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martedì 23 giugno 2020

ALLA SCOPERTA DEL BEATO RAIMONDO LULLO terziario francescano


29 giugno
Beato

RAIMONDO LULLO
(Ramon Llull)
Francescano secolare




Palma di Maiorca, Isole Baleari, Spagna, 1235 – nel mare di fronte a Maiorca, 29 giugno 1316



Detto “Doctor illuminatus”, filosofo e mistico spagnolo nato a Palma di Morca nel 1235, Raimondo Lullo apparteneva ad una nobile famiglia catalana. Dopo una gioventù dissipata alla corte di Giacomo I d'Aragona, re di Maiorca, nel 1265 si convertì e divenne terziario francescano, dandosi con amore allo studio della filosofia e della teologia, del latino e anche dell'arabo, per prepararsi all'evangelizzazione dei mori d'Africa.
Egli è una delle più interessanti figure di mistico medioevale, sia per la vita avventurosa, sia per l'originalità del pensiero e dello stile. La sua attività e versatilità hanno del prodigioso; corse l'Europa sollecitando re e papi alla crociata contro i musulmani; insegnò a Napoli, a Roma e forse a Parigi; fu Cipro e in Armenia; andò più volte in Africa, assetato di martirio; due volte imprigionato e fustigato, finché subì la lapidazione a Bugia, in Tunisia.
Secondo alcuni invece, lasciato semivivo sulla pubblica piazza, sarebbe stato raccolto da mercanti genovesi e portato su di una nave diretta in Europa, e sarebbe morto in vista dell'isola natale. Certamente, la sua morte avvenne nell'anno 1315.
Fu presente al concilio di Vienne (1311-1312) e vi propugnò la fondazione, in vari luoghi della Cristianità, di scuole per lo studio dell'arabo e delle altre e orientali a favore delle missioni; chiese pure la riunione di tutti Ordini militari in uno solo e la proibizione di Averroè e la condanna dell'averroismo infiltratosi nella filosofia cristiana. Si occupò di tutto lo scibile del suo tempo, perfino di alchimia (e si rese perciò sospetto all'autorità ecclesiastica per suoi certi atteggiamenti occultistici); scrisse un gran numero di opere e molte gliene furono attribuite, in versi e in prosa, in latino, in arabo e in catalano.

In Catalogna e nell'isola di Maiorca ebbe ab antiquo culto di beato. Nel 1850 Pio IX ne approverà il culto, che già gli veniva tributato in Catalogna e nell’Ordine francescano. 



Martirologio Romano: Nel braccio di mare di fronte all’isola di Maiorca, beato Raimondo Lullo, religioso del Terz’Ordine di San Francesco e martire, che, uomo di grande cultura e di illuminata dottrina, per propagare il Vangelo di Cristo instaurò con i Saraceni un fraterno dialogo.

Martirologio Francescano: In Palma, nell'isola di Maiorca, il beato Raimondo Lullo, Martire del Terz'Ordine, insigne per dottrina e per gli scritti, e per lo zelo della dilatazione della fede. Leone X permise che in suo onore si celebrasse l'Ufficio e la Messa (c. 1316)






RAIMONDO LULLO
RAMON LLULL


Filosofo e scrittore. Raimondo Lullo nacque nell'isola di Maiorca nel 1232, poco dopo la  conquista da parte di Giacomo I il Conquistatore. Ricevette un'educazione classica nella classe sociale dei cavalieri e fu siniscalco dell'infante don Giacomo, che diventerà re di Maiorca. Contrasse matrimonio con donna Bianca Picany, dalla quale ebbe due figli, Domenico e Maddalena. Raimondo, cavaliere e poeta, non si distingueva dagli altri membri dell'alta società.

