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giovedì 16 settembre 2021

S. SIGISMONDO FELICE FELINSKI vescovo di Varsavia e teziario francescano, fondatore dell'Istituto delle Suore Francescane della Famiglia di Maria

 
17 settembre


SAN 
SIGISMONDO FELICE FELINSKI
Zygmunt Szczęsny Felinski
Vescovo di Varsavia
Terziario francescano




Wojutyn, Ucraina, 1 novembre 1822 - Cracovia, Polonia, 17 settembre 1895









Zygmunt Szczesny Felinski - Vescovo polacco cattolico romano, professore dell'Accademia teologica di San Pietroburgo, arcivescovo metropolita di Varsavia negli anni 1862 -1883 e poi arcivescovo titolare di Tarso fino alla morte. Fondatore dell'Istituto delle Suore Francescane della Famiglia di Maria.  Beatificato nel 2002, è stato proclamato santo da papa Benedetto XVI l'11 ottobre 2009



Martirologio Romano: A Cracovia in Polonia, beato Sigismondo Felice Felinski, vescovo di Varsavia, che si adoperò tra grandi difficoltà per la libertà e il rinnovamento della Chiesa, fondando l’Istituto delle Suore Francescane della Famiglia di Maria al servizio del popolo in ogni suo bisogno.




 Szczęsny nacque nel 1822 a Wojutyna, in Volinia. È stato allevato in un'atmosfera religiosa e patriottica, fin dalla tenera età ha adorato la Madre di Dio. Si è laureato a Mosca e Parigi. Entrò nel seminario teologico e nel 1855 fu ordinato sacerdote a San Pietroburgo. Divenne padre spirituale nel seminario locale. Ha osservato da vicino la situazione in Russia e il destino dei polacchi, in particolare i bambini e gli anziani abbandonati. Ha lamentato la chiusura dei noviziati religiosi, che è stata una delle forme di repressione zarista contro la Chiesa cattolica.
Nel 1857 fondò la Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria, cui affidò la cura dei bambini, degli ammalati e degli anziani. Uno dei compiti della nuova congregazione era quello di organizzare le scuole per i bambini delle campagne.
Nel 1862 il Papa, San Pio IX nominò Zygmunt Szczęsny arcivescovo metropolita di Varsavia. Mentre ricopriva questo incarico, Zygmunt contribuì a un chiaro risveglio spirituale dell'ex capitale della Polonia. Riformò il seminario e l'Accademia teologica di Varsavia, istituì un rifugio per i bambini poveri e rese popolare il servizio di maggio in onore della Beata Vergine Maria.
Nel 1864, dopo aver servito meno di un anno e mezzo come arcivescovo, fu condannato all'esilio in Russia dalle autorità zariste per aver scritto una lettera allo zar Alessandro II nel marzo 1863 in difesa della Chiesa e della nazione.
Anche in esilio, a Jarosław sul Volga, diede esempio di profonda fede. Dopo 20 anni fu rilasciato, ma gli fu proibito di tornare nella sua arcidiocesi. Visse a Dźwiniaczka (allora provincia di Tarnopol, ora Ucraina),
Morì nel palazzo arcivescovile di Cracovia il 17 settembre 1895. Il suo funerale a Wawel divenne occasione di manifestazioni patriottiche.

Il processo informativo prima della beatificazione dell'arcivescovo. Feliński è stato aperto dal card. Stefan Wyszyński (terziario francescano anch'egli) nel 1965, ed è stato chiuso nel 1984 dal cardinale Józef Glemp. Nel 1988 la Congregazione per la Canonizzazione dichiarò valido il processo.

L'arcivescovo Zygmunt Szczęsny Feliński è stato beatificato il 18 agosto 2002 da S. Giovanni Paolo II durante la Santa Messa che ha celebrato nel Parco di Błonia a Cracovia. Il Santo Padre disse di lui in quel momento:

"Il beato Zygmunt Szczęsny Feliński, arcivescovo di Varsavia nel difficile momento della prigionia nazionale, ha chiesto con insistenza il sacrificio per i poveri, per aprire istituzioni educative e istituzioni di carità. Egli stesso fondò un orfanotrofio e una scuola e portò nella capitale le Suore di Nostra Signora della Misericordia. Dopo la caduta della Rivolta di gennaio, per misericordia verso i suoi fratelli, difese apertamente i perseguitati. Il prezzo per questa fedeltà all'amore è stato inviato nel profondo della Russia, che è durata vent'anni. Anche lì si ricordò dei poveri e dei perduti, mostrando loro grande amore, pazienza e sopportazione. Di lui è scritto che «durante il suo esilio, nella totale tribolazione, nella povertà della preghiera, si tenne solo costantemente ai piedi della croce e si dedicò alla misericordia di Dio".

La canonizzazione di Zygmunt Szczęsny Feliński nell'ottobre 2009 è stata eseguita da Papa Benedetto XVI. Il corpo del santo riposa nella cattedrale di S. Giovanni Battista a Varsavia.

tr. dal sito Internotowa Liturgia Godzin





giovedì 15 ottobre 2020

conoscere il servo di dio JOSIP LANG vescovo di Zagabria e terziario francescano


1 novembre

Servo di Dio
 JOSIP LANG
vescovo di Zagabria
del Terz'Ordine di San Francesco
francescano secolare



Lepšić presso Ivanić Grad, Croazia, 25 gennaio 1857 - Zagabria, 1 novembre 1924










È nato nel villaggio di Lepšić vicino a Ivanić Grad. Si diplomò al Ginnasio Classico di Zagabria nel 1876. Ha studiato teologia a Roma e ha conseguito il dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana . Per il sacerdote è stato ordinato a Zagabria nel 1883 . anni. Era un prete presso l'Ospedale delle Suore della Carità a Zagabria, un prete e predicatore presso la Casa delle Suore in Frankopanska Street, un educatore e rettore del Seminario teologico e parroco della Parrocchia di St. Marija na Dolac . Sempre impegnato nell'opera pastorale e caritativa, fu nominato canonico e poi vescovo ausiliare di Zagabria .

Visitava molto i malati, soprattutto i poveri, e distribuiva aiuti materiali spirituali e abbondanti. Scese negli scantinati umidi, salì sulle soffitte e sui solai per aiutare le persone in una situazione finanziaria difficile. Ha distribuito il suo stipendio mensile ai poveri e spesso ha dovuto prendere in prestito. Morì nel 1924 . e fu sepolto nella chiesa di S. Marija na Dolac. Morì il 1 novembre 1924 . sulla voce della santità. È in corso una procedura per la sua beatificazione. Dopo la sua morte, la Fondazione Bishop Josip Lang è stata istituita per aiutare gli anziani poveri. Fu fondato da un benefattore croato, il monaco gesuita Antun Cvek, e i teologi di Zagabria pubblicano e pubblicano "Vjesnik biskupa Lang". La piazza nel centro di Zagabria, la cosiddetta "Langic".

Dopo l’apertura del proceso per la beatificazione, il 20 giugno 1980 è stato consegnato alla Congregazione per le Cause dei Santi il “Transumptum publicum et authenticum processus originarii” e il giorno 5 giugno 1987 fu emanato il decreto della validità per processo diocesano.


