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mercoledì 18 giugno 2025

PER CONOSCERE I CONIUGI LUIGI E MARIA LUISA BELTRAME QUATTROCCHI - Terziari Francescani


26 agosto  -  9 novembre


Beati
LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI

Francescani secolari







Catania, 12 gennaio 1880 - Roma, 9 novembre 1951
Firenze, 24 giugno 1884 - Serravalle (AR), 26 agosto 1965


Luigi Beltrame nacque a Catania il 12 gennaio 1880. Trasferitosi a Roma compì gli studi universitari, laureandosi in Giurisprudenza. Qui conobbe la giovane Maria Luisa Corsini, nata a Firenze il 24 giugno 1884, sua futura moglie. 

Luigi fu un padre autorevole, diligente, dedito al lavoro, di grande rettitudine morale, proteso a garantire la sicurezza e la stabilità della famiglia. Intraprese la professione di Avvocato generale dello Stato. Svolse il suo apostolato fra gli ammalati come barelliere nei pellegrinaggi; tra gli Scout; tra i poveri, interessandosi di quelli più emarginati delle borgate della Capitale. Concluse la sua vita a Roma, il 9 novembre 1951.

Maria Luisa Corsini, donna dal cuore amabile e dallo spirito audace, si dedicò alla cura della famiglia, ad un intenso cammino spirituale ed apostolico, alla formazione educativa delle giovani generazioni, specialmente attraverso la pubblicazione di opere a carattere pedagogico. Fu infermiera volontaria della Croce Rossa assistendo terremotati e feriti dei durante i due conflilitti mondiali. Con il marito Luigi e i figli aiutò numerosi militari, dissidenti politici ed ebrei a salvarsi dalla persecuzione. S'impegnò anche come assistente infermiera degli ammalati pellegrini a Lourdes e Loreto, animatrice in gruppi biblici e in diversi movimenti di impegno cristiano. Fu dedita all'accompagnamento dei fidanzati al matrimonio e alla cura della crescita umana e spirituale delle famiglie. Tracciò il programma di santità di tutta la famiglia nell'espressione "Fiat - Adveniat - Magnificat". Si spense a Serravalle di Bibbiena (AR), il 26 agosto 1965.

Sostenendosi reciprocamente con il loro amore, Luigi e Maria vissero un'esistenza d'intensa fede, tenendo alta la verità del Vangelo, e di generosa carità attingendola dal Cuore del Salvatore e riversandola nella famiglia e nella società. Questo essi testimoniarono ai loro figli che chiamati al servizio della Chiesa e del mondo nella vita sacerdotale, religiosa e laicale continuarono a difendere il carisma dei genitori. 

Il Sommo Pontefice S. Giovanni Paolo II, li elevò agli onori degli altari - come prima coppia nella storia della Chiesa Cattolica - beatificandoli in Piazza San Pietro il 21 ottobre 2001, nel XX anniversario dell'Esortazione Apostolica Familiaris CosortioIn quell’occasione, per la prima volta nella storia della Chiesa abbiamo visto elevata alla gloria degli altari una coppia di sposi, beati non “malgrado” il matrimonio, ma proprio in virtù di esso.


Martirologio Romano:
26 agosto: A Roma, beata Maria Beltrame Quattrocchi, che, madre di famiglia, visse con suo marito una vita di profonda e lieta comunione di fede e di carità verso il prossimo, illuminando con la luce di Cristo la famiglia e la società.
9 novembre: A Roma, beato Luigi Beltrame Quattrocchi, che, padre di famiglia, nelle faccende pubbliche come in quelle private osservò i comandamenti di Cristo e li proclamò con diligenza e probità di vita.

