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martedì 19 maggio 2020

20 maggio - SANT'ARCANGELO TADINI sacerdote, Francescano secolare e fondatore delle Suore Operaie della S. Casa di Nazareth



20 Maggio
S. ARCANGELO TADINI

 sacerdote, francescano secolare e fondatore
delle Suore Operaie della S. Casa di Nazareth



 

Sant'Arcangelo Tadini è il volto di una Chiesa che seppe essere presenza profetica nella società a cavallo tra XIX e XX secolo. Nel momento in cui il mondo del lavoro stava subendo profonde trasformazioni, questo sacerdote bresciano tenne alta l'attenzione nei confronti di coloro che rischiavano di essere lasciati indietro.



Verolanuova (BS), 12 ottobre 1846 - Botticino Sera (BS), 20 maggio 1912



Arcangelo Tadini nacque il 12 ottobre 1846 a Verolanuova (Diocesi e provincia di Brescia) ultimo di undici figli. Durante il periodo del Seminario una caduta lo rese claudicante per tutta la vita. Ordinato Sacerdote nel 1870, dopo un anno trascorso a casa per la salute malferma, esercitò il suo ministero a Lodrino, a La Noce e, come Parroco per 25 anni, a Botticino Sera.
Vero pastore, si dedicò ai bisogni spirituali della sua parrocchia attraverso la predicazione e la catechesi. Attento ai segni dei tempi, diede vita a iniziative sociali quali la "Società Operaia di mutuo soccorso la Banda musicale, il progetto per una ferrovia. Si dedicò in particolare alle giovani operaie. Per loro, dietro l’impulso della prima Enciclica sociale, la "Rerum Novarum" di Leone XIII, progettò e costruì nel 1895 una filanda, nel 1898 aprì un pensionato, nel 1900 fondò le "Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth" con il compito di educare le giovani lavorando con loro.
Austero e riservato, fu uomo di fede incrollabile davanti alle numerose difficoltà incontrate per realizzare la sua Opera. Devoto dell’Eucaristia e di Maria, uomo di profonda preghiera, fu apostolo instancabile del mondo del lavoro, al quale additò come modello Gesù lavoratore a Nazareth.
Morì a Botticino il 20 Maggio 1912. Fu  proclamato beato da Giovanni Paolo II il 3 Ottobre 1999; canonizzato da Benedetto XIV il 26 aprile 2009.


Martirologio Romano:
Nel villaggio di Botticino Sera vicino a Brescia, beato Arcangelo Tadini, sacerdote, che si adoperò per i diritti e la dignità dei lavoratori e fondò la Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, dedita in particolar modo alla giustizia sociale.









VIDEO BIOGRAFIA


Storia di Arcangelo Tadini - Centro Oratori Bresciani


BIOGRAFIA

Arcangelo Tadini, sacerdote bresciano vissuto tra il 1846 e il 1912, è una figura limpida e affascinante. Uomo intraprendente, prete autentico, ha intrecciato sapientemente rischio e fede, amore per gli uomini e amore per Dio, austerità e tenerezza. Nasce a Verolanuova (BS) il 12 ottobre 1846. Conclusi gli studi elementari nel paese natale, frequenta il ginnasio a Lovere (BG).

Sacerdote

Nel 1864 entra nel seminario di Brescia e nel 1870 è ordinato sacerdote. Dal 1871 al 1873 è nominato vicario-cooperatore a Lodrino (BS), piccolo paese di montagna, e dal 1873 cappellano al santuario di S. Maria della Noce, frazione di Brescia.

Parroco e Terziario francescano

Nel 1885 inizia il suo servizio a Botticino Sera (BS) come vicario-cooperatore; due anni dopo, è nominato Parroco e vi rimane fino al 1912, anno della sua morte. All’inizio del suo mandato, dal pulpito afferma con forza: “Starò con voi, vivrò con voi, morirò con voi”. 
Gli anni vissuti a Botticino sono certamente i più fecondi della vita di don Tadini. Egli ama i suoi parrocchiani come figli e non si risparmia in nulla. Dà inizio alla Schola Cantorum, alla banda musicale, a varie Confraternite, al Terz’ordine Francescano, alle Figlie di S. Angela; ristruttura la chiesa, offre ad ogni categoria di persone la catechesi più adatta, cura la liturgia. Ha una particolare attenzione per la celebrazione dei Sacramenti. Prepara le omelie tenendo presente da una parte la Parola di Dio e della Chiesa, dall’altra il cammino spirituale della sua gente. Quando parla dal pulpito, tutti rimangono stupiti per il calore e la forza che le sue parole sprigionano.





