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domenica 1 novembre 2020

Servo di Dio ARNALDO CANEPA francescano secolare, fondatore del Centro Oratori Romani



2 novembre

Servo di Dio
ARNALDO CANEPA
del III Ordine di San Francesco
Francescano secolare
fondatore del Centro Oratori Romani 








Roma, 24 settembre 1882 - 2 novembre 1966


Arnaldo Canepa, Catechista e Fondatore del Cento Oratori Romani, morto il 2 novembre 1966 nella clinica romana della Madonna della fiducia dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita e nato a Roma nel 1882, cresciuto in un epoca che avrebbe in seguito, spesso chiamata "stupida". Dedicò quaranta anni e più della sua esistenza alla fondazione e direzione di Oratori per ragazzi. Per loro ha rinunziato alle sue attività professionali si è privato gradualmente di tutto il suo avere scegliendo di vivere in francescana povertà. Dopo la sua conversione nel maggio del 1921 e con l’apertura del suo primo oratorio festivo presso la parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio, Roma nel 1931 inizia un opera che lo porterà nel 1945 a fondare l’associazione “Centro Oratori Romani” la quale ne porta avanti lo spirito e il metodo(quattro binari e quattro dimensioni) e che tuttora aspira ad essere un punto di riferimento per gli oratori parrocchiali romani. (sito Santi e Beati)





per approfondirne la figura, sostenere la causa di beatificazione 




Indice
BIOGRAFIA
INFO CAUSA
TERZIARIO FRANCESCANO
PREGHIERA 


Arnaldo Canepa nasce a Roma - in Via degli Spagnoli 29 - da Giacomo e da Maria Giacomini, il 24 Settembre 1882. Battezzato il 9 Ottobre nella chiesa di Sant'Agostino; i suoi nomi: Arnaldo, Romolo, Pio. E' il secondo di quattro fratelli: Alfredo, Manfredi, Olga.
Alla morte del padre la madre rimane sola a gestire il ristorante, trasferito da Via degli Spagnoli in Via Venti Settembre, e manda il piccolo Arnaldo a Vallerano (Viterbo). Qui l'anziano parroco gli insegna a leggere su un testo di Storia Sacra e a pregare. E la preghiera del mattino continuerà poi sempre a dirla, anche nel periodo in cui si allontanerà dalla fede.
Dopo Vallerano frequenta il Collegio di Alatri e successivamente il Convitto Nazionale di Spoleto. Ancor giovanetto ritorna a Roma e si unisce ai giovani della sua generazione, accantonando ogni pratica religiosa e simpatizzando per la massoneria e il socialismo.  Egli stesso definì in seguito quel periodo “ senza sapore “ e “ stupido ”.
In quegl'anni matura comunque una personalità caratterizzata da decisione e sensibilità, carattere forte, che mira all'essenziale, pratico e intuitivo. Funge da capofamiglia ed è a lui che la madre, i fratelli e i nipoti si rivolgono per consiglio. Ha anche interessi culturali: conosce molti canti della Divina Commedia a memoria, legge in francese e in inglese, conosce da autodidatta il latino, ama il teatro e la musica.
Nel periodo successivo al trasferimento del suo ristorante in Via delle Terme di Diocleziano, dl fronte al Grand'Hotel, egli frequenta il mondo culturale e musicale del tempo, coltivando una profonda amicizia con Pietro Mascagni.

Conversione 
Entrata nel Terz'Ordine Francescano
La sua conversione accade nel Maggio 1921: un pomeriggio entra per curiosità nella chiesa di Santa Maria Odigitria, che sorge in Via del Tritone e ne esce sconvolto e convertito a Cristo.
Nei mesi successivi a quella esperienza Arnaldo diventa un apostolo tra i giovani. Un cammino scandito da una serie di passaggi indicativi della sua crescita spirituale.
Dal 1922 inizia a frequentare assiduamente i frati cappuccini della chiesa dell’Immacolata Concezione di Via Veneto, associandosi al locale Terz’Ordine Francescano, nei cui registri comincia da allora a comparire il suo nome. Professo il 23 dicembre 1923, rivestirà vari incarichi tra cui quello di Ministro.
Nel 1923, aderisce come confratello nella Congregazione Mariana - eretta canonicamente il 19 Marzo l9l8 - sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli. Nel Gennaio dello stesso anno, Canepa organizza presso la sua Parrocchia in Santa Maria degli Angeli il Circolo Giovanile: il 2 Luglio organizza la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli; successivamente organizza l'Azione Cattolica per adulti e il Gruppo Scout.

Apostolato nelle periferie
Fondazione del Centro Oratori Romani
Nel ’26 con il giornalista Vertecchi, inizia la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli presso la Parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro.
Nel 1929 Arnaldo conosce e segue Mons. Desiderio Nobels, un sacerdote belga che aveva iniziato al Quadraro e a Torpignattara un servizio pastorale a favore dei fanciulli, di domenica con la celebrazione della Messa e il catechismo,
Nel 1931, Mons. Nobels viene allontanato dai fascisti e il Parroco del Quadraro - Don Gioacchino Rey - chiama Canepa che così inizia l'Oratorio festivo (celebrazione eucaristica e catechesi) aiutato da due confratelli della San Vincenzo. Successivamente si uniscono all'iniziativa 
confratelli del Terz'Ordine Francescano e si comincia a ritrovarsi non soltanto la Domenica ma anche durante la settimana: è l'inizio dell' Oratorio quotidiano.
Perciò in questo anno Canepa realizza, in embrione, ciò che negli anni successivi sarà indicato come "i quattro binari del Centro Oratori Romani" e cioè l'Oratorio festivo, l'Oratorio quotidiano, le attività formative mensili e il gioco.
Negli anni successivi su richiesta dei parroci, gli oratori si moltiplicano; cresce il numero dei Terziari e dei confratelli della San Vincenzo, e quello che il Conte Pietromarchi ha istituito come Comitato"Pro Infantia" si trasforma in una istituzione autonoma denominata "Prima Opera Sinite Pàrvulos" (1941), divenuta successivamente Centro Oratori Romani (1944/45). Tale Associazione, per volontà del Cardinale Vicario Marchetti, ha la sede nel Vicariato di Roma in Via della Pigna n. 13
Il 31 Dicembre 1955: il santo Padre Pio XII riceve il fondatore del Centro Oratori Romani. con una folta rappresentanza dei 52 Oratori parrocchiali e degli oltre 500 catechisti; nel 1962 il Cardinale Vicario Micara decreta il riconoscimento del C.O.R. quale Associazione pubblica della diocesi e ne approva il primo Statuto

Epilogo
Negli ultimi anni della sua vita, vedendo ormai svanire le sue forze, si ritirò presso la Clinica Santa Maria della Fiducia, all’Appio Tuscolano, dove morì il 2 novembre 1966 in seguito ad una trombosi cerebrale che lo aveva colto nella solennità di Ognissanti. Lo trovarono le suore della Clinica stessa, steso per terra: il modo più povero e solo di morire. Aveva 85 anni, di cui 45 dedicati all’apostolato negli oratori. Sepolto al Verano, la salma venne traslata il 23 novembre 1989 all’interno della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro, dove egli aveva iniziato la sua missione. I resti mortali di Canepa sono oggi custoditi in un sacello di granito rosso posto sulla sinistra della navata centrale. La ricognizione della salma effettuata dalle autorità ecclesiastiche in occasione della traslazione testimonia che il suo corpo è integro e non si è decomposto. Il 6 dicembre 1992, Sua Santità Giovanni Paolo II, visitando la parrocchia vi sostò in preghiera e ne benedisse la tomba. Il 26 maggio 1993 fu pubblicato l’editto relativo all’inizio della causa di Canonizzazione del Servo di Dio , Catechista della diocesi di Roma, Terziario Francescano.

INFO CAUSA

Il 26 Maggio 1993 il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, con un editto dà inizio all'iter per avviare la causa di canonizzazione di A. Canepa. Il 26 Febbraio 1994, Canepa è proclamato Servo di Dio.
Il 30 Novembre 2000 viene chiusa la fase diocesana del processo per la Causa di Canonizzazione del Servo di Dio Arnaldo Canepa. Presiede la cerimonia S.E. il Cardinale e Vicario di Roma Camillo Ruini. 
Il 20 maggio 2023 Papa Francesco promulga il decreto per l'eroicità delle virtù.

PREGHIERA


O Dio Onnipotente e Misericordioso
nei disegni della tua Provvidenza
chiamasti a conversione il Tuo servo 
Arnaldo Canepa, 
sotto lo sguardo e la materna 
assistenza della Beata Vergine.
Lo avviasti ad un cammino si speciale sequela di Gesù Cristo
colmandolo dei doni del Tuo Spirito,
Suscitasti in lui l'amore di Gesù Divin Maestro
ponendolo al servizio della chiesa che è in Roma
a servzio dei fanciulli e dei giovani 
più bisognosi nel corpo e nello spirito.

Ti preghiamo:
Concedi a noi, fedeli all'esempio del tuo umile servo
che con tanto zelo si prodigò per la salvezza delle anime
la grazia che ora umilmente di chiediamo...

Concedi inoltre di vedere un giorno 
riconosciute nella Chiesa
le virtù di Arnaldo Canepa
Amen

un Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

________________________________________________


Potete comunicare eventuali grazie ricevute al Centro Oratori Romani, tel 06.6988.6406 oppure inviare una e-mail cor@vicariatusurbis.org 

giovedì 14 maggio 2020

PER CONOSCERE SANTA MARGUERITE BAYS


 27 giugno
SANTA MARGUERITE BAYS
Francescana secolare




La Pierraz, Svizzera, 8 settembre 1815 – Siviriez, Svizzera, 27 giugno 1879



Marguerite Bays nacque l’8 settembre 1815 a La Pierraz di Siviriez nel Cantone di Friburgo (Svizzera). Verso i 15 anni fece un apprendistato come sarta, mestiere che esercitò per tutta la vita. Di fede ardente fin da bambina, non si sentì chiamata alla vita religiosa, ma a rimanere nubile al servizio del prossimo, come catechista, aiuto per i malati della parrocchia e sostegno per la propria famiglia che attraversò vicende dolorose: un suo fratello finì per un periodo in carcere, il matrimonio di una sorella sfociò in una separazione mentre un’altra sorella era una ragazza madre. Nel 1860 il fratello Claudio, colui che dirigeva la fattoria di famiglia, sposò una delle domestiche di casa, Josette, che non nascose una forte avversione verso Margherita. Al contrario Margherita continuò a servire la famiglia sopportando con carità le ingiurie. Il suo atteggiamento portò alla fine la cognata a riconoscere i propri torti. Con grande zelo Margherita si dedicò all’istruzione religiosa sia dei bambini, insegnando loro il catechismo e formandoli alla vita morale e religiosa, sia delle giovani ragazze, preparandole alla futura condizione di spose e madri. Colpita da un cancro a poco meno di 40 anni, pregò il Signore che la guarisse ma che l’associasse pur sempre alla sua Passione. La guarigione inspiegabile avvenne l’8 dicembre nel 1854, in concomitanza con la proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione da parte del beato Pio IX. Da allora per la Bays iniziarono altre sofferenze ed esperienze mistiche: rimaneva immobilizzata a letto con estasi ogni venerdì alle 15 e per tutta la Settimana Santa. Sulle sue mani, i piedi e il costato apparvero le stimmate, fenomeno che la Bays prima cercò di nascondere, poi lo rivelò al vescovo e sul quale ci fu un’indagine medica che attestò l’origine misteriosa delle ferite. Secondo il suo desiderio morì nella festa del Sacro Cuore, il 27 giugno 1879.
E' stata beatificata nel 1995 da Papa Giovanni Paolo II e canonizzata nel 2019 da Papa Francesco.



Martirologio Romano: Nel territorio di Friburgo in Svizzera, beata Margherita Bays, vergine, che, esercitando in famiglia il mestiere di sarta, si adoperò con tutta se stessa per i molteplici bisogni del prossimo senza mai trascurare la preghiera.





  • PREGHIERA DI MARGHERITA

Vittima santa, attiratemi a Voi,
cammineremo insieme.

E' giustoche io soffra con voi

Mon guardate le mie esitazioni:
chhe io compia nel mio corpo
quello che manca ai vostri dolori

Abbraccio la croce, voglio morire con voi

Nella piaga del vostro Sacro Cuore bramo
rendere il mio ultimo respiro





SANTA MARGUERITE BAYS

Prodigiosamente si fusero in questa laica terziaria francescana, alcune caratteristiche, che sono state il distintivo di altre sante donne dell’Ottocento cattolico (come s. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, la beata Anna Caterina Emmerick, e soprattutto come s. Gemma Galgani).

Margherita Bays nacque l’8 settembre 1815 a La Pierraz, paesello della parrocchia di Siviriez nel Cantone di Friburgo (Svizzera), seconda di sette figli. Dotata di vivacità e di un’intelligenza eccezionale, frequentò per tre-quattro anni la scuola di Chavennes-les-Forts; imparando a leggere e scrivere; sin da bambina dimostrò particolare inclinazione alla preghiera, per cui smetteva di giocare con le compagne e si ritirava nel silenzio. Verso i 15 anni fece un periodo di apprendistato come sarta, mestiere che esercitò per tutta la vita sia a domicilio, sia presso famiglie del vicinato, retribuita a giornata.

Margherita scartò la possibilità di diventare una religiosa, preferendo rimanere nubile e santificarsi in seno alla sua famiglia e presso la sua parrocchia, dove praticamente rimase per tutta la vita. I tre fratelli e le tre sorelle, le erano profondamente affezionate, e lei cucendo e facendo i lavori di casa, creò con loro un’atmosfera di buon umore e di pace.
Ma dopo il matrimonio del fratello maggiore, dovette sopportare l’ostilità e l’incomprensione della cognata, divenuta padrona di casa al suo posto. All’atteggiamento scontroso e villano della cognata Josette, che fra l’altro le rimproverava il tempo passato in preghiera o a lavorare in tranquillità col cucito, mentre lei sgobbava duro nei lavori dei campi, Margherita per lunghi 15 anni oppose un silenzio e una pazienza, frutto di una carità, che suscitava l’ammirazione di quanti la circondavano.

Il suo agire servizievole e il sopportare le ingiurie ricevute, portò alla fine la cognata a riconoscere i propri torti e Margherita con grande carità cristiana, l’assistette anche sul letto di morte.

Assisteva alla celebrazione della Messa ogni giorno e ciò costituiva “il sommo della sua giornata”; viveva costantemente nella presenza di Dio e alimentava questo sentimento con una costante preghiera. Dedicò il suo tempo all’apostolato attivo fra i bambini; visitava gli ammalati ed i morenti; aiutava i poveri da lei definiti “i preferiti di Dio”; introdusse nella parrocchia le opere missionarie e contribuì alla diffusione della stampa cattolica.

A 35 anni, nel 1853, fu operata all’intestino per un cancro; sconcertata dal tipo di cure che richiedeva, supplicò la Santa Vergine di guarirla, ma di soffrire diversamente, con altri dolori che la facessero partecipare più direttamente alla Passione di Gesù. Fu pienamente esaudita l’8 dicembre 1854, nello stesso momento che a Roma papa Pio IX proclamava il dogma dell’Immacolata Concezione. Ma da quel giorno la sua vita fu tutta trasformata e per sempre legata a Cristo sofferente; una ‘misteriosa malattia’ l’immobilizzava in estasi ogni venerdì alle 15 e per tutta la Settimana Santa, rivivendo nel corpo e nello spirito le sofferenze di Gesù, dal Getsemani al Calvario.

Le apparvero nel corpo le cinque stimmate della crocifissione, che le procuravano un grande dolore, ma che accortamente nascondeva ai curiosi.

Il vescovo di Friburgo, mons. Marilly, dopo un consulto medico per verificare le estasi e le stimmate, autenticò ufficialmente l’origine mistica dei fenomeni. Negli ultimi anni della sua vita, il dolore si fece sempre più intenso, ma sopportò tutto senza un lamento, in totale abbandono alla volontà di Dio. Secondo il suo desiderio morì nella festa del Sacro Cuore il 27 giugno 1879; i parrocchiani di Siviriez e dintorni, all’annuncio della sua morte, dicevano fra loro: “La nostra santa è morta”.
I funerali si svolsero il 30 successivo, con la partecipazione di numerosi sacerdoti e una gran folla di fedeli. Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata il 29 ottobre 1995. (Assisi.ofm)




Alla scoperta dei luoghi dove visse S. Marguerite





“la santa della porta accanto”

Il postulatore della causa, Padre Carlo Calloni, di questa figura ha sottolineato  come sia l’unica laica tra i nuovi Santi, seppur terziaria francescana, esempio di una santità vissuta nelle piccole cose

Alla domanda : "Padre, la nuova Santa può essere definita un po’ “la santa della porta accanto”. In che cosa consiste la quotidianità come via verso la santità?".
Ha risposto: - Vuol dire che non si fanno delle cose straordinarie, ma si fa l’ordinario in maniera straordinaria. Anche quando si arriva dichiarare che un servo di Dio ha vissuto in maniera eroica le virtù: che cosa significa eroica? Non che abbia saputo con il suo sudore resistere, ma che si è aperto alla grazia dello Spirito che lo ha modellato. La santità - come dice lei - “della porta accanto”, quotidiana, è questa: accettare che lo Spirito ti modelli secondo i fatti che ti accadono. Non bisogna andare a cercarli: sono lì! E questi sono il parlare di Dio. Margherita Bays in questo senso è una Santa che ha accolto veramente la chiamata dei Signore e l’ha vissuta dentro l’ordinario, dentro il quotidiano, il feriale. Nel villaggio tutti potevano incontrarla, non era messa in una teca di vetro.


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mercoledì 12 luglio 2017

SERVE DI DIO ANNA TCEN E FRANCESCA LI, MARTIRI CINESI NEL 1900, TERZIARIE FRANCESCANE E CATECHISTE / 12 luglio


12 luglio
Serve di Dio
ANNA TCEN E FRANCESCA LI
Vergini e Martiri
Catechiste, Terziarie francescane

Tai-juen-fu (o Taiyuan) nello Shanxi in Cina ✝ 1900



Martirologio francescano - Nella città di Tai-juen-fu, nello Shensi (Shanxi) della Cina, passione delle Serve di Dio Anna Tcen e Francesca Li, Vergini e Martiri del Terzo Ordine Serafico, le quali essendosi con tutto lo zelo adoperate di confermare nella fede le fanciulle cristiane, per comando dell'empio tiranno Jusien furono condannate al troncamento delle mani e dei piedi e finalmente della testa, consumando così il loro martirio.


Il loro nome non ha fatto parte della schiera dei martiri cinesi o martiri in Cina, una schiera di 120 tra ecclesiastici, religiosi, missionari e laici di diverse nazionalità uccisi nel corso di diverse successive persecuzioni tra il 1648 e il 1930 in varie regioni della Cina, beatificati da Pio XII nel 1946 e canonizzati da Papa S. Giovanni Paolo II nel 2000.

Tra questi nuovi Santi, furono 29 i francescani del Primo e Terzo Ordine (1) - furono martirizzati nello stesso persecuzione dei Boxers dell'anno 1900, e stessa provincia dello Shanxi, nel quale offrirono la propria vita le Serve di Dio Anna Tcen e Francesca Li. 
Il Calendario Francescano Secolare ha preparato una scheda per ricordare questi Santi:
 

Il Martirologio francescano ricorda, nello stesso contesto storico del 1900, anche altri martiri - sacerdoti secolari e laici cinesi. Furono circa 300 i terziari francescani uccisi per la confessione della fede cattolica.
Il Calendario Francescano Secolare ha preparato una scheda per ricordare questi Servi di Dio:

a cura di Marco Stocchi, ofs

martedì 1 dicembre 2015

4 ottobre BEATO FULGENCIO MARTINEZ GARCIA sacerdote diocesano, francescano secolare e martire

Terziario francescano = oggi, Francescano secolare



4 ottobre
B. FULGENCIO MARTINEZ GARCIA
martire
sacerdote diocesano
terziario francescano



nato il 14 agosto 1911 a Ribera de Molina, Murcia (Spagna)
martirio: 4 ottobre a 1936 en Espinardo, Murcia (Spagna)


Il Beato Fulgenzio nacque a Ribera de Molina il 14 agosto del 1911, dopo il seminario, fu parroco de La Paca e Don Gonzalo. Entrò fin da seminarista nel Terz'Ordine francescano. Con giovanile ardore fu evangelizzatore in tutti i luoghi in cui si trovava, con i commilitoni durante il servizio militare, da parroco nella cura delle omelie, impegnandosi nel catechismo, aprendo un cinema per attirare la gioventù. Era il buon pastore che conosceva una ad una le sue pecore, le andava incontrando nei luoghi dove stavano. Visitava le persone nelle case e si prodigava a cercare dai ricchi aiuti economici per i poveri.
E' stato condannato a morte per essere sacerdote. Perdonò i suoi persecutori. Diceva loro che offriva la sua vita per il Regno del Cuore di Gesù, la rigenerazione cristiana della patria e per la salvezza di La Paca. La mattina del 4 ottobre del 1936, giorno di San Francesco d'Assisi, morì sotto i colpi del plotone d'esecuzione, con in bocca smorzato il grido: “Viva Cristo Re e viva la Spagna Cattolica”.

Martirologio Romano: In vari luoghi in Murcia, Spagna, Antonio Beato (nata Miguel Faúndez López), Sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Minori e tre compagni, uccisi in odio alla fede (†1936).


Beatificato il 13 ottobre 2013, durante il pontificato di Papa Francesco.

Per la vita
La storia della Chiesa è anche la storia delle persecuzioni dei cristiani, molti dei quali sono stati uccisi perché amavano il Signore e non volevano tradirlo.

  • Il cuore mite e umile del Beato Fulgencio Martinez Garcia, che attraverso la Misericordia ha saputo perdonare coloro che hanno posto fine alla sua vita, ci sprona ad abbracciare tutti i giorni la Croce con amore e dedizione.
  • Ci invita ad essere annunciatori del Regno, che con la fantasia della carità siano capaci di promuovere dinamiche di solidarietà e di giustizia sociale nei luoghi della quotidianità. 


VITA E MARTIRIO
DEL BEATO FULGENCIO MARTINEZ GARCIA


Don Fulgenzio Martinez Garcia nacque a Ribera de Molina il 14 agosto del 1911 ed è stato battezzato il 15, giorno dell'Assunta, parrocchia del Sagrado Corazón de Jesús. Ricevette la Cresima, il 13 gennaio del 1919 dal vescovo di Cartagena Don Alonzo Falgado.
I suoi genitori, Fulgenzio e Emerita, ebbero dopo il primogenito Fulgenzio altri 10 figli. L’ambiente familiare gli trasmise una solida formazione cristiana che lo indirizzò verso la vocazione sacerdotale. A sette anni,13 gennaio 1919 ricevette la cresima dal vescovo di Cartagena Don Alonzo Falgado e il 29 maggio fece la sua prima comunione.

Come lo zio materno entrò nel seminario di San José de Murcia, aveva dodici anni. Qui diede prova delle qualità umane e spirituali che presagivano il suo santo sacerdozio. Le sue buone note ed il comportamento migliore gli valsero la stima dei suoi superiori. Durante le vacanze pubblicava un settimanale, "L'Ideale", che dirigeva e confezionava e ciclostilava con altri seminaristi. Furono gli anni in cui entrò nel Terz'Ordine francescano.

A 22 anni, nel 1933-’34 prestò servizio militare: fu un periodo non facile per il pessimo ambiente morale nel quale venne a trovarsi, ma che fu un buon banco di prova per la sua fortezza. Durante questo periodo si confrontava con i suoi compagni su temi religiosi e distruggendo pagine di giornali immorali, risarcendoli del costo che avevano sostenuto per comprarli.

Il 15 giugno del 1935 fu ordinato sacerdote, dopo essersi preparato con fervore e celebrò la sua prima Messa solenne il giorno del Corpus Domini a Ribera de Molina come aveva sempre desiderato. Fu parroco de La Paca e Don Gonzalo, dove imparò a conoscere tutti i suoi fedeli incitandoli ad andare a Messa le domeniche e i giorni festivi e a comunicarsi. Preparava molto bene l'omelia, visitava le case, riuscì ad attirare in chiesa i bambini con il cinema e il presepio meccanico che egli stesso fabbricò, si occupava dei poveri con ciò che aveva di suo e chiedendo denaro ai più ricchi.

Nello stesso giorno della sollevazione nazionale, il 18 luglio 1936 tra i molti sacerdoti arrestati fu anche Fulgenzio. Condotto al carcere di Lorca, il 19 luglio, fu dichiarato prigioniero politico, accusato di tramare contro il regime di governo, insieme ad altri residenti de La Paca. Il giudice prese la dichiarazione da lui rilasciata, ma lo teneva in prigione per mandarlo a Corte di Murcia Popolare, sapendo che sarebbe stato ucciso li.  Il 28 settembre fu trasferito nella chiesa di San Giovanni di Murcia, trasformata in carcere per essere giudicato dal tribunale popolare. Il suo avvocato difensore non è riuscito ad apparire perché sapeva che era condannato in partenza. Non poteva provare nulla. E' stato condannato a morte per essere sacerdote. Quando la sua famiglia ha fatto tentativi per liberarlo fu detto "Se sacerdote nulla può essere fatto per lui".
 
La condanna a morte fu emessa il 2 ottobre, venerdì, con la falsa accusa di aver affermato “E’ caduto il governo dei traditori”, ma in verità con l’unica colpa di essere sacerdote di Cristo. Si confessò sacramentalmente e dimostrò una grande serenità. Scrisse lettere, una ai suoi genitori, parenti e conoscenti di La Ribera e un'altra al suo amatissimo fratello Vincenzo, gesuita. Quando il giorno succesivo gli fu comunicata la notizia, manifestò tranquillità e gioia di offrire la vita per la fede. Nella sua ultima lettera ai genitori, il 4 ottobre 1936 scriveva: “Non soffrite per la mia morte, perché mi sento molto onorato di soffrire per Cristo. Vado allegro e contento alla morte e la offro in riparazione dei miei peccati e affinché abbia presto termine questo lutto che va insanguinando la Spagna. Che questo sangue che scorre sia seme di buoni cristiani e occasione di una rigenerazione spirituale della patria”.

Morì sereno, perdonando i firmatari della sua sentenza e gli altri che lo accusarono, chiedendo a Dio che li perdonasse e si congedò dai suoi andando verso il Cielo. La mattina del 4 ottobre del 1936, giorno di San Francesco d'Assisi, fu eseguita la sentenza. Condotto al campo di tiro di Espinardo rifiutò di essere bendato e di fronte al plotone di esecuzione gridò le sue ultime parole: “Viva Cristo Re e viva la Spagna Cat…”.

Fu sepolto la sera stessa del 4 ottobre 1936, memoria liturgica di San Francesco d'Assisi, al cui Terz'Ordine apparteneva fin da seminarista.


Urna con le spoglie mortali del B. Fulgenzio Martinez Garcia
nella parrocchia di Ribeira de Molina (Murcia)


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Beato Pedro Sànchez Bàrba, sacerdote francescano secolare e martire


Sources: Postulazione generale OFM, Roma; Diocesi di Cartagena-Murcia, Spagna.