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mercoledì 7 ottobre 2020

Per conoscere il ven. PIO XII terziario francescano


9 ottobre
Ven. Pio XII
(Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli)
Papa
del Terz'ordine di San Francesco
Francescano secolare



Roma, 2 marzo 1876 – Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958


Eugenio Pacelli è nato a Roma, i1 2 marzo 1876; Conseguita la licenza liceale presso il Liceo Parini, nel 1874 divenne terziario francescano e l'anno successivo iniziò gli studi teologici. Ordinato sacerdote il 2 aprile 1899 e laureato in teologia e in "utroque iure", entra nella Segreteria di Stato, nella Congregazione degli Affari straordinari, di cui diviene prima sottosegretario (1911), e poi segretario (1914); eletto Arcivescovo titolare di Sardi il 20 aprile 1917, è Nunzio apostolico in Baviera e, dal 1920, a Berlino; Pio XI lo crea cardinale il 16 dicembre 1929 e lo nomina proprio Segretario di Stato; è eletto Papa il 2 marzo 1939; il suo pontificalo dura oltre diciannove anni: muore a Castel Gandolfo, il 9 ottobre 1958, a 82 anni di età.


CAUSA

Nel 1990, a conclusione della prima fase di beatificazione, ha ricevuto il titolo di servo di Dio. Nel 2009, a conclusione della seconda fase, ha ricevuto il titolo di venerabile, che ne attesta l'eroicità delle virtù per la Chiesa. La causa di canonizzazione è affidata alla Compagnia di Gesù.


per conoscere pio xii e sostenerne la causa di beatificazione







PIO XII TERZIARIO FRANCESCANO

Il pontificato di Eugenio Pacelli inizia, alla vigilia della seconda guerra mondiale, con la preoccupazione di cercare di evitare il conflitto e di salvare la pace: preoccupazione destinata a suscitare - come gia era accaduto per Benedetto XV — sospetti e risentimenti, appena velati di rispetto formale e resi semmai più pungenti a causa dell'ideologia sostanzialmente pagana, e portata quindi ad esaltare i miti della forza e della gloria militare, che allora dominava in Italia e in Europa.
Scoppiato il conflitto mondiale, il Papa operò in due direzioni: la condivisione e il lenimento, in tutte le forme per lui possibili, delle sofferenze delle popolazioni - in primo luogo di quella di Roma - provate dalle vicende belliche e la riaffermazione e proclamazione, lucida e ferma, dei principi concerrnenti la dignità della persona, la giustizia sociale, i diritti dei popoli, i rapporti fra gli Stati, il ruolo attivo del laicato cattolico. 
Iniziava cosi, a contatto diretto con le più tragiche esperienze che il secolo avesse conosciuto, quell'opera di magistero che si sarebbe arricchita e dispiegata in modo imponente nella seconda fase del pontificato di Pio XII e che avrebbe costituito la premessa dottrinalmente più  vasta e profonda per le organiche rielaborazioni che il Concilio Vaticano II avrebbe operato: come ben sa chiunque abbia conoscenza non superficiale dei documenti conciliari.
II magistero, rivolto a tutti i problemi specifici della Chiesa e del mondo moderno, a tutti gli "status" e missioni della Chiesa, a tutte le categorie di persone, circostanziato e specifico, saldo nel fondamento sopranaturale, lucido nel ragionamento, icastico nell'esposizione, rimane il risultato più poderoso del quasi ventennale servizio apostolico di Pio XII.

Anche la Fraternità secolare di san Francesco ne ha tratto vantaggio. Terziario Francescano anche lui: era entrato nel 1902 a far parte della Pia Fratellanza dei Sacerdoti Terziari di Roma, essendone Ministro l'allora mons. Giacomo Della Chiesa, e ne confermò la circostanza personalmente, in due distinte udienze, al padre Leonardo M. Bello, Ministro Generale dei Minori (8-4-I939) e al padre Donato da Welle, Ministro Generale dei Cappuccini (15-7-I943) — Pio XII inaugurò francescanamente il pontificato con la proclamazione, avvenuta il 18 giugno 1939, di san Francesco a Patrono d'Italia, unitamente a Santa Caterina da Siena, tessendone un elevato panegirico culminato in una preghiera a Cristo per la pace dell'Italia e del mondo; dopo minori ma significative testimonianze di attenzione e di affetto ai Francescani secolari detto per loro il discorso del 1° luglio 1956, che costituisce un caposaldo del magistero pontificio di tutti i tempi intorno all'Ordine Secolare e che è finito, a buon diritto, tra le "fonti" della costituzione dogmatica  "Lumen gentium" (cfr. n. 40: nota 4); anche le Costituzioni del Terz’Ordine promulgate nel 1957 ne sono state largamente influenzate; per questo documento il nome di Pio XII rimarrà saldamente legato nel tempo alla storia dell'OFS. (1)


TESTI

martedì 6 ottobre 2020

Per conoscere Papa Giovanni XXIII terziario francescano



11 ottobre
San Giovanni XIII
(Angelo Giuseppe Roncalli)
Papa
del Terz'ordine di San Francesco
Francescano secolare



Sotto il Monte, Bergamo, 25 novembre 1881 - Roma, 3 giugno 1963


Angelo Giuseppe Roncalli nasce a Sotto il Monte (Bergamo), il 25 novembre 1881; ordinato sacerdote il 10 agosto 1904, un mese dopo avere conseguito il dottorato in teologia; nel 1905 è segretario del Vescovo di Bergamo, mons. Radini Tedeschi; contemporaneamente inizia l'insegnamento della storia ecclesiastica e gli studi di ricerca storica che proseguirà fino alla soglia del pontificato. Nel 1921 e a Roma, Presidente del Consiglio italiano della Pontificia Opera della Propagazione della Fede; Pio XI nel 1925 lo elegge Arcivescovo titolare di Areopoli (in seguito muterà il titolo in quello di Mesembria) e lo invia Visitatore Apostolico in Bulgaria; dieci anni dopo passa ad Istambul come Delegato Apostolico per Grecia e Turchia; il 1° gennaio 1945 e nominato Nunzio apostolico in Francia. Creato Cardinale da Pio XII il 15 gennaio 1953, il 15 marzo seguente assume la sede patriarcale di Venezia. Viene eletto Papa il 28 ottobre 1958. Il 25 gennaio 1959 annuncia la promulgazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, solennemente aperto il 12 ottobre 1962; muore al tramonto del 3 giugno 1963, a 82 anni di età, nel quinto anno di pontificato.


Martirologio Romano: A Roma, beato Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l’abbondanza della carità cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all'efficacia della missione della Chiesa di Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II.




GIOVANNI XXIII TERZIARIO FRANCESCANO




«Diletti figli! LasciateCi aggiungere una speciale parola del cuore a quanti qui presenti appartengono all'esercito pacifico dei Terziari laicali di S. Francesco: Ego sum Joseph frater vester. Con tenerezza amiamo dirvelo. Lo siamo da quando giovinetto, quattordicenne appena, il 1° marzo 1896, vi fummo ascritti regolarmente per il ministero del Canonico Luigi Isacchi, nostro padre spirituale, quale direttore che egli era nel Seminario di Bergamo: ed amiamo benedire il Signore per questa grazia che Ci accordò con felice sincronia coll’atto di iniziarci, giusto quell'anno e in quei mesi, alla vita ecclesiastica con la Sacra Tonsura. Oh! la gioia serena ed innocente di quella coincidenza: terziario francescano e chierico avviato al sacerdozio: preso, dunque, per gli stessi funicoli della semplicità, ancora inconscia e felice, che Ci doveva accompagnare sino all'altare benedetto: che Ci doveva poi dare tutto nella vita» 

dal Discorso di papa Giovanni XXIII, del 16 aprile 1959 alle Famiglie dell'Ordine Francescano


Qualche tempo dopo la scomparsa di Giovanni XXIII il romanziere Luigi Santucci scrisse: "Mi pare che il più grande discepolo di San Francesco, da un secolo in qua, sia stato proprio un Papa: Papa Roncalli » (Vita Minorum, XXXIV (1964), 1, p. 79).
L'intuizione sembra estremamente pertinente per guidare alla lettura non solo dei documenti di Papa Giovanni sull'OFS,.ma della sua intera esperienza
di uomo, di sacerdote, di vescovo (in cui la diplomazia non ha mai prevalso sulla pastorale, ma ne e stata se mai resa più amabile e convincente) e, infine, di Papa; un'esperienza costruita — come testimonia il "Giornale dell'anima" (Roma, 1964) -  in un contatto quotidiano e diuturno con la paternità di Dio e nella gioiosa disponibilità ai fratelli, nel godimento delle realtà create, soprattutto di quelle più semplici e schiette; un'esperienza che è la persona stessa, che si fa messaggio e insegnamento e che, nell'ultima breve vigilia della vita, quella pontificale, si offre al mondo, stupendolo, con atti nuovi ed eccezionali che hanno inconfondibili i segni evangelici della semplicità e della misericordia, della fiducia e della interiore disponibilità alla volontà di Dio che è Provvidenza, del coraggio alimentato dalla speranza.
A Giovanni XXIII — l'amico Terziario che si presenta ai suoi fratelli di carisma con le parole della Scrittura: "Ego sum Joseph, frater vester", ricordando con esattezza tempi e modi del suo ingresso in fraternità secolare — occorre avvicinarsi cosi: come ad una esperienza vitale che si alimenta di Cristo e ne ha il buon odore, proprio come fu di quella di Francesco.
Il cardinale Giulio Bevilacqua ha colto nel segno, quando ha scritto: "ogni suo insegnamento non fu mai sul piano astratto, ma su quello vitale"; bene ha fatto un raccoglitore di questi e altri suoi testi a presentarli non come insegnamento, ma come testimonianze di un vissuto francescanesimo nel quale ci è ancora caro e benefico immergerci, quasi a risentire la voce calda e suadente di Giuseppe, nostro fratello. 

Fonte: Mariano Bigi e P. Luigi Monaco, Magistero dei papi e fraternità secolare, Roma, 1985



  • VIDEO


1962 - visita di Giovanni XXIII ad Assisi (filmato RAI)
Locuzione del Papa

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Viaggio in treno a Loreto ed Assisi
Settimana Incom - Istituto Nazionale Luce





  • PREGHIERA

Papa Roncalli in preghiera alla tomba di San Francesco


O Padre che nel Santo Giovanni XXIII tuo servo umile e fedele hai offerto alla Chiesa e ad ogni uomo un’icona palpitante della bontà e della mitezza di Gesù Buon Pastore, che fa noi tuo popolo, per intercessione della sua fervida preghiera, camminiamo sulle vie del mondo nell’obbedienza e nella pace verso l’abbraccio gioioso della tua pienezza.

Concedi per intercessione di lui, che ebbe la gioia di vivere in una famiglia, pace e serenità alle nostre famiglie.

La sua intercessione sostenga i passi dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, la sua mano benedicente accarezza il volto dei nostri bambini, il suo sorriso cordiale e limpido consoli le sofferenze degli anziani e degli ammalati.

Fa o Padre che amiamo come Papa Giovanni XXIII la tua santa volontà nelle cose di ogni giorno, donaci il suo sguardo di fiducia e di speranza in Te nelle inevitabili difficoltà della vita.

Fa che possiamo amare come lui la preghiera, per trovare sempre nel colloquio con Te la sorgente della vera pace. Per Cristo nostro Signore.  +Amen


martedì 2 giugno 2020

VENERABILE LODOVICO GASTON DE SEGUR Vescovo, Francescano secolare


9 giugno
Venerabile
LODOVICO GASTON DE SEGUR

Vescovo
Terziario francescano


 



Parigi 15 aprile 1820 - 9 giugno 1881


Era figlio dei conti Eugène e Sofia de Ségur. In giovinezza si dedicò alla pittura ed ebbe un discreto successo come artista. Destinato alla carriera diplomatica, fu avviato agli studi giuridici e nel 1842 fu inviato come addetto d'ambasciata a Roma.
Fin dalla giovinezza fu attivo nella società San Vincenzo di Federico Ozanam. Entrò ventiduenne nel seminario parigino di Saint-Sulpice e il 18 dicembre 1847 fu ordinato sacerdote: dal 1852 al 1856 soggiornò a Roma, dove fu uditore di Rota e confidente di papa Pio IX.
Ebbe il titolo di protonotario apostolico e canonico di Saint-Denis. A causa di problemi alla vista rinunciò all'episcopato e tornò in Francia, dove promosse numerose associazioni religiose e devote; fu autore di libri e opuscoli apologetici e devozionali, nonché riguardanti questioni sociali e di politica ecclesiastica.
Promosse e preparò il primo Congresso eucaristico internazionale, celebrato a Lilla nel 1881, ma morì poco prima.
Le sue opere furono raccolte in 10 volumi pubblicati a Parigi tra il 1876 e il 1877.

Martirologio Francescano: In Parigi, in Francia, il Servo di Dio Lodovico Gastone de Segur, Vescovo Titolare di S. Dionisio e Confessore, il quale illustò il Terz'Ordine Serafico della Penitenza con la parola e con lo scritto e specialmente con l'ammirabile santità della sua vita (1881).




Per un approfondimento: Paolo Risso in Santi e beati da Il Settimanale di Padre Pio

domenica 24 maggio 2020

PER CONOSCERE DON TONINO BELLO francescano secolare, profeta di pace


20 aprile

Servo di Dio
DON TONINO BELLO

(Antonio Bello)

vescovo
francescano secolare



Alessano, Lecce, 18 marzo 1935 - Molfetta, 20 aprile 1993







"ABBIATE IL CUORE VICINO
E I BATTITI LONTANI "





Causa : Terminata la fase diocesana, è stata consegnata la Positio
Papa Francesco il 21 nov. 2021 ha firmato il decreto che ne riconosce le virtù eroiche
*Postulatore: Abp. Agostino Superbo
*Attore: Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, P.za Giovene, 4, 70056 Molfetta (BA)
*Fondazione Don Tonino Bello, P.za Don Tonino Bello, 43, 73031 Alessano (LE), Italia


VIDEO 




BIOGRAFIA




È impossibile descrivere in poche righe ciò che Sua Eccellenza Mons. Antonio Bello, per tutti Don Tonino, ha rappresentato per la Chiesa e per tutti coloro che vivono ai margini di una società troppo spesso disattenta ai reali e penosi problemi della “gente comune”.

Nato ad Alessano in provincia di Lecce nel 1935, figlio di un carabiniere e di una casalinga (anche lei terziaria francescana) di una famiglia del basso Salento, trascorse 1'infanzia in Alessano, un paese a prevalentemente economia agricola. 
Fu ordinato sacerdote nel 1957 a soli 22 anni e il 1° gennaio 1962 emise la professione, nell'allora, Terz'Ordine Francescano Secolare di Alessano. Nel 1982 divenne vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi. Il suo essere francescano traspare dalle sue parole, dallo stile di vita, dalla continua attenzione alla famiglia francescana, dalla sua lapide nella quale ha voluto lasciare chiara traccia della sua identità Tonino Bello, terziario francescano, vescovo... Il suo legame con l'Ordine Francescano Secolare lo rese sempre disponibile ad animare incontri e raduni dell'Ofs e della GiFra.

Il ministero episcopale fu caratterizzato dalla rinuncia a quelli che considerava segni di potere scegliendo invece di ridare il Potere ai Segni, diede sempre una costante attenzione agli ultimii promosse la costituzione di gruppi Caritas, fondò una comunità per la cura delle tossicodipendenze, lasciò sempre aperti gli uffici dell'episcopio per chiunque volesse parlargli e spesso anche per i bisognosi che chiedevano di passarvi la notte.

Sua la definizione di “Chiesa del grembiule” per indicare la necessità di farsi umili e contemporaneamente agire sulle cause dell'emarginazione. "Parlo spesso della Chiesa del grembiule. Il grembiule e l'asciugatoio, l'unico dei paramenti sacri che viene ricordato nel Vangelo. Gesù non mise né la pianeta, ne la casula, né il camice... si cinse l'asciugatoio. Ma quando si parla di questo non ci si scalda tanto, fa più immagine la Chiesa del lezionario, la Chiesa del rito. Immaginate un dibattito in televisione e un vescovo che vi partecipa con il grembiule!... solo se avremo servito potremo parlare e saremo creduti. L'unica porta che ci introduce oggi nella casa della credibilità è la porta del servizio".

Il suo motto episcopale diceva: "Ascoltino gli umili e si rallegrino". In queste parole era racchiuso il suo programma di Vescovo della tenerezza, come usavano chiamarlo in molti.
Da subito inizia a parlare della necessità di essere "contemplattivi" - termine da lui coniato - ovvero di poter contemplare insieme la dimensione solitaria con quella militante; dello stare dentro la storia ed insieme del diventare compagni dell'umanità. Non a caso “profumare di popolo” era un'espressione che spesso utilizzava, perché nel popolo - spiegava - c'è la memoria di una grande storia.

Nel 1985 venne indicato dalla presidenza della CEI a succedere a monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea, nel ruolo di guida di Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace. In questa veste si ricordano diversi duri interventi tra i più significativi quelli contro il potenziamento dei poli militari di Crotone e Gioia del Colle, e contro l'intervento bellico nella Guerra del Golfo, quando manifestò un'opposizione così radicale da attirarsi l'accusa di istigare alla diserzione.

"Dovremmo fare delle transumanze, cioè dei passaggi: (transumanza e un vocabolo che adoperano i pastori; trans- humus: passare da una terra all'altra. Quando i pastori nel mese di settembre vanno verso il mare dai monti) passare dalla pace della coscienza alla coscienza della pace. Cos'é la pace della coscienza? Quando stiamo quieti in casa nostra, nessuno ci scomoda, ci sentiamo tranquilli con Dio, con la gente, con la natura; ci sentiamo innocenti, cioe che non nuociamo né a Dio né agli altri, né alla terra. Questa è la pace della coscienza; però dalla pace della coscienza dobbiamo passare alla coscienza della pace. Allora per acquisire quest'ultima dobbiamo non scommettere sulla pace che non venga dall'alto: è inquinata. Io sono un vescovo e vi parlo come credente, ma il discorso é molto vicino anche a coloro clie non si riconoscono nell'area cristiana, che non vedono in Gesù di Nazareth il punto di convergenza di tutta la loro vita e di tutti i loro afletti. Ripeto: non scommettere su una pace che non venga dall'alto perché e` una pace inquinata. Per noi credenti la pace viene da Dio, cioe` ce l'ha data Gesù Cristo quando è risorto, è entra to nel cenacolo e ha detto: "'La Pace sia con voi, Pace a voi”; ha detto due volte e poi ha mostrato i pozzi da dove scaturisce la pace, ha mostrato le piaghe delle mani; del costato dei piedi. Ha mostrato le sue ferite, quello é il pozzo da cui nasce la pace. Cioè la pace viene dall'alto, e` dono di Dio; il pozzo artesiano l'ha scavato Lui; a noi tocca tirar su l'acqua per farla affiorare, farla venire in superficie, e canalizzarla, distribuirla ed portarla fino ai confini della terra".

Benché già operato di tumore allo stomaco, il 7 dicembre 1992 partì insieme a circa cinquecento volontari da Ancona verso la costa dalmata dalla quale iniziò una marcia a piedi che lo avrebbe condotto dentro la città di Sarajevo, da diversi mesi sotto assedio serbo a causa della guerra civile. 

Morì a Molfetta il 20 aprile 1993.

Il 27 novembre 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi ne ha avviato il processo di beatificazione. In data 30 aprile 2010 si è tenuta la prima seduta pubblica nella cattedrale di Molfetta alla presenza di autorità religiose e civili.

Scrisse ai francescani secolari di Puglia nel 1993: "Carissimi, c'e bisogno di voi: di organizzare le sfilacciature della speranza, diffusa dappertutto ma non sufficientemente polarizzata attorno ad un centro nodale. Mettete Gesù in mezzo. Annunciate con francescana “letizia" la sua parola di libertà e
di pace. Amate la vita. Date spazio alla tenerezza. Fatevi trapiantare “da Cristo il veccliio cuore con un cuore nuovo, stracolmo di umanità e pronto a far traboccare negli altri gli esuberi della vostra speranza. Un saluto a tutti di Pace e Bene don Tonino Bello vescovo".

da FVS Francesco il volto secolare, anno 10, n. 5. maggio 2012.


 
DISCORSO DI PAPA FRANCESCO IN VISITA
ALLA TOMBA DI DON TONINO BELLO

20 aprile 2018 (con video)



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PREGHIERA PER LA CANONIZZAZIONE DEL SERVO DI DIO ANTONIO BELLO
E per chiedere grazie per sua intercessione.


Signore Gesù Cristo,
che hai dato alla Chiesa come Vescovo
il Servo di Dio Antonio Bello,
intrepido annunciatore del Vangelo,
pastore ricco di sollecitudine apostolica,
amico dei poveri,
costruttore di pace,
ascolta le nostre preghiere:
fa’ che abbiamo sempre viva memoria
di una guida così luminosa;
aiutaci a raccogliere con generosità
l’eredità di una vita vissuta nell’amore,
nella semplicità, nell’autenticità
e nell’amabilità;
sostienici nel custodire il tesoro delle
sue spinte ideali, aperte alla speranza.
Donaci la gioia di vederlo
tra coloro che la Chiesa addita
come testimoni esemplari
da imitare e venerare.
Il suo benefico influsso
avvertito come presenza viva e operante
continui a sostenere il cammino
della nostra Chiesa
e di quanti si rivolgono a lui
fiduciosi nella sua intercessione.
A Te, Signore della vita,
la lode e l’onore nei secoli.


Mons. Luigi Martella




giovedì 14 maggio 2020

PER CONOSCERE LUIGI VITTORIO STEPINAC, IL VESCOVO CROATO TERZIARIO FRANCESCANO


10 febbraio
Beato Alojzije Viktor Stepinac
Vescovo martire
Francescano secolare



Krašić (Croazia) 8 maggio 1898 – Krašić (Croazia) 10 febbraio 1960



Non fu una mano violenta ad abbattersi sul cardinale Alojzije Viktor Stepinac, arcivescovo di Zagabria, ma una dolorosa e lunga malattia. Eppure il porporato è venerato come martire: il morbo, che nel 1960 ridusse al silenzio la sua voce sempre pronta a difendere le minoranze e i perseguitati di qualsiasi regime, infatti, fu contratto durante una prigionia voluta da un governo repressivo e anticristiano.
Stepinac era nato nel 1898, combatté sul fronte italiano nella Prima Guerra mondiale; tornato in patria riprese gli studi verso il sacerdozio nel 1924, anno in cui si trasferì a Roma. Ordinato prete nel 1930, quattro anni dopo era vescovo coadiutore di Zagabria, di cui divenne arcivescovo nel 1937. Già inviso al regime di Ante Pavelic, all’avvento di Tito e dei comunisti nel 1945 fu prima imprigionato fino al 1951 e poi costretto al confino. (Matteo Liut)


Martirologio Romano: Nella cittadina di Krašić vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato.





  • « Oh! veramente riproduzione fedele del buon Pastore Divino, fedele ed edificante, questo Cardinale Stepinac che diede 26 anni di episcopato alla sua Arcidiocesi illustre, in un primo lavoro indefesso e zelantissimo di apostolica attività, e negli ultimi troppo lunghi anni di dolorosa segregazione, accumulò una tale ricchezza di meriti, che il Padre celeste ha sicuramente riversato a grazia ed a benedizione di tutte le famiglie e di tutti i fedeli della Croazia fervida e pia  Noi preghiamo per la felice glorificazione dell'eletto spirito suo: egli ci risponderà dall'alto come a suggello del nostro rinnovato fervore pastorale, a prontezza di impegno e di sacrificio ››
    Giovanni XXIII
Nacque l'8 maggio 1898 nel villaggio di Brezarió, appartenente alla parrocchia di Krasíó arcìdiocesi di Zagabria in Croazia. Attirato dall'ideale sacerdotale 1909 entrò nel Convitto arcivescovile di Zagabria. Nel 1916 fu chiamato al servizio militare e prese parte alla prima guerra mondiale dal 1917
fino al luglio 1918 quando fu fatto prigioniero.
Dopo la guerra tornò in patria deciso a non continuare più gli studi in seminario. Ritiratosi quindi in villaggio natale, aiutò il padre nel lavoro dei campi.
Nel 1924 l'intervento del suo già rettore nel Convitto arcivescovile lo indusse a riprendere gli studi per il sacerdozio. Per sette anni frequentò i corsi di filosofia e teologia nella università Gregoriana a Roma e ricevette la formazione sacerdotale nel Collegio Germanico. ll 26 ottobre 1930 fu ordinato sacerdote. Finiti gli studi a Roma tornò in patria dove esercitò gli uffici di cerimoniere arcivescovile, ufficiale della curia, presidente della Caritas diocesana e amministratore parrocchiale, mettendo pace tra i partiti in lotta.
ll 29 maggio 1934 fu nominato arcivescovo coadiutore con diritto di successione del suo vecchio arcivescovo Bauer, a cui succedette il dicembre 1937.
Predicatore ardente ed instancabile della parola di Dio, visitava con zelo la sua vastissima arcidiocesi, promuoveva l'Azione cattolica, la « Caritas » diocesana, la devozione verso la Ss.ma Vergine, fondò numerose parrocchie e organizzò la celebrazione del 1300° anniversario della evangelizzazione del popolo croato.
Nella tragedia provocata dal blocco delle potenze dell'asse nazi-fascista, durante tutto il Secondo conflitto mondiale, tenne fede alla missione spirituale come imperterrito maestro della fede, senza compromessi, come difensore dei diritti di Dio, della Chiesa e della dignità della persona umana, come vero vescovo apostolico e cattolico. Come da un faro si irradiavano da lui i raggi della fede in un periodo storico tenebroso. Soccorreva gli afflitti, i sinistrati, i perseguitati, i tribolati, senza domandare a quale religione o nazionalità appartenessero. Non si lasciò mai trascinare dalle correnti politiche che lo volevano attirare. Dopo il 1945 Stephinac diventerà uno dei più audaci difensori della libertà religiosa contro il regime di Tito. Nel «tristissimo processo» del 1946, come lo chiamò il Papa Pio Xll, in una Jugoslavia comunista, fu condannato a 16 anni di carcere e ai lavori forzati. Scontò la pena per 5 anni nel penitenziario di Lepoglava, e dal dicembre 1951 nella sua parrocchia natale di Krasió fino alla morte che lo accolse il 10 febbraio 1960. Nel concistoro segreto, tenuto il 12 gennaio 1953, Pio XII lo nominò cardinale. Morì in fama di santità, compianto da tutto il mondo cattolico. E' beatificato il 3 ottobre 1998 da Giovanni Paolo II.


Il beato Luigi Stepinac celebra la Messa Pontificale


  • PREGHIERA

    IL BUON PASTORE DÀ LA VITA SUA
    PER LE PECORE (GV. 10, 11)


Signore, che hai concesso al beato Luigi Stepinac
non solo di credere in Cristo,
ma anche di soffrire per lui (Fil 1, 29)
con intrepido animo apostolico
e amore ardente verso la tua Chiesa,
concedi anche a noi la
fermezza nella professione della medesima fede
e la fortezza di soffrire per essa.
Per lo stesso Cristo nostro Signore.
Amen.


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  • PER APPROFONDIRE
         - Vedi anche  Articoli pubblicati dal Calendario


venerdì 21 luglio 2017

BEATO RICCARDO DA FOSSOMBRONE, VESCOVO, PENITENTE TRA I PRIMI DEL TERZ'ORDINE FRANCESCANO / 7 luglio


7 Agosto
beato RICCARDO DA FOSSOMBRONE
Vescovo
Terziario Francescano



( + ca. 1250)




Martirologio Francescano: In Fossombrone, nelle Marche, il beato Riccardo da Fossombrone, Vescovo e Confessore, alunno del Terz'Ordine, celebre per santità (ca. 1250)









mercoledì 12 luglio 2017

VEN. FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI, IL VESCOVO terziario francescano innamorato dell'Immacolata - 12 luglio



12 luglio
Venerabile
FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI
Sacerdote e Vescovo
Fondatore della Congregazione delle Pie Operaie dell'Immacolata Concezione
Terziario francescano

Force, Ascoli Piceno, 27 novembre 1717- Ascoli Piceno, 12 luglio 1798



Francesco Antonio Marcucci nacque a Force (AP) il 27 novembre 1717 da una nobile e religiosa famiglia ascolana. Non ancora diciottenne, docile alla voce di Dio, si consacrò a Lui con il voto della castità. A 23 anni fu ordinato sacerdote.
Illuminato poi dalla grazia divina, l'8 dicembre 1744, fondò ad Ascoli la Congregazione delle Pie Operaie dell'Immacolata concezione. Ad essa affidò il compito di essere nella Chiesa una presenza viva di Maria Immacolata per proporla a tutti modello di vita cristiana e di promozione della dignità della donna di ogni ceto ed età, impegnandosi ad istruirla ed educarla.
In un periodo pervaso dalla cultura illuministica e razionalistica, il Marcucci si impegnò a rimuovere l'ignoranza del popolo, specie religiosa, con una fervida predicazione che toccava il cuore degli ascoltatori perché sostenuta dalla preghiera e fondata sullo studio e sulla cura del linguaggio che egli adattava alle capacità di ognuno.
Ancora giovanissimo, aveva cominciato a predicare le missioni al popolo nel Piceno e nell'Abruzzo, sull'esempio dell'apostolo francescano San Leonardo da Porto Maurizio.
Divenuto vescovo di Montaldo Marche e vicegerente di Roma, il nostro venerabile è tra le personalità più rappresentative del secolo XVIII della Chiesa in Italia. Nel suo governo pastorale ha lasciato un'impronta indelebile di virtù, di carità creativa e di promozione sociale.
Morì santamente ad Ascoli Piceno il 12 luglio 1798.
E' stato definito il "san Francesco di Sales" dei nostri giorni per la sua dolcezza, lo zelo nella predicazione e la proposta di una santità gioiosa possibile a tutti perché fondata su una grande confidenza su Dio e Maria Santissima.





Causa

Le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione stanno promuovendo la Causa di beatificazione del loro Fondatore e attendono con fervente preghiera, insieme alla Chiesa locale, il dono del riconoscimento del miracolo, attribuito alla sua intercessione.

Nel 1963 si è aperta la causa per la sua beatificazione. Adempiute tutte le fasi relative al processo di beatificazione, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, nella Sessione Ordinaria del 12 gennaio 2010, i Padri Cardinali e Vescovi hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. La domenica delle Palme, 27 marzo 2010, il Santo Padre Benedetto XVI ha promulgato il decreto di venerabilità, ossia il riconoscimento delle virtù eroiche di mons. Francesco Antonio Marcucci dell'Immacolata Concezione. Attualmente è in esame, presso la stessa Congregazione, il “presunto” miracolo (6 maggio 2010; 17 novembre 2011).

postulatore: Fra Giovangiuseppe Califano, ofm
attori: Pie Operaie dell’Immacolata, Via Cosimo Tornabuoni, 12, 00166 Roma

Molte le notizie utili riportate nel sito MonsignorFrancescoAntonioMarcucci
(Decreto riconoscimento delle virtù; Attualità del modello di santità del venerabile Francesco Antonio Marcucci; Intercessione; contatti).

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FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI

  • biografia


Una delle personalità più rappresentative della Chiesa del XVIII secolo, uomo di grande cultura, Francesco Antonio Marcucci visse in un epoca di complessi mutamenti sociali.
Nacque il 27 novembre 1717 a Force, nell’entroterra ascolano, in una famiglia nobile e importante, e crebbe nell’affetto dei suoi, acquisendo fin da giovanissimo una profonda religiosità.
Frequentò le migliori scuole di Ascoli Piceno: il collegio dei gesuiti, poi gli istituti dei domenicani, dei francescani e dei filippini. Aveva una grande devozione per l’Immacolata e a diciotto anni a Lei consacrò la sua vita sentendo la chiamata al sacerdozio.

Fondatore sulle orme di S. Francesco Sales
Unico erede del casato, avviato all’avvocatura, dovette lottare non poco per convincere i genitori ad accettare la propria scelta. All’Oratorio di S. Filippo conobbe padre Giuseppe Sardi (1682-1761) che divenne suo confessore. Da lui assimilò la spiritualità di S. Francesco di Sales.
Nel settembre 1738, a soli ventuno anni, ebbe l’ispirazione a fondare una congregazione religiosa in onore dell’Immacolata Concezione, desiderio che poi si avverò. Studiò diverse discipline, in particolare la Sacra Scrittura e la Patristica, sentendo il dovere di istruire il prossimo.
Già nel 1740 pubblicò “La vita comune”, ispirata al grande santo di Ginevra, e “Introduzione alla predicazione evangelica”, opera diretta ai sacerdoti per un apostolato concreto. Negli anni a venire, in un’instancabile attività culturale, organizzò inoltre accademie e pubblicò saggi di storia locale.

Sacerdote e predicatore
Ordinato prete il 25 febbraio 1741, il Marcucci intraprese da subito un’intensa predicazione di quaresimali ed esercizi spirituali in vari paesi delle Marche e dell’Abruzzo. In quell’anno acquistò, indebitandosi, uno stabile adatto ad ospitare un convento.
Nel luglio 1742 Benedetto XIV lo nominò missionario apostolico.
Purtroppo non erano tempi tranquilli: la peste serpeggiava nel vicino Abruzzo e gli eserciti austriaci e spagnoli, in Italia a causa della guerra di successione austriaca, accampati lungo le spiagge, saccheggiavano le campagne. Nonostante le sfavorevoli circostanze, dopo tante preghiere, il giorno dell’Immacolata del 1744, il vescovo concesse di erigere la Congregazione che il venerabile Francesco Antonio da anni aveva nel cuore.

Nasce l'istituto delle Pie Operaie dell'Immacolata Concezione
Nacquero le Pie Operaie dell'Immacolata Concezione (Suore Concezioniste), con la missione di promuovere, attraverso l'istruzione e l'educazione, la dignità della donna. L’anno successivo aprì la prima scuola.

Vescovo
Nel 1770 Clemente XIV lo nominò vescovo di Montalto: fu consacrato a Roma, in S. Salvatore in Lauro, la chiesa dei piceni, il 15 agosto 1770, a cinquantadue anni.
Il suo episcopato è ricordato fra i più fruttuosi dell'epoca.

A servizio del Papa
Dal 1774 al 1786 fu vice gerente, carica in cui profuse energie e generosità. Pio VI nel 1782 lo volle con sé nel viaggio a Vienna. Nel 1797 i francesi invasero lo Stato Pontificio senza alcun rispetto delle cose sacre e il Marcucci divenne un punto di riferimento per alcuni vescovi costretti all’esilio.

Gli ultimi anni
Afflitto dalla situazione in cui si trovava la Chiesa (e molto malato)  trascorse gli ultimi anni di vita ad Ascoli, presso le sue suore, dove morì il 12 luglio 1798 all’età di 81 anni.


Maria nella vita e nei Sermoni del Venerabile


Mons. Marcucci, fervente innamorato di Maria proprio sotto il titolo di “Immacolata Concezione”, non lasciava infatti passare sotto silenzio nessuna ricorrenza mariana, anzi di ciascuna di esse sapeva approfittare per diffondere il culto e la vera devozione all’Immacolata e questo Egli ha trasmesso alle Sue Figlie, le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, perché continuassero sul suo esempio. Egli ama essere definito “dell’Immacolata Concezione”.
In tutti i suoi scritti ha sempre l’intento di essere di utilità al popolo e di formarlo nella crescita spirituale. È convinto che la conoscenza e la devozione verso la Madonna sia la via maestra per la trasmissione della fede.
D’altra parte i suoi Sermoni sono costruiti come le grandi chiese barocche nelle quali la mobilità delle forme e la convergenza verso l’altare esprime il desiderio dell’anima di essere condotta alla devozione attraverso la ricchezza delle citazioni bibliche, la profonda semplicità della riflessione teologica, la dolcezza delle indicazioni ascetiche pratiche e i riferimenti di ordine devozionale. In tutti i discorsi il servo di Dio lascia trasparire l’immagine di Maria impressa nel suo cuore: una Maria biblica che vive il mistero di Cristo con atteggiamento di fede sia nella sofferenza che nella gioia, ma anche una Maria vivente che assunta in cielo non depone la sua missione di salvezza.
Il Marcucci non nasconde la sua pietà e intensa devozione verso la Madre di Cristo, divenuta nostra Madre, e a lei dirige anche numerose preghiere. 

Fonte: La Theotokos - Dizionario Enciclopedico di mariologia


  • preghiera



Trinità Santissima,
che, alla scuola della Vergine Immacolata,
hai plasmato l'umile tuo Servo
Francesco Antonio Marcucci
rendendolo modello d totale disponibilità
e di ardente carità
nel servizio premuroso ai fratelli,
fa' che egli risplenda nella Chiesa
e nel mondo come segno della tua santità
e a me, fiducioso nella tua misericordia,
concedi per sua intercessione
e per la tua gloria la grazia che ti chiedo ...

Immacolata Madre del Signore
amata ardentemente dal Venerabile
conforta i Pastori della Chiesa, le famiglie
le persone consacrate, gli educatori
i giovani e quanti cercano il Figlio tuo
con cuore sincero. Amen !

Tre Gloria al Padre


CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA, MARZO 2003





Maiolica con il ven. Francesco Antonio Marcucci
autore ignoto, 1747


Terziario francescano

I sacerdoti sono dei secolari, fossero pure vescovi, si proprio come noi, laici dell'Ordine Francescano Secolare, così come i diaconi: viviamo nel mondo, pur non essendo mondani: mentre coloro che scelgono una vita religiosa, abbracciano una specifica spiritualità. Cosa non preclusa ai laici, come noi, francescani secolari, che abbracciamo quella di San Francesco d'Assisi, con una Regola che i Papi nei secoli hanno approvato per noi. Nel mondo, ma non del mondo.
E nei secoli anche molti sacerdoti secolari hanno fatto propria la spiritualità francescana e tra questi c'è il Venerabile Francesco Antonio Marcucci. O meglio, come lui stesso di se diceva, Francesco Antonio Maria Marcucci, per il suo grande trasporto per Maria Immacolata, tanto da fondare la Congregazione delle Pie Operaie dell'Immacolata Concezione (note anche come Concezioniste). Un secolo prima del pronunciamento del dogma, cui tanto impulso hanno dato i francescani a partire da Duns Scoto.
Molti furono i sacerdoti, molti i Papi, che divennero Terziari francescani, con il pontificato di Leone XIII, che tanto impulso dette al Terz'Ordine Francescano. Ma un sacerdote che diveniva Terziario francescano prima di quest'epoca aurea, sicuramente ha una patente di genuinità in più: tra questi sicuramente possiamo annoverare il Venerabile Francesco Antonio Marcucci. (marco stocchi, ofs)

I TRE SANTI ISPIRATORI DELLA GIOVINEZZA

S. Francesco di Paola
fondatore dei Minimi - E' ricordato nel Martirologio Francescano quale Terziario francescano, ma in realtà non ne abbiamo notizie certe. Probabilmente furono terziari francescani i genitori, o almeno uno di essi, che a Paola oltretutto c'era un convento francescano. Sicuramente erano, i suoi genitori devoti del Poverello d'Assisi che scelsero per questo motivo di dare al proprio figliolo il nome di Francesco.

Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente all'intercessione del santo d'Assisi. Fecero quindi voto che in caso di guarigione il piccolo avrebbe indossato per un anno intero l'abito dell'ordine francescano. La malattia si risolse senza quasi lasciare traccia.
All'età di tredici anni fu accolto nel convento francescano di San Marco Argentano,  vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori. Il tempo trascorso nella comunità evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che accompagneranno tutta la sua biografia, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante quest'anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell'osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa, e praticava già molti digiuni e astinenze. Concluso l'anno, i frati avrebbero voluto trattenerlo con loro, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta. Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio che, avendo Assisi come meta principale, coinvolse alcuni dei principali centri della spiritualità cattolica italiana: Loreto, Roma e Montecassino, toccando anche i romitori francescani del Monte Luco.
Quindi si ritirò in un podere del padre attirando l'attenzione di altri giovani che volevano farsi suoi discepoli, così fondò l'Ordine dei Minimi basato su condizioni di vita austera, con frequenti digiuni e macerazioni. Morì in Francia il 2 aprile 1507, dov'era stato chiamato da Luigi XI per le sue doti di taumaturgo. Ebbe il dono dell'estasi.


  • Il giovane Marcucci desiderava entrare nell'Ordine dei Minimi ma fu sconsigliato dal suo direttore spirituale gesuita, in considerazione della dura vita alla quale si sarebbe dovuto sottoporre.

S. Francesco di Sales - Nacque il 21 agosto 1567 a Thorens in Savoia e apparteneva ad un'antica famiglia dell'antica nobiltà locale. Studiò a Parigi presso il il nuovo collegio dei Gesuiti e poi a Padova dove nel 1592 si laureò in Diritto. L'anno dopo ricevette l'ordinazione sacerdotale fino a diventare nel 1602 Vescovo di Ginevra. Predicò in molti paesi della Francia (in tempi di piena Controriforma, ndr) e morì improvvisamente il 27 dicembre a Lione.

  • Nel 1601 Francesco di Sales aveva fondato un ordine femminile dedicato alla Visitazione della Madonna (Visitandine) ed ebbe il merito di aprire una via tutta nuova, seguita da altri fondatori di ordini femminili come lo stesso Marcucci.
    Questi aveva in comune con il Santo la vivacità d'indole che trasformò come lui in dolcezza tanto da essere definito il "San Francesco di Sales dei nostri giorni".
    Fin dalla giovinezza, Marcucci sentì l'attrazione per il Santo e lo scelse come protettore della sua predicazione. Durante le missioni popolari era solito portare un quadro a cui lati erano raffigurati Sant'Emidio, patrono della città e San Francesco di Sales

San Leonardo da Porto Maurizio - Paolo Girolamo Casanova, futuro San Leonardo, nacque il 1676 a Porto San Maurizio (oggi Imperia). Nel 1690 si trasferì a Roma per gli studi, fu alunno del Collegio romano dei Gesuiti (oggi Università Gregoriana) e quindi, a 21 anni, entrò come religioso tra i Francescani Riformati. In breve divenne un formidabile predicatore, dotato di voce che aveva del prodigioso. Fu instancabile nel girare ogni angolo della penisola, tanto che fu chiamato ancora vivente "l'apostolo d'Italia".
  • Nell'aprile 1739 S. Leonardo predicò una missione anche ad Ascoli Piceno e fu per il Marcucci l'occasione d'incontrare il padre francescano "di santa vita e missionario di gran grido", come ebbe a dire di lui il giovane ascolano che, dopo questa esperienza, si dedicò con zelo ardente alla predicazione nelle Marche ed in Abruzzo. Quest'incontro fu un momento d'intensa emozione anche per tutta la città. Molti cittadini e lo stesso Comune posero sulle porte di casa l'emblema del Nome di Gesù, come raccomandato dal missionario.
Morì a Roma il 27 novembre 1751, nello stesso giorno in cui il Marcucci compiva trentaquattro anni.


Albero genealogico del Ven Francesco Antonio Marcucci
che contemplava la figura del Beato Marco
Frate minore dell'Osservanza, morto nel 1496



Un legame particolare univa il ven. Marcucci all'Ordine Francescano per diversi motivi:
  • il Beato Marco, suo prestigioso avo, apparteneva all'Osservanza Francescana.
  • Marcucci era un Terziario francescano e aveva come confessore il minore fra Luigi dell'Annunziata.
  • Strinse rapporti con fra Giovanni Ganganelli da Sant'Arcangelo, quando era docente nel convento di Ascoli; Ganganelli fu Cardinal protettore delle Concezioniste e, divenuto papa, nominò il Marcucci vescovo di Montalto.

I SANTI FRANCESCANI

Oltre San Leonardo da Porto Maurizio, Marcucci era devoto ad altri due santi francescani del Piceno: San Serafino da Montegranaro e il Beato Bernardo da Offida.

San Serafino da Montegranaro - Nato nel 1540 a Montegranaro da umile famiglia contadina, Felice Piampiani entrò giovanissimo nel nuovo ordine dei frati Cappuccini, fondato da pochi anni.
Divenuto frate laico con il nome di fra Serafino, peregrinò per molto tempo nei conventi marchigiani esercitando i più umili lavori - portinaio, questuante, cuoco, ortolano - mostrando sempre più le virtù della pazienza, ubbidienza ed umiltà, amore per i poveri, vita ascetica segnata da continue astinenze, offrendo prodigi e miracoli nel segno del suo piccolo crocefisso in ottone. Nel 1590 si stabilì definitivamente nel convento di Ascoli dove morì il 12 ottobre 1604 in fama di santità. Canonizzato, nel 1767, sotto papa Clemente XII. Nel 1773 Cappuccini costruirono in Ascoli un nuovo santuario per poter accogliere i numerosi pellegrini.

Beato Bernardo da Offida
- Domenico Peroni nacque ad Offida il 7 novembre 1604. Dopo avere fatto per anni il pastorello, nel 1625 entrò nel convento dei Cappuccini per diventare frate l'anno successivo con il nome di Bernardo, a ricordo di un altro cappuccino di Offida, con lo stesso nome morto nel 1558.
Durante la sua vita fra Bernardo si distinse per il suo apostolato di paciere, tanto da essere denominato "l'angelo della pace", e anche "l'angelo della carità" per la cura verso gli ammalati. Morì a quasi novant'anni il 22 agosto 1694.
  • La devozione per fra Bernardo da Offida andò sempre crescendo finché il 25 maggio 1795 fu beatificato da papa Pio VI. Nel 1771 mons. Marcucci in qualità di vescovo di Momtalto presiedette l'ascolto dei testimoni per la causa di beatificazione.

I SANTI DEL PERIODO ROMANO

Durante il periodo di residenza romana (1774-1786), mons. Marcucci ebbe la possibilità di conoscere personalmente due eminenti figure di religiosi successivamente santificati: San Paolo della Croce e San Giuseppe Benedetto Labre.

San Paolo della Croce - fondatore dei Passionisti, era nato il 3 gennaio 1694 in Ovada, Alessandria (Piemonte); discendeva dalla nobile famiglia Danei. Clemente XIV, il 3 settembre 1770, gli approvò le Regole dell'istituto. Morì ad 81 anni, il 18 ottobre 1775, a Roma, nel ritiro dei Santi Giovanni e Paolo, la casa donatagli dal papa.
Su incarico di Pio VI, il Vicegerente Marcucci benedisse la salma e presiedette con singolare devozione al suo funerale. Il 31 maggio 1835 Pio IX ascrisse S. Paolo nel calendario dei beati canonizzandolo il 29 giugno 1867.
  • Quando Marcucci giunse a Roma in occasione della nomina a Vescovo lo invitò a conoscere Paolo della Croce che era malato. Così il Santo si rivolse al Marcucci "Voi siete un po' malinconico per timore del vostro Vescovado; ed io vi dico che stiate allegro, e facciate coraggio, perché Iddio vi assisterà in modo particolare, e voi vi farete santo e ci morirete".
    C'era stato un contagio di santità tra il fondatore dei Passionisti e quello delle Pie Operaie dell'Immacolata. Quelle parole che tanto lo avevano consolato lo accompagnarono per tutta la vita come una luce ed una forza a sostegno della opera della sua congregazione da poco sorta.
    L'amore all'Immacolata, l'impegno a difenderne il privilegio, come pure lo zelo missionario erano altri punti di unione nei due fondatori che si erano conosciuti tramite la comune amicizia con padre Ganganeli.

S. Giuseppe Benedetto Labre - La sera del mercoledì Santo del 1783 - il 16 aprile - moriva a Roma, all'età di trentacinque anni, dopo una vita di volontari digiuni, durissime pratiche ascetiche e penitenziali il terziario francescano Giuseppe Benedetto Labre. Era nato nel 1748 ad Amettes (nel nord della Francia) da una famiglia di piccoli contadini, visse una giovinezza difficile e, dopo avere provato l'esperienza in un'abbazia cistercense, passò gli ultimi anni della sua breve stagione terrena a Roma come monaco viandante auto emarginato dalla società, una sorta di santo barbone che dimorava spesso sotto le arcate del Colosseo.
La sua morte destò un enorme movimento di popolo che amò molto questo semplice e saggio pellegrino lontano dagli schemi tradizionali, quasi un "folle di Dio", che con la sua vita povera e penitente aveva saputo parlare al cuore di tutti.
Fu beatificato nel 1860 e canonizzato nel 1881 da papa Leone XIII (anche lui terziario francescano).
  • A tre mesi dalla morte di Labre, mons. Marcucci assegnò a p. Tommaso Gabrini, parroco della chiesa dei Ss. Vincenzo e Anastasio di Roma, il compito di redigere una dissertazione da recitare pubblicamente nella sua Accademia dell'Immacolata, col preciso intento "di sciogliere il problema (...) se la commozione del popolo di Roma nella morte del Veneraile Servo di Dio Benedetto Giuseppe, ed il concorso al di lui sepolcro dovessero aversi in conto di una vera soprannaturale mozione proveniente da Dio, o più tosto considerarsi come furore mosso da umano artificio".
    Lo scritto influì non poco sull'andamento della seconda fase della causa e, soprattutto, sull'immagine del Santo che veniva precocemente delineandosi, evidenziando nel contempo il ruolo svolto da mons. Marcucci, definito "personalità per nulla secondaria nella vita politica e religiosa romana".

    Egli infatti scorgeva in Labre un ideale di vita ascetica che corrispondeva pienamente alla sua spiritualità, secondo una visione della vita in aperta antitesi al libertinismo sensista ed al materialismo utilitaristico dell'epoca, alla quale contrapponeva la fermezza della fede cattolica.

Liberamente tratto da: Guida al Museo Biblioteca Francesco Antonio Marcucci (...), Istituto Suore Pie Operaie dell'Immacolata Concezione, Ascoli Piceno, 2006.






Nell'immagine a sinistra
disegnata il 6 marzo 1749
dal Ven Marcucci
per le alunne della scuola
delle Suore Operaie
dell'Immacolata Concezione,
da lui fondata in Ascoli Piceno:

l'Angioletto regge sulla testa
e sulle ali l'ostensorio,
dove è esposta l'ostia consacrata




































PREGHIERA SULL'EUCARESTIA

Gesù Sacramentato, sei giunto all'eccesso del tuo amore per me, rimanendo nell'Eucarestia come mio compagno e cibo.
Cosa potevi e puoi fare di più per me ?
Ti sei fatto mio sostegno, mia fortezza, mio coraggio,
mio conforto, mio rifugio e mia vita.
Mi hai promesso il Paradiso e già eri il vero Paradiso in terra,
invidiato da tutti gli Angeli.
Cosa posso darti in cambio? Lo so, tu desideri il mio cuore:
eccolo, dunque, te lo dono per le mani
della tua Immacolata Madre
e lo unisco al suo purissimo cuore per sempre.
So che desideri la mia vita:
eccola, te la dono per mezzo delle medesime mani
e la unisco con la sua santissima vita.
So che tu desideri tutto da me:
eccomi, sono tuo, in anima e corpo, nel tempo e per l'eternità.
Ti adorerò, ti amerò e ti servirò fedelmente con il tuo aiuto.
In ogni respiro voglio lodarti e benedirti dicendo:

Col il Cuor di Maria, mare di contento,
ti adoro, o mio Gesù, ogni momento.



"Il divino sacramento si chiama Pane Celeste e Pane degli Angeli, perché è un Pane disceso dal Cielo, adorato e corteggiato dagli Angeli; ma non perché se ne nutrano. Questa singolarissima grazia è concessa solo a noi che siamo nel mondo"
Francesco Antonio Marcucci



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Approfondimenti su web


[DOC]
IL VENERABILE FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI (1717-1798)
di Suor Maria Paola Gobbi

Biografia in formato word - scaricabile su computer

MARCUCCI, Francesco Antonio, di Gianni Fazzini in Treccani.it
Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 70 (2008)

Daniele Bolognini, su Santi e beati