Antica filanda di Botticino
voluta da don Arcangelo Tadini

La sua attenzione pastorale è rivolta soprattutto alle povertà del difficile periodo della prima industrializzazione: egli avverte che la Chiesa è chiamata in causa da chi soffre nelle fabbriche, nelle filande, nelle campagne… Per i lavoratori dà inizio all’Associazione Operaia di Mutuo Soccorso e, per le giovani del paese che maggiormente vivono nell’incertezza e subiscono ingiustizie, costruisce una filanda per dare loro un lavoro.


Fondatore

Nel 1900 il Tadini fonda la Congregazione delle Suore Operaie della S. Casa di Nazareth: donne consacrate ma “operaie con le operaie” che educano le giovani lavoratrici non salendo in cattedra ma lavorando gomito a gomito con loro, non tenendo grandi discorsi ma dando l’esempio di guadagnarsi il pane con dignità e con il sudore della propria fronte. Uno scandalo per quel tempo in cui si pensava alle fabbriche come luoghi pericolosi, immorali e fuorvianti.

Il Tadini affida alle sue Suore l’esempio di Gesù, Maria e Giuseppe che nella Casa di Nazareth, nel silenzio e nel nascondimento, hanno lavorato e vissuto con umiltà e semplicità. Indica l’esempio di Gesù che non solo “ ha sacrificato se stesso sulla croce” ma per trent’anni, a Nazareth, non si è vergognato di usare gli strumenti del carpentiere e di “avere le mani incallite e la fronte bagnata di sudore”.

Per questa sua intraprendenza il Tadini ottiene calunnie e incomprensioni, anche da parte della Chiesa. In realtà egli precorre i tempi: egli intuisce che la Suora, operaia tra le operaie, può dare una comprensione più positiva del mondo del lavoro, visto non più come luogo avverso alla Chiesa, ma ambiente bisognoso di fermento evangelico, un mondo da incontrare più che da contrastare.

Egli stesso è consapevole che la sua Opera è anzitempo, ma è fermamente convinto che non è opera sua ma di Dio: “Dio l’ha voluta, la guida, la perfeziona, la porta al suo termine”. La morte lo coglie quando il sogno della sua vita è ancora incompiuto, ma come seme affidato alla terra, a suo tempo, porterà frutti abbondanti.


"Uno di noi"

I parrocchiani di Botticino intuiscono la santità del loro parroco e imparano ben presto a conoscere e a scoprire, sotto la sua riservatezza e austerità, il cuore di un padre attento e sensibile alla loro vita di stenti e di duro lavoro. Alle sue doti naturali egli unisce una grande capacità di entrare nella vita e nella quotidianità della gente e ben presto si parla di lui come di un prete santo, un uomo eccezionale… e, nel tempo, si dirà di lui “E’ uno di noi” !

Uno di noi quando, molto presto, percorre le vie del paese e il suo passo risuona come sveglia per chi si prepara ad iniziare una giornata di lavoro. Tutti sanno che quel sacerdote, innamorato di Dio e dell’uomo, porterà nella preghiera la vita e le fatiche della sua gente.

Uno di noi quando raccoglie le lacrime delle mamme preoccupate per la precarietà del lavoro dei figli, quando sogna, progetta e costruisce la filanda per le ragazze del paese, perché possano riscoprire la loro dignità di donne.

Uno di noi quando inventa la famiglia delle Suore Operaie, donne consacrate che, nei luoghi di lavoro, siano testimoni di un Amore grande nella semplice quotidianità della vita.

Uno di noi perché ancora ci sorride, ci accompagna nella nostra quotidianità e con le sue parole ci invita a seguire le sue orme: “La santità che guida al cielo è nelle nostre mani. Se vogliamo possederla, una cosa sola dobbiamo fare: amare Dio”.

