, tutta
l'organizzazione della società moderna sono rivolti all'aumento
indefinito delle ricchezze, alla trasformazione delle cose in beni utili,
alla conquista e alla distribuzione di sempre nuove risorse economiche.
Economia e sociologia sono diventate le due finalità prevalenti e quasi
ossessionanti della nostra vita moderna.
Dove collocare la
povertà? La nostra povertà evangelica? La lezione si farebbe lunga e
delicata; ma voi già la conoscete. Voi conoscete che la povertà
evangelica significa innanzi tutto la collocazione della nostra
concezione della vita non in questa terra, non nelle sue ricchezzze, non
nelle sue soddisfazioni, non nei suoi piaceri, non in ciò che essa è e
che essa ci può dare, non nel suo regno della terra, ma nel « regno dei
cieli ››, nella ricerca e nel possesso di Dio, nella libertà dello
spirito dai vincoli con questa perpetua seduzione ch'è la ricchezza,
nella capacità di costringere i beni terreni nella loro sfera, che è
l'unità, che è il pane necessario per l'esistenza temporale, che è il
traffico, cioè il lavoro e la destinazione dei suoi risultati economici a
vantaggio della vita, intesa nel suo senso più largo, cioè della nostra
e dell'altrui vita, del bene comune, della carità. La povertà è la
filosofia del Vangelo: « Cercate prima il regno di Dio ›› (Mt. 6, 33). «
Lo spirito di povertà e di amore, perciò, come dice il Concilio, è la
gloria ed il segno della Chiesa di Cristo ›› (Gaudium et Spes, n. 88).
Per
fortuna questa idea evangelica oggi si fa strada nella Chiesa; e voi,
alunni e figli del Poverello d'Assisi, dovete non solo onorarla, ma
professarla, ad esempio ed a sostegno della Chiesa, ed a monito per il
mondo, che vediamo spesso ingolfato nella esclusiva o prevalente ricerca
della ricchezza, nel conflitto sociale intorno alla ricchezza,
nell'abuso gaudente, egoistico e vizioso della ricchezza. E anche nel
mondo, in certe forme strane e discutibili, purtroppo non sempre immuni
di licenziosa amoralità, e forse solo effimere e capricciose, si fa
strada il ripudio di questo idolo affascinante ed opprimente, ch'è
appunto la ricchezza ammantata di lusso e di comodità.
Tocca ai
cristiani,tocca a voi Terziari, fare l'apologia vera e vissuta della
povertà evangelica, ch'è l'affermazione del primato dell'amor di Dio e
del prossimo, ch'è espressione di libertà e di umiltà, che è stile
gentile di semplicità di vita. E' un ideale, è un programma; impone
rinuncia e vigilanza, adattamento all'ambiente e al dovere proprio di
ognuno, ma è poi, in fondo, fonte di letizia, della letizia del
presepio, della « perfetta letizia ›› francescana.
2.
Abbiamo in voi, carissimi Figli, un'altra fiducia. Quella che voi sappiate amare, come S. Francesco, la Croce.
La vostra spiritualità non può prescindere dalla « passione» che San
Francesco ebbe per la Passione di Cristo. Le sue stimmate sono una
perenne predicazione. La vostra elezione d'esserne i suoi seguaci vi
invita, vi obbliga ,a comprendere questo altro essenziale aspetto del
cristianesimo.
Può mai il cristianesimo prescindere dalla Croce di Cristo? Qui è il punto focale del suo messaggio
e
della sua missione, e qui è la sorgente della nostra redenzione della
nostra salvezza. Non vi diciamo di più; vi sappiamo devoti della « Via
Crucis ››. Ma solo vi ricorderemo, dopo quella della ricchezza, un'altra
tentazione capitale del nostro tempo, e spesso anche della nostra vita
cristiana: la tentazione di togliere dal Vangelo la pagina della Croce.
Si vuole un cristianesimo facile, un cristianesimo senza sacrificio. Un
Cristianesimo senza doveri, senza rinunce, senza superiori, senza
dolore, in una parola senza la Croce.
