sabato 31 ottobre 2020

Santa Francesca Saverio Cabrini, terziaria francescana e fondatrice delle Suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù



22 dicembre 

SANTA FRANCESCA SAVERIO CABRINI
del III Ordine di San Francesco
Francescana secolare
fondatrice delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù








Sant'Angelo Lodigiano, Lodi, 15 luglio 1850 – Chicago, Stati Uniti, 22 dicembre 1917


Anche i migranti hanno la loro patrona: santa Francesca Saverio Cabrini. Nata nel 1850 a Sant'Angelo Lodigiano, era rimasta orfana e coltivò a lungo il sogno di una vita da suora, ma la sua salute non le permise di entrare in convento e prendere i voti. Così, giovane maestra, si dedicò a un orfanotrofio a Codogno, dove costituì con alcune compagne il primo nucleo delle Suore missionarie del Sacro Cuore. Il carisma indicava la via della missione all'estero, le venne così affidata la delicata cura non di popoli da evangelizzare ma di emigrati partiti alla volta dell'America. Nel 1889 la santa s'imbarcò per New York e nel nuovo mondo si mise al servizio delle comunità italiane, aiutando i connazionali a divenire buoni cittadini americani senza dimenticare la propria identità anche di fede. Morì a Chicago nel 1917. (Matteo Liut)



Martirologio Romano: A Chicago in Illinois negli Stati Uniti d’America, santa Francesca Saverio Cabrini, vergine, che fondò l’Istituto delle Missionarie del Sacratissimo Cuore di Gesù e si adoperò in tutti i modi nell’assistere gli emigrati con insigne carità.



Nel museo della casa natale di Santa Francesca Saverio Cabrini a Sant'Angelo Lodigiano è esposto il  registro delle Terziarie francescane a cui si era iscritta nel 1867.

E' invocata come protettrice dei migranti.




Gaetano Salvemini ha detto dei nostri emigrati nell’800: “Una meta tornava, l'altra metà o era inghiottita da una voragine senza fondo o, se sopravviveva, chiamava la famiglia”. Per salvare generazioni di immigrati dalla “voragine” negli Stati Uniti e entrata in campo una ragazza italiana, lombarda, di nome Francesca Saverio Cabrini. Nata settimina, sopravvissuta ai fratelli morti nell'infanzia, divenne maestra rurale; voleva andare missionaria in Cina (lo stesso sogno di san Francesco Saverio), ma nessuna comunità di suore l'accettava: così poca salute... II suo vescovo le disse: “Nessun istituto ti vuole? Allora fondane uno tu stessa”. Era il 1880.
Lo prese in parola subito, creando o Codogno (Milano) l’istituto “Missionarie del Sacro Cuore” con un’idea precisa: annunciare il Vangelo in Cina. Ma papa Leone XIII sconvolse i piani: “Niente Cina. Gli Stati Uniti e  emigrati italiani, che hanno problemi tremendi”. Volontà d’acciaio accompagnata da pronta duttilità, madre Cabrini é svelta a riciclarsi nella nuova direzione, senza storie o rimpianti. Scopre la tragedia migratoria e va negli Stati Uniti con le prime suore, senza sapere l'inglese. Va tra  emigrati giunti oltre Atlantico dopo essere stati depredati già in Italia, alla partenza, da albergatori, cambiavalute, strozzini, arruolatori e subito presi di mira da altri sfruttatori. A questi italiani lei consegna sé stessa e la sua vita, con passione lucida e intuizioni da manager. Afferra la globalità del problema: l’emigrato ha bisogno di istruzione e di salute, poi ne avranno bisogno i suoi figli, mentre lui invecchierà. .. E anche la sua soluzione e globale: madre Cabrini crea ospedali, dispensari, scuole, laboratori, centri sociali, case di riposo. Più di trent’anni di lavoro, l’Atlantico varcato settantatre volte, battaglie per trovare il denaro, i permessi, la gran fatica di formare altre suore. E il programma diventa imponente realtà.
Splendida “costruzione” sono le suore di madre Cabrini: raggiungono emigranti dovunque, anche la dove i poliziotti non mettono piede, anche in carcere e persino alla soglia della “camera della morte” nel penitenziario newyorkese di Sing Sing. E lei marcia sempre in testa: “Quello che fanno le mie figlie, devo farlo anch’io. Nessuna differenza”. Questo piace agli americani: madre Cabrini somiglia ai loro eroi deila Frontiera. Si è battuta senz’armi contro la “voragine” che inghiottiva tanti italiani. Al loro fianco ha testimoniato il Cristo soccorritore e risanatore, perché nessuno di loro debba più scrivere in Italia: “Qui si vive e si muore come le bestie”. La malaticcia che nessuno voleva trova il tempo di occuparsi anche dell’America Latina; poi torna negli Stati Uniti. E muore lì, tra gli emigrati, a Chicago,
nel dicembre 1971. Anche da morta e rimasta in America: a New York, inumata presso la scuola che porta il suo nome, “Mother Cabrini”. Madre Francesca Saverio Cabrini e stata canonizzata nel 1946. (1)
  