Benedetto XVI
omelia per la canonizzazione


Canonizzazione

E' stato beatificato da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1999. E' stato canonizzato il 26 aprile 2009 da che Papa Benedetto XVI lo offre come esempio ai sacerdoti, lo indica come intercessore alle famiglie, lo dona come protettore ai lavoratori. Ha il patronato dei claudicanti.







PREGHIERA



Come in Cielo, così in terra
(preghiera a Sant'Arcangelo Tadini)

Uomo di Dio, che hai accolto la vita come un dono e ti sei lasciato plasmare dalle mani del Padre, insegnaci a vivere i nostri giorni nell'abbandono e nella pace. Tu, che ora vivi nella pienezza dell'Amore, cammina accanto a noi, perché il nostro amore sia fedele,
come in Cielo, cosi in terra!
Uomo di Dio, che hai fatto dei tuoi giorni un cantiere di luce e della tua quotidianità un luogo di salvezza, insegnaci a rendere straordinaria la nostra vita ordinaria. Tu, che ora vivi nella pienezza della Gioia, cammina accanto a noi, perché la nostra gioia sia piena, come in Cielo, cosi in terra!
Uomo di Dio, che hai accolto nel tuo cuore i sorrisi e le lacrime della tua gente, porta a Dio i nostri sogni e le nostre fatiche e aflidaci a Lui Tu, che ora vivi nella pienezza della Vita, cammina accanto a noi, perché la nostra vita sia bella, in Cielo, cosi in terra!

ill. Basilica-santuario quadro commemorativo di  L. Salvetti


Per informazioni, richieste di immagini o biografie rivolgersi a:
Suore Operaie della S. Casa di Nazareth
Via Tadini 19
Botticino Sera (BS)

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venerdì 12 giugno 2015

19 febbraio - SAN CORRADO CONFALONIERI Terziario francescano di Piacenza eremita e protettore di Noto


19 febbraio
SAN CORRADO CONFALONIERI
da Piacenza o di Noto
penitente, pellegrino, eremita
Terziario Francescano Regolare (T.O.R.)

 
Calendasco, 1290 – Noto, 19 febbraio 1351

- La sua via alla santità comincia con un incendio doloso. Il giovane Corrado nobile piacentino e uomo d'arme, durante una battuta di caccia s'infuria perché non si prende nulla: le prede sembrano svanite. Per stanarle, fa incendiare cespugli e piante, e il fuoco investe poi tutto quanto, distrugge le coltivazioni, carbonizza le case.
Accorrono le guardie del govenatore Galeazzo Visconti e arrestano un poveraccio che non c'entra. Processato, torturato, condannato a morte. Corrado, che era scappato con i compagni di battuta, a questo punto torna uomo. Nessuno lo cerca, e allora cerca lui i giudici, salva I'innocente e non gli basta ancora: paga i danni alla gente rovinata dal fuoco e si ritrova in miseria. Finisce qui la storia del ricco e comincia quella del santo, con questo gesto che è soltanto un primo passo.
Nel 1115 Corrado ado entra nella comunità del Terz'Ordine Regolare di san Francesco a Calendasco, vicino alla città di Piacenza, dove sua moglie Eufrosina è accolta dalle Clarisse.
Dopo alcuni anni, però, se ne va da Calendasco: la sua vocazione è camminare, e restare solo. Si avvia verso il Sud dell'Italia, passa per Roma, s'imbarcapiù tardi per la Terrasanta e ne torna dopo qualche anno, fermandosi dapprima a Malta e poi, definitivamente, in Sicilia.
Per vie che non conosciamo raggiunge Noto, l'antica città siculo-ellenica addossata ai monti, chesarà distrutta dal terremoto del 1693 (e poi ricostruita poco lontano nel Settecento).

