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mercoledì 18 giugno 2025

PER CONOSCERE I CONIUGI LUIGI E MARIA LUISA BELTRAME QUATTROCCHI - Terziari Francescani


26 agosto  -  9 novembre


Beati
LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI

Francescani secolari







Catania, 12 gennaio 1880 - Roma, 9 novembre 1951
Firenze, 24 giugno 1884 - Serravalle (AR), 26 agosto 1965


Luigi Beltrame nacque a Catania il 12 gennaio 1880. Trasferitosi a Roma compì gli studi universitari, laureandosi in Giurisprudenza. Qui conobbe la giovane Maria Luisa Corsini, nata a Firenze il 24 giugno 1884, sua futura moglie. 

Luigi fu un padre autorevole, diligente, dedito al lavoro, di grande rettitudine morale, proteso a garantire la sicurezza e la stabilità della famiglia. Intraprese la professione di Avvocato generale dello Stato. Svolse il suo apostolato fra gli ammalati come barelliere nei pellegrinaggi; tra gli Scout; tra i poveri, interessandosi di quelli più emarginati delle borgate della Capitale. Concluse la sua vita a Roma, il 9 novembre 1951.

Maria Luisa Corsini, donna dal cuore amabile e dallo spirito audace, si dedicò alla cura della famiglia, ad un intenso cammino spirituale ed apostolico, alla formazione educativa delle giovani generazioni, specialmente attraverso la pubblicazione di opere a carattere pedagogico. Fu infermiera volontaria della Croce Rossa assistendo terremotati e feriti dei durante i due conflilitti mondiali. Con il marito Luigi e i figli aiutò numerosi militari, dissidenti politici ed ebrei a salvarsi dalla persecuzione. S'impegnò anche come assistente infermiera degli ammalati pellegrini a Lourdes e Loreto, animatrice in gruppi biblici e in diversi movimenti di impegno cristiano. Fu dedita all'accompagnamento dei fidanzati al matrimonio e alla cura della crescita umana e spirituale delle famiglie. Tracciò il programma di santità di tutta la famiglia nell'espressione "Fiat - Adveniat - Magnificat". Si spense a Serravalle di Bibbiena (AR), il 26 agosto 1965.

Sostenendosi reciprocamente con il loro amore, Luigi e Maria vissero un'esistenza d'intensa fede, tenendo alta la verità del Vangelo, e di generosa carità attingendola dal Cuore del Salvatore e riversandola nella famiglia e nella società. Questo essi testimoniarono ai loro figli che chiamati al servizio della Chiesa e del mondo nella vita sacerdotale, religiosa e laicale continuarono a difendere il carisma dei genitori. 

Il Sommo Pontefice S. Giovanni Paolo II, li elevò agli onori degli altari - come prima coppia nella storia della Chiesa Cattolica - beatificandoli in Piazza San Pietro il 21 ottobre 2001, nel XX anniversario dell'Esortazione Apostolica Familiaris CosortioIn quell’occasione, per la prima volta nella storia della Chiesa abbiamo visto elevata alla gloria degli altari una coppia di sposi, beati non “malgrado” il matrimonio, ma proprio in virtù di esso.


Martirologio Romano:
26 agosto: A Roma, beata Maria Beltrame Quattrocchi, che, madre di famiglia, visse con suo marito una vita di profonda e lieta comunione di fede e di carità verso il prossimo, illuminando con la luce di Cristo la famiglia e la società.
9 novembre: A Roma, beato Luigi Beltrame Quattrocchi, che, padre di famiglia, nelle faccende pubbliche come in quelle private osservò i comandamenti di Cristo e li proclamò con diligenza e probità di vita.

La diocesi di Roma li commemora il 25 novembre, anniversario del loro matrimonio.
- Messa Propria dei Beati coniugi Beltrame Quattrocchi


CAUSA
La causa di beatificazione di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi viene aperta il 25 novembre 1994, mentre il 21 ottobre 2001 Giovanni Paolo II innalza la coppia agli onori degli altari. Il 28 ottobre 2001 i corpi dei coniugi vengono trasferiti nella loro cripta presente nel Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma.
Il miracolo che ha consentito la loro beatificazione riguarda Gilberto Grossi, colpito da una malattia invalidante fino dall'età di dieci anni; fra l'incredulità dei medici, nonostante la malattia rimanga in tutta la sua gravità, conosce una completa remissione dei sintomi, grazie all'intercessione dei Beati, e può realizzare il suo sogno: diviene neurochirurgo, si sposa e conduce una vita normale.

Postulatore : P. Massimiliano Noviello OFMCapp.
Attore: Ufficio Famiglia ‒ Vicariato di Roma, P.za S. Giovanni Laterano, 1, 00165 Roma, Italia
Informazioni : postulazionenola@alice.it


BIOGRAFIA

La testimonianza dei coniugi Beltrame Quattrocchi, ha affermato San Giovanni Paolo II, è “una singolare conferma che il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed è fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”.

Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi
Il percorso di santità di una coppia di sposi


“Il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, e possibile, bello, straordinariamente fecondo; e fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”. Giovanni Paolo II ha pronunciato queste parole durante la beatificazione degli sposi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, il 21 ottobre 2001.

Luigi Beltrame nasce il 12 gennaio 1880 a Catania. Aggiungerà al nome di suo padre quello di suo zio Quattrocchi che lo adotterà, non potendo avere figli. Nel 1891 si stabilisce a Roma con i suoi zii. Dopo gli studi di diritto, Luigi intraprende la carriera di avvocato. Frequenta volentieri i grandi classici della letteratura, ama la musica, il teatro, le bellezze della natura e i viaggi.

Maria Luisa Corsini nasce il 24 giugno 1884 a Firenze. La famiglia si trasferisce a Roma nel 1893. Maria Luisa segue i corsi di una scuola commerciale dove impara la contabilità, in uno con le lingue inglese e francese. I suoi gusti personali la portano verso le lettere: acquisisce una vasta cultura letteraria. Sviluppando anche un talento per la musica, Maria suona il piano.

L’amicizia tra le famiglie Corsini e Quattrocchi permette l’incontro di Maria e di Luigi. A Luigi, ammalato gravemente, Maria manda una immagine della Madonna di Pompei. Questo episodio rivela ai due giovani amici la profondità del loro reciproco amore. I1 25 novembre 1905 si sposano nella basilica di Santa Maria Maggiore di Roma. Ciascuno s’interessa del lavoro dell’altro. Luigi si allontana spesso da Roma per motivi professionali, ma si scrivono molto.

Dalla loro unione coniugale nasceranno Filippo, Stefania e Cesarino. Ella scrive a suo marito, assente per motivi di lavoro: “Chi mi data la forza di pensare ai bambini?... di sopportare la fatica fisica e psicologica della gravidanza e del resto? Credi pure che sono veramente disperata”. Poco a poco, grazie alla preghiera, la serenità ritorna nell’animo di Maria, con l’accettazione della volontà di Dio.

Nel settembre 1913 Maria concepisce un altro figlio, ma con una dolorosa diagnosi: “Placenta previa”, che all’epoca equivaleva a una sentenza di morte per la madre e per il figlio. Il ginecologo, un professore di fama, dichiara che solo una interruzione della gravidanza permetterà forse di salvare la madre. Maria e Luigi sono atterriti; volgendo gli sguardi sul Crocifisso attingono in Lui la forza di opporre un “no” categorico all’aborto. La sola sorgente di luce viene da una fiducia illimitata-in Dio e nella S. Vergine Maria. Con un difficile parto viene al mondo Enrichetta. Malgrado i pronostici pessimisti madre e figlia sono salve.

Maria affida gran pane dei compiti materiali al personale di servizio della famiglia, come allora si usava nelle famiglie borghesi. Nel corso degli anni, scrive articoli e libri: sono il suo “apostolato della penna”. I suoi testi, ai quali lavora anche suo marito, si rivolgono alle madri e alle famiglie. Maria si impegna anche nelle opere di carità.

Maria e Luigi partecipano alle attività dell’UNITALSI per accompagnare i malati a Loreto e a Lourdes. Furono poi molto attivi nello scoutismo con l’ASCI (Associazione scoutistica cattolica italiana, ora AGESCI) e impegnati nell’Azione Cattolica. Su suggerimento del Padre spirituale P. Pellegrino Paoli o.f.m., aderiscono nel 1917 all’Ordine Francescano Secolare.

In politica, la coppia Beltrame segue in un primo tempo il fascismo; in seguito disapprovano il regime in occasione delle leggi razziali. Allora si spendono senza risparmio per salvare degli ebrei.

Luigi, che nel 1909 era risultato primo nel concorso nazionale per Avvocato Erariale, eserciterà grandi responsabilità in vari Ministeri, grazie alla sua vasta cultura giuridica e amministrativa. Nel 1943 sarà proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri per diventare Avvocato Generale dello Stato. “Personalità eminente dell’Avvocatura dello Stato – dirà uno dei suoi amici - avrebbe dovuto essere il primo ad assumere la massima carica. Una campagna subdola, condotta da membri della stessa Avvocatura di tendenze laiche e anticlericali, gli sbarrò la strada”. Luigi può esser considerato un esempio per quelli che pagano con una emarginazione professionale, l’onesta e la coerenza di una vita in accordo con la fede. Nel suo impegno parrocchiale per la formazione dei giovani sacrifica il tempo che avrebbe potuto dedicare al riposo. Luigi scrive: “Non dobbiamo nascondere i nostri sentimenti religiosi, dobbiamo professarli pubblicamente, ma, principalmente, dobbiamo farlo mediante le nostre opere. E con l’onestà e lo spirito cristiano, con l’amore verso il prossimo, la carità vissuta e messa in pratica, che facciamo professione di uomini dalle convinzioni religiose”.