Voi invece sapete e cercate
di vivere la grande parola di Gesù, la quale fu poi quella di San
Francesco: « In verità, in verità vi dico, se il grano di frumento,
caduto in terra, non muore, rimane sterile; ma se muore (cioe si
dissolve nel terreno), porta molto frutto ›› (GV. 12, 24). Quanto
bisogno abbiamo noi, uomini moderni, cultori gelosi della nostra
personalita, della nostra comodità, della nostra incolumità, di
ripensare a questa magistrale parola di Cristo, che ci predica la legge
del morire per vivere, la legge dell'amore che si dona e si immola, la
legge del sacrificio! S. Francesco, specchio di Cristo, ce la ripete!
Ricordiamola insieme!
3.
E finalmente la nostra terza fiducia:
la fedeltà alla Chiesa! Noi abbiamo fiducia che ancora la spalla forte e
paziente di S. Francesco, com'è nell'affresco celebre e tipico,
sosterrà la Chiesa visibile e umana soggetta alle crisi di questo mondo,
nel suo minacciato edificio; sosterrà, sì, la Chiesa, che Cristo volle
fondare e costruire, a gloria sua, su l'umile pescatore Simone figlio di
Giovanni; la sosterrà qual è e quale Cristo la volle, anche se tanto
bisognosa d'indulgenza e di comprensione; la sosterrà in questo momento
storico, dopo il Concilio, nel quale pare talvolta che, a deprimere e a
tentare di demolire il mistico e pur temporale edificio, siano i figli! I
figli che vi sono ospitati, anzi che ne sono o dovrebbero esserne
pietre vive, non meno che gli avversari esterni forse meno consapevoli
dell'ingiusta opera loro.
Ebbene, noi speriamo che voi, voi tutti,
Figli di San Francesco, sarete questa spalla poderosa sostenitrice, e
che nel vostro silenzioso e generoso servizio sarete a noi vicini, con
noi pazienti, con noi fiduciosi che nessuna infausta avversità potrà
prevalere sulla stabilità perenne dell'edificio di Cristo, la Chiesa una,
santa, cattolica ed apostolica.
Ed è con questa fiducia che di cuore vi benediciamo.
5.
24 giugno 1978
Breve « Seraphicus Patriarca ››
per l'approvazione della nuova Regola
deII'Ordine Francescano Secolare
RegolaCon
questo documento si conclude, pochi giorni prima della sua morte, il
magistero di Paolo VI sull'OFS. Lo riproduciamo integralmente - Breve e
Regola - poiche' questo esige il carattere unitario delle due parti e
l'importanza storica e pastorale del documento, che rimarrà a segnare un
momento fondamentale nella storia della Fraternità secolare; non
aggiungiamo, invece, particolari commenti, data la notorietà e la
diffussione del testo, oggetto continuo di studi e di riflessioni.
Due
sole osservazioni a margine: la data ufficiale del 24 giugno, che segna
il Breve, fu scelta come atto d'omaggio al Papa che portava il nome di
battesimo di Giovanni Battista, il Santo di cui in quel giorno cade la
memoria liturgica; non riportiamo, invece, il testo dell'«Esortazione››
di san Francesco ai penitenti, perché essa - come risulta da una attenta
lettura del Breve non fa parte dell'atto pontificio di approvazione, ma
è stata preposta alla Regola con valore di testo ispirazionale.
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PAOLO VI PAPA
Ad perpetuam rei memoriam
Il
serafico Patriarca San Francesco d Assisi, mentre era in vita ed anche
dopo la sua preziosa morte, ha invogliato molti a servire Dio in seno
alla famiglia religiosa da lui fondata, ma ha attirato anche
innumerevoli laici ad entrare nelle sue istituzioni rimanendo nel mondo,
per quanto era loro possibile. Difatti, per servirci delle parole del
nostro Predecessore Pio XI, "sembra... non esservi stato mai alcuno in
cui brillasse più viva e più somigliante l'immagine di Gesù Cristo e la
forma evangelica di vita che in Francesco. Pertanto egli che si era
chiamato l'Araldo del Gran Re, giustamente fu salutato quale un altro
Gesù Cristo per essersi presentato ai contemporanei e ai secoli futuri
quasi Cristo redivivo, dal che seguì che, come tale, egli vive tuttora
agli occhi degli uomini e continuerà a vivere per tutte le generazioni
avvenire" (Encicl. «Rite expiatis» 30 aprile 1926; AAS, 18 [1926] p.