Qui dapprima lo accoglie un ospizio, poi una stanza presso la chiesa del Crocifisso, dove fa amicizia con l'eremita francescano fra Guglielmo Buccheri, che però più tardi si trasferisce a Scicli. Ecco dunque per Corrado la piena solitudine che ha sempre desiderato. Ma non dura: vengono da lui i devoti a chiedere consiglio. E vengono i mascalzoni che lo deridono, lo tentano, lo picchiano a sangue. Ma ogni volta Corrado "si vendica" pregando per loro; e spesso, si racconta, fa prodigiosamente comparire dei pani caldi e fumanti, che offre ai suoi nemici.
Ancora un trasferimento: stavolta sceglie una delle grotte dei Monti Pizzoni, fuori città. E non I'abbandonerà più, se non per andare dall'amico Guglielmo a Scicli, oppure a Noto dal confessore.
A quest'ultimo, il l7 febbraio 1151, dice: "Tra due giorni, alle Grotte, avrò bisogno di te". Sa che quel giomo deve morte. Come, infatti, avviene. Lo trovano morto, dice 1a tradizione, ma sempre in ginocchio, nell'eremo intomo al quale nel XX secolo sorgerà un istituto per orfani, dell'Opera Don Orione.
Il terremoto del 1693 ha risparmiato i suoi resti, sepolti nella chiesa di San Nicolò. Essi si trovano ora nel duomo della città ricostruita, che ha in lui il patrono principale. Nel 1544 il suo culto fu esteso a tuttala Sicilia.



I.  Biografia
    Martirologio
    Liturgia
    Preghiera a S. Corrado

II. Approfondimenti
     Iter della Causa
     Patronato
     Culto a Noto
     Culto a Piacenza



Martirologio Romano:
A Noto in Sicilia, beato Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz’Ordine di San Francesco, che, messi da parte gli svaghi mondani, praticò per circa quarant’anni un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza.

Martirologio Francescano: In Noto, città della Sicilia, S. Corrado Confalonieri da Piacenza, Confessore del Terz'Ordine del nostro Serafico Padre Francesco, il quale, chiaro per nobiltà di sangue e per lo splendore elle vitù, fu decorato da Dio con il dono della profezia e con miracoli senza numero tanto in vita che dopo la morte. Il suo culto fi confermato da Papa Urbano VIII per tutto l'Ordine francescano. (1315)



San Corrado Confalonieri si festeggia il 19 febbraio nell'anniversario della morte (“dies natalis”) e l'ultima domenica di agosto a ricordo della sua beatificazione.

Proprio di S. Corrado Confalonieri



(1) Estratto da I Santi nella Storia, ed. San Paolo, 2006.


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    • Approfondimenti

      Penitente, pellegrino ed eremita del Terzo Ordine di San Francesco,  San Corrado Confalonieri nacque nel 1290. Nobile piacentino di parte guelfa, si narra, fu sposo felice di una gentildonna di Lodi.

      Corrado ferma al mano del boia sull'innocente
      e ammette la colpa dell'incendio
      (stampa del '700)
      Era appassionato per la caccia. Un giorno, lungo le rive del Po, un capo di selvaggina che egli inseguiva a cavallo, circondato da cani e bracconieri, cercò scampo una macchia impenetrabile. Dominato dall'impazienza, l'appassionato cacciatore imparti un ordine imprudente: dare fuoco alla macchia per stanare I'animale. Era estate e nella pianura riarsa dal sole, gli uomini di Corrado non furono in grado di controllare le fiamme. Si sviluppò un incendio che, con I'aiuto del vento, distrusse le messi e le cascine vicine. Corrado e i suoi uomini rientrarono in città senza essere notati. Nessuno stato testimone del loro involontario malestro. I proprietari danneggiati protestarono presso il governatore della città, che ordinò un'inchiesta. Fu arrestato un vagabondo trovato nei boschi, vicino al luogo dell'incendio. Le prove a suo carico parvero sufficienti ed egli venne senz'altro condannato a morte.
      Sulla piazza della città, poco prima che avesse luogo l'esecuzione, Corrado non potè resistere all'impulso della coscienza, si accusò colpevole e scagionò I'innocente. Venne condannato a risarcire tutti i danni arrecati dalle fiamme. Corrado era ricco, ma l’incendio era stato rovinoso. Compensò il danno, vendendo tutti i suoi beni e quelli di sua moglie. Quando l'ultimo danneggiato fu risarcito, egli aveva finito, non solo tutti i suoi beni, ma anche quelli della moglie.