Il principale impegno di Maria e Luigi resta la cura della famiglia. La preghiera vi tiene largo spazio e Luigi ne e l’anima: “Fin dalla nostra infanzia - scrive uno dei suoi figli - noi eravamo colpiti dal grande raccoglimento di papà durante le visite al SS. Sacramento in chiesa. Era sempre mio padre che, dopo cena, cominciava e guidava la recita del rosario”.

Nel 1922, i figli Filippo e Cesarino manifestano il desiderio di donarsi a Dio: Filippo entra in seminario e Cesarino nell’abbazia benedettina di S. Paolo fuori le Mura. Maria scriverà ai suoi figli: “Pensare a voi è dunque per me, dopo la Messa e la comunione, l’unico riposo e come l’unico rifugio luminoso del mio animo benedicente il Signore”. Alla fine del primo anno di filosofia, Filippo deve lasciare il seminario per motivi di salute. Poco dopo raggiunge il fratello e si fa benedettino.

Qualche anno dopo Stefania entra nel convento delle Benedettine di Milano e prende il nome di suor Cecilia. Enrichetta riferisce: “La partenza di mia sorella fece nel cuore di papa una lacerazione estremamente violenta. Ho ancora negli occhi, a più di sessant’anni di distanza, le lacrime silenziose e pudiche di mio padre inginocchiato, mentre dall’altra parte della grata si svolgeva la cerimonia della vestizione di sua figlia”.



Quattro figli e una vita familiare scandita dalla fede 
Camaldoli 1983. Da sinistra: Padre Paolino, Madre Cecilia, Enrichetta, Don Tarcisio


Maria si era dedicata a dare ai suoi figli una educazione umana e cristiana, pia senza esagerazioni: “Mi sono spesso domandata - scrive - se una vita orientata in tal modo debba necessariamente condurre alla vocazione. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, dice il Signore... Ai genitori, a cui Dio ha fatto questo dono gratuito, resta il dovere di umiliarsi, di ringraziare, di vivere il Domine non sum dignus, in una vita riconoscente, di dedizione e di pietà”. Maria considera la diversità dei doni di Dio: “Tutti gli stati di vita sono nobili e santi, in quanto mezzi efficaci per raggiungere il fine (la santità)”; se i figli fanno la scelta di sposarsi, “é certamente una grande e sublime vocazione, ma neanche questa è una via facile”.

Nella vita di ogni giorno Maria e Luigi rivaleggiano nella carità. Uno dei loro figli scrive: “La loro vita di coppia fu una autentica gara di rispetto, di donazione, di dipendenza amorosa e di obbedienza reciproca, in una ricerca comune di ciò che era il meglio per l’altro, in un accordo delle anime dove il concetto stesso di obbedienza era superato da una esigenza di carità... fin nell’esercizio amoroso della correzione fraterna e di una consultazione sincera e umile del pensiero dell’altro”. Tuttavia non mancano le opinioni divergenti, le discussioni animate e anche le frizioni. Ma questo non dura mai a lungo e le pronte domande di perdono riportano a serenità.

Luigi e Maria esercitano volentieri lo spirito di solidarietà verso coloro che li sollecitano con mille richieste. Oltre agli aiuti economici, Luigi mette a loro servizio le sue capacità professionali e il prestigio che si è acquistato nelle più alte sfere. Quanto a Maria, ella esercita a suo modo una sorta di “direzione spirituale” non solo verso i suoi familiari, ma anche verso gli amici e finanche verso preti e religiose che si rivolgono a lei con fiducia.

Nel 1918, Luigi attraversa un periodo difficile, che sua figlia evoca cosi: “Nostro padre ha attraversato un periodo di acuta crisi spirituale, legato alla rude ascesa spirituale intrapresa da sua moglie sotto la spinta apostolica del P. Mateo Crawley. Si è lasciato prendere da un momento di scoraggiamento e ha finito per avere “paura di Dio”, come di un rivale che, attirando troppo in alto sua moglie, lo derubasse in certo qual modo... Ella lo ha aiutato a superare questo ostacolo e a lasciarsi attirare lui pure dallo Spirito, in un amore che non e mai diminuito, ma che si e trovato aumentato per la viva presenza della Grazia”.

Dopo la partenza dei loro figlioli (salvo Enrichetta, che rimarrà con i genitori), Luigi e Maria pensano di ritirarsi in un monastero, ma comprendono che non e questa la volontà di Dio. Il loro desiderio di perfezione si realizzerà conservando la vita in comune dove l’unione delle loro anime diventerà sempre più profonda.



Dal 2001 i coniugi Beltrame Quattrocchi
riposano nella crita del 
Santuario del Divino Amore - Roma 


Nel 1941, la salute di Luigi è minata da due crisi cardiache; scrive nel suo testamento: “Spero che Dio vorrà concedermi la grazia della perseveranza finale in questa fede che sento oggi cosi viva e che cerco di conservare con coerenza nei miei pensieri e nelle mie azioni, come so e posso”. Poi, una nuova crisi cardiaca causa la morte di Luigi all’età di 71 anni.

Qualche mese più tardi, Maria scrive: “Luigi e sempre e incessantemente l’amore e il rimpianto inguaribile di tutti e di ciascuno di noi, anche se lui ci assiste, ci e vicino e ci ama tanto quanto prima, e se possibile ancora di più. Poco a poco, egli mi accompagna sempre di più, soprattutto nella preghiera, alla comunione, davanti all’altare”. Negli anni successivi, Maria abbandona poco per volta le sue attività esteriori e impiega tutto il suo tempo nella preghiera, nella scrittura e nella cura della sua famiglia. Nel 1962, il figlio Cesarino (padre Paolino) le rivela la sua decisione di entrare fra i Trappisti, ciò che la riempie di gioia. Durante l’estate del 1965, trascorre un bel periodo di vacanza, ma il 26 agosto viene portata via da una crisi cardiaca. Ha 81 anni.

Fonte:  Novità dell'annuncio e vita di fede, Collana Tau/7, Roma. 2012


SPIRITUALITA
'

L’unione mistica che i due sposi accolgono consapevolmente è cercata e vissuta da loro attraverso l'amore per I'altro, un amore umano, forte ed intenso, che unisce i due fin dal fidanzamento.
Così essi giungono a sperimentare l'ebbrezza sorprendente di un'inaudita profondità riversandosi nell'amore di Dio. E quanto emerge dal loro epistolario (Dal campo base alla vetta) e quanto Maria riconosce nello scritto L'ordito e la trama pubblicato subito dopo la morte del marito avvenuta a Roma: “Vita terrena, fatta di ansietà e di cure, di timori e di raccomandazioni, di tenerezze reciproche, che non sono sentimentalismi o romanticismi, bensì un mondo recinto che dalle abissali profondità e sconfinate estensioni, pur restando tra i due, sa irradiare di fuori amore e luce [...]. filo per filo; la trama in funzione dell'ordito; I'ordito in funzione della trama [... ] uno senza I'altra non riesce a formare il tessuro [...]. Filo per filo, intrecciati in Dio l’uno con l’altra”.
La loro mistica si connota, dunque, per I'indissolubile unità dei due sperimentata nella vita dello Spirito che essi si inspirano I'un I'altro nulla riservando per se stessi come singoli, ma dirigendo tutto il bene personale al bene della coppia. La vita in Dio è fondata e resa possibile, oltre che dalla grazia del sacramento, anche dalle affinità e dai comuni valori ed ideali, che fondano e plasmano una sintonia crescente, che rende capaci di restituire a lui, nel servizio agli altri, gli stessi frutti di tale amore.

Fonte: V. Angrisani - E. Catafano, in La Mistica parola per parola, a cura di Luigi Borriello, Maria R. Del Genio, Tomas Spidlik, Ancora, Milano, 2007.


LUOGHI

Casa Beltrame Quattrocchi


S. Maria Maggiore

Epigrafe a ricordo del Matrimonio dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi - Cappella di S. Caterina d’Alessandria - Basilica Papale di Santa Maria Maggiore - Roma

L’epigrafe sta a ricordo del giorno in cui i Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi consacrarono a Cristo il Ioro amore, con la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, rappresenta un segno tangibile della memoria storica e spirituale di una famiglia cristiana ricca di umanità, di fede e di carità.