VIDEO






MADRE FRANCESCA SAVERIO CABRINI

BIOGRAFIA
ICONOGRAFIA
PREGHIERA
VIDEO: MADRE CABRINI E IL CUORE DI GESU'

Francesca Cabrini era una donna minuta e fragile, ma con uno spirito indomito; decima figlia di un prospero agricoltore italiano, nacque a Sant'Angelo Lodigiano, non lontano da Pavia nel 1850. La madre partorì undici figli, di cui sette morirono giovani e uno aveva disturbi cerebrali, perciò Francesca crebbe imparando a conoscere la sofferenza. Studiò presso le Figlie del Sacro Cuore e diventò maestra elementare. All’età di ventidue anni divenne preside a Vidardo, vicino a Sant’Angelo, e ottenne il permesso del sindaco di insegnare dottrina cristiana, proibita dagli ispettori civili delle scuole.
Francesca intendeva lavorare più strettamente con la Chiesa e chiese di entrare prima nelle Figlie del Sacro Cuore ad Arluno, e poi nelle suore canossiane di Crema. Nessuna delle due congregazioni poté accoglierla; era molto cagionevole di salute, ma il suo parroco, p. Antonio Serrati, la raccomandò al posto di direttrice di un orfanotrofio, la Casa della Provvidenza di Codogno, dove Francesca raccolse e istruì un piccolo gruppo di operai e gestì un orfanotrofio e un laboratorio per ragazze, ma il progetto non fu organizzato bene in partenza, e naufragò per ragioni indipendenti dalla sua volontà.
Cercò di ottenere il permesso di fondare una congregazione dedita alle missioni all’estero, forse per lavorare in Cina e in altre zone dell’Estremo Oriente. Questa proposta suscitò opposizione, dato che i missionari cattolici da sempre erano uomini, ma alla fine le in permesso di fondare le Missionarie del Sacro Cuore, insieme ad altre sette suore. L’idea di Francesca era di osservare una disciplina mista, alternando il servizio offerto ai bisognosi con tempi regolari di preghiera, di meditazione e di silenzio, ogni giorno. Le note dominanti erano l’umiltà e la semplicità; non erano previste penitenze speciali: Francesca pensava infatti che il lavoro delle suore fosse sufficientemente duro, se veramente si fossero dedicate il più possibile a Dio e ai bisognosi. Lei stessa era pronta a svolgere i compiti più umili. 
Nel 1880, la regola fu approvata, e quando la reputazione di Francesca crebbe, grazie alla tenacia nel lavoro e alla sua spiritualità profonda, fu in grado di fondare altri conventi a Milano e in altre zone dell’Italia settentrionale.
Nell’autunno del 1887 fece visita al papa, per chiedere l’approvazione ufficiale della sua congregazione e di un convento a Roma, oltre che per sondare la possibilità di dare inizio alle missioni estere. Fu ben accolta: il cardinal Parocchi, vicario generale, dopo averle posto alcune domande, le concesse il permesso di istituire un convento a Roma, e perciò Francesca con "cinque consorelle, nella povertà più estrema, ma con la gioia nel cuore" cominciò la sua attività. Quattro mesi dopo, la congregazione ricevette l'approvazione pontificia, segno della fiducia riposta in un istituto composto da donne che offriva il suo aiuto in maggioranza ad altre donne. I conventi in Italia formarono il centro d’istruzione per le missioni.
La sua vocazione tuttavia non riguardò la Cina, ma un paese in direzione opposta. L'Italia stava attraversando una profonda crisi economica negli anni 1870- 1880, e le famiglie disperate, quasi ridotte alla fame e senza lavoro, emigravano negli Stati Uniti. In seguito a varie ondate d’immigrazione, crebbero in varie città americane diverse Little Italy, in particolare a New York e Boston. Affollati negli alloggi, sfruttati dai padroni delle fabbriche, gli immigrati vivevano in povertà e squallore, e spesso non conoscevano la lingua e le usanze di questa terra straniera; molti di loro, in particolare quelli che provenivano dalle zone rurali dell’Italia meridionale, ignoravano anche la loro religione. A questo punto gli Stati Uniti diventarono oggetto di missioni.