      Calendasco (Piacenza)
      in basso a sinistra, il romitorio
      I due sposi ridotti all'indigenza, non si angustiarono. Per essi quel drammatico avvvenimento aveva illuminato la vita di nuova luce, come un segno del cielo. Con mutuo consenso allora si separarono. Nel 1315, mentre sua moglie, Eufrosina, entrava nel monastero delle Clarisse a Piacenza, lui si fece terziario francescano, andando a vivere nell’Eremo-Hospizio dei pellegrini, in luogo che la tradizione indica nel ‘romitorio del Gorgolare’, nei pressi di Calendasco.
      Ricevuta la benedizione da fra Aristide, superiore del romitorio, nel 1323, si fece pellegrino e presa la via Romea o Franchigena, che di lì appresso oltrepassa il Po’ - al Guado di Sigerico, oggi ripristinato per i pellegrini (1) - si recò a Roma e poi si imbarcò per la Terrasanta, dove si trattenne qualche anno. Nel ritorno si fermò prima a Malta poi in Sicilia, precisamente a Noto, dove abitò prima nelle celle della chiesa del Crocifisso; poi, infastidito dalle frequenti visite di gente che veniva a chiedere consiglio e dalla violenza di alcuni malintenzionati che lo picchiarono a sangue ricevendone però un generoso perdono, si ritirò nella grotta dei Pizzoni, conducendo  vita eremitica per 36 anni, glorificato anche dal dono dei miracoli.


      Grotta dei Pizzoni
      a 5 chilometri da Noto in Sicilia.
      nella Valle dei Miracoli



      E quella grotta, che il popolo chiamerà poi col suo nome, non l’abbandonerà più, se non per andare di tanto in tanto dall’amico Guglielmo Buccheri, un eremita francescano che si era trasferito a Scicli.
      La fama della sua santità si diffuse ampiamente e soprattutto I'eco delle durissime privazioni del devoto penitente. Ogni venerdì scendeva a Noto visitare gli ammalati dell'ospedale e per pregare davanti ad un celebre Crocefisso che si venera in quella Cattedrale. ln quella stessa chiesa furono riposte le sue reliquie, dopo la morte, avvenuta il 19 febbraio 1351 quando egli aveva 61 anni. lnsieme a San Nicola di Bari viene venerato come Patrono della città.

      Per approfondimenti, su L'ARALDO DI SAN CORRADO è dispononibile una copiosa scelta di materiali di studio, foto, informazioni etc.

      • Iter della Causa
      - "L'iter relativo alla beatificazione di Corrado Confalonieri di Piacenza è assai ricco di sviluppi. Già subito dopo la morte si avviarono le procedure, per le quali il vescovo locale poteva procedere all'elevazione agli altari di una persona vissuta in virtù eroiche testimoniate oltre che dalla vita stessa anche da persone viventi che lo avevano conosciuto.
      Lo stesso vescovo di Siracusa (sotto la cui cura ricadeva all'epoca anche la città di Noto), aveva assistito personalmente al miracolo dei pani compiuto da Corrado: il vescovo accertò di persona che egli viveva in una grotta nelle montagne netine senza nulla di ciò che serve alla vita comune, eppure Corrado porse al vescovo del pane caldo e fragrante, meravigliando lo stesso che ne riportò fedele memoria.
      Subito dopo la morte dell'eremita si diede inizio alla causa. Sospesa poi per cause legate ad eventi politici e civili, riprese nel 1400, ancora nel 1500 e si concluse positivamente. Fu beatificato da papa Leone X nel 1515.
      Papa Urbano VIII concesse Ufficio e Messa propria agli Ordini Francescani il 12 settembre 1625, mentre a Piacenza il 2 giugno 1625 con decreto del cardinale Odoardo Farnese si pose giorno di Festa feriale obbligatoria il 19 febbraio con solenne Pontificale in Cattedrale. Intanto nel 1612 nella cattedrale piacentina si era eretta una suntuosa cappella affrescata; nel 1617 si eresse una cappella in Calendasco" (2).

      • preghiera


      O Dio, che hai chiamato San Corrado Confalonieri
      a servirti nella solitudine, nella preghiera e nella penitenza,
      per sua intercessione e per il suo esempio donaci
      di nutrirci spiritualmente della lua grazia
      e di essere infiammati da un vivo desiderio di santità.
      Per Cristo nostro Signore. Amen.