154). Noi siamo lieti che il «carisma francescano» ancora oggi vigoreggi
per il bene della Chiesa e della comunità umana, nonostante il
serpeggiare di dottrine accomodanti e la crescita di tendenze che
allontanano gli uomini da Dio e dalle cose soprannaturali. Con lodevole
impegno e con una comune azione le quattro Famiglie Francescane per un
decennio hanno studiato per elaborare una nuova Regola del Terz'Ordine
Francescano Secolare o, come ora viene chiamato, Ordine Francescano
Secolare. Ciò è sembrato necessario sia per le mutate condizioni dei
tempi, sia per le disposizioni e gli incoraggiamenti dati in proposito
dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Perciò i diletti figli, i quattro
Ministri Generali degli Ordini Francescani ci hanno rivolto la istanza
perché approvassimo la Regola in tal modo preparata. E noi, seguendo
l'esempio di alcuni Nostri Predecessori, ultimo dei quali Leone XIII,
volentieri abbiamo deciso di accondiscendere alle suppliche. In tal modo
Noi, nutrendo fiducia che la forma di vita predicata da quel mirabile
Uomo d'Assisi riceverà un nuovo impulso e fiorirà con vigore, dopo aver
consultato la Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti
Secolari, che ha esaminato con diligenza il testo presentato, avendo
tutto ponderato attentamente, con sciente e matura deliberazione,
approviamo e confermiamo, con la Nostra Apostolica autorità per mezzo di
queste Lettere, la Regola dell'Ordine Francescano Secolare, e vi
annettiamo la forza della sanzione apostolica, purché concordi con
l'esemplare che si conserva nell'archivio della Sacra Congregazione per i
religiosi e gl'Istituti Secolari, di cui le prime parole sono «Inter
spirituales familias», le ultime «ad normam Constitutionum, petenda».
Con la presente Lettera e con la Nostra autorità abroghiamo la
precedente Regola di quello che era chiamato Terz'Ordine Francescano
Secolare. E stabiliamo che queste Lettere restino ferme e raggiungano il
loro scopo ora e nell'avvenire nonostante qualsiasi cosa in contrario
Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il 24
giugno 1978
Regola dell’Ordine Francescano Secolare
Capitolo I
L’ordine Francescano Secolare (OFS)
1 – Tra le famiglie spirituali, suscitate dallo
Spirito Santo nella Chiesa, quella Francescana riunisce tutti quei
membri del Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si
riconoscono chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di S. Francesco
d’Assisi. In modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca,
essi intendono rendere presente il carisma del comune Serafico Padre
nella Vita e nella missione della Chiesa.
2 – In seno a detta famiglia, ha una sua specifica
collocazione l’Ordine Francescano Secolare. Questo si configura come
un’unione organica di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo e
aperte ad ogni ceto di fedeli, nelle quali i fratelli e le sorelle,
spinti dallo Spirito a raggiungere la perfezione della carità nel
proprio stato secolare, con la Professione si impegnano a vivere il
Vangelo alla maniera di S. Francesco e mediante questa Regola
autenticata dalla Chiesa.
3 – La presente Regola, dopo il Memoriale propositi (1221) e
dopo le Regole approvate dai Sommi Pontefici Nicolò IV e Leone XIII,
adatta l’Ordine Francescano Secolare alle esigenze ed attese della Santa
Chiesa nelle mutate condizioni dei tempi. La sua interpretazione spetta
alla Santa Sede e l’applicazione sarà fatta dalle Costituzioni Generali
e da Statuti particolari.
Capitolo II
La forma di vita
4 – La regola e la vita dei francescani secolari è questa:
osservare
il vangelo di nostro Signore Gesù Cristo secondo l’esempio di S.
Francesco d’Assisi, il quale del Cristo fece l’ispiratore e il centro
della sua vita con Dio e con gli uomini. Cristo, dono dell’Amore del
Padre, è la via a Lui, è la verità nella quale lo Spirito Santo ci
introduce, è la vita che Egli è venuto a dare in sovrabbondanza. I
francescani secolari si impegnino, inoltre, ad una assidua lettura del
Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo.
5 – I francescani secolari, quindi, ricerchino la persona
vivente e operante di Cristo nei fratelli, nella sacra scrittura, nella
Chiesa e nelle azioni liturgiche. La fede di S. Francesco che dettò
queste parole:” Niente altro vedo corporalmente in questo mondo dello
stesso altissimo Figlio di Dio se non il suo santissimo Corpo e il
santissimo Sangue ” sia per essi l’ispirazione e l’orientamento della
vita eucaristica.
