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mercoledì 10 giugno 2020

PER CONOSCERE IL BEATO UGOLINO MAGALOTTI DA FIEGNI Terziario francescano


  
 11 dicembre
Beato
UGOLINO MAGALOTTI DA FIEGNI

eremita
Terziario francescano






Fiegni, Macerata, inizio XIV secolo - Camerino, Macerata, 11 dicembre 1373


Ugolino, l’anacoreta dei monti Sibillini, nacque a Fiegni(Macerata), intorno ai primi anni del XIV secolo, dalla famiglia feudale dei Magalotti nel contado di Camerino. Rimasto orfano, libero di disporre della sua volontà, maturò l’idea di vendere la proprietà e si ritirò in un eremitaggio, presso Fiegni. Qui sarebbe rimasto fino alla sua morte, vivendo in unione di preghiera e di meditazione con Dio, macerandosi il corpo i cui istinti domava con astinenze e digiuni. Si dice che una temporanea dimora il beato l’abbia avuta a San Liberato, un eremo fatto costruire probabilmente da san Francesco d’Assisi sul monte Ragnolo. Per questo alcuni credono che il beato abbia professato la regola di san Francesco o fosse almeno Terziario. Ma Ugolino fu piuttosto un precorritore del Terz’Ordine francescano monastico. Operò meravigliosi interventi a favore di quanti, attratti dalla fama della sua santità, ricorrevano a lui fiduciosi. Morì l’11 dicembre 1373. Venne beatificato da Pio IX il 4 dicembre 1856.


Martirologio Romano: Nel territorio di Camerino nelle Marche, beato Ugolino Magalotti, eremita del Terz’Ordine di san Francesco.



Martirologio Francescano: In Fiegni di Fiastra, nella diocesi di Camerino, il Beato Ugolino Magalotti da Camerino, Confessore del Terz'Ordine, il quale per lunghi anni condusse vita remitica e dopo la morte fu illustrato di miracol. Il Sommo Pontefice Pio IX ne approvò il culto (1373).




Una biografia ragionata sul beato Ugolino è stata scritta da monsignor Giacomo Boccanera: Un anacorera dei Sibillini. Il beato Ugolino da Fiegni, Tolentino 1956, che afferma: “Le fonti biografiche del beato Ugolino sono piuttosto tardive e, come tali, scarsissime di elementi storici e di dati concreti ma sviluppate da una esposizione fastidiosamente oratoria, da cui spunta qua e là qualche accenno di graziosa leggenda che ci ricorda i Fioretti di S. Francesco. Son forse questi accenni le tracce di una tradizione più antica di cui non son reperibili i documenti.
Quanto possediamo non va oltre i primi del '600. Ne ricaviamo le notizie fondamentali riguardanti il nostro Beato. In Comune di Piastra nel maceratese, a 780 metri sul livello del mare, la famiglia Magalotti possedeva quattro feudi venduti nel 1259 al Comune di Camerino.
Intorno ai primi anni del XIV secolo Ugolino nacque nel castello di Fiegni, appartenente al feudo di Fiastra di cui oggi è una frazione e da cui dista 6 km, figlio di Magalotto III e di Lucia che non sopravvisse al parto. Il padre cercò  nutrici che però il bambino rifiutava, cosi un giorno egli pregò il Signore che aveva fatto scaturire acqua dalla roccia per gli ebrei assetati nel deserto perché salvasse il neonato, il quale immediatamente si attaccò alle mammelle paterne da cui prodigiosamente cominciò a succhiare abbondante latte cosi che il fanciullo crebbe nutrito dal latte paterno. A ricordo del fatto tuttora è vivo l'uso nelle puerpere della zona di Fiegni scarse di latte di ricorrere all'intercessione del Beato.
La tradizione vorrebbe che a causa di una delusione amorosa egli abbia venduto i suoi averi sull'esempio di S. Francesco. Nelle Marche e nell'Umbria fin da circa il 1230 c'erano dei “continenti” che osservavano la castità perpetua e abitavano luoghi solitari per far penitenza dedicandosi alla vita contemplativa, tra loro il Terzo Ordine Francescano si evolse in comunità vere e proprie.
“Dal metodo a cui Ugolino ispirò la sua ascesi solitaria nulla vieta di dedurre e concludere che egli fosse almeno spiritualmente, se non intenzionalmente, compreso della vocazione francescana”, dice mons. Boccanera. Gli storici dell'Ordine francescano dalla metà del '600 hanno accettato che il beato Ugolino fosse appunto un francescano terziario.


Gole del Fiastrone

Gratta dei frati
dove eremitò il beato Ugolino


Sta di fatto che il giovane Ugolino, mortogli anche il padre, decise di vendere ogni proprietà per accogliere l'invito di Gesù alla perfezione evangelica e, distribuito il ricavato ai poveri, si ritirò in un eremo in mezzo ai Sibillini. Per trent'anni visse in una grotta in preghiera (identificabile nella cosiddetta Grotta dei Frati nella Valle del Fiastrone), macerandosi il corpo i cui istinti dominava con astinenze e digiuni, contento di nutrirsi con poco pane ricevuto in elemosina e di erbe e radici, abbeverandosi ad una sorgente che lui stesso avrebbe fatto scaturire. Non gli mancarono tentazioni e prove, quali apparizioni demoniache che gli disturbavano la pace ed il sonno, come segno della predilezione divina, infatti ne uscì sempre vincitore.

Molte persone attratte dalla fama della sua santità ricorrevano a lui fiduciosi ed egli fu intermediario tra Dio e i bisognosi per i quali con la preghiera ottenne aiuti e guarigioni. Si narra della guarigione di un certo Pietro impossibilitato a camminare fin dalla nascita e della restituzione della vista a un tale Antonio che aveva perso un occhio nel tagliare la legna; ugualmente risanò con l'orazione e il segno della Croce un pastorello che aveva perduto un occhio per la punta d'uno spino; una certa donna, svegliatasi una mattina con la bocca storta fino all'orecchio e impedita di parlare, ispirata dallo Spirito
Santo andò dal beato Ugolino che recitando il 'Padre nostro' e toccando con la mano la bocca della donna la guarì dalla paralisi e le ridonò la parola; inoltre il Beato libero persone vessate dal demonio.

L'Arcivescovo Giuseppe Davack di Camerino scriveva nella prefazione al volumetto di mons. Boccanera che “il Beato Ugolino ci insegna a rinnegare noi stessi, ad essere per lo meno pronti a perdere tutto piuttosto che perdere Dio [...] infatti le vere opere di carità, di cui anche il Beato da splendido esempio, sono frutto della grazia alla quale non ci si apre se non mediante l'orazione e la penitenza” .
ll Beato Ugolino rimase nell'eremo per circa trent'anni e la mori l'll dicembre del 1373.
Dopo la morte, il suo corpo venne sepolto a Fiegni nella chiesa romanica di S. Giovanni Battista originariamente forse a tre navate, dove fu continuo il culto delle popolazioni verso di lui, riconosciuto ufficialmente da papa Pio IX il 19 novembre 1856.
 P. Silvano Bracci (1)


Santuario del beato Ugolino

_________________________

(1) P. Silvano Bracci in La Marca francescana. Terra di fioretti, rivista dei Frati minori delle Marche, anno V, n. 1, gen.-feb 2014.

martedì 2 giugno 2020

Beata CASTORA GABRIELLI da Gubbio Francescana Secolare


14 giugno


Beata
CASTORA GABRIELLI
da Gubbio

Terziaria francescana



Gubbio (?) - S. Angelo in Vado (Pesaro) + 1391



Martirologio Francescano: In S. Angelo in Vado, nel territorio di Pesaro, nelle Marche, la beata Castora Gabrielli da Gubbio, Vedova Terziaria, la quale intenta sempre alle buone opere, finì santamente i suoi giorni e fu illustrata con miracoli (1391).


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sabato 5 agosto 2017

Beato CECCO DA PESARO (FRANCESCO ZANFERDINI) eremita devoto alla Madonna, primo terziario di Pesaro


5 agosto
Beato
CECCO DA PESARO
FRANCESCO ZANFERDINI

Terziario Francescano


Pesaro, 1270 - Montegranaro 5 agosto 1350



ll Beato Francesco Zanferdini nacque a Pesaro verso il 1270 e perduti i genitori in giovane età, dopo aver distribuito ai poveri le sue sostanze, segui la regola del Terz'Ordine francescano.
Trascorse prima un periodo di tempo nell'Eremo di Montegranaro, in provincia di Ascoli Piceno, in compagnia del Beato Pietro di Foligno, dedicandosi alla preghiera ed alla penitenza; quindi, desideroso di diffondere il culto della Vergine, presso Fano, costruì una piccola cappella a lei dedicata, ove pose una sua immagine, particolarmente venerata.
Una seconda cappella eresse a Montegranaro e poi fondò sul Colle Accio presso Pesaro un convento ove trascorse gran parte della vita e raccolse altre persone come lui desiderose di perfezione.
Da ardente terziario francescano, non solo praticava la penitenza, ma si dedicava ad opere di carità, raccoglieva elemosine, per aiutare i poveri, per restaurare chiese ed ospedali, per aiutare i confratelli.
Guarito da una grave malattia, volle mostrare a Dio la sua gratitudine recandosi in pellegrinaggio ad Assisi per lucrare l'indulgenza della Porziuncola.
Tornato a Pesaro, sempre più desideroso di prodigarsi per il prossimo, con la concittadina Beata Michelina da Pesaro, anch'essa terziaria francescana, fondò nel 1347 la confraternita della SS.ma Annnunziata per l'assistenza degli infermi e la sepoltura dei morti.
Pur attratto dall'apostolato della carità verso i sofferenti e gli umili, di quando in quando andava a ritemprarsi nel primitivo eremo di Montegranaro, dove il 5 agosto 1350 a 80 anni, spirava serenamente, lasciando ai suoi discepoli come testamento spirituale preziosi insegnamenti.

La notizia della morte, rapidamente diffusasi per la città e per le campagne, riunì intorno alla sua bara una moltitudine di devoti a dimostrazione di quale alto concetto avessero della sua santità. La tomba divenne presto meta di pellegrinaggi di fedeli che l'invocavano ed ottenevano grazie. Dopo non molto tempo per volontà degli stessi cittadini, il suo corpo fu trasferito solennemente nel duomo di Pesaro e tumulato sotto l'altare maggiore.

A Pesaro l'umile Beato, il modesto terziario, l'ingenuo taumaturgo, venne onorato come un grande santo, un personaggio popolare, emulo del Santo di Assisi, di cui seguì le orme ma con la differenza che corre tra il nome nobile e chiaro sonante di San Francesco e il nomignolo, quasi burlesco di Cecco, con cui i Pesaresi erano soliti chiamarlo. Il suo culto fu approvato da Papa Pio lX il 31 marzo 1859.



Martirologio Romano: A Montegranaro nelle Marche, beato Francesco Zanfredini, detto Cecco da Pesaro, del Terz’Ordine di San Francesco, che, distribuiti tutti i suoi beni ai poveri, fu per circa cinquant’anni modello di penitenza, preghiera e buone opere nell’eremo da lui costruito.

Martirologio Francescano: Nell'eremitaggio di S. Maria in Momtegranaro, nelle Marche, il Beato Francesco, colgarmente Cecco, Zanferdini da Pesaro, Confessore del Terz'Ordine, il quale menando vita eremitica, risplendette per il dono della profezia e per i miracoli. Il papa Pio IX ne approvò il culto (1350)



Secondo la tradizione Cecco muore il 5 agosto del 1350 nell’eremo di Montegranaro, all’età presunta di ottanta anni. Cosciente dell’approssimarsi del dies natalis si prepara a quel grande evento, chiedendo di ricevere il sacramento dell’estrema unzione, dettando il testamento spirituale ed elargendo numerosi consigli ai suoi discepoli ed infine li benedice.
  • culto
La notizia della sua morte si sparge velocemente tra i fedeli, che numerosi accorrono al piccolo eremo rupestre. Ai suoi funerali partecipano il clero cittadino, i nobili ed i poveri. Il beato, secondo le sue volontà è sepolto presso il romitorio di Montegranaro; il luogo diventa meta di pellegrinaggi. Il suo corpo, pochi anni dopo la sua morte è traslato all’interno della cattedrale di Pesaro. Il culto del beato Cecco fu ratificato dalla Congregazione dei sacri riti il 31 marzo 1859, sotto il pontificato del marchigiano Pio IX (1846-1878) e il 19 settembre dello stesso anno viene approvato I'ufficio da recitarsi da parte del clero e dei Francescani per volontà del vescovo Gaetano Michetti (1975-1998) (1).
  • La Chiesa pesarese celebra la memoria del beato nel giorno 27 del mese di ottobre.
  • Il Beato Cecco è intercessore presso la Vergine Maria per la città di Pesaro, accanto alla terziaria francescana beata Michelina e al santo patrono Terenzio, insieme ai quali è talvolta raffigurato.
  • iconografia: E' rappresentato con o senza barba, tonsurato e con il capo circondato da raggi. Porta l'abito da terziario francescano, una tunica di colore bruno o grigio con cappuccio con cordone a tre nodi in vita talora corredata di mantello. Il colletto bianco richiama il cordoncino che cingeva lo scapolare indossato al di sotto delle vesti.




beato Cecco da Pesaro (Francesco Zanferdini)
tempera su tavola Nardini - inizi sec. xvi -episcopio di Pesaro


Cecco decide di non essere sacerdote, ma di seguire la vita di un santo moderno dell’epoca di San Francesco, diventando il primo terziario francescano di Pesaro. Il beato copre “il suo Corpo coll’umile, e ruvido abito del Terzo Ordine della Penitenza, imparando dal suo color di cenere la memoria della morte, dell’asprezza di esso l’amore della Croce e della semplicità il disprezzo del Mondo” (L. Falconi).
 
BEATO CECCO DA PESARO


Il Beato Francesco (Cecco), figlio di Zanferdino, "uomo dabbene, fornito di probità e di qualche ricchezza", nasce a Pesaro verso il 1270. Richiamato ai valori francescani della povertà evangelica e della penitenza predicati dai frati pellegrini stabilitisi a Pesaro nella prima metà del XIII secolo, Cecco, rimasto orfano dona ogni suo avere ai poveri e nel 1300 aderisce al Terz'Ordine francescano istituito dal santo titolare nel 1221. Egli è il primo terziario di Pesaro.


Fano - Il Romitorio e la Beata Vergine di Ponte Metauro



L'Olivieri confutando l'Amiani che ne attribuisce la fondazione a san Francesco nel 1291, assegna invece al beato Cecco I'erezione a Fano nel 1100 del suo primo romitorio e della sua prima chiesa, conosciuta oggi con il nome di santuario della Beata Vergine di Ponte Metauro.
Qui il beato Cecco, in onore della Vergine Maria di cui è grande devoto e alla quale ha dedicato la chiesa, fa dipingere nel 1150 l'immagine Madonna che allatta Gesù Bambino.

L'iconografia dell'affresco, tuttora conservato, rimanda al tipo della Madonna del latte, soggetto, insieme a quello della Madonna della Mísericordia, che accoglie i devoti sotto la protezione del suo manto, molto diffuso in quest'epoca travagliata dalla peste, da carestie e malattie. Il santuario della Beata Vergine di Ponte Metauro diviene poi, grazie ai miracoli attribuiti all'immagine mariana, meta di frequenti pellegrinaggi.

A destra l'icona della Madonna di Ponte Metauro incoronata da San Giovanni Paolo II il 12/8/1994.



SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DI PONTE METAURO


Il Santuario si trova sulla sponda sinistra del fiume Metauro a 3 Km da Fano. La piccola chiesa ha origini antiche, forse precedenti al XII secolo. I momenti importanti il Santuario li vive nella prima metà del XIV secolo, quando in questo convento si stabilisce il terziario francescano Beato Cecco da Pesaro.

Devozione Mariana del b. Cecco

"Cecco, quale prima missione - afferma Lorenzo Falconi - si impegna nel diffondere il culto della Vergine Maria tra i fedeli della sua città. facendo dipingere, o dipingendo egli stesso in capo alle vie l’imagine della Vergine, e raccogliendo elemosine per costruire eremi dedicati a lei. Egli però non si limita a creare luoghi di culto, ma vuole che siano abitati da altri uomini che condividono la sua scelta di vita".

Il luogo, è legato alla leggenda dell’uccisione di un gigantesco serpente da parte dello stesso San Francesco. Probabilmente il complesso nasce dalla fusione di una torre di avvistamento, divenuta campanile e da una di quelle classiche costruzioni che servivano a dar riparo ai viandanti e ai pellegrini che  percorrevano la via Flaminia, per raggiungere Roma ed il santuario di Loreto.

La leggenda vuole che la chiesa sia stata fondata nel 1219, da San Francesco, e l’immagine mariana venerata nel santuario sarebbe stata dipinta dallo stesso beato.


PDF - Esaustiva storia illustrata
del Santuario di S. Maria del Ponte Metauro



Eremita sul Monte Granaro e il beato Pietro Crisci da Foligno


Il b. Pietro Crisci,
definito “uomo grave di anni,
di vita molto austera, ed implacabile castigatore
della propria carne a Montegranaro“
, passava i suoi
giorni in umiltà e nella preghiera
accoglie
il giovane Cecco nel suo romitorio
e diventa il suo direttore spirituale.

"Se la vita di frate Francesco d'Assisi è stata
un'alternanza tra eremo e città
- ha notato P. Pietro Messa (3) - tra vita
di orazione e predicazione, si è andata polarizzando
verso uno degli estremi". Ovvero tra insediamenti
di vita eremitica e presenza di conventi nelle
grandi  città.  Nel Terz'Ordine con le proprie
specifiche peculiarità, si assiste ad una tensione simile,
come si evince dalla vita
del b. Cecco,  del b. Pietro e tanti altri terziari.


Lasciato il romitorio presso Fano, il beato Cecco si reca sul monte Granaro condividendo la di vita solitaria con il frate Pietro Crisci, terziario francescano anch'esso, che da Foligno era giunto nel 1300 a Pesaro e aveva costruito sul monte pesarese il suo romitorio e una piccola chiesa dedicata alla Vergine. Qui accanto alla chiesetta del frate folignate, il Cecco costruisce la sua cappella. Il frate Pietro vive sul monte Granaro fino al 1323, quando fa ritorno nella Foligno. Consegna in quell'occasione al beato Cecco la chiesetta da lui edificata.

Essa, dopo la morte del beato, è custodita dalla Confraternita dell'Annunziata. Succeduti i padri Camaldolesi, la chiesa è da questi consegnata ai padri Serviti e, in seguito, lentamente abbandonata e definitivamente demolita nel 1800.

Il beato Francesco inoltre costruisce un altro rifugio, un terzo, con chiesa annessa sul monte Accio (oggi San Bartolo), luogo isolato, coperto di vegetazione, scelto anche da altri eremiti perché particolarmente indicato alla vita solitaria. Anche questa chiesa viene distrutta quando i padri Cappuccini, ultimi proprietari del fabbricato, si trasferiscono a Pesaro nel XVII secolo.


Pesaro e la b. Michelina Metelli


Ex-Chiesa della Santissima Annunziata in Pesaro
La chiesa apparteneva alla confraternita dell’Annunziata,
fondata nel 1347 dal Beato Cecco e dalla Beata Michelina
per dare sepoltura ai poveri e curare gli indigenti.
Viene infatti costruita nella seconda metà del Trecento
dove sorge la casa che la Beata Michelina dona nel 1356
ai confratelli.
Ristrutturata completamente intorno
alla metà del XVII secolo.


Il beato Francesco vive di carità prodigandosi anche per dotare le fanciulle indigenti, sostentare ospedali e restaurare chiese. Ben presto la sua fama si diffonde e diversi sono coloro che ne vogliono seguire l'esempio unendosi a lui. Guarito da una grave malattia, in segno di gratitudine vuole recarsi in Assisi per lucrare I'indulgenza della Porziuncola.

Tormato a Pesaro, fonda nel 1347 con Michelina Metelli, anch'ella terziaria, la Confraternita della Santissima Annunziata a sostegno dei malati negli ospedali e per la sepoltura dei morti. Ritiratosi sull'eremo di Monte Granaro nel 1348, muore il 5 agosto 1350.

*

La devozione verso il beato Cecco è immediata. Grande è la partecipazione ai funerali da parte di nobili, clero e popolo e, dopo la sua morte, si verificano numerosi miracoli. Le sue spoglie sono ben presto traslate dalla chiesa dell'eremo di monte Granaro in cattedrale. Esse sono dapprima collocate sotto l'altare maggiore dedicato alla Vergine.
Nel 1501, quando le artiglierie del Valentino danneggiano I'abside della cattedrale, le reliquie del beato Cecco sono spostate sotto l'altare di San Sebastiano. Da qui sono trasferite nel 1692 sotto I'altare maggiore per volere del vescovo Alessandro Avio. Allogate ancora nel 1779 sotto l'altare di Sant'Andrea Avellino, le reliquie trovano definitiva sistemazione nella cappella delle Beate.
In memoria del beato Cecco il vescovo Francesco III concede nel 1393 il permesso di celebrarne la festa da parte della Confraternita della Santissima Annunziata. Immagini e reliquie del beato sono esposte nelle chiese di monte Granaro, della Santissima Annunziata e di San Rocco quando la Confraternita venne qui trasferita nel 1782.


Fortuna iconografica

La venerazione per il beato Cecco è attestata anche dalle rappresentazioni iconografiche realizzate nel corso dei secoli. Purtroppo è perduta l'immagine del beato che l'Olivieri aveva visto già in gran parte rovinata nella chiesetta di monte Granaro nel 1770.
Restano invece tre dipinti che ritraggono il beato. Essi sono giunti fino a noi e sono stati censiti in occasione della campagna di inventariazione informatizzata dei beni storici e artistici ecclesiastici voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana e condotta nell'arcidiocesi di Pesaro a partire dalla fine del 1998.
Il primo raffigura il Beato Cecco (foto in alto) con la testa rasata secondo la tradizione francescana. Una corona di raggi, attributo di santità, ne circonda il capo. Egli indossa, così come richiedeva la Regola e come attestano i documenti, un "aspro sajo".

Il dipinto, attribuito a Girolamo Nardini, fu esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa dell'Annunziata fino a quando, ceduta la medesima chiesa alla famiglia Mosca nel 1782, venne trasferito nella chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano.
Il dipinto è oggi conservato nel palazzo vescovile, dal momento che la chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano fu distrutta nel 1954 e gli arredi provvidenzialmente trasferiti in altre chiese. La tavola si accompagna, così come spesso capita di riscontrare, con il ritratto coevo della beata consorella Michelina Metelli.

Sempre rappresentato in coppia con la beata Michelina, a confermare il culto parallelo per i due terziari pesaresi, il beato Cecco compare nella tela esposta nel Museo Diocesano di Pesaro raffigurante la Madonna col san Terenzio e i beati Cecco e Michelína. Qui i due beati sono dipinti accanto a san Terenzio, patrono di Pesaro, città della quale si scorge una veduta sullo sfondo. Trattasi di opera accademica del pesarese Lazzarini ( 1710-1880), che tuttavia conferma la fortuna del tema e la grande devozione locale.


Menzioniamo infine I'ultimo dei tre dipinti della diocesi di Pesaro con la Madonna con Gesù Bambino con Gesù Bambino e i beati Cecco e Michelina di Ottaviano Coli (1765?- 1831?), allievo del Lazzarini.
La Madonna è raffigurata seduta sulle nuvole mentre sostiene con la mano Bambino e con la destra solleva il mantello in segno di protezione. Al fianco della Vergine i due beati, Cecco e Michelina, intercedono presso di lei per la salvezza della città di Pesaro, travagliata "dai divini flagelli" della guerra, della peste e del terremoto rappresentati in basso.
Nello scorcio paesaggistico sono riconoscibili alcune delle architetture pescaresi: porta Rimini, rocca Costanza e, sul monte Granaro, la piccola chiesa custodita dal beato Cecco. Accompagnano la scena l'arcangelo la spada infuocata e i cherubini.
Nel 1859 il dipinto si trovava ancora in cattedrale. Qui 1o vide l'Ortolani "collocato al muro di fronte alla cappella delle Beate" dove sono custodite le spoglie del beato Cecco. In seguito "dimenticato e non esposto al culto" trovava nel 1968 la sua nuova e appropriata collocazione presso la chiesa di Santa Maria delle Fabbrecce, dove è tuttora visibile a colmare l'assenza icono grafica in onore della Santissima Madre, Vergine quale la chiesa è dedicata..
Luisa Blasi


Fonti agiografiche
Le fonti antiche ci raccontano diversi aneddoti sul beato: un giorno, durante la questua, alcuni devoti lo invitano a pranzo nella loro casa. Il beato Cecco, quantunque molto morigerato nel suo desinare, accetta l’invito senza mostrare alcuna cerimonia per non dispiacerli. Durante il pranzo assaggia con temperanza alcuni cibi offertigli.
Cecco viene invogliato però dal profumo di “"una porcellina di latte ben arrostita", e chiede di poter avere una porzione. Immediatamente si accorge che si tratta di una tentazione della gola, quindi il beato si avvede ed avvolge pertanto in una salvietta la desiderata pietanza. Rientrato nella sua cella la sistema in una cassa, e lì la lascia imputridire.
Quando il cibo si è guastato diventando puzzolente e pieno di vermi, prende il fazzoletto con la desiderata pietanza si mette a sedere, prende in mano la portata avariata ed inizia una disciplina molto severa, egli afferma: “Invitati sono a godere di questa porzione [di carne] i vermi vostri fratelli; voi non siete punto migliore di loro, così non vi schiferete di mangiare con essi al medesimo piatto. Questa poi è di quella stessa carne, che giorni sono allettò tanto il vostro appetito”. Dopo questo discorso egli: “pigliando carne si putrida e si verminosa, se la strofinò agli occhi, al naso, ed alla bocca, gastigando con questa disciplina il disordine del suo appetito”.
*
Dalle agiografia apprendiamo che Cecco fu vittima di molte visioni e tentazioni del demonio: egli, come tutti i santi, in questi momenti di dura prova trovava conforto e forza solo nella preghiera, nei digiuni e nelle penitenze. Un’incisione settecentesca illustra il beato Cecco mentre una sera, come al suo solito, prega nella cappella del romitorio del monte San Bartolo; il demonio scatena una pioggia tempestosa che far rotolare un grosso sasso dalla cima del monte: senza un intervento divino il sasso avrebbe distruttola cappella e avrebbe ucciso il beato Cecco. Egli, immerso nella sua preghiera, non si accorge di nulla e continua indisturbato la sua orazione. Questo episodio ricorda quello del Sasso spicco all’Averna.

*
Ancora siamo a conoscenza che un componente della famiglia Malatesta di Rimini, invia due grosse anguille secche e affumicate al beato. Però il servo, incaricato di portare l’offerta, prima di giungere a destinazione nasconde una delle due anguille in un albero per poi riprenderla al ritorno e poterla mangiare per sé.
Il servo, giunto al romitorio, consegna al beato solo una delle due anguille ricevute; egli dopo aver ringraziato, lo licenzia con un riso misterioso che inquieta il servitore infedele. Egli, giunto alla pianta dove aveva nascosto l’anguilla, trova invece una grossa serpe che sibila e si torce facendo grande frastuono.
L’uomo riflettendo sull’accaduto, capisce che il beato Cecco era a corrente della sua furbizia e che aveva trasformato l’anguilla in serpe. Decide allora di tornare a chiedere scusa per il suo ignobile comportamento.
Inutile dire che Cecco perdona il servo e, dopo averlo severamente ammonito, gli dona l’anguilla sottratta indebitamente. Così il servo ravveduto tornando all’albero non trova più la paurosa serpe ma l’anguilla affumicata.

*
Infine, non posso non citare l’episodio miracoloso avvenuto a seguito della malattia di Cecco. I discepoli del beato, per cercare di curare il maestro colpito da un’inappetenza che lo aveva portato all’infermità, decidono di uccidere il gallo del romitorio, per cucinare una pietanza gustosa nella speranza di risvegliare il suo appetito. Cecco si accorse subito in quel giorno che mancava come al solito il canto dell’amico gallo: egli chiama i suoi compagni e li interroga su quella novità.
I discepoli confessano di aver deciso di uccidere e cucinare il gallo per preparare una pietanza che vincesse la sua grave inappetenza.
Egli si lamenta del loro scellerato comportamento e li rimprovera duramente. Ordina che gli siano portati i resti mortali dell’amico, in qualunque stato essi siano. Cecco proferisce prima un elogio del fratello gallo e del suo canto, asserisce che vorrebbe ridonargli la vita ma non gli è consentito. Quindi fa l’unica cosa di cui è capace, pregare il Creatore perché ridoni la vita a quell’innocente: al termine alza gli occhi verso il cielo, fa il segno della croce sul gallo cucinato ed a quel segno “il gallo, saltò dalle sue mani vestito della bellezza delle sue penne, e cantò".
Lorenzo Fattori


_____________________________________

1) Estratto da: Lorenzo Fattori, I Santi dell'Ordine Francescano pesarese, Cecco, la beata Felice Meda, le beate Michelina e Serafina Sforza, Conferenza promossa dal Comune di Pesaro e dalla Comunità dei frati francescani di Pesaro - 2 agosto 2009. * Il testo in integrale è on line.

2) Luisa Blasi in I Santi nelle Marche, a cura di Giuseppe Cucco, Conferenza Episcopale Marchigiana, con il contributo della Presidenza della Giunta Regionale delle Marche, ed. Jaka Book, Milano, 2013. (Eccetto il box dedicato al santuario della Madonna del Ponte Metauro, la suddivisione in paragrafi e le didascalie alle illustrazioni).

3) Pietro Messa, Tra via eremitica e predicazione. Il percorso di Francesco d'Assisi e della sua fraternità, Porziuncola, Assisi, 2009.



venerdì 4 agosto 2017

22 agosto - BEATO GIOVANNI DA URBINO eremita Terziario francescano


22 Agosto
Beato

GIOVANNI DA URBINO
Terziario Francescano
Eremita


(✝1438)



Martirologio Francescano: In Urbino, nelle Marche, il beato Giovanni da Urbino, Confessore Terziario, il quale fece degni frutti di penitenza e fu illustrato da miracoli (1438).

Francescano, fratello gemello del b.Antimo o Antonio da Urbino.



vedi: beato Antimo da Urbino




venerdì 21 luglio 2017

BEATO RICCARDO DA FOSSOMBRONE, VESCOVO, PENITENTE TRA I PRIMI DEL TERZ'ORDINE FRANCESCANO / 7 luglio


7 Agosto
beato RICCARDO DA FOSSOMBRONE
Vescovo
Terziario Francescano



( + ca. 1250)




Martirologio Francescano: In Fossombrone, nelle Marche, il beato Riccardo da Fossombrone, Vescovo e Confessore, alunno del Terz'Ordine, celebre per santità (ca. 1250)









lunedì 17 luglio 2017

29 luglio - BEATO LAUDONO DA MONTEFELTRO del III Ordine di San Francesco


29 Luglio
Beato LAUDONO DA MONTEFELTRO

Penitente
Terziario francescano




+ 1241





Martirologio Francescano: In Montefeltro, nelle Marche, il beato Laudono da Montefeltro, Confessore Terziario, chiaro per virù e per miracoli (1241).




a


mercoledì 12 luglio 2017

VEN. FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI, IL VESCOVO terziario francescano innamorato dell'Immacolata - 12 luglio



12 luglio
Venerabile
FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI
Sacerdote e Vescovo
Fondatore della Congregazione delle Pie Operaie dell'Immacolata Concezione
Terziario francescano

Force, Ascoli Piceno, 27 novembre 1717- Ascoli Piceno, 12 luglio 1798



Francesco Antonio Marcucci nacque a Force (AP) il 27 novembre 1717 da una nobile e religiosa famiglia ascolana. Non ancora diciottenne, docile alla voce di Dio, si consacrò a Lui con il voto della castità. A 23 anni fu ordinato sacerdote.
Illuminato poi dalla grazia divina, l'8 dicembre 1744, fondò ad Ascoli la Congregazione delle Pie Operaie dell'Immacolata concezione. Ad essa affidò il compito di essere nella Chiesa una presenza viva di Maria Immacolata per proporla a tutti modello di vita cristiana e di promozione della dignità della donna di ogni ceto ed età, impegnandosi ad istruirla ed educarla.
In un periodo pervaso dalla cultura illuministica e razionalistica, il Marcucci si impegnò a rimuovere l'ignoranza del popolo, specie religiosa, con una fervida predicazione che toccava il cuore degli ascoltatori perché sostenuta dalla preghiera e fondata sullo studio e sulla cura del linguaggio che egli adattava alle capacità di ognuno.
Ancora giovanissimo, aveva cominciato a predicare le missioni al popolo nel Piceno e nell'Abruzzo, sull'esempio dell'apostolo francescano San Leonardo da Porto Maurizio.
Divenuto vescovo di Montaldo Marche e vicegerente di Roma, il nostro venerabile è tra le personalità più rappresentative del secolo XVIII della Chiesa in Italia. Nel suo governo pastorale ha lasciato un'impronta indelebile di virtù, di carità creativa e di promozione sociale.
Morì santamente ad Ascoli Piceno il 12 luglio 1798.
E' stato definito il "san Francesco di Sales" dei nostri giorni per la sua dolcezza, lo zelo nella predicazione e la proposta di una santità gioiosa possibile a tutti perché fondata su una grande confidenza su Dio e Maria Santissima.





Causa

Le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione stanno promuovendo la Causa di beatificazione del loro Fondatore e attendono con fervente preghiera, insieme alla Chiesa locale, il dono del riconoscimento del miracolo, attribuito alla sua intercessione.

Nel 1963 si è aperta la causa per la sua beatificazione. Adempiute tutte le fasi relative al processo di beatificazione, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, nella Sessione Ordinaria del 12 gennaio 2010, i Padri Cardinali e Vescovi hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. La domenica delle Palme, 27 marzo 2010, il Santo Padre Benedetto XVI ha promulgato il decreto di venerabilità, ossia il riconoscimento delle virtù eroiche di mons. Francesco Antonio Marcucci dell'Immacolata Concezione. Attualmente è in esame, presso la stessa Congregazione, il “presunto” miracolo (6 maggio 2010; 17 novembre 2011).

postulatore: Fra Giovangiuseppe Califano, ofm
attori: Pie Operaie dell’Immacolata, Via Cosimo Tornabuoni, 12, 00166 Roma

Molte le notizie utili riportate nel sito MonsignorFrancescoAntonioMarcucci
(Decreto riconoscimento delle virtù; Attualità del modello di santità del venerabile Francesco Antonio Marcucci; Intercessione; contatti).

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FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI

  • biografia


Una delle personalità più rappresentative della Chiesa del XVIII secolo, uomo di grande cultura, Francesco Antonio Marcucci visse in un epoca di complessi mutamenti sociali.
Nacque il 27 novembre 1717 a Force, nell’entroterra ascolano, in una famiglia nobile e importante, e crebbe nell’affetto dei suoi, acquisendo fin da giovanissimo una profonda religiosità.
Frequentò le migliori scuole di Ascoli Piceno: il collegio dei gesuiti, poi gli istituti dei domenicani, dei francescani e dei filippini. Aveva una grande devozione per l’Immacolata e a diciotto anni a Lei consacrò la sua vita sentendo la chiamata al sacerdozio.

Fondatore sulle orme di S. Francesco Sales
Unico erede del casato, avviato all’avvocatura, dovette lottare non poco per convincere i genitori ad accettare la propria scelta. All’Oratorio di S. Filippo conobbe padre Giuseppe Sardi (1682-1761) che divenne suo confessore. Da lui assimilò la spiritualità di S. Francesco di Sales.
Nel settembre 1738, a soli ventuno anni, ebbe l’ispirazione a fondare una congregazione religiosa in onore dell’Immacolata Concezione, desiderio che poi si avverò. Studiò diverse discipline, in particolare la Sacra Scrittura e la Patristica, sentendo il dovere di istruire il prossimo.
Già nel 1740 pubblicò “La vita comune”, ispirata al grande santo di Ginevra, e “Introduzione alla predicazione evangelica”, opera diretta ai sacerdoti per un apostolato concreto. Negli anni a venire, in un’instancabile attività culturale, organizzò inoltre accademie e pubblicò saggi di storia locale.

Sacerdote e predicatore
Ordinato prete il 25 febbraio 1741, il Marcucci intraprese da subito un’intensa predicazione di quaresimali ed esercizi spirituali in vari paesi delle Marche e dell’Abruzzo. In quell’anno acquistò, indebitandosi, uno stabile adatto ad ospitare un convento.
Nel luglio 1742 Benedetto XIV lo nominò missionario apostolico.
Purtroppo non erano tempi tranquilli: la peste serpeggiava nel vicino Abruzzo e gli eserciti austriaci e spagnoli, in Italia a causa della guerra di successione austriaca, accampati lungo le spiagge, saccheggiavano le campagne. Nonostante le sfavorevoli circostanze, dopo tante preghiere, il giorno dell’Immacolata del 1744, il vescovo concesse di erigere la Congregazione che il venerabile Francesco Antonio da anni aveva nel cuore.

Nasce l'istituto delle Pie Operaie dell'Immacolata Concezione
Nacquero le Pie Operaie dell'Immacolata Concezione (Suore Concezioniste), con la missione di promuovere, attraverso l'istruzione e l'educazione, la dignità della donna. L’anno successivo aprì la prima scuola.

Vescovo
Nel 1770 Clemente XIV lo nominò vescovo di Montalto: fu consacrato a Roma, in S. Salvatore in Lauro, la chiesa dei piceni, il 15 agosto 1770, a cinquantadue anni.
Il suo episcopato è ricordato fra i più fruttuosi dell'epoca.

A servizio del Papa
Dal 1774 al 1786 fu vice gerente, carica in cui profuse energie e generosità. Pio VI nel 1782 lo volle con sé nel viaggio a Vienna. Nel 1797 i francesi invasero lo Stato Pontificio senza alcun rispetto delle cose sacre e il Marcucci divenne un punto di riferimento per alcuni vescovi costretti all’esilio.

Gli ultimi anni
Afflitto dalla situazione in cui si trovava la Chiesa (e molto malato)  trascorse gli ultimi anni di vita ad Ascoli, presso le sue suore, dove morì il 12 luglio 1798 all’età di 81 anni.


Maria nella vita e nei Sermoni del Venerabile


Mons. Marcucci, fervente innamorato di Maria proprio sotto il titolo di “Immacolata Concezione”, non lasciava infatti passare sotto silenzio nessuna ricorrenza mariana, anzi di ciascuna di esse sapeva approfittare per diffondere il culto e la vera devozione all’Immacolata e questo Egli ha trasmesso alle Sue Figlie, le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, perché continuassero sul suo esempio. Egli ama essere definito “dell’Immacolata Concezione”.
In tutti i suoi scritti ha sempre l’intento di essere di utilità al popolo e di formarlo nella crescita spirituale. È convinto che la conoscenza e la devozione verso la Madonna sia la via maestra per la trasmissione della fede.
D’altra parte i suoi Sermoni sono costruiti come le grandi chiese barocche nelle quali la mobilità delle forme e la convergenza verso l’altare esprime il desiderio dell’anima di essere condotta alla devozione attraverso la ricchezza delle citazioni bibliche, la profonda semplicità della riflessione teologica, la dolcezza delle indicazioni ascetiche pratiche e i riferimenti di ordine devozionale. In tutti i discorsi il servo di Dio lascia trasparire l’immagine di Maria impressa nel suo cuore: una Maria biblica che vive il mistero di Cristo con atteggiamento di fede sia nella sofferenza che nella gioia, ma anche una Maria vivente che assunta in cielo non depone la sua missione di salvezza.
Il Marcucci non nasconde la sua pietà e intensa devozione verso la Madre di Cristo, divenuta nostra Madre, e a lei dirige anche numerose preghiere. 

Fonte: La Theotokos - Dizionario Enciclopedico di mariologia


  • preghiera



Trinità Santissima,
che, alla scuola della Vergine Immacolata,
hai plasmato l'umile tuo Servo
Francesco Antonio Marcucci
rendendolo modello d totale disponibilità
e di ardente carità
nel servizio premuroso ai fratelli,
fa' che egli risplenda nella Chiesa
e nel mondo come segno della tua santità
e a me, fiducioso nella tua misericordia,
concedi per sua intercessione
e per la tua gloria la grazia che ti chiedo ...

Immacolata Madre del Signore
amata ardentemente dal Venerabile
conforta i Pastori della Chiesa, le famiglie
le persone consacrate, gli educatori
i giovani e quanti cercano il Figlio tuo
con cuore sincero. Amen !

Tre Gloria al Padre


CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA, MARZO 2003





Maiolica con il ven. Francesco Antonio Marcucci
autore ignoto, 1747


Terziario francescano

I sacerdoti sono dei secolari, fossero pure vescovi, si proprio come noi, laici dell'Ordine Francescano Secolare, così come i diaconi: viviamo nel mondo, pur non essendo mondani: mentre coloro che scelgono una vita religiosa, abbracciano una specifica spiritualità. Cosa non preclusa ai laici, come noi, francescani secolari, che abbracciamo quella di San Francesco d'Assisi, con una Regola che i Papi nei secoli hanno approvato per noi. Nel mondo, ma non del mondo.
E nei secoli anche molti sacerdoti secolari hanno fatto propria la spiritualità francescana e tra questi c'è il Venerabile Francesco Antonio Marcucci. O meglio, come lui stesso di se diceva, Francesco Antonio Maria Marcucci, per il suo grande trasporto per Maria Immacolata, tanto da fondare la Congregazione delle Pie Operaie dell'Immacolata Concezione (note anche come Concezioniste). Un secolo prima del pronunciamento del dogma, cui tanto impulso hanno dato i francescani a partire da Duns Scoto.
Molti furono i sacerdoti, molti i Papi, che divennero Terziari francescani, con il pontificato di Leone XIII, che tanto impulso dette al Terz'Ordine Francescano. Ma un sacerdote che diveniva Terziario francescano prima di quest'epoca aurea, sicuramente ha una patente di genuinità in più: tra questi sicuramente possiamo annoverare il Venerabile Francesco Antonio Marcucci. (marco stocchi, ofs)

I TRE SANTI ISPIRATORI DELLA GIOVINEZZA

S. Francesco di Paola
fondatore dei Minimi - E' ricordato nel Martirologio Francescano quale Terziario francescano, ma in realtà non ne abbiamo notizie certe. Probabilmente furono terziari francescani i genitori, o almeno uno di essi, che a Paola oltretutto c'era un convento francescano. Sicuramente erano, i suoi genitori devoti del Poverello d'Assisi che scelsero per questo motivo di dare al proprio figliolo il nome di Francesco.

Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente all'intercessione del santo d'Assisi. Fecero quindi voto che in caso di guarigione il piccolo avrebbe indossato per un anno intero l'abito dell'ordine francescano. La malattia si risolse senza quasi lasciare traccia.
All'età di tredici anni fu accolto nel convento francescano di San Marco Argentano,  vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori. Il tempo trascorso nella comunità evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che accompagneranno tutta la sua biografia, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante quest'anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell'osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa, e praticava già molti digiuni e astinenze. Concluso l'anno, i frati avrebbero voluto trattenerlo con loro, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta. Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio che, avendo Assisi come meta principale, coinvolse alcuni dei principali centri della spiritualità cattolica italiana: Loreto, Roma e Montecassino, toccando anche i romitori francescani del Monte Luco.
Quindi si ritirò in un podere del padre attirando l'attenzione di altri giovani che volevano farsi suoi discepoli, così fondò l'Ordine dei Minimi basato su condizioni di vita austera, con frequenti digiuni e macerazioni. Morì in Francia il 2 aprile 1507, dov'era stato chiamato da Luigi XI per le sue doti di taumaturgo. Ebbe il dono dell'estasi.


  • Il giovane Marcucci desiderava entrare nell'Ordine dei Minimi ma fu sconsigliato dal suo direttore spirituale gesuita, in considerazione della dura vita alla quale si sarebbe dovuto sottoporre.

S. Francesco di Sales - Nacque il 21 agosto 1567 a Thorens in Savoia e apparteneva ad un'antica famiglia dell'antica nobiltà locale. Studiò a Parigi presso il il nuovo collegio dei Gesuiti e poi a Padova dove nel 1592 si laureò in Diritto. L'anno dopo ricevette l'ordinazione sacerdotale fino a diventare nel 1602 Vescovo di Ginevra. Predicò in molti paesi della Francia (in tempi di piena Controriforma, ndr) e morì improvvisamente il 27 dicembre a Lione.

  • Nel 1601 Francesco di Sales aveva fondato un ordine femminile dedicato alla Visitazione della Madonna (Visitandine) ed ebbe il merito di aprire una via tutta nuova, seguita da altri fondatori di ordini femminili come lo stesso Marcucci.
    Questi aveva in comune con il Santo la vivacità d'indole che trasformò come lui in dolcezza tanto da essere definito il "San Francesco di Sales dei nostri giorni".
    Fin dalla giovinezza, Marcucci sentì l'attrazione per il Santo e lo scelse come protettore della sua predicazione. Durante le missioni popolari era solito portare un quadro a cui lati erano raffigurati Sant'Emidio, patrono della città e San Francesco di Sales

San Leonardo da Porto Maurizio - Paolo Girolamo Casanova, futuro San Leonardo, nacque il 1676 a Porto San Maurizio (oggi Imperia). Nel 1690 si trasferì a Roma per gli studi, fu alunno del Collegio romano dei Gesuiti (oggi Università Gregoriana) e quindi, a 21 anni, entrò come religioso tra i Francescani Riformati. In breve divenne un formidabile predicatore, dotato di voce che aveva del prodigioso. Fu instancabile nel girare ogni angolo della penisola, tanto che fu chiamato ancora vivente "l'apostolo d'Italia".
  • Nell'aprile 1739 S. Leonardo predicò una missione anche ad Ascoli Piceno e fu per il Marcucci l'occasione d'incontrare il padre francescano "di santa vita e missionario di gran grido", come ebbe a dire di lui il giovane ascolano che, dopo questa esperienza, si dedicò con zelo ardente alla predicazione nelle Marche ed in Abruzzo. Quest'incontro fu un momento d'intensa emozione anche per tutta la città. Molti cittadini e lo stesso Comune posero sulle porte di casa l'emblema del Nome di Gesù, come raccomandato dal missionario.
Morì a Roma il 27 novembre 1751, nello stesso giorno in cui il Marcucci compiva trentaquattro anni.


Albero genealogico del Ven Francesco Antonio Marcucci
che contemplava la figura del Beato Marco
Frate minore dell'Osservanza, morto nel 1496



Un legame particolare univa il ven. Marcucci all'Ordine Francescano per diversi motivi:
  • il Beato Marco, suo prestigioso avo, apparteneva all'Osservanza Francescana.
  • Marcucci era un Terziario francescano e aveva come confessore il minore fra Luigi dell'Annunziata.
  • Strinse rapporti con fra Giovanni Ganganelli da Sant'Arcangelo, quando era docente nel convento di Ascoli; Ganganelli fu Cardinal protettore delle Concezioniste e, divenuto papa, nominò il Marcucci vescovo di Montalto.

I SANTI FRANCESCANI

Oltre San Leonardo da Porto Maurizio, Marcucci era devoto ad altri due santi francescani del Piceno: San Serafino da Montegranaro e il Beato Bernardo da Offida.

San Serafino da Montegranaro - Nato nel 1540 a Montegranaro da umile famiglia contadina, Felice Piampiani entrò giovanissimo nel nuovo ordine dei frati Cappuccini, fondato da pochi anni.
Divenuto frate laico con il nome di fra Serafino, peregrinò per molto tempo nei conventi marchigiani esercitando i più umili lavori - portinaio, questuante, cuoco, ortolano - mostrando sempre più le virtù della pazienza, ubbidienza ed umiltà, amore per i poveri, vita ascetica segnata da continue astinenze, offrendo prodigi e miracoli nel segno del suo piccolo crocefisso in ottone. Nel 1590 si stabilì definitivamente nel convento di Ascoli dove morì il 12 ottobre 1604 in fama di santità. Canonizzato, nel 1767, sotto papa Clemente XII. Nel 1773 Cappuccini costruirono in Ascoli un nuovo santuario per poter accogliere i numerosi pellegrini.

Beato Bernardo da Offida
- Domenico Peroni nacque ad Offida il 7 novembre 1604. Dopo avere fatto per anni il pastorello, nel 1625 entrò nel convento dei Cappuccini per diventare frate l'anno successivo con il nome di Bernardo, a ricordo di un altro cappuccino di Offida, con lo stesso nome morto nel 1558.
Durante la sua vita fra Bernardo si distinse per il suo apostolato di paciere, tanto da essere denominato "l'angelo della pace", e anche "l'angelo della carità" per la cura verso gli ammalati. Morì a quasi novant'anni il 22 agosto 1694.
  • La devozione per fra Bernardo da Offida andò sempre crescendo finché il 25 maggio 1795 fu beatificato da papa Pio VI. Nel 1771 mons. Marcucci in qualità di vescovo di Momtalto presiedette l'ascolto dei testimoni per la causa di beatificazione.

I SANTI DEL PERIODO ROMANO

Durante il periodo di residenza romana (1774-1786), mons. Marcucci ebbe la possibilità di conoscere personalmente due eminenti figure di religiosi successivamente santificati: San Paolo della Croce e San Giuseppe Benedetto Labre.

San Paolo della Croce - fondatore dei Passionisti, era nato il 3 gennaio 1694 in Ovada, Alessandria (Piemonte); discendeva dalla nobile famiglia Danei. Clemente XIV, il 3 settembre 1770, gli approvò le Regole dell'istituto. Morì ad 81 anni, il 18 ottobre 1775, a Roma, nel ritiro dei Santi Giovanni e Paolo, la casa donatagli dal papa.
Su incarico di Pio VI, il Vicegerente Marcucci benedisse la salma e presiedette con singolare devozione al suo funerale. Il 31 maggio 1835 Pio IX ascrisse S. Paolo nel calendario dei beati canonizzandolo il 29 giugno 1867.
  • Quando Marcucci giunse a Roma in occasione della nomina a Vescovo lo invitò a conoscere Paolo della Croce che era malato. Così il Santo si rivolse al Marcucci "Voi siete un po' malinconico per timore del vostro Vescovado; ed io vi dico che stiate allegro, e facciate coraggio, perché Iddio vi assisterà in modo particolare, e voi vi farete santo e ci morirete".
    C'era stato un contagio di santità tra il fondatore dei Passionisti e quello delle Pie Operaie dell'Immacolata. Quelle parole che tanto lo avevano consolato lo accompagnarono per tutta la vita come una luce ed una forza a sostegno della opera della sua congregazione da poco sorta.
    L'amore all'Immacolata, l'impegno a difenderne il privilegio, come pure lo zelo missionario erano altri punti di unione nei due fondatori che si erano conosciuti tramite la comune amicizia con padre Ganganeli.

S. Giuseppe Benedetto Labre - La sera del mercoledì Santo del 1783 - il 16 aprile - moriva a Roma, all'età di trentacinque anni, dopo una vita di volontari digiuni, durissime pratiche ascetiche e penitenziali il terziario francescano Giuseppe Benedetto Labre. Era nato nel 1748 ad Amettes (nel nord della Francia) da una famiglia di piccoli contadini, visse una giovinezza difficile e, dopo avere provato l'esperienza in un'abbazia cistercense, passò gli ultimi anni della sua breve stagione terrena a Roma come monaco viandante auto emarginato dalla società, una sorta di santo barbone che dimorava spesso sotto le arcate del Colosseo.
La sua morte destò un enorme movimento di popolo che amò molto questo semplice e saggio pellegrino lontano dagli schemi tradizionali, quasi un "folle di Dio", che con la sua vita povera e penitente aveva saputo parlare al cuore di tutti.
Fu beatificato nel 1860 e canonizzato nel 1881 da papa Leone XIII (anche lui terziario francescano).
  • A tre mesi dalla morte di Labre, mons. Marcucci assegnò a p. Tommaso Gabrini, parroco della chiesa dei Ss. Vincenzo e Anastasio di Roma, il compito di redigere una dissertazione da recitare pubblicamente nella sua Accademia dell'Immacolata, col preciso intento "di sciogliere il problema (...) se la commozione del popolo di Roma nella morte del Veneraile Servo di Dio Benedetto Giuseppe, ed il concorso al di lui sepolcro dovessero aversi in conto di una vera soprannaturale mozione proveniente da Dio, o più tosto considerarsi come furore mosso da umano artificio".
    Lo scritto influì non poco sull'andamento della seconda fase della causa e, soprattutto, sull'immagine del Santo che veniva precocemente delineandosi, evidenziando nel contempo il ruolo svolto da mons. Marcucci, definito "personalità per nulla secondaria nella vita politica e religiosa romana".

    Egli infatti scorgeva in Labre un ideale di vita ascetica che corrispondeva pienamente alla sua spiritualità, secondo una visione della vita in aperta antitesi al libertinismo sensista ed al materialismo utilitaristico dell'epoca, alla quale contrapponeva la fermezza della fede cattolica.

Liberamente tratto da: Guida al Museo Biblioteca Francesco Antonio Marcucci (...), Istituto Suore Pie Operaie dell'Immacolata Concezione, Ascoli Piceno, 2006.






Nell'immagine a sinistra
disegnata il 6 marzo 1749
dal Ven Marcucci
per le alunne della scuola
delle Suore Operaie
dell'Immacolata Concezione,
da lui fondata in Ascoli Piceno:

l'Angioletto regge sulla testa
e sulle ali l'ostensorio,
dove è esposta l'ostia consacrata




































PREGHIERA SULL'EUCARESTIA

Gesù Sacramentato, sei giunto all'eccesso del tuo amore per me, rimanendo nell'Eucarestia come mio compagno e cibo.
Cosa potevi e puoi fare di più per me ?
Ti sei fatto mio sostegno, mia fortezza, mio coraggio,
mio conforto, mio rifugio e mia vita.
Mi hai promesso il Paradiso e già eri il vero Paradiso in terra,
invidiato da tutti gli Angeli.
Cosa posso darti in cambio? Lo so, tu desideri il mio cuore:
eccolo, dunque, te lo dono per le mani
della tua Immacolata Madre
e lo unisco al suo purissimo cuore per sempre.
So che desideri la mia vita:
eccola, te la dono per mezzo delle medesime mani
e la unisco con la sua santissima vita.
So che tu desideri tutto da me:
eccomi, sono tuo, in anima e corpo, nel tempo e per l'eternità.
Ti adorerò, ti amerò e ti servirò fedelmente con il tuo aiuto.
In ogni respiro voglio lodarti e benedirti dicendo:

Col il Cuor di Maria, mare di contento,
ti adoro, o mio Gesù, ogni momento.



"Il divino sacramento si chiama Pane Celeste e Pane degli Angeli, perché è un Pane disceso dal Cielo, adorato e corteggiato dagli Angeli; ma non perché se ne nutrano. Questa singolarissima grazia è concessa solo a noi che siamo nel mondo"
Francesco Antonio Marcucci



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Approfondimenti su web


[DOC]
IL VENERABILE FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI (1717-1798)
di Suor Maria Paola Gobbi

Biografia in formato word - scaricabile su computer

MARCUCCI, Francesco Antonio, di Gianni Fazzini in Treccani.it
Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 70 (2008)

Daniele Bolognini, su Santi e beati