      • Patronato
      Patrono di Noto (prov. di Siracusa).
      Patrono della Comunità di Calendasco (Piacenza)


      Viene invocato per la guarigione dei bambini affetti da ernia ed è il protettore, insieme a sant'Ubaldo e in alcune zone a sant'Eustachio, dei cacciatori.

      I suoi attributi iconografici sono gli uccelli, il cervo e le fiamme di incendi.


      • Culto a Noto

      "Particolare interesse rivestono le vicende che portarono alla beatificazione di Corrado, vicende in cui si intrecciano dati storici e credenze popolari. Va detto infatti che benché fosse ben presto venerato ad Avola e a Noto, Corrado aveva "usurpato" il posto di patrono di Noto a s. Nicola di Bari, il quale a sua volta aveva sostituito s. Luca a Nicosia. 
      Episodi questi non casuali: difatti "che i santi avessero tutti uguale potere di intercessione e che il redentore fosse il più potente di tutti, non era nozione che potesse aver corso in un popolo vessato da una particolare feudalità, sulla quale feudalità, in pratica, veniva esemplata la gerarchia celeste: e come i gabellotti, gli sbirri, i famigli erano, per la loro stessa vicinanza e presenza, più potenti del feudatario ... così i santi, più vicini alla terra per il fatto stesso di essere stati mortali, dovevano essere indubbiamente più potenti di Dio" (Sciascia, p. 189). 

      I Notigiani furono scomunicati, e solo il 12 luglio 1515 papa Leone X ordinò la beatificazione di Corrado al vescovo di Siracusa Guglielmo Raimondo Centelles. Anche in questa occasione Corrado avrebbe compiuto un prodigio: al frate Bernardino Brixiano che aveva smarrito il diploma del papa, apparve in sogno indicandogli dove ritrovarlo. Fu così che il vicario generale Giacomo Humano, secondo quanto si legge in una cronaca del tempo, il 28 ag. 1515 "assolvio tutti li populi di Noto della scomunica per avere adorato S. Corrado senza licenza della Santa Sede Apostolica" (Di Martino, p. 506).


      Nello stesso giorno venne aperta la bara: "il corpo era integro, vestito in carne, la testa separata dal corpo, con un braccio che si dimostra alli populi" (ibid.). 
      La bara fu poi portata nella chiesa del S. Crocefisso dove si verificarono molte guarigioni di erniosi. La prima festa si celebrò il 19 febbr. 1516 e i miracoli aumentarono; ciò sarebbe stato determinante perché Paolo III, il 30 ott. 1544, autorizzasse il culto di C. in tutta la Sicilia. Infine dal 12 sett. 1625, data del diploma di Urbano VIII, in onore di Corrado poté celebrarsi l'ufficio e la messa". 

      Questo brano, a firma di Mario Pagano, è tratto dalla voce dedicata a S. Corrado dell' Dizionario biografico Treccani : che contiene quasi esclusivamente notizie relative al culto tributato al S. Corrado nella città di Noto.

      Il "Santo conteso"


      Detta così, "Santo conteso", verrebbe ingenuamente da pensare che lo sia tra Noto e Piacenza, ma come si va dicendo in queste note è evidente che di questo non si tratta. Accadde, invece, che in Avola e in Noto, le campane cominciarono a suonare da sole (un classico topos dell'agiografia) quando in entrambe le cittadine si pensò che l'eremita Corrado fosse morto e, infatti, così lo trovarono, ancora in ginocchio. Ne nacque una disputa armata tra gli avolesi e i netini, per averne il corpo, ma non solo non se ne veniva a capo tra i contendenti, ma nessuno rimaneva ferito, ed è questo il miracolo. Compresero che il Santo non voleva e che entrambe le fazioni erano egualmente devote. La risoluzione fu che si sfidassero a spostare il catafalco con il Santo, e vennero scelti da ambo le parti quattro dei loro uomini più nerboruti: quando provarono gli Avolesi esso risultò pesante da non alzarsi, viceversa leggero risultò ai quelli di Noto che lo portarono in città, dove, nella cattedrale, ancor oggi il suo corpo giace in un bel sarcofago (recentemente restaurato) esposto alla venerazione dei fedeli. Di queste e tante altre cose ci narra Sebastiano Rizza in un PDF scaricabile o leggere on line, dal titolo "Il Santo conteso".