Durante il suo soggiorno a Roma, madre Cabrini incontro il vescovo di Piacenza, Giovanni Battista Scalabrini (beatificato nel 1999), una delle massime autorità di quel paese, che era stato profondamente impressionato nel vedere le folle di emigranti che aspettavano di partire con i treni dalla stazione di Milano: aveva compreso il loro desiderio di trovare una vita migliore ed era conscio della lotta amara che molti di loro dovevano intraprendere per sopravvivere.
L’arcivescovo di New York, Michael Corrigan, aveva chiesto l’aiuto di "buoni sacerdoti italiani", per la sua città; il vescovo Scalabrini, perciò, ritenne giusto che, assieme ai sacerdoti, si recassero in America anche le Missionarie del Sacro Cuore. Nel novembre del 1887, madre Cabrini chiese un’udienza a papa Leone XIII, che aveva recentemente ricevuto un resoconto dall’istituto De Propaganda Fide che conteneva le statistiche dell’esodo di massa verso gli Stati Uniti, concludendo che aveva "le caratteristiche di un commercio di schiavi bianchi". Dopo aver ascoltato madre Cabrini in silenzio, decise che le suore sarebbero andate "non in Oriente, ma in Occidente".
Madre Cabrini lascio Le Havre il 23 marzo 1889 diretta a New York, con sei consorelle. Fu un viaggio tempestoso e faticoso, e quando sbarcarono trovarono una situazione decisamente poco promettente: non c’era nessuno ad accoglierle, neanche l’arcivescovo Corrigan, che, anche se aveva bisogno di sacerdoti, non pensava che sarebbe stato un lavoro adatto alle donne. Disse a madre Cabrini che la nave su cui aveva viaggiato era ancora in porto e le consiglio di ripartire, perché non aveva bisogno di loro, ma lei replicò: "Ho delle lettere da parte del papa" e cosi si fermò.
I1 solo alloggio che le suore riuscirono a trovare era malsano, infestato da scarafaggi e cimici; erano costrette anche a mendicare di porta in porta. Anche se la diocesi e i principali ordini religiosi non le aiutarono, le suore trovarono l’amicizia e il supporto di altre religiose, in particolare le Suore della Carità e le Suore del Buon Soccorso, cosi cominciarono a lavorare in mezzo agli immigrati italiani, istruendo i bambini, visitando gli ammalati e sfamando i poveri. Presto furono cosi rispettate che i piccoli negozianti di Little Italy donavano loro il cibo, quando le vedevano passare: cavoli, aglio, zucche, qualunque cosa avessero in più.
A New York esisteva un forte sentimento anticattolico e un pregiudizio contro gli immigrati che provenivano dall’Europa meridionale in particolare, ma questa donna minuta, che parlava poco l’inglese, era convinta di obbedire al volere di Dio, perciò era indomabile. Chiese donazioni per fondare il suo primo orfanotrofio, convincendo l’arcivescovo Corrigan che ne sarebbe valsa la pena (forse aiutata da una “lettera mordace” scritta dal vescovo Scalabrini).
Dal momento della fondazione dell'Orfanotrofio, madre Cabrini non si fermò un attimo, per cercare di soddisfare le richieste di aiuto e di assistenza. Gli immigrati italiani nel nuovo mondo iniziavano una vita fatta di povertà e miseria, ma alcuni di loro presto furono in grado di mantenersi da soli, e riponevano in lei una profonda fiducia. La sua missione era a favore della comunità italiana, "i nostri poveri italiani, abbandonati e disprezzati dal popolo di lingua inglese".
Dopo un certo periodo, le fu offerta una casa grande nella zona settentrionale dello stato di New York: madre Cabrini si reco a Cincinnati, Pittsburg, Buffalo, Saint Louis, nel Missouri, a Denver e San Francisco, dove istituì scuole, orfanotrofi e laboratori. A Seattle, il luogo dove sarebbe stato fondato un istituto doveva essere sgombrato, perciò madre Cabrini prese una pala e insegnò alle consorelle come usarla, dicendo: "Un missionario deve essere capace di svolgere ogni lavoro". Si recò a New Orleans dopo un brutto incidente in cui undici italiani furono linciati, e vi fondo un convento.