Aveva circa trent'anni quando, mentre scriveva poesie d'amore, ebbe una profonda crisi religiosa, a causa di strane visioni di Gesù Cristo crocifisso. Fu una conversione ardente che lo spinse a dedicarsi al servizio di Dio e alla conversione degli infedeli alla fede cattolica, anche a costo della vita. Maiorca era un campo abbandonato nel quale abbondavano i musulmani. Sentendo predicare sul distacco di san Francesco, decise immediatamente di seguirne l'esempio, rinunciando ai suoi beni temporali, intraprendendo un devoto pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Rocamadur (Francia) e a Santiago de Compostela; quella devota impresa lo occupò per circa due anni. Decise poi di andare a Parigi per studiare e chiese consiglio al maestro Raimondo di Peñafort, che lo dissuase dal progetto, consigliandogli di compiere i suoi buoni propositi in patria.

Seguirono alcuni anni di ritiro e di studio in casa, dove con l'aiuto di uno schiavo musulmano imparò l'arabo. Completò la sua formazione teologica mettendosi in contatto con i cisterciensi e forse con i francescani e i domenicani di Palma. Scrisse il Llibre de la contemplació, dove trovò modo di confessare le sue colpe, e il Llibre del gentil e los tres savís, approfittando dei dialoghi per esprimere le sue inquietudini religiose sulle grandi religioni: cristiana, giudea e musulmana.

Nel 1274, durante un'esperienza eremitica sul monte Randa, si senti pervaso da una forte illuminazione che ritenne divina e che lo spingeva a scrivere libri contro gli errori degli infedeli. Il risultato fu la stesura dell'Ars compendiosa ínveniendi veritatem, servendosi di forme orientali per difendere la dottrina cristiana, favorito molto dalla Maiorca arabo-cristiana.

Era sempre un uomo d'azione e quando il suo amico diventò re di Maiorca, del Rosellón e di Montpellier, con il nome di Giacomo II, Raimondo andò a Montpellier per chiedergli aiuto e poter fondare un collegio a Miramar dove tredici francescani potessero ricevere la formazione necessaria nella lingua araba per poi dedicarsi alla conversione dei musulmani. Il re, dopo aver fatto esaminare gli scritti di Raimondo Lullo da un francescano, approvò la fondazione nel 1276. L'istituzione fu confermata anche da Giovanni XXI, ma durò solo vent'anni. Il gruppo di francescani doveva addestrarsi anche nell'applicazione della tecnica predicata da Raimondo, mediante le sue «ragioni necessarie», la cui evidenza garantiva la conversione degli infedeli.
In quell'epoca scrisse il Llibre d 'amíc e amat, riflessione di mistica cristiana, in forma arabica; conteneva anche il suo famoso racconto moraleggiante, Blanguerna.

Raimondo Lullo portava dentro di sé un missionario inquieto. Il suo ideale era l'unificazione della Chiesa d'Oriente e di Occidente e la riunificazione dell'umanità in Cristo, con la conversione degli ebrei, dei musulmani e dei pagani. Spinto da questo ideale, e sfruttando le buone relazioni diplomatiche e commerciali del califfo di Tunisi con Giacomo II, verso la metà del 1239 si imbarcò diretto a quella città, per convertire musulmani applicando la sua nuova Ars, della cui efficacia era pienamente convinto. Ma i risultati non corrisposero alle sue speranze e decise di tornare.

Un secondo viaggio missionario lo portò fino a Cipro, per il desiderio di disputare, secondo il suo metodo, con nestoriani, monofisiti e infedeli dell'isola. Quando la sua vita fu messa in pericolo, dovette ripartire.

La terza esperienza missionaria lo portò fino all'algerina Bugia, nel 1307. A causa delle solite discussioni religiose, finì in un duro carcere, dove proseguì il suo proselitismo, finché fu espluso dal paese. La quarta e ultima escursione missionaria ebbe per teatro Tunisi, nell'autunno del 1315; in quell'occasione scrisse quindici brevi opere apologetiche.

In seguito al fallimento della prima spedizione missionaria, cercò di avere l'appoggio pontificio per le sue esperienze apostoliche. Chiese aiuto alle corti europee. Non avendo raggiunto il suo scopo, andò di nuovo a Parigi per lottare contro l'averroismo e lì scrisse alcuni dei suoi migliori trattati mistici, come Arbre de filosofúz d 'amor e Lo Cant de Ramón.

La produzione letteraria di Raimondo Lullo è ingente. Scrisse più di duecentonovanta opere, delle quali ce ne restano duecentocinquantasei. Centonovanta si conservano solo in latino e molte di esse non sono state pubblicate. Le altre sono in catalano. Non si conservano scritti in arabo. Il suo desiderio di emettere i voti trai domenicani o i francescani, quando ormai aveva sessant'anni, non fu esaudito. Una tradizione degna di fede dice che fu terziario francescano.

Il racconto leggendario del suo martirio nacque in seguito alle persecuzioni che subì a Bugia e si consolidò per la venerazione dei fraticelli valenziani nel sec. XIV. Storicamente si pensa che Raimondo Lullo morì di morte naturale il 25 marzo 1316 e che fu sepolto solennemente nella chiesa di San Francisco de Palma.
Almeno dal sec. XVI è stato venerato come beato a Maiorca e in Catalogna.
Gli sforzi per promuovere la sua canonizzazione ufficiale non sono mai cessati, ma senza risultati positivi. Nei secoli passati si è discusso sulla legittimità del suo culto. Nel 1850, Pio IX confermò l'autenticità del suo culto ormai antichissimo e gli fu confermato il titolo di beato. È stato definito «dottore illuminato›› e viene abitualmente raffigurato in atto di scrivere assistito dalla colomba che rappresenta lo Spirito Santo o illuminato da un raggio di luce che scende dal cielo.
L. Galmés (1)






Raimondo Lullo (a cavallo) con l'aiuto delle virtù di cui è carico il suo carro
va all'assalto dell'ignoranza per provare la verità di fede.

Miniatura dell'inizio del XIV sec.
Kalruhe, Badishe Landesbibliotek

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note
(1) L. Galmes in Il grande libro dei santi, Diz. enc. diretto da C.Leonardi-A.Riccardi-G.Zarri, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 1998.

PER CONOSCERE IL B. RAIMONDO LULLO (RAMON LLULL) TERZIARIO FRANCESCANO








VAI ALLA SCHEDA BIOGRAFICA


Venerdì 27 novembre 2015 a Palma di Maiorca si apre il settimo centenario della morte del beato Raimondo Lullo. Terziario francescano si distinse per il suo impegno missionario che lo condusse a imparare l’arabo e scrivere numerose opere per un confronto schietto con le diverse religioni. In tale occasione risulta interessante la lettera che il Ministro Generale del Terz’Ordine Regolare ha scritto inerente al Beato maiorchino.


[…] Molti di noi tendono a compiacersi della propria vita spirituale per essere “impegnati in molte cose”, ma ignorano poi come seguire il vangelo può effettivamente trasformare la nostra vita. Questo richiede di essere in comunione con lo Spirito del Signore ed essere pronti a cooperare docilmente alla grazia divina che ci chiama a una santità sempre maggiore. Uno dei modi con cui attuare ciò è considerare come uomini e donne […] abbiano vissuto l’ideale francescano nel corso dei secoli. […]

Ramon Llull in che modo può essere ritenuto come testimonianza rilevante e attuale dopo tanti secoli?

Un convertito

Ramon Llull nacque presso una ricca famiglia a Palma, capitale dell’isola di Mallorca, nel 1232, tre anni dopo che re Giacomo I aveva vinto i Mori e annesso le Isole Baleari al regno di Aragona. Figlio di un ricco sostenitore del re di Barcellona, “probabilmente aveva ricevuto un’educazione simile a quella dei figli di famiglie appartenenti al ceto medio: conoscenza fondamentale della dottrina, rudimenti per leggere e scrivere (forse anche in latino) e l’intero sistema culturale e ideologico della classe dominante (costumi, norme, leggende, letture ecc.)”. Probabilmente ha lavorato per un certo periodo come precettore di Giacomo II d’Aragona. Nel 1257 sposò Blanca Picany, dalla quale ha avuto due figli: Domènec e Magdalena. Circa nello stesso periodo fu nominato siniscalco, amministratore capo della famiglia reale, del futuro re Giacomo II di Mallorca.

Benché sposato e prestando servizio alla casa reale, Ramon non smise di coltivare la sua vena poetica. Si dedicava infatti a scrivere poesie secondo lo stile trovadorico dell’“amor cortese”. Durante gli anni della sua gioventù Ramon sentì con evidenza un grande bisogno di amare ed essere amato, che si manifestò attraverso l’infatuazione per una donna che, andando ben oltre un normale desiderio di amare, assunse comportamenti aggressivi. La forza di questa passione portò Ramon dapprima a lottare contro un’oscurità interiore, poi alla comprensione del mistero dell’amore, esperienza che più tardi descriverà nel Llibre D’amic I Amat (Il Libro dell’amante e dell’amato).

La sua vita cominciò a cambiare quando il Signore lo visitò in modo drammatico nel 1263. Ramon descrisse l’esperienza della sua conversione nell’autobiografia dettata a un monaco francese nel 1311.
Ramon, giovane siniscalco del re di Majorca, era molto versato a comporre canzoni e poesie lascive e a condurre azioni indegne. Una notte era seduto accanto al suo letto, intento a comporre e a scrivere in lingua volgare una canzone per una donna che aveva amato pazzamente; appena cominciò a scrivere la canzone, guardò verso destra e vide Nostro Signore Gesù Cristo sulla croce, come se fosse sospeso a mezz’aria.

Il Cristo crocifisso apparse a Ramon ben cinque volte e il Signore, come fece con sant’Agostino e san Francesco, lo chiamò ad una vita di conversione e penitenza. Cominciò così per Ramon il difficile viaggio di conversione e penitenza che lo portò a dedicare la sua vita e le sue forze totalmente ed esclusivamente al regno di Dio. A trent’anni Ramon lasciò la corte reale e, dopo aver provveduto alla sua famiglia, si dedicò totalmente al servizio di Dio e alla conversione dei musulmani e degli ebrei. Nel 1265 dopo un’altra manifestazione religiosa si fece terziario francescano. Fece lunghi pellegrinaggi ai santuari di Nostra Signora di Rocamadour, a sud della Francia, e di San Giacomo di Compostela, per poi tornare a Mallorca. Si rivestì di un ruvido abito eremitico e si ritirò sul monte Randa, a sud dell’isola, che guarda verso l’Africa musulmana attraverso il Mediterraneo. A ricordo della sua presenza in questo luogo i francescani del TOR presenti nell’isola stanno curando da oltre cent’anni un santuario dedicato alla Nuestra Senora de Cura (Nostra Signora della Salute) e una Sala di Grammatica per studenti che si preparavano per l’università.

Ramon trascorse i seguenti nove anni studiando islamismo, giudaismo, filosofia, teologia, arabo e altre lingue per aiutarsi nella missione di convertire gli infedeli alla Chiesa. Modellò la sua vita su quella di san Francesco, dando via tutti i suoi averi per abbracciare una vita di penitenza a servizio del Signore.
La sua vita fu consumata da un triplice desiderio: “dedicare la sua vita alla conversione dei non cristiani, scrivere il miglior libro mai scritto per denunciare gli errori dei non cristiani, promuovere la fondazione di monasteri dove i missionari avessero potuto studiare le lingue parlate da non cristiani”.
Continuò la sua formazione a Montpellier, importante centro culturale e politico in quel periodo. Questo luogo fu determinante nello sviluppo di Ramon sia come pensatore sia come studioso. Si diresse poi a Parigi, centro accademico per eccellenza; a Roma, centro della cristianità, sede del papato e centro di importanti decisioni; e in Terra Santa, allora sotto il controllo dei musulmani.

L’islamismo e il giudaismo divennero i grandi interessi di Ramon e ardentemente cercava studiosi di queste grandi religioni per discutere sui loro punti di vista. Il testo famoso di Lull El libre del gentil i dels tres savis (Il libro del Gentile e dei tre saggi) è il risultato di questa sua ricerca e un modello di dialogo interreligioso e interculturale. La storia si concentra su un pagano che è alla ricerca della verità. Incontra tre saggi: un ebreo, un musulmano e un cristiano. Ognuno di essi presenta la propria religione come risposta alla ricerca del pagano. Benché Ramon presentasse la posizione e i meriti di ciascun saggio, era ovvio, nella sua convinzione, che presentasse il cristianesimo come l’unica vera fede. Per quelli che sarebbero andati in missione Ramon favorì fortemente lo studio dell’arabo e di altre lingue, non sufficientemente conosciute in quel periodo, e per questo scopo nel 1275 aprì una scuola a Miramar, nell’isola di Mallorca. Per quarant’anni, come detto sopra, viaggiò per città europee importanti, sia sotto l’aspetto politico che religioso: Montpellier, Roma, Napoli, Genova, Pisa, Parigi, Barcellona e anche Gerusalemme. In ognuna di queste città egli continuò a studiare, scrivere, predicare, insegnare e fare dibattiti con fervore e con convinzione. E’ stato uno scrittore prolifico di oltre 260 testi in catalano, latino e arabo lungo un periodo di circa quarant’anni. I suoi scritti comprendono “poesia, romanzi, trattati di mistica, opere filosofiche e teologiche, discussioni scientifiche e un’autobiografia”.

Non contento di preparare altri alla missione, Ramon ha svolto tre viaggi missionari in nord Africa con lo scopo di convertire il mondo musulmano alla cristianità.
Durante il suo secondo viaggio nel 1307 fu imprigionato per sei mesi, e nel viaggio di ritorno in Europa naufragò al largo delle coste italiane. Sette anni dopo fece l’ultimo viaggio a Tunisi. Secondo la tradizione morì nel 1316 all’età di 84 anni, o durante il suo ritorno a Mallorca o subito dopo il suo arrivo nell’isola.

Un’antica tradizione riferisce che la sua morte fu causata da ferite subite durante l’ultimo viaggio in Africa: per questo è venerato come martire. I resti mortali del beato Ramon Llull sono oggi deposti in un sepolcro ben scolpito, risalente al sec. XV, che si trova nella basilica di San Francesco a Palma de Mallorca, curata attualmente dai frati della Provincia spagnola dell’Immacolata Concezione del TOR. Pio IX approvò il culto liturgico di Ramon Llull come beato e martire nel 1858.

Ramon Llull è riconosciuto come Doctor illuminatus ed è noto per la sua incredibile intelligenza. Era filosofo, teologo, mistico, un contemplativo e di grande azione, padre fondatore della lingua catalana, attento ai problemi della Chiesa e della società del suo tempo, grande missionario verso gli ebrei e i musulmani, aperto al dialogo e cercatore di saggezza e conoscenza. E’ evidente che ha vissuto una vita intensa e prolifica.

    Cosa possiamo imparare dalla vita e dalla testimonianza di Ramon Llull ?

      Benché dedito all’azione, Ramon è stato sempre un uomo di profonda preghiera, di intensa esperienza di Dio, che ha amato il silenzio e la solitudine. La sua divorante ricerca di conoscenza scaturiva dal suo amore appassionato per Dio e dall’intensa e frequente preghiera. Ha trascorso diversi anni della sua vita nello studio e nella contemplazione sul monte Randa nell’isola di Mallorca, dove riferisce di aver sperimentato il dono di essere “illuminato” ed essere guidato a sviluppare un metodo per la conversione degli infedeli. Considerò questa illuminazione come un dono soprannaturale che lo spinse a sviluppare un sistema di pensiero e di apologetica, da lui denominato Ars Magna, con il quale Ramon pensava di poter istruire e poi convincere musulmani, ebrei e pagani della verità della fede cristiana. Il lavoro offre un magnifico sguardo in profondità e mostra il nucleo del pensiero llulliano, ed è considerato fondamentale per comprendere le sue intuizioni teologiche, filosofiche e scientifiche – alcune delle quali sono considerate addirittura anticipazioni dell’informatica. Secondo Ramon il vero punto di partenza per un dialogo tra le grandi religioni si fonda sugli attributi con cui le tre religioni definiscono Dio: “Dio esiste, Egli è uno, Egli è la causa prima di tutte le cose, ecc.” Poi passa a spiegare in modo cortese, senza violenza e con uno spirito di pace e di comprensione, la vera ricerca della Trinità divina e dell’incarnazione.

      Durante il lavoro dell’Ars Magna, compose altre opere, tra cui Il libro del Gentile e dei tre saggi e altre sulla contemplazione. Verso il 1238 la sua instancabile energia produsse Il libro dell’amante e dell’amato e la deliziosa novella intitolata Evast e Blaquerna. In un certo senso tutto questo può essere considerato il frutto di una vita tutta dedicata alla preghiera e alla contemplazione.

      Enorme passione per la creazione e consapevole presenza di Dio in tutte le cose

      Come san Francesco, che ammirava e seguiva come francescano secolare, Ramon ha cantato le meraviglie di Dio che egli vedeva riflesse nel libro della creazione. Si univa con le creature del mondo e cantava la bellezza di Dio in loro. Aveva una grande capacità di stupirsi e la capacità di meravigliarsi, come è dimostrato nel suo libro Fèlix o Libro delle meraviglie. In quest’opera Ramon loda Dio e tutte le meraviglie che vede nelle sue creature. L’uccello cantò nel giardino dell’Amato. L’Amante venne e disse all’uccello: “Se non capiamo la lingua l’uno dell’altro, possiamo però capirci attraverso l’amore, perché nel tuo canto vedo il mio Amato davanti ai miei occhi” (Il libro dell’amante e dell’amato, 26). In questo canto Ramon descrive una profonda esperienza di Dio che egli trova nella natura, “tra la vigna e il finocchio, Egli mi condusse all’amore, ad amare Dio con sospiri e lacrime”.

      Dedito alla missione e all’evangelizzazione

      Ramon Lull fu un uomo appassionato, concentrato totalmente su una sola causa: far conoscere il tesoro che lui stesso aveva scoperto e che aveva riempito completamente la sua vita: Gesù Cristo. Per le sue radici majorchine può essere considerato l’artefice della letteratura catalana che, grazie a lui, raggiunge una particolare freschezza e malleabilità; tuttavia sapeva essere accogliente delle altre lingue e culture, specialmente quella araba e latina.

      Ramon riteneva che l’annunzio della fede cristiana andasse fatto in maniera pacifica attraverso il dialogo e argomentazioni convincenti. Tutti i suoi lavori erano finalizzati all’evangelizzazione dei popoli, specialmente i musulmani. Per questo fondò a Miramar, con l’aiuto del re Giacomo II e l’approvazione del papa Giovanni XX, la scuola ove un gruppo di frati francescani potessero studiare l’arabo e la cultura islamica, per prepararsi a presentare la fede cristiana nei paesi islamici in maniera tale da essere compresi e apprezzati da coloro che professavano quella religione.

      Nell’opera Libre de sancta Maria troviamo una preghiera mirabile e sorprendente per la evangelizzazione dei popoli: è un esempio del suo zelo apostolico, della sua singolare devozione e fiducia che aveva per Maria, piena di grazia, Signora e Avvocata, Patrona sia dei non-cristiani sia dei missionari chiamati ad evangelizzarli.

      Passione per una riforma

      In opere come il Romanç d’Evast e Blaquerna Llull spiega con chiarezza le sue idee circa il rinnovamento della cristianità, sia a livello personale e familiare sia a livello ecclesiale e sociale.
      L’opera è stata considerata come il primo esempio di romanzo biografico e sociale della letteratura occidentale. La trama del romanzo considera cinque stati di vita o vocazioni nella Chiesa in cui Llull dà un’espressione narrativa ai suoi princìpi filosofici e teologici, miranti ad una riforma sociale e politica. Sebbene definita da alcuni utopistica, questa riforma risulta invece ovvia alla luce delle innovazioni introdotte dal Doctor illuminatus rispetto alla vita sociale del suo tempo, contraria al vangelo.
      I temi che Llull sviluppa in questo lavoro offrono un esempio e un incoraggiamento profetico, e un’esperienza concreta per come vivere la fede cristiana nella nostra società contemporanea. Alcuni dei temi ricorrenti, che Llull esplora in maniera creativa, considerano la povertà di Gesù Cristo, l’integrazione nella società di gruppi emarginati, l’integrità morale nei mestieri e nelle professioni, la grande responsabilità sociale dei politici, la coerenza al vangelo per tutti i cristiani – specialmente il clero e altri agenti pastorali, la centralità della Parola di Dio, specialmente il vangelo, nella vita quotidiana e nell’organizzazione della Chiesa. Ramon non ha paura di esaminare ogni ambito sociale del suo tempo attraverso il prisma di una fede radicata profondamente nella dottrina cattolica. Non dovremmo essere timidi nel fare la stessa cosa!

      L’amore trasformante di Dio

      Come è stato accennato in precedenza, anche in gioventù Ramon è stato consumato dal desiderio di amare ed essere amato. In un certo senso tutta la sua vita, i vari studi e impegni cui si dedicò, e la sua prodigiosa produzione letteraria sono il risultato della sua passione che traspare da tutto ciò che ha svolto e scritto. Vediamo un assaggio di questa sua ineffabile esperienza mistica nella meravigliosa opera Il libr o dell’amante e dell’amato (Blaquerna): L’amore è un oceano con onde turbate dai venti; non ha né porto né riva (n. 229).

      L’amante era in pericolo nel grande oceano d’amore ma confidava nell’amato, che venne a lui con difficoltà, pensieri, lacrime, sospiri e dolori, perché l’oceano era d’amore (v. 292).
      Fu chiesto all’amante: “Chi è il tuo amato?”. Egli rispose: “Colui che mi fa amare, desiderare, piangere, sospirare, soffrire e morire” (v. 231). L’amante disse: “O tu che sei l’amore, se sei fuoco, vieni luce con le tue lanterne nel mio cuore; se sei acqua, vieni ai miei occhi, da cui sgorghino lacrime che diventino corsi d’acqua…” (v. 165). Hanno chiesto all’amante: “Da dove vieni?” “Da amore”. “A chi appartieni?” “Appartengo all’amore”. “Chi ti ha fatto nascere?” “Amore”. “Dove sei nato?” “Nell’amore”. “Chi ti ha fatto crescere?” “Amore”. “Come vivi?” “Con amore”. “Qual è il tuo nome?” “Amore”. “Da dove vieni?” “Dall’amore”. “Dove vai?” “All’amore”. “Dove abiti?” “Nell’amore… nel mio amato c’è giustizia e misericordia…” (v. 95).

      Ramon era talmente convinto di questo che si potrebbe dire che desiderava morire per amore, non di vecchiaia. Forse ha abbracciato volentieri il martirio proprio come realizzazione di questo desiderio.

      Conclusione

      Dalla vita e dalla testimonianza del nostro fratello Ramon Llull, possiamo evidenziare alcuni elementi per una vera vocazione francescana:

      • una vita totalmente consacrata al Signore e aperta ad una conversione permanente;
      • una vita consumata dalla preghiera, dalla contemplazione, dal desiderio di conoscenza;
      • una vita impegnata alla diffusione del vangelo, alla conversione degli infedeli, e alla  missione della Chiesa;
      • una vita trasformata dall’amare e dall’essere amati dal Signore.


      Da: http://www.francescanitor.org/resources/Letters/italiano/Francesco_2011_ital.pdf
      Ripreso da Il sismografo