      • Culto a Piacenza

      Castello dei Confalonieri in Candelasco
      Il nostro Corrado, divenuto penitente entrò nel Terz'Ordine di San Francesco e fu ospitato dal 2015 al 2023 nell'Ospizio dei Pellegrini di Calendasco, che era una località che ben conosceva essendo uno dei feudi dei Confalonieri.

      Calendasco era luogo di sosta lungo quella famosa via Franchigena che da Canterbury in Inghilterra portava a Roma. Li vi era, alla confluenza del Trebbia con il Po, il Guado di Sigerico, l'unico guado fluviale presente lungo l’intera via Francigena. E lo stesso Corrado probabilmente attraversò quel guado quando partì penitente per il suo lungo pellegrinare, tra Roma e Terra Santa, fino a fermarsi in Sicilia e prendere dimora per il resto della vita in una grotta, nella suggestiva Valle dei Miracoli, tra Avola e Noto.


      Se in Sicilia già in vita e ancor più dopo la sua morte da subito risplendette la fama sanctitatis di San Corrado, nelle terre del piacentino gravò una lunga cancellazione della memoria : "Già in questo anno 1315 - ha di recente scritto Umberto Battini - pensiamo con ragione che sia stata operata una prima damnatio memoriae da parte della sua stessa famiglia che venne disonorata e messa maggiormente alla mercè del despota Galeazzo che era nemico avverso alla chiesa piacentina, ma la documentazione ci mostra che i Confalonieri poterono continuare il loro dominio sul territorio di Calendasco in quanto Capitani vescovili ed erano il ramo della casata discendenti di S. Corrado, tra i Maggiori della città mentre il ramo che aveva infeudate le aree quali Celleri e la frazione Torre Confalonieri era minore e detentore di pochissimi titoli".

      Umberto Battini in un articolo pubblicato sul quotidiano di Piacenza, Libertà, il 19 febbraio scorso e messo il rete dal sito Araldo di S. Corrado, curato dai frati del TOR di Noto, nell'approfondire il tema del culto diffusissimo di San Corrado a Noto e l'oblio a Piacenza, ha scritto poi di una seconda damnatio memorie: "La causa principe che portò alla cancellazione della memoria e della fama di santità in terra piacentina del Penitente fu causata nel 1547 da Giovan Luigi Confalonieri di Calendasco, che fu uno dei congiurati che partecipò all’omicidio di Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III (sic.)". Cosicché, "la nobile casata si vide negare gli onori che a Piacenza un avo salito alla santità avrebbe portato, i Farnese per vendetta fecero cadere un oblio che si protrasse fino ai primi anni del seicento, quando la loro vendetta potè dirsi consumata vedendo il congiurato esiliato a Milano e depredato di tutti i diritti di feudalità su Calendasco".

      Cosicché, se già dal 1515 con un breve di Papa Leone X (Giovanni de' Medici, 1513-1521) aveva permesso ufficialmente il culto di San Corrado e lo aveva nominato patrono di Noto, "i piacentini, molti anni dopo, dovettero imparare la devozione per il loro concittadino dai siciliani. Solo nel 1612 Gianluigi Confalonieri, prima laico e ammogliato, poi sacerdote e canonico, poté dedicare una cappella in duomo al santo della sua famiglia. Per dotarla di una reliquia, sessantenne ed infermo intraprese un viaggio per quei tempi assai arduo. In Noto ottenne parte del braccio e la mano sinistra del Santo, e morì contento di essere andato a riposare presso la tomba del suo avo". (cfr. fine-paragrafo Iter della Causa). (Marco Stocchi)


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      (1) - Guado di Sigerico così chiamato perché fu descritto nell'itinerario di Sigerico di Canterbury (arcivescovo di Canterbury) descritto anche in un video. Un servizio di attraversamento fluviale è ancor oggi attivo a cura del Comune di Cadelasco
      (2) - Sull'ter della Causa, voce tratta da Wikipedia



      Altre segnalazioni: