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mercoledì 18 giugno 2025

PER CONOSCERE I CONIUGI LUIGI E MARIA LUISA BELTRAME QUATTROCCHI - Terziari Francescani


26 agosto  -  9 novembre


Beati
LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI

Francescani secolari







Catania, 12 gennaio 1880 - Roma, 9 novembre 1951
Firenze, 24 giugno 1884 - Serravalle (AR), 26 agosto 1965


Luigi Beltrame nacque a Catania il 12 gennaio 1880. Trasferitosi a Roma compì gli studi universitari, laureandosi in Giurisprudenza. Qui conobbe la giovane Maria Luisa Corsini, nata a Firenze il 24 giugno 1884, sua futura moglie. 

Luigi fu un padre autorevole, diligente, dedito al lavoro, di grande rettitudine morale, proteso a garantire la sicurezza e la stabilità della famiglia. Intraprese la professione di Avvocato generale dello Stato. Svolse il suo apostolato fra gli ammalati come barelliere nei pellegrinaggi; tra gli Scout; tra i poveri, interessandosi di quelli più emarginati delle borgate della Capitale. Concluse la sua vita a Roma, il 9 novembre 1951.

Maria Luisa Corsini, donna dal cuore amabile e dallo spirito audace, si dedicò alla cura della famiglia, ad un intenso cammino spirituale ed apostolico, alla formazione educativa delle giovani generazioni, specialmente attraverso la pubblicazione di opere a carattere pedagogico. Fu infermiera volontaria della Croce Rossa assistendo terremotati e feriti dei durante i due conflilitti mondiali. Con il marito Luigi e i figli aiutò numerosi militari, dissidenti politici ed ebrei a salvarsi dalla persecuzione. S'impegnò anche come assistente infermiera degli ammalati pellegrini a Lourdes e Loreto, animatrice in gruppi biblici e in diversi movimenti di impegno cristiano. Fu dedita all'accompagnamento dei fidanzati al matrimonio e alla cura della crescita umana e spirituale delle famiglie. Tracciò il programma di santità di tutta la famiglia nell'espressione "Fiat - Adveniat - Magnificat". Si spense a Serravalle di Bibbiena (AR), il 26 agosto 1965.

Sostenendosi reciprocamente con il loro amore, Luigi e Maria vissero un'esistenza d'intensa fede, tenendo alta la verità del Vangelo, e di generosa carità attingendola dal Cuore del Salvatore e riversandola nella famiglia e nella società. Questo essi testimoniarono ai loro figli che chiamati al servizio della Chiesa e del mondo nella vita sacerdotale, religiosa e laicale continuarono a difendere il carisma dei genitori. 

Il Sommo Pontefice S. Giovanni Paolo II, li elevò agli onori degli altari - come prima coppia nella storia della Chiesa Cattolica - beatificandoli in Piazza San Pietro il 21 ottobre 2001, nel XX anniversario dell'Esortazione Apostolica Familiaris CosortioIn quell’occasione, per la prima volta nella storia della Chiesa abbiamo visto elevata alla gloria degli altari una coppia di sposi, beati non “malgrado” il matrimonio, ma proprio in virtù di esso.


Martirologio Romano:
26 agosto: A Roma, beata Maria Beltrame Quattrocchi, che, madre di famiglia, visse con suo marito una vita di profonda e lieta comunione di fede e di carità verso il prossimo, illuminando con la luce di Cristo la famiglia e la società.
9 novembre: A Roma, beato Luigi Beltrame Quattrocchi, che, padre di famiglia, nelle faccende pubbliche come in quelle private osservò i comandamenti di Cristo e li proclamò con diligenza e probità di vita.

La diocesi di Roma li commemora il 25 novembre, anniversario del loro matrimonio.
- Messa Propria dei Beati coniugi Beltrame Quattrocchi


CAUSA
La causa di beatificazione di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi viene aperta il 25 novembre 1994, mentre il 21 ottobre 2001 Giovanni Paolo II innalza la coppia agli onori degli altari. Il 28 ottobre 2001 i corpi dei coniugi vengono trasferiti nella loro cripta presente nel Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma.
Il miracolo che ha consentito la loro beatificazione riguarda Gilberto Grossi, colpito da una malattia invalidante fino dall'età di dieci anni; fra l'incredulità dei medici, nonostante la malattia rimanga in tutta la sua gravità, conosce una completa remissione dei sintomi, grazie all'intercessione dei Beati, e può realizzare il suo sogno: diviene neurochirurgo, si sposa e conduce una vita normale.

Postulatore : P. Massimiliano Noviello OFMCapp.
Attore: Ufficio Famiglia ‒ Vicariato di Roma, P.za S. Giovanni Laterano, 1, 00165 Roma, Italia
Informazioni : postulazionenola@alice.it


BIOGRAFIA

La testimonianza dei coniugi Beltrame Quattrocchi, ha affermato San Giovanni Paolo II, è “una singolare conferma che il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed è fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”.

Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi
Il percorso di santità di una coppia di sposi


“Il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, e possibile, bello, straordinariamente fecondo; e fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”. Giovanni Paolo II ha pronunciato queste parole durante la beatificazione degli sposi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, il 21 ottobre 2001.

Luigi Beltrame nasce il 12 gennaio 1880 a Catania. Aggiungerà al nome di suo padre quello di suo zio Quattrocchi che lo adotterà, non potendo avere figli. Nel 1891 si stabilisce a Roma con i suoi zii. Dopo gli studi di diritto, Luigi intraprende la carriera di avvocato. Frequenta volentieri i grandi classici della letteratura, ama la musica, il teatro, le bellezze della natura e i viaggi.

Maria Luisa Corsini nasce il 24 giugno 1884 a Firenze. La famiglia si trasferisce a Roma nel 1893. Maria Luisa segue i corsi di una scuola commerciale dove impara la contabilità, in uno con le lingue inglese e francese. I suoi gusti personali la portano verso le lettere: acquisisce una vasta cultura letteraria. Sviluppando anche un talento per la musica, Maria suona il piano.

L’amicizia tra le famiglie Corsini e Quattrocchi permette l’incontro di Maria e di Luigi. A Luigi, ammalato gravemente, Maria manda una immagine della Madonna di Pompei. Questo episodio rivela ai due giovani amici la profondità del loro reciproco amore. I1 25 novembre 1905 si sposano nella basilica di Santa Maria Maggiore di Roma. Ciascuno s’interessa del lavoro dell’altro. Luigi si allontana spesso da Roma per motivi professionali, ma si scrivono molto.

Dalla loro unione coniugale nasceranno Filippo, Stefania e Cesarino. Ella scrive a suo marito, assente per motivi di lavoro: “Chi mi data la forza di pensare ai bambini?... di sopportare la fatica fisica e psicologica della gravidanza e del resto? Credi pure che sono veramente disperata”. Poco a poco, grazie alla preghiera, la serenità ritorna nell’animo di Maria, con l’accettazione della volontà di Dio.

Nel settembre 1913 Maria concepisce un altro figlio, ma con una dolorosa diagnosi: “Placenta previa”, che all’epoca equivaleva a una sentenza di morte per la madre e per il figlio. Il ginecologo, un professore di fama, dichiara che solo una interruzione della gravidanza permetterà forse di salvare la madre. Maria e Luigi sono atterriti; volgendo gli sguardi sul Crocifisso attingono in Lui la forza di opporre un “no” categorico all’aborto. La sola sorgente di luce viene da una fiducia illimitata-in Dio e nella S. Vergine Maria. Con un difficile parto viene al mondo Enrichetta. Malgrado i pronostici pessimisti madre e figlia sono salve.

Maria affida gran pane dei compiti materiali al personale di servizio della famiglia, come allora si usava nelle famiglie borghesi. Nel corso degli anni, scrive articoli e libri: sono il suo “apostolato della penna”. I suoi testi, ai quali lavora anche suo marito, si rivolgono alle madri e alle famiglie. Maria si impegna anche nelle opere di carità.

Maria e Luigi partecipano alle attività dell’UNITALSI per accompagnare i malati a Loreto e a Lourdes. Furono poi molto attivi nello scoutismo con l’ASCI (Associazione scoutistica cattolica italiana, ora AGESCI) e impegnati nell’Azione Cattolica. Su suggerimento del Padre spirituale P. Pellegrino Paoli o.f.m., aderiscono nel 1917 all’Ordine Francescano Secolare.

In politica, la coppia Beltrame segue in un primo tempo il fascismo; in seguito disapprovano il regime in occasione delle leggi razziali. Allora si spendono senza risparmio per salvare degli ebrei.

Luigi, che nel 1909 era risultato primo nel concorso nazionale per Avvocato Erariale, eserciterà grandi responsabilità in vari Ministeri, grazie alla sua vasta cultura giuridica e amministrativa. Nel 1943 sarà proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri per diventare Avvocato Generale dello Stato. “Personalità eminente dell’Avvocatura dello Stato – dirà uno dei suoi amici - avrebbe dovuto essere il primo ad assumere la massima carica. Una campagna subdola, condotta da membri della stessa Avvocatura di tendenze laiche e anticlericali, gli sbarrò la strada”. Luigi può esser considerato un esempio per quelli che pagano con una emarginazione professionale, l’onesta e la coerenza di una vita in accordo con la fede. Nel suo impegno parrocchiale per la formazione dei giovani sacrifica il tempo che avrebbe potuto dedicare al riposo. Luigi scrive: “Non dobbiamo nascondere i nostri sentimenti religiosi, dobbiamo professarli pubblicamente, ma, principalmente, dobbiamo farlo mediante le nostre opere. E con l’onestà e lo spirito cristiano, con l’amore verso il prossimo, la carità vissuta e messa in pratica, che facciamo professione di uomini dalle convinzioni religiose”.

Il principale impegno di Maria e Luigi resta la cura della famiglia. La preghiera vi tiene largo spazio e Luigi ne e l’anima: “Fin dalla nostra infanzia - scrive uno dei suoi figli - noi eravamo colpiti dal grande raccoglimento di papà durante le visite al SS. Sacramento in chiesa. Era sempre mio padre che, dopo cena, cominciava e guidava la recita del rosario”.

Nel 1922, i figli Filippo e Cesarino manifestano il desiderio di donarsi a Dio: Filippo entra in seminario e Cesarino nell’abbazia benedettina di S. Paolo fuori le Mura. Maria scriverà ai suoi figli: “Pensare a voi è dunque per me, dopo la Messa e la comunione, l’unico riposo e come l’unico rifugio luminoso del mio animo benedicente il Signore”. Alla fine del primo anno di filosofia, Filippo deve lasciare il seminario per motivi di salute. Poco dopo raggiunge il fratello e si fa benedettino.

Qualche anno dopo Stefania entra nel convento delle Benedettine di Milano e prende il nome di suor Cecilia. Enrichetta riferisce: “La partenza di mia sorella fece nel cuore di papa una lacerazione estremamente violenta. Ho ancora negli occhi, a più di sessant’anni di distanza, le lacrime silenziose e pudiche di mio padre inginocchiato, mentre dall’altra parte della grata si svolgeva la cerimonia della vestizione di sua figlia”.



Quattro figli e una vita familiare scandita dalla fede 
Camaldoli 1983. Da sinistra: Padre Paolino, Madre Cecilia, Enrichetta, Don Tarcisio


Maria si era dedicata a dare ai suoi figli una educazione umana e cristiana, pia senza esagerazioni: “Mi sono spesso domandata - scrive - se una vita orientata in tal modo debba necessariamente condurre alla vocazione. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, dice il Signore... Ai genitori, a cui Dio ha fatto questo dono gratuito, resta il dovere di umiliarsi, di ringraziare, di vivere il Domine non sum dignus, in una vita riconoscente, di dedizione e di pietà”. Maria considera la diversità dei doni di Dio: “Tutti gli stati di vita sono nobili e santi, in quanto mezzi efficaci per raggiungere il fine (la santità)”; se i figli fanno la scelta di sposarsi, “é certamente una grande e sublime vocazione, ma neanche questa è una via facile”.

Nella vita di ogni giorno Maria e Luigi rivaleggiano nella carità. Uno dei loro figli scrive: “La loro vita di coppia fu una autentica gara di rispetto, di donazione, di dipendenza amorosa e di obbedienza reciproca, in una ricerca comune di ciò che era il meglio per l’altro, in un accordo delle anime dove il concetto stesso di obbedienza era superato da una esigenza di carità... fin nell’esercizio amoroso della correzione fraterna e di una consultazione sincera e umile del pensiero dell’altro”. Tuttavia non mancano le opinioni divergenti, le discussioni animate e anche le frizioni. Ma questo non dura mai a lungo e le pronte domande di perdono riportano a serenità.

Luigi e Maria esercitano volentieri lo spirito di solidarietà verso coloro che li sollecitano con mille richieste. Oltre agli aiuti economici, Luigi mette a loro servizio le sue capacità professionali e il prestigio che si è acquistato nelle più alte sfere. Quanto a Maria, ella esercita a suo modo una sorta di “direzione spirituale” non solo verso i suoi familiari, ma anche verso gli amici e finanche verso preti e religiose che si rivolgono a lei con fiducia.

Nel 1918, Luigi attraversa un periodo difficile, che sua figlia evoca cosi: “Nostro padre ha attraversato un periodo di acuta crisi spirituale, legato alla rude ascesa spirituale intrapresa da sua moglie sotto la spinta apostolica del P. Mateo Crawley. Si è lasciato prendere da un momento di scoraggiamento e ha finito per avere “paura di Dio”, come di un rivale che, attirando troppo in alto sua moglie, lo derubasse in certo qual modo... Ella lo ha aiutato a superare questo ostacolo e a lasciarsi attirare lui pure dallo Spirito, in un amore che non e mai diminuito, ma che si e trovato aumentato per la viva presenza della Grazia”.

Dopo la partenza dei loro figlioli (salvo Enrichetta, che rimarrà con i genitori), Luigi e Maria pensano di ritirarsi in un monastero, ma comprendono che non e questa la volontà di Dio. Il loro desiderio di perfezione si realizzerà conservando la vita in comune dove l’unione delle loro anime diventerà sempre più profonda.



Dal 2001 i coniugi Beltrame Quattrocchi
riposano nella crita del 
Santuario del Divino Amore - Roma 


Nel 1941, la salute di Luigi è minata da due crisi cardiache; scrive nel suo testamento: “Spero che Dio vorrà concedermi la grazia della perseveranza finale in questa fede che sento oggi cosi viva e che cerco di conservare con coerenza nei miei pensieri e nelle mie azioni, come so e posso”. Poi, una nuova crisi cardiaca causa la morte di Luigi all’età di 71 anni.

Qualche mese più tardi, Maria scrive: “Luigi e sempre e incessantemente l’amore e il rimpianto inguaribile di tutti e di ciascuno di noi, anche se lui ci assiste, ci e vicino e ci ama tanto quanto prima, e se possibile ancora di più. Poco a poco, egli mi accompagna sempre di più, soprattutto nella preghiera, alla comunione, davanti all’altare”. Negli anni successivi, Maria abbandona poco per volta le sue attività esteriori e impiega tutto il suo tempo nella preghiera, nella scrittura e nella cura della sua famiglia. Nel 1962, il figlio Cesarino (padre Paolino) le rivela la sua decisione di entrare fra i Trappisti, ciò che la riempie di gioia. Durante l’estate del 1965, trascorre un bel periodo di vacanza, ma il 26 agosto viene portata via da una crisi cardiaca. Ha 81 anni.

Fonte:  Novità dell'annuncio e vita di fede, Collana Tau/7, Roma. 2012


SPIRITUALITA
'

L’unione mistica che i due sposi accolgono consapevolmente è cercata e vissuta da loro attraverso l'amore per I'altro, un amore umano, forte ed intenso, che unisce i due fin dal fidanzamento.
Così essi giungono a sperimentare l'ebbrezza sorprendente di un'inaudita profondità riversandosi nell'amore di Dio. E quanto emerge dal loro epistolario (Dal campo base alla vetta) e quanto Maria riconosce nello scritto L'ordito e la trama pubblicato subito dopo la morte del marito avvenuta a Roma: “Vita terrena, fatta di ansietà e di cure, di timori e di raccomandazioni, di tenerezze reciproche, che non sono sentimentalismi o romanticismi, bensì un mondo recinto che dalle abissali profondità e sconfinate estensioni, pur restando tra i due, sa irradiare di fuori amore e luce [...]. filo per filo; la trama in funzione dell'ordito; I'ordito in funzione della trama [... ] uno senza I'altra non riesce a formare il tessuro [...]. Filo per filo, intrecciati in Dio l’uno con l’altra”.
La loro mistica si connota, dunque, per I'indissolubile unità dei due sperimentata nella vita dello Spirito che essi si inspirano I'un I'altro nulla riservando per se stessi come singoli, ma dirigendo tutto il bene personale al bene della coppia. La vita in Dio è fondata e resa possibile, oltre che dalla grazia del sacramento, anche dalle affinità e dai comuni valori ed ideali, che fondano e plasmano una sintonia crescente, che rende capaci di restituire a lui, nel servizio agli altri, gli stessi frutti di tale amore.

Fonte: V. Angrisani - E. Catafano, in La Mistica parola per parola, a cura di Luigi Borriello, Maria R. Del Genio, Tomas Spidlik, Ancora, Milano, 2007.


LUOGHI

Casa Beltrame Quattrocchi


S. Maria Maggiore

Epigrafe a ricordo del Matrimonio dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi - Cappella di S. Caterina d’Alessandria - Basilica Papale di Santa Maria Maggiore - Roma

L’epigrafe sta a ricordo del giorno in cui i Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi consacrarono a Cristo il Ioro amore, con la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, rappresenta un segno tangibile della memoria storica e spirituale di una famiglia cristiana ricca di umanità, di fede e di carità.

Progettata dall'Ing. Arch. Giuseppe Trinchese, la lastra marmorea, essenziale e sobria, è collocata sulla parete destra, vicina all’altare maggiore, della Cappella di S. Caterina d’Alessandria (sec. XVI), della Famiglia Cesi. Essa e stata realizzata con pregiato marmo bianco di Carrara, dello spessore di 7 cm e dimensioni 110x60 cm. Il testo dell'Epigrafe é incorniciato al1'intern0 di una sottile linea di contorno che scorre lungo i quattro lati della lastra. La scritta è incisa nel marmo e rivestita di foglie dorate. Il testo, in latino, ha la seguente traduzione:

I BEATI CONIUGI LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI PRIMA COPPIA ELEVATA AGLI ALTARI NELLA STORIA DELLA CHIESALCATTOLICA IL XXV NOVEMBRE MCMV IN QUESTA CAPPELLA CELEBRARONO IL LORO MATRIMONIO VIVENDO NELLA LUCE DEL VANGELO E NELLA COSTANTE FEDELTA AL QUOTIDIANO COME VOCAZIONE ALLA SANTITA. DALLA LORO FELICE UNIONE NACQUERO FILIPPO, STEFANIA, CESARE ED ENRICHETTA.

Santuario del Divino Amore




Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi furono legati al Santuario da fervida devozione verso la Madonna. Il 13 agosto del 1940, Maria, si reco in pellegrinaggio al Santuario e affido alla Madonna del Divino Amore i suoi quattro figli, che, sempre nel giorno del 13 agosto, degli anni successivi, furono miracolosamente salvati.

13 agosto del 1942, Don Tarcisio, cappellano militare, sulla nave “Attendolo” fu salvato dal siluramento della nave. Il 13 agosto del 1943, Padre Paolino, cappellano militare mentre andava a ricuperare il cadavere di un soldato fu sfiorato dal proiettile di un cecchino. Il 13 agosto del 1943, Madre Cecilia, a Milano, ebbe salva la vita, per aver lasciato il Convento, dove viveva, poco prima che fosse distrutto dai bombardamenti.

Dal 28 ottobre 2001, riposano nella Cripta del Santuario, accanto alla tomba di Don Umberto Terenzi, primo Rettore e Parroco del Santuario e fondatore delle opere del Divino Amore.


PREGHIERE




Preghiera per intercessione dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo
ti ringraziamo per il dono dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi e della loro famiglia. Nell’amore che hanno reciprocamente condiviso e riversato sui loro figli ci offrì una testimonianza viva e intensa del tuo Amore, con cui ti prendi cura di tutti gli uomini. Questo Amore essi lo hanno attinto dal Cuore di Gesù attraverso l’ascolto della Parola, l’Eucaristia, il Rosario e lo hanno consegnato a tutti nel segno concreto della Carità fraterna.

Ti chiediamo, O dolcissima Trinità, per intercessione dei Beati Coniugi Luigi e Maria che la Chiesa cresca di nuovi figli e di ardenti apostoli del Vangelo; |’umana società promuova la giustizia, la pace e la salvaguardia dei Creato; le famiglie siano luoghi di accoglienza, di rispetto, di dialogo, di premura per i piccoli, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i deboli, i poveri e gli esuli; i coniugi e i genitori rispondano, con fedeltà al quotidiano, alla loro chiamata nel custodire e promuovere la vita, la dignità umana, l’educazione, la fede e la solidarietà. Fa’ che otteniamo per la preghiera dei Beati Coniugi Luigi e Maria la grazia che ardentemente desideriamo...

Maria, Madre delle famiglie, ci aiuti e ci protegga nel cammino della vita a rispondere al dono del nostro Battesimo come chiamata alla Santità. Amen.

Tre Gloria al Padre

Per grazie ricevute e per informazioni: 
P. Massimiliano Noviello OFMCap. - postulazionenola@alice.it

Con approvazione ecclesiastica 

sabato 7 novembre 2020

Venerabile GENOVEFFA DE TROIA terziaria francescana e apostola della sofferenza


11 dicembre


Venerabile
 GENOVEFFA DE TROIA
del Terz'Ordine di San Francesco
Francescana secolare 








Lucera, Foggia, 21 dicembre 1887 – Foggia, 11 dicembre 1949


Genoveffa de Troia fu colpita negli anni della giovinezza dalla malattia di Hand-Schüller Christian (lipoidosi o granulomatosi), che la costrinse a letto. Mentre il suo corpo si disfaceva, imparò a vivere quella condizione come volere di Dio, esercitando nel frattempo la carità verso chi era ancora più nel bisogno di lei. Entrò nella Fraternità di S. Anna del Terz’Ordine francescano nel 1931, grazie al padre cappuccino Angelico da Sarno. Morì a Foggia l’11 dicembre 1949, dieci giorni prima del suo sessantaduesimo compleanno. È stata dichiarata Venerabile il 7 marzo 1992. 

Genoveffa nacque a Lucera (Foggia) il 21 dicembre 1887 da Pasquale De Troia e Vincenza Terlizzi: famiglia povera, ma ricca di pietà cristiana. La piccola era tanto malferma nella salute che si temeva perderla da un momento all'altro. A 4 anni apparve una prima piaga sulla gambina destra della bimba e che mai accennò a guarire.
Alle insistenti preghiere della fanciulla, che, con il passare degli anni. sperimentava sempre più un incalzante moltiplicarsi di piaghe sul corpo, una voce interna decisamente le mormorò: "Tu non guarirai". E Genoveffa con incondizionata generosità: "Sia fatta la tua volontà, o Signore ».
Tutta la vita la Serva di Dio la passò in un letto tra sofferenze e dolori inauditi, il corpo era diventato tutto piaghe che andavano sempre più approfondendosi: escavavano addirittura la carne. Il piede destro aveva preso l'aspetto e la struttura di un moncherino; per il progressivo approfondirsi dei granulomi, restava attaccato all'arto da una sottilissima lamina di sostanza. Era tanto sottile da dare la sensazione di un imminente distacco. Nelle ossa si formavano fori profondi; il cranio, lentamente roso, aveva preso l’aspetto di un crivello.
In un martirio lento e ininterrotto mai sfuggì dalle labbra di Genoveffa un lamento: "Viva Gesù! Tutto per Gesù", erano le parole che le fiorivano sulla bocca allorché si acuivano i dolori.
Era tanto l'amore al soffrire da chiedere sempre al Signore nuove sofferenze “lo ho domandato a Gesù e Gesù mi ascolta ricoprendomi sempre di nuovi doni".
Nei tanti anni passati sul lettuccio di via Briglia in Foggia la Serva di Dio, in un indescrivibile dolore, ha tessuto un inenarrabile poema d'amore.
L'11 dicembre 1949 Genoveffa De Troia si addormenta in terra, si risveglia in Cielo. Le sue spoglie riposano dal 1965 nel lato destro della chiesa dell’Immacolata a Foggia.




" SIA FATTA LA TUA VOLONTA', O SIGNORE "
per approfondirne la figura, sostenere la causa di beatificazione 




BIOGRAFIA






Cenni storici - Genoveffa nacque da Pasquale De Troia e Vincenza Terlizzi e già nell’infanzia ebbe il segno profetico del suo spirituale destino, a quattro anni comparve sulla gamba destra una piaga infetta che non guarirà mai, accompagnandola per tutta la vita. Ogni anno la mamma la portava al celebre santuario della Vergine Incoronata di Foggia per implorare la guarigione e fu nell’ultimo pellegrinaggio, che durante la recita delle sue preghiere, Genoveffa sentì una voce che le diceva: “non guarirai”, al che lei rispose prontamente: “Sia fatta la volontà di Dio”, intento che sarà la nota caratteristica di tutta quanta la sua spiritualità. 
Visse nella povertà della famiglia, segnata dal lavoro incerto del padre; nel 1901 a dodici anni frequentò ma senza successo, la scuola delle Suore di Carità, per questo dovette imparare il mestiere di cucitrice, ebbe anche un’altra esperienza di un mese a servizio di una famiglia di Trani e poi di un’altra a Lucera.
Nel 1913 seguendo l’occasionalità di un lavoro trovato dal padre, la famiglia si trasferì a Foggia, da cui non si allontanerà più, se non per sfuggire ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, quando si spostò a Troia nel 1943 per farvi ritorno nel 1945.
Nel fiore della giovinezza, la malattia che già covava da anni, si rivelò in tutta la sua drammaticità, costringendola a letto, da dove non si alzerà più. Si trattava della ‘lipoidosi o granulomatosi’ detta anche “Malattia di Hand-Schüller Christian”, progressiva e peggiorativa, caratterizzata da alterazione e deformazione delle ossa craniche, a volte aumento della testa, atrofia genitale, nel suo caso ella era ‘flagellata dalla testa ai piedi’, mentre il suo corpo si rimpiccioliva a poco a poco, vittima di un nanismo ipofisario, mentre lo stare sempre a letto le procurò piaghe da decubito putrescenti in varie parti del corpo; l’immagine che conosciamo di lei, la raffigura tutta coperta di bende.

Genoveffa francescana secolare - Nell’anno 1931, indossò l’abito di Terziaria Francescana, la sua celletta, come la chiamava, si trasformò in cenacolo di preghiera e in centrale di apostolato in aiuto della parrocchia, dell’Azione Cattolica, dei missionari. Benché praticamente analfabeta, dettava lettere che inviava dovunque, portatrici del messaggio della perfetta letizia, senza saperlo ella dalla sua cattedra di dolore, insegnava quella spiritualità operosa, che poco distante da Foggia, a S. Giovanni Rotondo il futuro santo cappuccino Padre Pio da Pietrelcina, negli stessi anni, proclamava in modo più visibile con le sue stimmate e le sue iniziative sociali.

Epilogo - Nonostante che alla nascita, vista la sua gracilità, le avessero prognosticato 24 ore di vita, Genoveffa restò inchiodata alla sua croce ben 62 anni, morendo l’11 dicembre 1949; il suo corpo prima inumato nel cimitero di Foggia, fu poi traslato nel 1965 nella chiesa dell’Immacolata dei cappuccini.

Causa - Il processo Ordinario sulla sua fama di santità fu iniziato nella Diocesi di Foggia il 24 novembre 1958 ed ultimato il 25 aprile 1967. Il Processo sul non culto, iniziato il 10 novembre 1966, fu ultimato il 25 aprile 1967. Consegnato tutto dei Processi conclusi in Diocesi alla Sacra Congregazione dei Riti, fu concesso il Decreto di apertura del Processo presso tale Congregazione il 15 luglio 1967. In data 10 luglio 1970, il Sommo Pontefice Paolo VI approvava gli scritti della Serva di Dio.
Del 7 marzo 1992 la promulgazione del decreto di eroicità delle virtù da parte della Congregazione delle cause dei santi.
Il 1 marzo 2012, alla presenza dell'arcivescovo di Foggia-Bovino, S.E.Mons. Francesco Pio Tamburrino, si è proceduto alla ricognizione canonica delle spoglie mortali della Serva di Dio. Il 14 ottobre 2012, durante una Solenne Celebrazione Eucaristica, lo stesso arcivescovo procedeva alla chiusura e alla riposizione delle spoglie mortali della Serva di Dio. Per l'occasione è stata realizzata un'urna artistica collocata nello stesso luogo, a lato destro centrale di chi entra nella chiesa.

testo tratto dal sito dei PP. Cappuccini di Foggia



giovedì 15 ottobre 2020

conoscere il Servo di Dio ANTONINO PETYX terziario francescano

 

18 ottobre
Servo di Dio
ANTONINO PETYX
del Terz'Ordine di San Francesco
francescano secolare





Casteltermini, Agrigento, 5 giugno 1874 - 18 ottobre 1935


Il Servo di Dio Antonino Petyx, nacque il 5 giugno del 1874 a Casteltermini (Agrigento), dal barone Luigi e dalla nobildonna Marianna De Carlo. Fu il secondogenito di dieci figli. Ebbe la sua prima educazione cristiana dai Padri Salesiani di Randazzo (Catania), ove compì gli studi fino all’anno 1885. Qui si distinse, oltre che per lo studio, per la sua singolare bontà. 
Trasferitosi a Palermo, frequentò il liceo Garibaldi, conseguendo la maturità classica. Iscrittosi alla facoltà di legge a Palermo, pur avendo frequentato i corsi e sostenuto i relativi esami non poté conseguire il dottorato per la sopravvenuta morte del padre, che lo costrinse ad interrompere gli studi e ad assumere la responsabilità della numerosa famiglia e l’amministrazione dei cospicui beni paterni. A 22 anni Antonino sposò Maria Felicia Mortillaro dei marchesi di Villarena, donna dì grande carità e pietà. Da questa unione nacquero ben nove figli, di cui due divennero religiose.
Pur assorbito dai molteplici doveri familiari ed imprenditoriali, Antonino non trascurò mai lo spirito di preghiera, la frequenza ai sacramenti e le pie pratiche della vita cristiana. Anzi il suo apostolato così vario ed impegnativo trovò la fonte nella adorazione eucaristica e nella preghiera. 
A venticinque anni, entrò nel Terz’Ordine di S. Francesco. Nel frattempo, il Servo di Dio fondava a Bagheria, le “Cucine economiche” per i poveri, affrontando non lievi sacrifici pecuniari. 
Nel 1904 avvenne qualcosa che lo avrebbe accompagnato tutta la vita, fu fondatore ed animatore della conferenza di S. Vincenzo a Palermo, la prima sotto il titolo dell’Immacolata nel quartiere della cattedrale e poi ben altre 15 nel resto della città senza mai voler accettare la nomina alla presidenza che gli fu più volte offerta. 
Nel 1908, in seguito al terremoto di Messina e di Reggio Calabria, circa dodicimila profughi affluirono a Palermo e, per molti di questi l’incontro con il barone Petyx fu come il ritrovare un padre o un fratello.
Nel 1909, eletto vice presidente dell’Unione Elettorale Cattolica di Palermo, rifiutò la nomina e, pur militando nel Partito Popolare Cattolico, declinò la candidatura al Parlamento nazionale, per non intralciare la sua molteplice attività caritativa. Nel 1911 le molte pressioni di tanti amici lo spinsero ad accettare almeno un mandato in politica e fu eletto consigliere municipale e poi assessore.
Nel 1906 iniziò la pubblicazione del Bollettino della Società di S. Vincenzo dei Paoli che nel 1928 assunse il nuovo titolo La Carità. Avendo poi il cardinale Lualdi, Arcivescovo di Palermo, affidato allo studio di don Guido Anichini e di don Luigi Sturzo il progetto di un giornale cattolico palermitano, Antonino Petyx fu tra coloro che si adoperarono per tale attuazione, sostenendo in gran parte l’onere finanziario del giornale. 
Dal 1910 sostenne con la sua opera il Corriere di Sicilia, fino al 1913, momento della cessazione definitiva della pubblicazione. L’esperienza si concluse per lui con la perdita di gran parte delle sue sostante, molte incomprensioni e critiche. Oltre che del Corriere di Sicilia, Antonino Petyx fu anche redattore capo e scrittore, del periodico Fiamma Serafica
Il 18 ottobre del 1935 Antonino Petyx fu colpito da un male fulmineo ritornò alla Casa del Padre. La sua fama di santità restò viva tra quanti l’avevano conosciuto ed erano stati da lui beneficati. Pertanto si intrapresero i passi per introdurre la sua causa di canonizzazione.

Da un intervista di Luca Camilleri a Giovangiuseppe Califano OFM, postulatore della Causa di beatificazione.
Per leggere l’intervista in integrale si veda il Sito internet dell’Arcidiocesi di Agrigento.







SITO INTERNET: AMICI DI NINO PETYX
per approfondirne la figura, sostenere la causa di beatificazione





ANTONINO PETYX TERZIARIO FRANCESCANO

Il servo di Dio Antonino Petyx, nel 1899, a venticinque anni, si iscrisse al Terz’ Ordine Francescano.
Si professò il 15 agosto 1900. Egli fu devotissimo della Vergine Maria Immacolata, che già dal 16 novembre 1624, il Senato di Palermo aveva dichiarato Patrona e Protettrice della città, ma lo fu anche della Vergine Maria Assunta, di Nostra Signora del Carmelo e della Regina del Rosario.
La mattina di quel giorno nella Chiesa Santa Maria degli Angeli a Palermo detta “la Gancia” egli venne ammesso alla santa professione.
Dopo aver baciato “I Santissimi Piedi” del Crocifisso che gli era stato donato disse: “Voglio vivere più da vicino di Gesù, per Gesù, con Gesù” appena dieci mesi dopo è eletto Ministro.
È un organizzatore instancabile, da operoso suo seguace, ama il Poverello a tal punto da voler essere sepolto con l’abito ed il cingolo del Terz’Ordine, che egli onorò tutta la vita. I suoi confratelli lo ricordano, palpitante di devozione per il Crocifisso, fedele agli impegni presi con Gesù e con il Serafico Padre San Francesco. Per la sua opera Mons. Vito Graziano, in una lettera alla figlia suor Marianna, lo definisce“l’autentico Terziario Francescano, il vero Servo dei poveri”.
Tutti notano con quale solennità si appresta ad adorare Gesù Sacramentato e come vi rimane assorto per ore.
Gli iscritti al Terz’Ordine affermano: “Fu il nostro più ardente confratello, una delle glorie della grande famiglia francescana. Copiò perfettamente dal Serafico Padre, l’umiltà, lo spirito di povertà, la semplicità e la perfetta letizia dimostrata in tante occasioni tragiche della sua vita; la morte dei suoi cari, il disastro economico che visse senza odio alcuno verso i responsabili”.
Dopo la morte di Nino Petyx, mons. Giuseppe Petralia vescovo di Agrigento, la sera del 9 novembre 1974 nell’Auditorium del SS. Salvatore a Palermo, disse del Servo di Dio:

“Egli conosceva, con l’intuito che è particolare dei Santi, i quali conoscono benissimo l’animo umano e, se permettete, l’animo nostro di Siciliani, come noi siamo entusiasti per le nobili iniziative, ma non abbiamo sufficiente costanza, soprattutto in quello che è l’apostolato, egli invece né fu il più fulgido esempio…”.

Raccontavano i suoi contemporanei, ed i loro figli ancora lo ricordano e ce lo tramandano, che quando entrava in una Chiesa, se lì era Gesù Eucarestia rimaneva sempre lunghe ore in ginocchio, con gli occhi fissi verso la “celletta ove è Gesù”. 
Mai uscì da una Chiesa volgendo le spalle al suo “Re-Gesù“. Indietreggiava lentamente bisbigliando devote preghiere e giaculatorie e non voleva mai staccarsi da quel colloquio. Quando i conoscenti lo cercavano per un’opera buona, per il catechismo, per accompagnare un sacerdote con il viatico, solevano dirsi: ” Se non è in Chiesa…sarà in un’altra! “.

testo tratto dal sito ufficiale

giovedì 8 ottobre 2020

Per conoscere la B. DULCOLINA terziaria francescana

 

29 ottobre

Beata
 DULCOLINA
(o Dolcina)
del Terz'ordine di San Francesco
Francescana secolare




Sec. XIII






Martirologio Francescano: In Marsiglia, in Francia, la beata Dulcolina, o Dolcina, Vergine Terziaria, sorella del beato Ugone da Digne (fonfessore, commemorato il 21 febbraio) celebrata per le sue virtù e per i miracoli (c. 1274).



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lunedì 25 maggio 2020

PER CONOSCERE LA SERVA DI DIO MARIA MARCHETTA francescana secolare e dell'AC



7 aprile

Serva di Dio
MARIA MARCHETTA

dell'Azione Cattolica
Francescana secolare


Grassano, Matera, 16 febbraio 1939 - 7 aprile 1966









"Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza per avermi fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza": in questa frase si racchiude il senso dell'esistenza di Maria Marchetta. Nata a Grassano (Mt), il 6 febbraio 1939, fu colpita in piena adolescenza da pariplagia flaccida. La malattia la condusse progressivamente all'immobilità e, dopo una prima comprensibile reazione di rabbia e disperazione, alla maturazione di una fede incrollabile. Il letto, dove rimase bloccata per 14 anni, si trasformò, per sua volontà tenace e l'amore appassionato a Gesù e alla Chiesa, in un luogo di preghiera e di missione per la conversione del mondo al Vangelo.
Formata nella Gioventù femminile di Azione Cattolica e nel Terz'Ordine francescano, abbracciò con tutto il suo cuore il mistero della croce e della resurrezione, divenendo, secondo i testimoni del processo diocesano, fonte di speranza e consolazione per coloro che si recavano a consolarla.
Pellegrina a Lourdes per tre volte, sintetizzò così al direttore spirituale che la seguì per tutta la vita, p. Simplicio Cantone, il contenuto delle sue preghiere all'Immacolata: "Ho detto alla Madonna come vuoi tu!". Attraverso l'ascolto quotidiano di Radio Vaticana, Maria seguì attentamente lo svolgimento dei lavori del Concilio Vaticano II.
L'incontro di Paolo VI con il Patriarca ortodosso Atenagora (gennaio 1964), che dava seguito ai primi passi del cammino ecumenico già intrapreso da Giovanni XXIII, fece maturare in lei di offrire la sua vita per l'unità dei cristiani. Di questa offerta scrisse direttamente a Paolo VI e al Primate della Chiesa anglicana Michael Ramsey, in occasione della sua visita in Vaticano il 23 marzo 1966. Maria non ebbe la possibilità di leggere la lettera che le indirizzò il Primate della Chiesa anglicana; il Signore la chiamò a sé il 7 aprile 1966, Giovedì santo.
Il processo diocesano aperto il 2 agosto 1995, è stato concluso il 7 aprile 2002 e i suoi atti depositati presso l'archivio della Congregazione per le Cause dei Santi. (1)



La santità di un’anima passa certamente attraverso la sofferenza sia fisica che spirituale; sembra nel leggere e studiare le biografie di tante belle figure di anime sante o avviate al riconoscimento della loro santità, che essa sia una costante obbligata nella loro vita; questo ci porta a qualche riflessione.
Ma se un santo o santa ha certamente sofferto, tutti quelli che soffrono sono santi? Cioè la malattia e la sofferenza sono normalmente causa di santità? Certamente no, perché per ogni anima che ha raggiunta la beatitudine attraverso la sofferenza, ve ne sono tantissime che hanno solo sofferto e basta, ma di loro non vi sono perenni ricordi.
Ripetendo un concetto chiarissimo del grande Dottore della Chiesa s. Agostino che dice: “Non è la pena che fa un martire, ma la causa”; è evidente che la pena la subiscono anche delinquenti e malfattori, ma essi non diventano martiri, ma è la ’causa’, cioè la motivazione e lo spirito per cui si soffre a dare il merito del martirio e della santità.
Maria Marchetta è una di queste anime, per 14 anni restò sofferente a letto, ma non è questo che la rese eccezionale, ma “il come” ci restò a vivere e soffrire.
Antonio Borrelli in Santi e beati
se ne consiglia la lettura


MARIA MARCHETTA



LA SPIRITUALITA' DI MARIA ...

Un primo aspetto della spiritualità di Maria è quello eucaristico-mariano. Il dono più grande che le si potesse fare era quello di portarle l'Eucarestia che riceveva con profondo raccoglimento e impressionante prolungato silenzio. Era il momento in cui Gesù la educava e le dava la forza di portare con serenità e coraggio la propria croce.
Due volte ha partecipato a pellegrinaggi di ammalati a Lourdes, dove più che chiedere la guarigione, si abbandona tra le braccia della Madre: "Ho detto alla Madonna come vuoi tu", scrive al suo padre spirituale.
Il Rosario era la sua compagnia abituale che spesso recitava con le persone che andavano a visitarla.

... UNA SPIRITUALITA' DELLA SOFFERENZA

Dall'amore all'Eucarestia e alla Madonna, Maria attinge la sua forza di vivere la sua sofferenza quotidiana, anzi cresce nella consapevolezza del valore salvifico della Croce.
"Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza per avermi fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza", scriverà nel suo diario. Altezza spirituale che nasce dalla coscienza di avere, nella sua condizione, un compito ed una missione da compiere: edificare la chiesa con l'offerta quotidiana del suo sacrificio.
"Io sto bene così", rispondeva a chi cercava di consolarla; è lo stato di quiete di chi ha accettato con fede lieta il disegno di Dio nella propria vita.

... UNA SPIRITUALITA' ECCLESIALE-ECUMENICA
Maria, nel cammino spirituale, si è sentita al centro della vita della Chiesa, non spettatrice ma da protagonista.
Le lettere scritte al Papa Paolo VI e al Primate anglicano Michael Ramsey sono rivelatrici del suo spirito ecclesiale ed ecumenico. "Le sono grato per sue preghiere durante il mio incontro  con Paolo VI e mi fa piacere della sua intenzione di lavorare e pregare per l'unità cristiana",  le scrive cosi Ramsey.
Spiritualmente libera dal corpo martoriato, partecipa e fa propri i grandi problemi della Chiesa universale, si occupa anche della vita della sua parrocchia, vuole essere catechista e offrire la sua preghiera per ogni iniziativa in modo da sentirsi anche lei parte attiva della comunità di appartenenza. Muore con questo forte anelito verso l'unità della Chiesa, fulgido esempio di amore per la Chiesa Corpo Mistico di Cristo a cui volentieri ha offerto la sua sofferenza e il sacrificio supremo della sua stessa vita. (2)


PREGHIERA



O BEATA TRINITA'
Padre Figlio e Spirito Santo, fonte della vita, della santità e della beatitudine.
Noi Ti lodiaino e Ti ringraziamo perche nella tua Serva
Maria Marchetta ci hai offerto l'esempio di una creatura totalmente illuminata dalla fede,
guidata e sorretta dalla speranza, infiammata di amore santo perle e per i fratelli.
Dal letto di dolore, sul quale ella trascorse gran parte della
sua vita, apparve sacerdote del proprio sacrificio, annunciatrice del Vangelo delle Beatitudini
amica di quanti avanzano tra le difficoltà,  promotrice del bene dei fanciulli e delle famiglie,
figlia devota della Chiesa tutta unita nella fede e nella carità.
O Santa Trinità. per la tua gloria. per la magnificenza
della Chiesa e per un mondo più buono, noi invochiamo la
glorificazione di questa tua figlia per intercessione della quale
osiamo chiederti questa grazia ...

CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA



Chi ricevesse grazie per l'intercessione
della Serva di Dio è pregato di informarne
la curia vescovile di Tricarico (MT) oppure
la Famiglia dei Discepoli, via dei Pianellari 7
00186 - Roma


______________________________
Fonti:
(1) FVS Francesco il volto secolare, p 9, anno 4, n 8-9, 2006
(2) Curia Vescovile di Tricarico

mercoledì 12 luglio 2017

SERVE DI DIO ANNA TCEN E FRANCESCA LI, MARTIRI CINESI NEL 1900, TERZIARIE FRANCESCANE E CATECHISTE / 12 luglio


12 luglio
Serve di Dio
ANNA TCEN E FRANCESCA LI
Vergini e Martiri
Catechiste, Terziarie francescane

Tai-juen-fu (o Taiyuan) nello Shanxi in Cina ✝ 1900



Martirologio francescano - Nella città di Tai-juen-fu, nello Shensi (Shanxi) della Cina, passione delle Serve di Dio Anna Tcen e Francesca Li, Vergini e Martiri del Terzo Ordine Serafico, le quali essendosi con tutto lo zelo adoperate di confermare nella fede le fanciulle cristiane, per comando dell'empio tiranno Jusien furono condannate al troncamento delle mani e dei piedi e finalmente della testa, consumando così il loro martirio.


Il loro nome non ha fatto parte della schiera dei martiri cinesi o martiri in Cina, una schiera di 120 tra ecclesiastici, religiosi, missionari e laici di diverse nazionalità uccisi nel corso di diverse successive persecuzioni tra il 1648 e il 1930 in varie regioni della Cina, beatificati da Pio XII nel 1946 e canonizzati da Papa S. Giovanni Paolo II nel 2000.

Tra questi nuovi Santi, furono 29 i francescani del Primo e Terzo Ordine (1) - furono martirizzati nello stesso persecuzione dei Boxers dell'anno 1900, e stessa provincia dello Shanxi, nel quale offrirono la propria vita le Serve di Dio Anna Tcen e Francesca Li. 
Il Calendario Francescano Secolare ha preparato una scheda per ricordare questi Santi:
 

Il Martirologio francescano ricorda, nello stesso contesto storico del 1900, anche altri martiri - sacerdoti secolari e laici cinesi. Furono circa 300 i terziari francescani uccisi per la confessione della fede cattolica.
Il Calendario Francescano Secolare ha preparato una scheda per ricordare questi Servi di Dio:

a cura di Marco Stocchi, ofs