Progettata dall'Ing. Arch. Giuseppe Trinchese, la lastra marmorea, essenziale e sobria, è collocata sulla parete destra, vicina all’altare maggiore, della Cappella di S. Caterina d’Alessandria (sec. XVI), della Famiglia Cesi. Essa e stata realizzata con pregiato marmo bianco di Carrara, dello spessore di 7 cm e dimensioni 110x60 cm. Il testo dell'Epigrafe é incorniciato al1'intern0 di una sottile linea di contorno che scorre lungo i quattro lati della lastra. La scritta è incisa nel marmo e rivestita di foglie dorate. Il testo, in latino, ha la seguente traduzione:

I BEATI CONIUGI LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI PRIMA COPPIA ELEVATA AGLI ALTARI NELLA STORIA DELLA CHIESALCATTOLICA IL XXV NOVEMBRE MCMV IN QUESTA CAPPELLA CELEBRARONO IL LORO MATRIMONIO VIVENDO NELLA LUCE DEL VANGELO E NELLA COSTANTE FEDELTA AL QUOTIDIANO COME VOCAZIONE ALLA SANTITA. DALLA LORO FELICE UNIONE NACQUERO FILIPPO, STEFANIA, CESARE ED ENRICHETTA.

Santuario del Divino Amore




Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi furono legati al Santuario da fervida devozione verso la Madonna. Il 13 agosto del 1940, Maria, si reco in pellegrinaggio al Santuario e affido alla Madonna del Divino Amore i suoi quattro figli, che, sempre nel giorno del 13 agosto, degli anni successivi, furono miracolosamente salvati.

13 agosto del 1942, Don Tarcisio, cappellano militare, sulla nave “Attendolo” fu salvato dal siluramento della nave. Il 13 agosto del 1943, Padre Paolino, cappellano militare mentre andava a ricuperare il cadavere di un soldato fu sfiorato dal proiettile di un cecchino. Il 13 agosto del 1943, Madre Cecilia, a Milano, ebbe salva la vita, per aver lasciato il Convento, dove viveva, poco prima che fosse distrutto dai bombardamenti.

Dal 28 ottobre 2001, riposano nella Cripta del Santuario, accanto alla tomba di Don Umberto Terenzi, primo Rettore e Parroco del Santuario e fondatore delle opere del Divino Amore.


PREGHIERE




Preghiera per intercessione dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo
ti ringraziamo per il dono dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi e della loro famiglia. Nell’amore che hanno reciprocamente condiviso e riversato sui loro figli ci offrì una testimonianza viva e intensa del tuo Amore, con cui ti prendi cura di tutti gli uomini. Questo Amore essi lo hanno attinto dal Cuore di Gesù attraverso l’ascolto della Parola, l’Eucaristia, il Rosario e lo hanno consegnato a tutti nel segno concreto della Carità fraterna.

Ti chiediamo, O dolcissima Trinità, per intercessione dei Beati Coniugi Luigi e Maria che la Chiesa cresca di nuovi figli e di ardenti apostoli del Vangelo; |’umana società promuova la giustizia, la pace e la salvaguardia dei Creato; le famiglie siano luoghi di accoglienza, di rispetto, di dialogo, di premura per i piccoli, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i deboli, i poveri e gli esuli; i coniugi e i genitori rispondano, con fedeltà al quotidiano, alla loro chiamata nel custodire e promuovere la vita, la dignità umana, l’educazione, la fede e la solidarietà. Fa’ che otteniamo per la preghiera dei Beati Coniugi Luigi e Maria la grazia che ardentemente desideriamo...

Maria, Madre delle famiglie, ci aiuti e ci protegga nel cammino della vita a rispondere al dono del nostro Battesimo come chiamata alla Santità. Amen.

Tre Gloria al Padre

Per grazie ricevute e per informazioni: 
P. Massimiliano Noviello OFMCap. - postulazionenola@alice.it

Con approvazione ecclesiastica 

domenica 1 novembre 2020

Servo di Dio ARNALDO CANEPA francescano secolare, fondatore del Centro Oratori Romani



2 novembre

Servo di Dio
ARNALDO CANEPA
del III Ordine di San Francesco
Francescano secolare
fondatore del Centro Oratori Romani 








Roma, 24 settembre 1882 - 2 novembre 1966


Arnaldo Canepa, Catechista e Fondatore del Cento Oratori Romani, morto il 2 novembre 1966 nella clinica romana della Madonna della fiducia dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita e nato a Roma nel 1882, cresciuto in un epoca che avrebbe in seguito, spesso chiamata "stupida". Dedicò quaranta anni e più della sua esistenza alla fondazione e direzione di Oratori per ragazzi. Per loro ha rinunziato alle sue attività professionali si è privato gradualmente di tutto il suo avere scegliendo di vivere in francescana povertà. Dopo la sua conversione nel maggio del 1921 e con l’apertura del suo primo oratorio festivo presso la parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio, Roma nel 1931 inizia un opera che lo porterà nel 1945 a fondare l’associazione “Centro Oratori Romani” la quale ne porta avanti lo spirito e il metodo(quattro binari e quattro dimensioni) e che tuttora aspira ad essere un punto di riferimento per gli oratori parrocchiali romani. (sito Santi e Beati)





per approfondirne la figura, sostenere la causa di beatificazione 




Indice
BIOGRAFIA
INFO CAUSA
TERZIARIO FRANCESCANO
PREGHIERA 


Arnaldo Canepa nasce a Roma - in Via degli Spagnoli 29 - da Giacomo e da Maria Giacomini, il 24 Settembre 1882. Battezzato il 9 Ottobre nella chiesa di Sant'Agostino; i suoi nomi: Arnaldo, Romolo, Pio. E' il secondo di quattro fratelli: Alfredo, Manfredi, Olga.
Alla morte del padre la madre rimane sola a gestire il ristorante, trasferito da Via degli Spagnoli in Via Venti Settembre, e manda il piccolo Arnaldo a Vallerano (Viterbo). Qui l'anziano parroco gli insegna a leggere su un testo di Storia Sacra e a pregare. E la preghiera del mattino continuerà poi sempre a dirla, anche nel periodo in cui si allontanerà dalla fede.
Dopo Vallerano frequenta il Collegio di Alatri e successivamente il Convitto Nazionale di Spoleto. Ancor giovanetto ritorna a Roma e si unisce ai giovani della sua generazione, accantonando ogni pratica religiosa e simpatizzando per la massoneria e il socialismo.  Egli stesso definì in seguito quel periodo “ senza sapore “ e “ stupido ”.
In quegl'anni matura comunque una personalità caratterizzata da decisione e sensibilità, carattere forte, che mira all'essenziale, pratico e intuitivo. Funge da capofamiglia ed è a lui che la madre, i fratelli e i nipoti si rivolgono per consiglio. Ha anche interessi culturali: conosce molti canti della Divina Commedia a memoria, legge in francese e in inglese, conosce da autodidatta il latino, ama il teatro e la musica.
Nel periodo successivo al trasferimento del suo ristorante in Via delle Terme di Diocleziano, dl fronte al Grand'Hotel, egli frequenta il mondo culturale e musicale del tempo, coltivando una profonda amicizia con Pietro Mascagni.

Conversione 
Entrata nel Terz'Ordine Francescano
La sua conversione accade nel Maggio 1921: un pomeriggio entra per curiosità nella chiesa di Santa Maria Odigitria, che sorge in Via del Tritone e ne esce sconvolto e convertito a Cristo.
Nei mesi successivi a quella esperienza Arnaldo diventa un apostolo tra i giovani. Un cammino scandito da una serie di passaggi indicativi della sua crescita spirituale.
Dal 1922 inizia a frequentare assiduamente i frati cappuccini della chiesa dell’Immacolata Concezione di Via Veneto, associandosi al locale Terz’Ordine Francescano, nei cui registri comincia da allora a comparire il suo nome. Professo il 23 dicembre 1923, rivestirà vari incarichi tra cui quello di Ministro.
Nel 1923, aderisce come confratello nella Congregazione Mariana - eretta canonicamente il 19 Marzo l9l8 - sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli. Nel Gennaio dello stesso anno, Canepa organizza presso la sua Parrocchia in Santa Maria degli Angeli il Circolo Giovanile: il 2 Luglio organizza la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli; successivamente organizza l'Azione Cattolica per adulti e il Gruppo Scout.

Apostolato nelle periferie
Fondazione del Centro Oratori Romani
Nel ’26 con il giornalista Vertecchi, inizia la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli presso la Parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro.
Nel 1929 Arnaldo conosce e segue Mons. Desiderio Nobels, un sacerdote belga che aveva iniziato al Quadraro e a Torpignattara un servizio pastorale a favore dei fanciulli, di domenica con la celebrazione della Messa e il catechismo,
Nel 1931, Mons. Nobels viene allontanato dai fascisti e il Parroco del Quadraro - Don Gioacchino Rey - chiama Canepa che così inizia l'Oratorio festivo (celebrazione eucaristica e catechesi) aiutato da due confratelli della San Vincenzo. Successivamente si uniscono all'iniziativa 
confratelli del Terz'Ordine Francescano e si comincia a ritrovarsi non soltanto la Domenica ma anche durante la settimana: è l'inizio dell' Oratorio quotidiano.
Perciò in questo anno Canepa realizza, in embrione, ciò che negli anni successivi sarà indicato come "i quattro binari del Centro Oratori Romani" e cioè l'Oratorio festivo, l'Oratorio quotidiano, le attività formative mensili e il gioco.
Negli anni successivi su richiesta dei parroci, gli oratori si moltiplicano; cresce il numero dei Terziari e dei confratelli della San Vincenzo, e quello che il Conte Pietromarchi ha istituito come Comitato"Pro Infantia" si trasforma in una istituzione autonoma denominata "Prima Opera Sinite Pàrvulos" (1941), divenuta successivamente Centro Oratori Romani (1944/45). Tale Associazione, per volontà del Cardinale Vicario Marchetti, ha la sede nel Vicariato di Roma in Via della Pigna n. 13
Il 31 Dicembre 1955: il santo Padre Pio XII riceve il fondatore del Centro Oratori Romani. con una folta rappresentanza dei 52 Oratori parrocchiali e degli oltre 500 catechisti; nel 1962 il Cardinale Vicario Micara decreta il riconoscimento del C.O.R. quale Associazione pubblica della diocesi e ne approva il primo Statuto

Epilogo
Negli ultimi anni della sua vita, vedendo ormai svanire le sue forze, si ritirò presso la Clinica Santa Maria della Fiducia, all’Appio Tuscolano, dove morì il 2 novembre 1966 in seguito ad una trombosi cerebrale che lo aveva colto nella solennità di Ognissanti. Lo trovarono le suore della Clinica stessa, steso per terra: il modo più povero e solo di morire. Aveva 85 anni, di cui 45 dedicati all’apostolato negli oratori. Sepolto al Verano, la salma venne traslata il 23 novembre 1989 all’interno della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro, dove egli aveva iniziato la sua missione. I resti mortali di Canepa sono oggi custoditi in un sacello di granito rosso posto sulla sinistra della navata centrale. La ricognizione della salma effettuata dalle autorità ecclesiastiche in occasione della traslazione testimonia che il suo corpo è integro e non si è decomposto. Il 6 dicembre 1992, Sua Santità Giovanni Paolo II, visitando la parrocchia vi sostò in preghiera e ne benedisse la tomba. Il 26 maggio 1993 fu pubblicato l’editto relativo all’inizio della causa di Canonizzazione del Servo di Dio , Catechista della diocesi di Roma, Terziario Francescano.

INFO CAUSA

Il 26 Maggio 1993 il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, con un editto dà inizio all'iter per avviare la causa di canonizzazione di A. Canepa. Il 26 Febbraio 1994, Canepa è proclamato Servo di Dio.
Il 30 Novembre 2000 viene chiusa la fase diocesana del processo per la Causa di Canonizzazione del Servo di Dio Arnaldo Canepa. Presiede la cerimonia S.E. il Cardinale e Vicario di Roma Camillo Ruini. 
Il 20 maggio 2023 Papa Francesco promulga il decreto per l'eroicità delle virtù.

PREGHIERA


O Dio Onnipotente e Misericordioso
nei disegni della tua Provvidenza
chiamasti a conversione il Tuo servo 
Arnaldo Canepa, 
sotto lo sguardo e la materna 
assistenza della Beata Vergine.
Lo avviasti ad un cammino si speciale sequela di Gesù Cristo
colmandolo dei doni del Tuo Spirito,
Suscitasti in lui l'amore di Gesù Divin Maestro
ponendolo al servizio della chiesa che è in Roma
a servzio dei fanciulli e dei giovani 
più bisognosi nel corpo e nello spirito.

Ti preghiamo:
Concedi a noi, fedeli all'esempio del tuo umile servo
che con tanto zelo si prodigò per la salvezza delle anime
la grazia che ora umilmente di chiediamo...

Concedi inoltre di vedere un giorno 
riconosciute nella Chiesa
le virtù di Arnaldo Canepa
Amen

un Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

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Potete comunicare eventuali grazie ricevute al Centro Oratori Romani, tel 06.6988.6406 oppure inviare una e-mail cor@vicariatusurbis.org 

mercoledì 7 ottobre 2020

Per conoscere il ven. PIO XII terziario francescano


9 ottobre
Ven. Pio XII
(Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli)
Papa
del Terz'ordine di San Francesco
Francescano secolare



Roma, 2 marzo 1876 – Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958


Eugenio Pacelli è nato a Roma, i1 2 marzo 1876; Conseguita la licenza liceale presso il Liceo Parini, nel 1874 divenne terziario francescano e l'anno successivo iniziò gli studi teologici. Ordinato sacerdote il 2 aprile 1899 e laureato in teologia e in "utroque iure", entra nella Segreteria di Stato, nella Congregazione degli Affari straordinari, di cui diviene prima sottosegretario (1911), e poi segretario (1914); eletto Arcivescovo titolare di Sardi il 20 aprile 1917, è Nunzio apostolico in Baviera e, dal 1920, a Berlino; Pio XI lo crea cardinale il 16 dicembre 1929 e lo nomina proprio Segretario di Stato; è eletto Papa il 2 marzo 1939; il suo pontificalo dura oltre diciannove anni: muore a Castel Gandolfo, il 9 ottobre 1958, a 82 anni di età.


CAUSA

Nel 1990, a conclusione della prima fase di beatificazione, ha ricevuto il titolo di servo di Dio. Nel 2009, a conclusione della seconda fase, ha ricevuto il titolo di venerabile, che ne attesta l'eroicità delle virtù per la Chiesa. La causa di canonizzazione è affidata alla Compagnia di Gesù.


per conoscere pio xii e sostenerne la causa di beatificazione







PIO XII TERZIARIO FRANCESCANO

Il pontificato di Eugenio Pacelli inizia, alla vigilia della seconda guerra mondiale, con la preoccupazione di cercare di evitare il conflitto e di salvare la pace: preoccupazione destinata a suscitare - come gia era accaduto per Benedetto XV — sospetti e risentimenti, appena velati di rispetto formale e resi semmai più pungenti a causa dell'ideologia sostanzialmente pagana, e portata quindi ad esaltare i miti della forza e della gloria militare, che allora dominava in Italia e in Europa.
Scoppiato il conflitto mondiale, il Papa operò in due direzioni: la condivisione e il lenimento, in tutte le forme per lui possibili, delle sofferenze delle popolazioni - in primo luogo di quella di Roma - provate dalle vicende belliche e la riaffermazione e proclamazione, lucida e ferma, dei principi concerrnenti la dignità della persona, la giustizia sociale, i diritti dei popoli, i rapporti fra gli Stati, il ruolo attivo del laicato cattolico. 
Iniziava cosi, a contatto diretto con le più tragiche esperienze che il secolo avesse conosciuto, quell'opera di magistero che si sarebbe arricchita e dispiegata in modo imponente nella seconda fase del pontificato di Pio XII e che avrebbe costituito la premessa dottrinalmente più  vasta e profonda per le organiche rielaborazioni che il Concilio Vaticano II avrebbe operato: come ben sa chiunque abbia conoscenza non superficiale dei documenti conciliari.
II magistero, rivolto a tutti i problemi specifici della Chiesa e del mondo moderno, a tutti gli "status" e missioni della Chiesa, a tutte le categorie di persone, circostanziato e specifico, saldo nel fondamento sopranaturale, lucido nel ragionamento, icastico nell'esposizione, rimane il risultato più poderoso del quasi ventennale servizio apostolico di Pio XII.

Anche la Fraternità secolare di san Francesco ne ha tratto vantaggio. Terziario Francescano anche lui: era entrato nel 1902 a far parte della Pia Fratellanza dei Sacerdoti Terziari di Roma, essendone Ministro l'allora mons. Giacomo Della Chiesa, e ne confermò la circostanza personalmente, in due distinte udienze, al padre Leonardo M. Bello, Ministro Generale dei Minori (8-4-I939) e al padre Donato da Welle, Ministro Generale dei Cappuccini (15-7-I943) — Pio XII inaugurò francescanamente il pontificato con la proclamazione, avvenuta il 18 giugno 1939, di san Francesco a Patrono d'Italia, unitamente a Santa Caterina da Siena, tessendone un elevato panegirico culminato in una preghiera a Cristo per la pace dell'Italia e del mondo; dopo minori ma significative testimonianze di attenzione e di affetto ai Francescani secolari detto per loro il discorso del 1° luglio 1956, che costituisce un caposaldo del magistero pontificio di tutti i tempi intorno all'Ordine Secolare e che è finito, a buon diritto, tra le "fonti" della costituzione dogmatica  "Lumen gentium" (cfr. n. 40: nota 4); anche le Costituzioni del Terz’Ordine promulgate nel 1957 ne sono state largamente influenzate; per questo documento il nome di Pio XII rimarrà saldamente legato nel tempo alla storia dell'OFS. (1)


TESTI

domenica 3 maggio 2020

PER CONOSCERE GIUSEPPINA BERETTONI terziaria francescana e domenicana, poi Missionaria della Regalità




21 gennaio
Serva di Dio
GIUSEPPINA BERETTONI
Vergine, maestra
Terziaria francescana e domenicana
poi, Missionaria della Regalità



Roma, 6 agosto 1875 - 17 gennaio 1927


Figlia di un impiegato dello Stato pontificio, ebbe un’infanzia difficile visto che la presa di Roma del 1870 aveva creato condizioni di difficoltà economiche per gli impiegati. Visse perciò sempre povera adattandosi ai lavori più umili pur essendo maestra d’infanzia. Sentì molto presto la vocazione alla consacrazione a Dio, ma i vari tentativi per entrare in un Ordine religioso fallirono tutti. Divenne, caso rarissimo, terziaria domenicana e contemporaneamente terziaria francescana.
Visse la sua consacrazione come Missionaria della Regalità di Cristo di Roma, nell'istituto secolare fondato da p. Gemelli e Armida Barelli. Aderì a varie associazioni cattoliche laicali, ma si impegno soprattutto nell’Azione Cattolica.
Ebbe fin da giovane vari fenomeni mistici: dall’estasi alla bilocazione, ma anche molte vessazioni demoniache. Tutta la sua intensa vita di unione con Dio e tali fenomeni erano conosciuti da pochi, mentre la sua vita al servizio dei poveri e degli ammalati nel corpo e nello spirito era nota a molti. 
La Berettoni si prodigava senza fare distinzione di persone e la si ritrovava nelle scuole di periferia come maestra dei più poveri, e nelle case di prostituzione o nelle case della borghesia romana.
La sua vita mistica e ampiamente descritta nelle relazioni frequenti impostele dal p. Blat, il suo direttore spirituale, famoso teologo domenicano. Vi si colgono un amore ardente all’eucaristia, centro della sua vita, e un’intensa vita apostolica scaturita dallo scambio dei cuori con Cristo, di cui fu favorita: le mozioni della grazia trovavano in lei faticosa ma immediata corrispondenza, grazie all’intensa unione d’amore con il Cristo, centro della sua vita mistica. (M.R. Del Genio)








PER CONOSCERLA MEGLIO

Giuseppina Berettoni (1875-1927) è una grande apostola laica, nata a Roma, figlia d' un impiegato marchigiano. Esempio fulgido di operosità, tanto da essere definita da chi la onosciuta bene "attivista sbarazzina di Cristo", fu però soprattutto una grande mistica.
 La sua missione oggi, consiste nel far comprendere la presenza di Dio onnipotente e misericordioso fra noi, operatore di miracoli attraverso umili strumenti umani quali Giuseppina Berettoni. Giuseppina fa palese Dio a chi Lo cerca, ma specialmente a chi non lo cerca. Attraverso la sua mediazione, coloro che sono lontani dalla fede riescono a credere: Dio c'è, e opera con onnipotenza.
ln una società in cui l'umanità sembra aver perduto il senso del soprannaturale e della maestà divina, Giuseppina Berettoni ha una missione del tutto particolare. Giuseppina non è ancora canonizzata, ma è certamente una grande Santa, ed è molto venerata. Attraverso la sua intercessione molte sono le grazie che si ottengono.

Per chi volesse approfondirne la figura c'è un blog curato dal Centro Giuseppina Berettoni "clicca qui" e inoltre c'è un Sito a lei dedicato  "clicca qui" che, oltre ad una nutrita galleria fotografica, contiene pubblicazioni on line.


CAUSA

La causa è seguita dalla Postulazione Generale dei Frati Minori
Per contatti scrivere a Centro Giuseppina Berettoni - via Merulana 124 - Roma



BIOGRAFIA

Nata a Roma da genitori profondamente cristiani, Giuseppina Berettoni riceve a otto anni la prima S, Comunione. Entra presto nell'Associazione delle Figlie di Maria, e a nove anni emette il voto di verginità e rinuncia al mondo - come scrive lei a dieci anni - "perché vi domina una spirito apertamente contrario a quello di Gesù". Promette pure di non negare nulla di quanto le verrà chiesto nel nome di Gesù e di Maria.
Dopo alcune esperienze come novizia negli lstituti religiosi, realizza la sua vocazione all'apostotato laico nel mondo attraverso I'impegno dei consigli evangelici, quasi anticipando in se stessa I'esperienza e la missione specifica degli lstituti secolari. Si offre vittima al Signore per i Sacerdoti e per le Persone Consacrate. Diventa terziaria sia domenicana sia francescana, cosa non rara prima del Concilio Vaticano II. Sarà Maestra delle novizie presso la Fraternità S. Antonio di via Merulana i Roma, attore della Causa di beatificazione.

Vive sempre povera, e con il voto di obbedienza, sotto la guida di esperti Direrettori spirituali, segue e imita più da vicino il cristo obbediente fino alla morte.
Dalla sua offerta totale fiorisce il dono di una feconda maternità spirituale, che la rende "una impegnatissima missionaria laica... apostola dall'orazione altissima,e dalla sconfinata fiducia in Dio" (P. Mondrone S. J.). "Tutte le mie forze - come lei ci attesta - tutta la mia vita voglio spendere per far conoscere Gesù al popolo cristiano". Ed è quanto ella attua con una gioiosa dedizione ad ogni opera di bene.
Si prodiga con i piccoli negli asili (è stata maestra presso l'Asilo Savoia) e nelle case; suscita tra i giovani numerose vocazioni ai Seminari e ai Noviziati religiosi; collabora generosamente con I'insegnamento della religione nelle parrocchie e nelle scuole; completa il suo multiforme apostolato negli ospedali e nelle case, ove avvicina i lontani, aiuta i bisognosi ed abbandonati, assiste i malati e i moribondi. E' soprattutto con loro che ella sente divampare tutta la sua carità, attinta dall'Eucaristia. Maturano così, per i singoli e per le famiglie, quali frutti meravigliosi, i consigli più indovinati ed efficaci, che persuadono anche i cuori più induriti, e gli aiuti di ogni genere che tutti da lei spermentano.

Si può dire, riassumendo, che la sua vita è come una tela tmirabile, intessuta di opere della più squisita caritàcristiana " (da "L'Oss. Romano", 21 gennaio 1927). Giuseppina Berettoni conclude la sua esisistenza a 52 anni, il 17 gennaio 1927, pochi minuti dopo aver ricevuto la S. Comunione nella basilica di S. Maria Maggiore: cioè all'ombra della Madonna, proprio là dove battezzata e come aveva vissuto.


GIUSEPPINA BERETTONI
TERZIARIA FRANCESCANA E DOMENICANA



Nell'ambito del francescanesimo l'istituzione del terz'ordine francescano rappresentò, fin dalle origini,

una novità importante sotto l'aspetto sociale e spirituale, in quanto si offriva ai laici, che non potevano abbandonare il mondo, un tipo di vita di preghiera, di carità e di penitenza, che veniva incontro alle loro esigenze di perfezione e di ritorno al Vangelo.

L'ideale proposto da san Francesco ha entusiasmato e continua ad affascinare molti proprio per la ricchezza di contenuti che propone a chi intende mettersi alla sequela Christi anche rimanendo nel mondo, senza abbracciare la vita strettamente religiosa. La spiritualità francescana ha conquistato anche Giuseppina che, nonostante avesse una guida spirituale domenicana, conservò sempre lo spirito di Francesco, pur attingendo alle fonti della spiritualità di Domenico.

In questa breve sintesi vedremo come la nostra apostola abbia amato il terz'ordine francescano e quale contributo abbia dato alla propagazione del movimento, nella Roma del primo Novecento.

L'appartenenza al movimento francescano risale al settembre 1894: Giuseppina s’iscrive al gruppo della Chiesa di Sant'Antonio di Via Merulana e, nel novembre 1922, riceve l'incarico di Maestra delle novizie, ruolo che espletò mirabilmente per il suo sistema di formazione.

Al tal riguardo è stato detto, in più testimonianze, che era “veramente una brava, esemplare e buona Maestra”, cara a tutte le consorelle del gruppo. Insegnava con l'esempio della sua vita: con dolcezza, fermezza e carità. Si mostrava comprensiva, ma all'occorrenza anche intransigente. Esigeva diligenza, zelo e soprattutto carità fraterna fra le consorelle. Quando teneva le istruzioni alle novizie in formazione, era nel pieno delle sue funzioni e svolgeva il suo compito con intelligenza e precisione, sempre pronta all'obbedienza, non venendo mai meno ai doveri richiesti dalla Regola del terz'ordine. Le novizie l'ascoltavano con grande attenzione e profitto.

Con scrupolo preparava le sue lezioni e con obiettività dava il suo parere sulle ammissioni delle postulanti o sulle loro vestizioni. Riteneva che, se non erano coscienti dei loro doveri e disposte a compiere quanto la Regola francescana richiede, non potevano entrare a far parte, a tutti gli effetti, della famiglia francescana.

Nella Congregazione romana del terz'ordine c'era un gruppo di infermiere che avrebbe dovuto prestare servizio qualora si fosse presentato il caso di qualche infermo povero o privo di assistenza familiare.

Giuseppina era sempre pronta ad assicurare la sua presenza per l'assistenza ai malati ed era contenta di sostituire quelle infermiere che, per cause impreviste, non potevano rendersi disponibili. Quante veglie notturne, quante assistenze ha prestato al letto di moribondi, dopo giornate di estenuante lavoro... e tutto per amore e per la gioia di convertire e salvare tanti peccatori. Inoltre era proprio lo spirito francescano che la spingeva a prodigarsi, in maniera incondizionata, per il prossimo che soffriva, che aveva bisogno di sollievo, di conforto, per non aumentare l'angoscia della fine.

Quando era al capezzale degli infermi, con tanta serenità, aveva per loro espressioni di incoraggiamento perché si preparassero al viaggio più importante della vita: tornare alla Casa del Padre.