6 – Sepolti e resuscitati con Cristo nel Battesimo che li
rende membri vivi della Chiesa, e ad essa più fortemente vincolati per
la Professione, si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra
gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola. Ispirati a
S. Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a
vivere in piena comunione con il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti in un
fiducioso e aperto dialogo di creatività apostolica.
7 – Quali “ fratelli e sorelle della penitenza ”, in virtù
della loro vocazione, sospinti dalla dinamica del Vangelo, conformino il
loro modo di pensare e di agire a quello di Cristo mediante un radicale
mutamento interiore che lo stesso vangelo designa con il nome di
“conversione”, la quale, per la umana fragilità, deve essere attuata
ogni giorno.
In questo cammino di rinnovamento il sacramento della Riconciliazione
è segno privilegiato della misericordia del Padre e sorgente di grazia.
8 – Come Gesù fu il vero adoratore del Padre, così facciano
della preghiera e della contemplazione l’anima del proprio essere e del
proprio operare. Partecipino alla vita sacramentale della Chiesa,
soprattutto all’Eucarestia, e si associno alla preghiere liturgica in
una della forme della Chiesa stessa proposte, rivivendo così i misteri
della vita di Cristo.
9 – La Vergine Maria, umile serva del Signore, disponibile
alla sua parola e a tutti i suoi appelli, fu circondata da Francesco di
indicibile amore e fu designata Protettrice e Avvocata della sua
famiglia. I francescani secolari testimoniano a Lei il loro ardente
amore, con l’imitazione della sua incondizionata disponibilità e nella
effusione di una fiduciosa e cosciente preghiera.
10 – Unendosi all’obbedienza redentrice di Gesù, che depose la
sua volontà in quella del Padre, adempiano fedelmente agli impegni
propri della condizione di ciascuno nelle diverse circostanze della
vita, e seguano Cristo, povero e crocifisso, testimoniando anche fra le
difficoltà e le persecuzioni.
11 – Cristo, fiducioso nel Padre, scelse per Sé e per la Madre
sua una vita povera e umile, pur nell’apprezzamento attento e amoroso
delle realtà create, così, i francescani secolari cerchino nel distacco e
nell’uso una giusta relazione ai beni terreni, semplificando le proprie
materiali esigenze, siano consapevoli, poi, di essere, secondo il
Vangelo, amministratori dei beni ricevuti a favore dei figli di Dio.
Così, nello spirito delle “Beatitudini”, s’adoperino a purificare il
cuore da ogni tendenza e cupidigia di possesso e di dominio, quali
“pellegrini e forestieri” in cammino verso la Casa del Padre.
12 – Testimoni dei beni futuri e impegnati nella vocazione
abbracciata all’acquisto della purità di cuore, si renderanno così
liberi all’amore di Dio e dei fratelli.
13 – Come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del suo
Figlio, Primogenito di una moltitudine di fratelli, i francescani
secolari accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono
del Signore e immagine di Cristo. Il senso di fraternità li renderà
lieti di mettersi alla pari di tutti gli uomini, specialmente dei più
piccoli, per i quali si sforzeranno di creare condizioni di vita di
creature redente da Cristo.
14 – Chiamati, insieme con tutti gli uomini di buona volontà,a
costruire un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del
regno di Dio, consapevoli che “chiunque segue Cristo, Uomo perfetto, si
fa lui pure più uomo”, esercitino con competenza le proprie
responsabilità nello spirito cristiano di servizio.
15 – Siano presenti con la testimonianza della propria vita
umana ed anche con iniziative coraggiose tanto individuali che
comunitarie, nella promozione della giustizia, ed in particolare nel
campo della vita pubblica impegnandosi in scelte concrete e coerenti
alla loro fede.
16 – Reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio dalla comunità umana.
17 – Abbiano inoltre rispetto per le altre creature, animate e
inanimate, che “dell’Altissimo portano significazione”, e si sforzino
di passare dalla tentazione di sfruttamento al francescano concetto di
fratellanza universale.
19 – Quali portatori di pace e memori che essa va costruita
continuamente, ricerchino le vie dell’unità e delle fraterne intese,
attraverso il dialogo, fiduciosi nella potenza del germe divino che è
nell’uomo e nella potenza trasformatrice dell’amore e del
perdono. Messaggeri di perfetta letizia, in ogni circostanza, si
sforzino di portare agli altri la gioia e la speranza. Innestati alla
Risurrezione di Cristo, la quale dà il vero significato a Sorella Morte,
tendano con serenità all’incontro con il Padre.
Capitolo III
La vita in fraternità
20 – L’Ordine Francescano Secolare si articola in
fraternità a vari livelli: locale, regionale, nazionale e
internazionale. Esse hanno singolarmente la propria personalità morale
nella Chiesa. Queste fraternità di vario livello sono tra di loro
coordinate e collegate a norma di questa Regola e delle Costituzioni.
21 – Nei diversi livelli, ogni fraternità è animata e guidata
da un consiglio e un Ministro (o Presidente), che vengono eletti dai
Professi in base alle Costituzioni. Il loro servizio, che è temporaneo, è
impegno di disponibilità e di responsabilità verso i singoli e verso i
gruppi. Le fraternità al loro interno si strutturano a norma delle
Costituzioni, diversamente secondo i vari bisogni dei loro membri e
delle loro regioni, sotto la guida del Consiglio rispettivo.
22 – La fraternità locale ha bisogno di essere canonicamente
eretta, e così diventa la cellula prima di tutto l’Ordine e un segno
visibile della Chiesa, comunità di amore. Essa dovrà essere l’ambiente
privilegiato per sviluppare il senso ecclesiale e la vocazione
francescana, nonché per animare la vita apostolica dei suoi membri.
23 – Le domande di ammissione all’Ordine Francescano Secolare
vengono presentate ad una fraternità locale, il cui Consiglio decide
l’accettazione dei nuovi fratelli. L’inserimento si realizza mediante un
tempo di iniziazione, un tempo di formazione (…) e la Professione della
Regola. A tale sequenza di sviluppi è impegnata tutta la fraternità
anche nel suo modo di vivere. Riguardo all’età per la Professione e al
segno francescano distintivo, ci si regoli secondo gli Statuti. La
Professione è di per sé un impegno perpetuo. I membri che si trovino in
difficoltà particolari, cureranno di trattare i loro problemi con il
Consiglio in fraterno dialogo. Il ritiro o la definitiva dimissione
dall’Ordine, se proprio necessaria, è atto di competenza del Consiglio
di Fraternità, a norma delle Costituzioni.
24 – Per incrementare la comunione tra i membri, il Consiglio
organizzi adunanze periodiche ed incontri frequenti, anche con altri
gruppi francescani, specialmente giovanili, adottando i mezzi più
appropriati per una crescita di vita francescana ed ecclesiale,
stimolando ognuno alla vita di fraternità. Una tale comunione prosegue
con i fratelli defunti con l’offerta di suffragi per le loro anime.
25 – Per le spese occorrenti alla vita della Fraternità e per
quelle necessarie alle opere di culto, di apostolato e di carità, tutti i
fratelli e le sorelle offrano un contributo commisurato alle proprie
possibilità. Sia poi cura delle fraternità locali di contribuire alle
spese dei Consigli delle fraternità di grado superiore.
26 – In segno concreto di comunione e di corresponsabilità, i
Consigli ai diversi livelli, secondo le Costituzioni, chiederanno
religiosi idonei e preparati per l’assistenza spirituale (…….). Per
favorire la fedeltà al carisma e la osservanza della Regola e per avere
maggiori aiuti nella vita di fraternità il ministro o presidente,
d’accordo con il Consiglio, sia sollecito nel chiedere periodicamente la
visita pastorale ai competenti Superiori religiosi e la visita fraterna
ai responsabili di livello superiore, secondo le Costituzioni.
“E chiunque osserverà queste cose sia ricolmo in cielo della
benedizione dell’altissimo Padre e in terra sia ripieno della
benedizione del Figlio suo diletto con il Santissimo Spirito
Paraclito….”.
(Benedizione di S. Francesco)
Amate,studiate e vivete questa vostra "Regola", perché i valori in essa contenuti sono eminentemente evangelici.Vivete questi valori in fraternità e viveteli nel mondo, nel quale per la stessa vostra vocazione secolare, siete coinvolti e radicati. Vivete questi valori evangelici nelle vostre famiglie, trasmettendo la fede con la preghiera, l'esempio e l'educazione e vivete le esigenze evangeliche dell'amore vicendevole, della fedeltà e del rispetto alla vita (Regola, n.17).