Durante un’epidemia, le fu richiesto di istituire un ospedale a New York; all’inizio rifiutò, affermando che era un’educatrice, non un’infermiera, ma poi fece un sogno in cui vide la Beata Vergine Maria che soccorreva i malati. Quando chiese a Maria perché li stesse assistendo, Maria rispose che lo faceva perché madre Cabrini non aveva voluto farlo. (Questo episodio e ricordato in un grande affresco della cappella dell’ex orfanotrofio di Sant’Antonio a Carney, nel New jersey.)
Iniziò il progetto eroicamente, avendo a disposizione pochi materassi e qualche bottiglia di medicinale. Le suore furono costrette a chiedere l’elemosina il pomeriggio del primo giorno, perché "in casa non avevano un centesimo" ma, come in passato, ciò che era iniziato con la fede e l’amore ricevette poi sostegno. I medici offrirono il loro aiuto e presto l’Ospedale fu ben organizzato e gestito. Madre Cabrini
lo battezzò Columbus Hospital, poiché era il 1892, quattrocento anni dopo la scoperta del nuovo mondo fatta da Colombo. Altri ospedali italiani, tutti chiamati con lo stesso nome, sorsero a Chicago e in altre grandi citta americane.
Ritornò per nove volte in Italia, organizzando corsi d’addestramento per le sue consorelle, necessarie in America e in continuo aumento, illustrando l’attività della congregazione alle autorità cattoliche e accertandosi di ricevere il supporto necessario. Soprattutto, ritorno alle sue radici spirituali, trascorrendo il tempo in preghiera e meditazione, ma papa Leone XIII le disse: "Affrettati per il mondo, per portare il santo nome di Gesù ovunque".
Madre Cabrini estese la sua attività all'America centrale, recandosi in missione apostolica nella giungla del Nicaragua, che attraversò in barca, ma dove contrasse una febbre gialla. Nel 1895, a quarantacinque anni, s’imbarcò su una nave carica di banane che partiva da New Orleans per raggiungere Valparaiso, poi prosegui per le Ande. Sopportò i rigori della neve, del freddo e della fame, prima di raggiungere Buenos Aires. Fece il giro dell’Argentina, istituendo nuove scuole e orfanotrofi.
La regola della congregazione finalmente ottenne l’approvazione nel 1907, quando madre Cabrini aveva cinquantasette anni. A quel tempo vi erano sue fondazioni in Francia, Spagna e Italia, in tutti gli Stati Uniti e nell’America meridionale.
Mentre soggiornava a Rio de Janeiro, vi fu un’epidemia di vaiolo, e lei stessa accudì le consorelle malate. Al suo ritorno negli Stati Uniti, iniziò una nuova missione nelle prigioni: le suore avrebbero assistito i detenuti, inclusi quelli condannati a morte, e i loro parenti. Quando visitò Sing Sing, parlò agli italiani nella loro lingua, chiamandoli “miei cari amici".
Nel 1916 fece un ritiro spirituale di sei mesi, dato che il suo compito era quasi finito. Stava incartando delle caramelle per i bambini in una scuola parrocchiale di Chicago proprio prima del Natale del 1917, quando ebbe un collasso, e il giorno dopo morì in ospedale.
La missione di madre Cabrini fu sempre a favore degli immigrati italiani. Anche se fu naturalizzata americana nel 1907, fu principalmente perché era necessario ai fini amministrativi, affinché le sue proprietà appartenessero a un individuo americano. Difese le comunità italiane e fece nascere in loro l’orgoglio di appartenervi. Il suo calore, l’umiltà e la praticità erano notevoli, e in lei si univano a queste qualità una notevole capacità organizzativa e un'energia ancor piu sorprendente (una tenacia nel lavoro senza riserve, in nome di Dio).
Madre Cabrini ha ricevuto la canonizzazione il 7 luglio 1946 da papa Pio XII ed é stata ufficialmente dichiarata “patrona degli emigranti”. E' nota come la “prima cittadina santa” degli Stati Uniti.
Alban Buttler (2)

ICONOGRAFIA

L'iconografia, favorita da un'ultima fotografia scattata nel 1914, si ispira alla sua figura di suora, a scene biografiche e a composizioni che tendono a sottolineare la sua spiritualità centrata sul Sacro Cuore di Gesù.

PREGHIERA




O Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona di tutti gli emigranti , tu che hai preso con te il dramma della disperazione di migliaia e migliaia di emigranti: da New York, fino all'Argentina e in altre Nazioni del mondo. Tu che hai riversato in queste Nazioni i tesori della tua carità, e con affetto di madre hai accolto e consolato tanti afflitti e disperati di ogni razza e Nazione, e a chi si dimostrava ammirato per il successo di tante opere di bene, rispondevi con sincera umiltà: "Tutte queste cose non le ha fatte forse il Signore? ". 

Noi ti preghiamo, che i popoli apprendano da te ad essere solidali, caritatevoli e accoglienti con i fratelli che sono costretti ad abbandonare la loro Patria. Ti preghiamo, anche che gli immigrati rispettino le leggi e che amino il prossimo accogliente.

Supplica il Sacro Cuore di Gesú, che gli uomini delle diverse Nazioni della terra apprendano che sono fratelli e figli dello stesso Padre celeste, e che sono chiamati a formare una sola famiglia. Allontana da essi: le divisioni, le discriminazioni, le rivalità o inimicizie eternamente occupate a vendicare antiche ingiurie. Fa che tutta l'umanità possa essere unita dal tuo amorevole esempio.

Santa Francesca Saverio Cabrini, noi tutti ti chiediamo infine, di intercedere presso la Madre di Dio, di ottenere la grazia della pace in tutte le famiglie e tra le Nazioni della terra, quella pace che viene da Gesù Cristo, Principe della Pace. Amen


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DOCUFILM 



Trailer della docufiction su Santa Francesca Saverio Cabrini e il suo rapporto con il Cuore di Gesù. Con scene tratte dal film "Mother Cabrini" ed interviste tra gli altri a sr.Barbara Staley MSC, mons.Fisichella e p.Ottavio de Bertolis SJ. 
Una produzione CRISTIANA Video

La consacrazione dell'istituto di Madre Cabrini al Sacro Cuore di Gesù si riallacciava a una devozione di cui era stata promotrice nel secolo XVII santa Maria Alacocque che aveva avuto una serie di visioni durante le quali il Cristo le aveva chiesto di istituire una festa il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini. La festa venne creata nel 1675 da papa Clemente XIII che accordò inizialmente alla Polonia e all’Arciconfraternita del Sacro Cuore di Gesù. Fu poi Pio IX a estenderla alla Chiesa universale.
Ma fin dal III secolo i cristiani, come testimoniano alcuni piatti e lampade trovati a Cartagine, usavano dipingere dei cuori ornati sia dalla Croce che dalle iniziali greche del Cristo.
L'usanza si era poi diffusa nel medioevo mentre molti scritti di teologi e santi, da san Bernardo di Chiaravalle a Guillaume de Saint-Thierry, da san Francesco d’Assisi a sant’Antonio da Padova, spiegavano che il Cuore di Gesù era il focolare del suo amore per gli uomini e la sorgente del sangue che egli aveva sparso per il riscatto e la salvezza del mondo.
Infine Leone XIII consacrò con la lettera apostolica Annum sacrum del 25 maggio 1899 l'umanità al Sacro Cuore di Gesù. "Poiché il Sacro Cuore - scriveva  - è il simbolo e l’immagine trasparente dell’infinita carità di Gesù Cristo, che ci sprona a rendergli amore per amore, e quanto mai conveniente consacrarsi al suo augustissimo Cuore, che non significa altro che donarsi e unirsi a Gesù Cristo. Ogni atto di onore, di omaggio e di pietà infatti tributato al divin Cuore, in realtà e rivolto allo stesso Cristo.»
Alfredo Cattabiani (4)

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Note:
(1) da, I Santi nella Storia, mese di dicembre, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, Mi, 2006.
(2) Alban Buttler, Il grande libro dei santi, ed. PIEMME, Casale Monferrato (AL), 2001.
(3) Ronda De Sola Chervin, Donne Sante. Storie di duecento donne, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1995.
(4) Alfredo Cattabiani, Santi del Novecento, Rizzoli, Mi, 2005.