Il suo amore francescano, umile e paziente, per Dio e per le anime, era il segreto che ha animato le sue opere nel terz'ordine, tanto da essere ricordata come “madre, maestra, sorella, amica”, sempre pronta a illuminare, consolare, amare, salvare!
Giuseppina appartenne anche al terz'ordine domenicano nel quale, però, non svolse attività di rilievo, come nella famiglia francescana. Si deve alla formazione domenicana se poté esercitare il suo ministero di catechista e di “predicatrice”.
(Letizia Li Donni)



PREGHIERA




SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,

fonte inesauribile di Santità,
noi Ti ringraziamo per i doni grandi che hai elargito alla Tua Serva fedele Giuseppina Berettoni.
Ti ringraziamo perché le hai concesso anche per i meriti della Vergine SS.ma 

di far fruttificare questi doni, sia nella preghiera ardente, 
come nell’attività apostolica incessante, per la Tua gloria e per la salvezza delle anime.

Se piace alla Tua infinita Maestà e torna al bene di tutti noi, 
Ti preghiamo di glorificarla, gà su questa terra, concedendoci per sua intercessione, 
la grazia che andiamo implorando con grande fiducia…

Tre Pater, Ave, Gloria




Con approvazione ecclesiastica

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giovedì 24 agosto 2017

PER CONOSCERE LA SERVA DI DIO TERESA DI JANNI Madre di famiglia, sorella dell'O.F.S. di Gaeta



24 agosto
TERESA DI JANNI
Francescana Secolare
(Terziaria francescana)

Madre di famiglia



Gaeta, 15 giugno 1872 - 24 agosto 1950


Teresa Di Janni nacque a Gaeta da Antonio e da Maria di Campo nel mese consacrato al Sacro Cuore
di Gesù, il 15 giugno 1872. Ebbe una ricca vita interiore da cui attinse la forza d'animo per affrontare con serenità le alterne vicende della vita, confidando nella Provvidenza, senza abbattersi nelle ore tristi, né inorgoglirsi nella prosperità.
Dopo aver contratto matrimonio con Giuseppe Magliozzi, Dio le concesse una fiorente corona di figli che educò alla luce del Vangelo. Come ogni sposa e madre, conobbe il sacrificio di ogni giorno, nascondendo sotto un'apparente calma anche le tempeste più gravi e i dolori più formidabili, forte sempre dell'aiuto della Grazia, che quasi polla viva scaturiva nella sua anima dalla Comunione quotidiana, che mai volle tralasciare.
Non mancava mai di pregare per il clero e i consacrati. Incoraggiò ed aiutò giovani con la vocazione al sacerdozio e si prodigò per la costruzione del Monastero delle Romite Battistine presso le Grotte di Pastena.
Col tratto cortese con tutti, ebbe uno straordinario senso della carità verso il prossimo, indice sicuro dell'amore verso Dio. Nessun povero bussò infatti mai invano alla sua porta, né ella temeva privarsi del necessario, pur di non rimandare a mani vuote chiunque, in qualunque bisogno e per qualunque circostanza, si fosse rivolto a lei.
Né meno generosa fu per i morti, le anime del Purgatorio, che le erano tante care e curò sempre la celebrazione di Sante Messe in suffragio non solo di parenti e di persone amiche, ma spesso di conoscenti, bruciandole il cuore al pensiero delle loro possibili sofferenze.
Aveva compiuto in Roma, nel marzo 1950, il suo Giubileo. Era stato per lei come l'ultima tappa verso il cielo; n'era ritornata, infatti, con tale gioia e tale pacata serenità da non desiderare altro che la sua perfetta unione con Dio per l'eternità. E Dio la esaudì. Con la stessa ingenuità di un candore infantile, che la distinse in vita, passò nel letto delle sue sofferenze gli ultimi giorni, senza impazienza e lamenti, sorridendo, mentre le davano gli ultimi Sacramenti, e si pregava per la sua agonia; il suo trapasso, avvenuto nelle prime ore del 24 agosto 1950, fu pacato e sereno, come un sonno, mentre l'alba che punteggiava il giorno nascente segnava per lei l'alba del suo giorno di eternità.



  • sito web
Si raccomanda vivamente di accedere al sito dedicato alla Serva di Dio Teresa Di Janni, ricco di notizie, illustrazioni e approfondimenti.



BIOGRAFIA

È mamma a 13 anni, per necessità più che per scelta, perché sua mamma è morta improvvisamente e le ha lasciato tre sorelle ed un fratello da allevare: così Teresa deve lasciare la scuola e dividersi tra i fratellini e l’azienda di papà e sicuramente tutto questo era l’ultima cosa che si sarebbe immaginata di dover fare.
Nata a Gaeta nel 1872, le resta dentro per un po’ di nostalgia della scuola, abbandonata suo malgrado, e vi rimedia come può, divorando tutti i libri ereditati da mamma. Che per lo più sono libri religiosi, a sua volta a lei regalati da uno zio sacerdote, e sono forse questi a contribuire in modo decisivo a formare la forte personalità spirituale di Teresa. Così diventa la ragazza dalla messa quotidiana, dalla preghiera continua e dalla carità senza limiti, come le ha insegnato mamma. A onor del vero bisogna pure dire che non le manca la possibilità di aiutare gli altri, perché appartiene ad una famiglia dell’alta borghesia, dall’illustre e famosa tradizione marinara, con beni e proprietà terriere, ma chi ha detto che tutti i ricchi sono capaci di far carità? Lei sì, perché si sente semplicemente amministratrice della fortuna di famiglia, nella quale attinge a piene mani per i poveri e già pensa di farsi suora, come risposta al bisogno di spiritualità che da sempre si sente in cuore. L’occasione sembra presentarsi durante un’epidemia di colera, in cui anche Teresa viene contagiata e dalla quale si salva per miracolo.
Lei, neppure quattordicenne, si consacra alla Madonna ed emette il voto di verginità, ma quale non è la sua sorpresa nel vedersi contestare la validità del voto proprio dallo zio sacerdote, in quanto non ancora maggiorenne. Il fatto è che in famiglia si esclude a priori anche solo l’idea che possa seguire la sua vocazione religiosa: è soprattutto papà a fare pressioni perché si scelga un marito adatto alla sua posizione economica e Teresa si adegua: più per obbedienza che per scelta. Anche perché i pretendenti non mancano, soprattutto un tal Giuseppe Magliozzi, che sembra avere tutti i requisiti, a cominciare dalla posizione sociale e dal patrimonio familiare, per far contento papà.
Si sposa con lui a 21 anni  ed inizia una tranquilla vita coniugale, rallegrata da 14 figli e condita di tante disgrazie: prima il dissesto finanzario in cui il suocero trascina tutta la famiglia, poi il parto di una bimba moribonda e, a seguire, il vaiolo per la figlia Maria e il tifo per la figlia Erminia, la morte per spagnola di un figlio e il decesso del marito. Sono altrettanti duri colpi cui Teresa risponde con la forza della fede, accettando tutto e vivendo ogni cosa con amore. Dell’una e dell’altro fa abbondante rifornimento ogni mattina a messa prima, attendendo, seduta in preghiera sui gradini, che si aprano i battenti della chiesa. Poi l’intera giornata non è che un generoso spandere quanto durante la messa ha ricevuto, tra consigli, medicine e denaro, tempo e aiuto, uova e verdura di cui ha fatto provvista nella tenuta agricola di famiglia. E quando, durante la guerra o nel periodo del dissesto finanziario della sua famiglia, non ha risorse da cui attingere, aiuta gli altri con pane e medicine che si toglie letteralmente di bocca. La guerra fa scempio delle sue proprietà e uno dei suoi figli la ospita a Roma per metterla al riparo dai bombardamenti. 
Teresa, impregnata di spiritualità francescana, intesse le sue giornate di preghiera, di mortificazioni, di piccole ma significative penitenze “orizzontali” che gradatamente la distaccano dal mondo e la preparano all’incontro con il Signore. Nell’Anno Santo 1950 va in pellegrinaggio a Roma, quasi presentendo ormai imminente la morte, che arriva infatti pochi mesi dopo, al termine di una breve malattia, affrontata con il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. Il suo incontro con l’Amato avviene il 24 agosto e 60 anni dopo Gaeta ancora la ricorda con venerazione e affetto. È proprio in considerazione di ciò che è stata aperta la Causa per la canonizzazione di Teresa Di Janni Magliozzi, la madre e la donna tutta carità e preghiera, che ha saputo fare della sua vita un dono. (1)
Antonio Petiti

TERZIARIA FRANCESCANA

Dalla Regola Ofs
“Sepolti e risuscitati con Cristo nel battesimo che li rende membri vivi della Chiesa, e ad essa più fortemente vincolati per la professione, si fanno testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola. Ispirati a S. Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a vivere in piena comunione con il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti in un fiducioso ed aperto dialogo di creatività apostolica”. (Art. 6)

Dalla testimonianza di Teresa

Teresa Di Janni in tutta la sua vita si rivela una donna piena di fede. Proprio la fede è la luce che dirige i suoi passi fin dalla fanciullezza. Confida moltissimo in Dio che è il principio e l’ultimo fine di tutte le sue azioni.
Cresciuta nel recinto sicuro di una famiglia cristiana, ha sperimentato la difficoltà del vivere integralmente la vita cristiana a contatto con un uomo che le circostanze della vita avevano reso apatico in materia religiosa.
Tenerissima madre con i suoi numerosi figli, non esitò a chiedere al Signore la loro morte piuttosto che il peccato. Libera dai doveri che la legavano alla famiglia, tornò in lei il richiamo del chiostro; e, non potendo offrire se stessa, volle con la figlia, suora, un monastero da lei fondato.
Non mancava mai alla Messa quotidiana ed alla Comunione Eucaristica, pur essendo oberata sin da fanciulla dagli impegni ed obblighi familiari. Gesù Eucarestia era veramente per Teresa nutrimento e forza. E quando, durante una malattia, era costretta in casa diceva: “Ma perché o mio Gesù sono condannata a stare tanto tempo su questo letto di dolore! Stavo così bene vicino al Tabernacolo! Non vedere più quella porticina…quell’Ostensorio, quell’Ostia mi amareggia il cuore”.
Ha sempre aderito con tutta se stessa allo speciale progetto di Dio: “Quello che lui comanda – diceva spesso – è tutto ben fatto. Ci stritola col maglio, col torchio per purificarci e premere le virtù come col torchio si pigia l’uva. Bisogna tutto affidare a Lui”.
Dopo la sua morte è stato scritto: “Il più grande conforto è per noi – fratelli e sorelle -, in un’ora umanamente sì triste, il poter constatare che col caro volto di Teresa, impresso in fondo al cuore, resta ancora sulla terra la scia luminosa, il solco profondo del bene da lei operato e da Dio ritenuto indistruttibile”.


  • preghiera





Preghiera per impetrare grazie 
 O Dio Uno e trino. Padre, Figliolo e Spirito Santo,
fonte di ogni lume e di ogni Santità,
che ti opponi allo spirito del mondo superbo,
dando in maggior misura la tua grazia agli umili,
i quali restano così elevati sugli altri per meriti e per virtù,
concedi a noi supplichevoli di vedere
dalla Tua Onnipotenza esaltata nella tua Serva Teresa
quell'umiltà e quella semplicità, di cui essa in vita diede costante esempio,
e che sono la vera e solida base della vita spirituale;
ed ottienici, per sua intercessione, la grazia di...

Tre Gloria Pater

(con approvazione ecclesiastica)


Per chiedere la vita e te immagini della Serva di Dio. come per segnalare le grazie ricevute per sua intercessione, rivolgersi:
Fraternità dell'Ordine Francescano Secolare di Gaeta (Piazzetta
S. Giacomo 04024 Gaeta - Tel 0771/772547) o  parroco della Parrocchia S. Giacomo Apostolo in Gaeta (Tel. 0771/460112).


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  • notizie sulla causa
Il 25 giugno 1982 la Congregazione per le Cause dei Santi autorizzò l'introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Teresa Di Janni, ratificata dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 12 luglio dello stesso anno.
Il Processo Canonico diocesano ebbe inizio il 25 settembre 1982, su decreto dell'Arcivescovo Mons. Luigi M. Carli.

Il Processo Canonico Diocesano

Costituzione del Tribunale Diocesano
Essendo stato autorizzato dalla S. Sede ad istruire il processo cognizionale per la Beatificazione della Serva di Dio TERESA DI JANNI, con mio pubblico decreto del 26 luglio u.s., ho stabilito che l’apertura del processo abbia luogo nella Cattedrale di Gaeta sabato 25 settembre p. v., alle ore 17,00.
In ottemperanza a quanto stabilito dal Rescritto della S.Congregazione per le Cause dei Santi in data 12 luglio 1982, prot. 1415-7/1982, a formare il Tribunale Diocesano, nomino le seguenti persone:
GIUDICE PRESIDENTE: Mons. Francesco Musella
CONGIUDICI: Can.co Don Marco Pimpinella
Can.co Don Giuseppe Parisi
PROMOTORE DELLA FEDE :Don Marciano Buonaugurio
VICE PROMOTORE DELLA FEDE: Mons. Raffaele Bergantino
NOTAIO: Can.co Don Alberto Giordano
VICE-NOTAIO :Can.co Don Gerlando Fragapane
POSTULATORE DELLA CAUSA : P. Germano Elia Cerafogli OFM
VICE-POSTULATORE DELLA CAUSA: Mons. Giovanni De Vellis
Le predette persone presteranno il giuramento di rito in apertura del processo cognizionale.
Gaeta, 20 settembre 1982 L’ARCIVESCOVO
+ Luigi M. Carli

Chiusura del Processo Canonico Diocesano


E si concluse il 28 gennaio 1990 sotto la presidenza dell'Arcivescovo Mons. Vincenzo M. Farano. Il processo canonico diocesano per la Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio Teresa Di Janni durò cinque anni, durante i quali vennero tenute 189 sedute e venne chiuso il 28 gennaio 1990 con una seduta pubblica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Vincenzo M. Farano, a cui seguì una solenne celebrazione eucaristica.


Nel manifesto che annunciava la chiusura del processo diocesano descriveva Teresa come donna semplice ma che ha vissuto nello spirito del Vangelo la quotidianità della sua esistenza terrena, praticando in grado non comune l’esercizio delle virtù cristiane.


Il 7 maggio 1994 la Congregazione per le Cause dei Santi emanò il Decreto di Validità dei processi cognizionale e addizionale.


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1)
Antonio Petiti pubblicato dal sito Santi e Beati.

domenica 30 luglio 2017

PER CONOSCERE IL sD. ARISTIDE LEONORI, TERZIARIO FRANCESCANO, ARCHITETTO ED INGEGNERE DELLA CASA DI NOSTRO SIGNORE



30 Luglio
Servo di Dio

ARISTIDE LEONORI
Ingegnere ed Architetto Terziario Francescano
della antica Fraternità OFS dell'Aracoeli

Roma il 28 luglio 1856  - 30 luglio 1928


Aristide Leonori nacque a Roma il 28 luglio 1856 da piissimi genitori, che lo educarono cristianamente. A 24 anni conseguì la laurea in Ingegneria. Meravigliosa fu la sua attività professionale, che svolse in Italia e all'estero, affermandosi ovunque con geniali costruzioni di
chiese e cattedrali, veri monumenti di arte cristiana.
Ebbe sempre e innanzitutto di mira il Regno dei cieli e la sua giustizia: alla Chiesa e al Papa professò costantemente illimitata devozione. Divenuto Terziario Francescano, cercò di imitare in perfetta letizia le virtù del Poverello di Assisi, e pur nella discreta agiatezza che gli procuravano gli onesti guadagni della professione, amò e praticò la più austera povertà.  Conservò un sincero distacco dalle ricchezze della terra, che riferiva alla bontà di Dio, e per amore di Dio dava generosamente e nascostamente a beneficio dei bisognosi.
L'Eucaristia fu il centro della sua vita spirituale; la Comunione quotidiana accese ed alimentò in lui la fiamma della carità e lo zelo per la salvezza delle anime. Favorì ed aiutò le vocazioni sacerdotali, attese con impegno all'istruzione catechistica dei figli del popolo in preparazione alla Prima Comunione.
Fondò, diresse e sovvenzionò per lunghi anni l'Ospizio"S. Filippo", dove con affetto di padre raccoglieva ed educava cristianamente i fanciulli abbandonati. Atrocemente calunniato nell'onore per questa opera santa e aperto contro di lui un procedimento penale, sostenne con eroica pazienza la dura umiliazione, ripregando ed invitando a pregare per i suoi denigratori. Nella grande amarezza gli fu di grande conforto la paterna sollecitudine del Vicario di Cristo, grande papa S. Pio X, che gli fece riferire espressamente che il Papa pregava e soffriva con lui.
Sventata la calunnia e proclamata la sua innocenza, continuò a svolgere alacremente il suo apostolato in mezzo ai fratelli. Colpito da grave malattia, che per ben tredici anni, doveva purificare la sua bell'anima e prepararla alla corona dei giusti, egli chinò cristianamente il capo adorando i misteriosi disegni di Dio.
Ricco di meriti e maturò ormai per il cielo, spirò nella pace del Signore il 30 luglio 1928.
Le sue spoglie mortali riposano nella Basilica di.S. Maria in Aracoeli in Roma, sotto la Cappella di S. Pietro d'Alcantara. Molti fedeli affermano di aver ottenuto, per Sua intercessione, grazie e favori celesti; ogni giudizio su di essi è riservato alla suprema autorità della Chiesa.


Martirologio Francescano: In Roma, deposizione del Servo di Dio Aristide Leonori, architetto e Confessore del Terz'Ordine francescano, il quale edificò nel suo cuore una casa spirituale e l'adornò con esimie virtù, ma specialmente con la generosa carità verso i poveri, con la singolare pietà verso Gesù Sacramentato e con la veramente ammirabile sua pazienza nel sopportare le tribolazioni e le infermità. Appoggiato a queste virtù egli si preparò una eterna abitazione lassù nel cielo (1928).




  • preghiera



Santissima Trinità,
ti adoriamo, ti lodiamo, ti ringraziamo
per tanti doni e grazie concesse al tuo fedelissimo Servo Aristide
degnati, ti supplichiamo, di manifestare in lui la potenza del tuo amore
e la grandezza delle tue misericordie,
concedendomi per sua intercessione la grazia che desideriamo ...
Per Cristo nostro Signore. Amen.




  • causa
Per la segnalazione di grazie particolari, rivolgersi al:
Postulatore Generale dei Frati Minori: GiovanGiusepe Califano
Via S. Maria Mediatrice, 25 - 00165 Roma.


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PREGHIERA ALLA VERGINE MARIA

per ottenere la conformità alla volontà di Dio

composta dal sD. Aristide Leonori


Antica icona della
B. V. Maria in Aracoeli


Vergine santa, Madre dell'Umile, del reietto che, venuto su questa terra da lui stesso creata, volle nascondesti sotto le apparenze di povero e, mentre avrebbe potuto tutto dominare, si lasciò disprezzare da tutti ed abbandonare anche dai suoi, fa che noi, pur tuoi figli, possiamo seguirlo nella via celestiale dell'umiltà.

Madre santa, ottenici tu dall'Agnello Immacolato la forza per sopportare le avversità della vita e specialmente quelle avversità che, col farci apparire spregevoli agli occhi degli uomini, distruggono il nostro vano sentire di noi stessi. Quando in mezzo a coloro che ci circondano cessano le parole di elogio a noi dirette, tu fa che, sollevando gli occhi al cielo col sentirci purificati agli occhi di Dio, a lui innalziamo inni di lode e di ringraziamento. Quando sentiamo da ogni parte a noi dirette parole d'insulto e di contumelia, fa che, ricordandoci della Passione del buon Gesù, possiamo consolarci di essere portati a portare con lui la croce Quando il pubblico disprezzo ci ricopre agli occhi degli uomini, fa che nel nostro cuore possiamo sentir vivo il piacere della croce di Cristo, nella quale sola dobbiamo noi trovare onore e gloria.

Si, Vergine santa, Madre dell'umiltà, perché Madre di Cristo, fa che in tutta la nostra vita non abbiamo a sperimentare altra gloria che quella della croce e del pentimento, giacché è l'unica gloria che ci è permessa in questo mondo, se vogliamo nell'altra vita, col trionfo della croce, essere esaltati con te per godere Gesù per tutta l'eternità. Amen.


Con approvazione ecclesiastica - 31 maggio 1932
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  • PER CONOSCERE ARISTIDIDE LEONORI

OPERE DI ARISTIDE LEONORI INGEGNERE ED ARCHITETTO
  • Convento francescano di Terra Santa a Washington(1898)
  • Convento francescano del Monte del Santo Sepolcro a Brookland, Washington (1898)
  • Campanile della chiesa del Mousky al Cairo(1907)
  • Chiesa di San Patrizio a Villa Ludovisi a Roma (1908)
  • Chiesa di S. Giuseppe al Cairo (1904-09)
  • Collegio St. Charles a Baltimora (1911-14)
  • Basilica di San Giuseppe al Trionfale a Roma (1912)
  • Cattedrale di S. Giuseppe di Buffalo, NY (1912-15: demolita)
  • Basilica di Santa Croce a Via Flaminia a Roma (1913)
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Roma (1916)
  • Chiesa del Santo Rosario a Washington, DC (1923)
  • Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo a Torit (1926-29)
  • Campanile del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei(1925)
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova (Terni) (1935)


L'ingegner Aristide Leonori
e l'Opera don Guanella (1)
* di Angelo Forti

Ha scritto il Beato Giovanni Paolo II che «l’arte è conoscenza tradotta in linee, immagini, suoni, simboli che il concetto sa riconoscere come proiezione del mistero della vita», che sa andare oltre le apparenze, aprendo il profondo dell’anima per innalzarlo verso l’alto. L’arte è un tentativo dell’uomo per offrire una risposta alla nostalgia di bellezza, alle inquietudini dell’anima, alla voglia di luce. L’artista non è mai appiattito sugli orizzonti bassi, ma è sempre un cercatore del divino.
Anche l’ingegner Aristide Leonori ha messo il genio del divino nelle sue progettazioni; un genio che fioriva dalla coltivazione di una forte interiorità. Per questo motivo chi ha la possibilità di salire alla chiesa dell’Ara Coeli a Roma, proprio accanto al Campidoglio e dietro all’altare della Patria in piazza Venezia, può andare a visitare la tomba del Servo di Dio l’ingegner Aristide Leonori, l’architetto romano che ha progettato la chiesa di San Giuseppe al Trionfale.

La carriera professionale di Leonori, che va dalla fine del secolo 18° alla  vigilia della prima guerra mondiale, fu caratterizzata da una serie d’interventi connotati da quella maniera «tarda eclettica». Si deve  accennare che fu molto disponibile nell’accettare stili e caratteri richiesti dalla committenza, come è stato per don Guanella.
Seppe ottenere importanti occasioni di lavoro da diverse istituzioni religiose romane: dal 1890 fu architetto del capitolo di Santa Maria in Trastevere, dirigendo una serie di restauri nella basilica sino al 1923; e realizzò l'ospizio dell'Addolorata al Celio.

Mosaico del Servo di Dio Aristide Leonori
nel convento di Washington
La fase decisiva e centrale della carriera professionale del Leonori, però, può essere identificata con la vasta e multiforme attività nel campo dell'architettura religiosa, sviluppata in buona parte all'estero, in particolare negli Stati Uniti d'America. Risale al 1898 il complesso del Mount Saint Sepulchre per i francescani di Washington, dove spicca la chiesa, di impianto bizantino con frequenti richiami neorinascimentali nei prospetti, che conserva all'interno i modelli in scala dei santuari della Terrasanta. Modelli che don Guanella fece ricostruire nel Santuario del Sacro Cuore a Como.

Ci piace rilevare che oltre all’intensa attività negli USA fu anche di notevole portata l'attività in Egitto, dove al Cairo realizzò la chiesa di S. Giuseppe (1904-09) e il campanile della chiesa del Mousky. Non solo in Africa settentrionale e gli USA, ma Leonori ebbe modo di esprimersi con delle commissioni da parte di congregazioni religiose anche a Buenos Aires, Lima, Sydney, in Honduras, India e Nuova Zelanda.

Lasciò interventi anche in Europa: disegnò il pulpito e diresse i lavori per il fonte battesimale, progettato da John Francis Bentley, nella cattedrale cattolica di Westminster a Londra. Progettò il pulpito, la cattedra episcopale e cinque altari nella cattedrale di S. Patrizio ad Armagh in Irlanda. Ebbe modo di lavorare pure a Praga e Varsavia.

La copiosa produzione all'estero rappresentò un trampolino di lancio per una serie di importanti opere in Italia, sempre nel campo dell'architettura sacra, che caratterizzarono i primi due decenni del XX secolo, il periodo più fervido della carriera professionale del Leonori.
In questo periodo spiccano quattro chiese di Roma, progettate e realizzate tra il 1908 e il 1916. La chiesa di San Patrizio in via Boncompagni, fu realizzata per gli agostiniani irlandesi (1908-11). Più vicina a schemi rinascimentali puristi, in parte assorbiti a fianco di Vespignani, è la nostra chiesa di S. Giuseppe al Trionfale (1909-12), polo di aggregazione socio-religioso nel periferico quartiere del Trionfale.
Dobbiamo annoverare anche la chiesa di Santa Croce in via G. Reni (1912-13) costruita per espressa volontà di papa Pio X in stile «romano basilicale», per celebrare il sedicesimo centenario dell'editto di Milano.
Vastissima fu l'attività prestata a istituti religiosi per edificazioni, ampliamenti e manutenzioni di cappelle, edifici residenziali, collegi e monasteri.
Da un punto di vista architettonico non possiamo dimenticare sia l'ampliamento del santuario del Sacro Cuore a Como (1912-15), su commissione di don Luigi Guanella, come il campanile del santuario del Santo Rosario a Pompei (1912-25).
Come si era accennato, alla professione di architetto univa un’intensa vita religiosa. Proprio nell’anno in cui don Guanella diveniva sacerdote – 1886 – era ammesso al Terz’Ordine francescano; iniziò così la sua opera di benefattore, fondando con L. Costantini e G. Salvadori un ricovero notturno per ragazzi abbandonati, poi ospizio S. Filippo.
Con convinto impegno religioso continuò nella sua attività, fornendo a titolo gratuito progetti per complessi religiosi in India, Africa e America del Sud.
Membro di diverse associazioni cattoliche, venne nominato da Pio X cameriere di cappa e spada; fu cavaliere di San Gregorio Magno, di San Silvestro e di San Giorgio.
Come si accennava nell’editoriale di questo inserto, l’ingegner Leonori morì a Roma il 30 luglio 1928. Nel 1933 fu avviata la causa di beatificazione.

*  Fonte: Pia Unione San Giuseppe - Opera don Guanella


Il campanile del Santuario di Pompei,
a cinque piani,  fu disegnato da Aristide e Pio Leonori.


a cura di Marco Stocchi

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1) Don Guanella era Terziario francascano (PDF)
BUONA LETTURA !