La diocesi di Roma li commemora il 25 novembre, anniversario del loro matrimonio.
- Messa Propria dei Beati coniugi Beltrame Quattrocchi


CAUSA
La causa di beatificazione di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi viene aperta il 25 novembre 1994, mentre il 21 ottobre 2001 Giovanni Paolo II innalza la coppia agli onori degli altari. Il 28 ottobre 2001 i corpi dei coniugi vengono trasferiti nella loro cripta presente nel Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma.
Il miracolo che ha consentito la loro beatificazione riguarda Gilberto Grossi, colpito da una malattia invalidante fino dall'età di dieci anni; fra l'incredulità dei medici, nonostante la malattia rimanga in tutta la sua gravità, conosce una completa remissione dei sintomi, grazie all'intercessione dei Beati, e può realizzare il suo sogno: diviene neurochirurgo, si sposa e conduce una vita normale.

Postulatore : P. Massimiliano Noviello OFMCapp.
Attore: Ufficio Famiglia ‒ Vicariato di Roma, P.za S. Giovanni Laterano, 1, 00165 Roma, Italia
Informazioni : postulazionenola@alice.it


BIOGRAFIA

La testimonianza dei coniugi Beltrame Quattrocchi, ha affermato San Giovanni Paolo II, è “una singolare conferma che il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed è fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”.

Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi
Il percorso di santità di una coppia di sposi


“Il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, e possibile, bello, straordinariamente fecondo; e fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”. Giovanni Paolo II ha pronunciato queste parole durante la beatificazione degli sposi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, il 21 ottobre 2001.

Luigi Beltrame nasce il 12 gennaio 1880 a Catania. Aggiungerà al nome di suo padre quello di suo zio Quattrocchi che lo adotterà, non potendo avere figli. Nel 1891 si stabilisce a Roma con i suoi zii. Dopo gli studi di diritto, Luigi intraprende la carriera di avvocato. Frequenta volentieri i grandi classici della letteratura, ama la musica, il teatro, le bellezze della natura e i viaggi.

Maria Luisa Corsini nasce il 24 giugno 1884 a Firenze. La famiglia si trasferisce a Roma nel 1893. Maria Luisa segue i corsi di una scuola commerciale dove impara la contabilità, in uno con le lingue inglese e francese. I suoi gusti personali la portano verso le lettere: acquisisce una vasta cultura letteraria. Sviluppando anche un talento per la musica, Maria suona il piano.

L’amicizia tra le famiglie Corsini e Quattrocchi permette l’incontro di Maria e di Luigi. A Luigi, ammalato gravemente, Maria manda una immagine della Madonna di Pompei. Questo episodio rivela ai due giovani amici la profondità del loro reciproco amore. I1 25 novembre 1905 si sposano nella basilica di Santa Maria Maggiore di Roma. Ciascuno s’interessa del lavoro dell’altro. Luigi si allontana spesso da Roma per motivi professionali, ma si scrivono molto.

Dalla loro unione coniugale nasceranno Filippo, Stefania e Cesarino. Ella scrive a suo marito, assente per motivi di lavoro: “Chi mi data la forza di pensare ai bambini?... di sopportare la fatica fisica e psicologica della gravidanza e del resto? Credi pure che sono veramente disperata”. Poco a poco, grazie alla preghiera, la serenità ritorna nell’animo di Maria, con l’accettazione della volontà di Dio.

Nel settembre 1913 Maria concepisce un altro figlio, ma con una dolorosa diagnosi: “Placenta previa”, che all’epoca equivaleva a una sentenza di morte per la madre e per il figlio. Il ginecologo, un professore di fama, dichiara che solo una interruzione della gravidanza permetterà forse di salvare la madre. Maria e Luigi sono atterriti; volgendo gli sguardi sul Crocifisso attingono in Lui la forza di opporre un “no” categorico all’aborto. La sola sorgente di luce viene da una fiducia illimitata-in Dio e nella S. Vergine Maria. Con un difficile parto viene al mondo Enrichetta. Malgrado i pronostici pessimisti madre e figlia sono salve.

Maria affida gran pane dei compiti materiali al personale di servizio della famiglia, come allora si usava nelle famiglie borghesi. Nel corso degli anni, scrive articoli e libri: sono il suo “apostolato della penna”. I suoi testi, ai quali lavora anche suo marito, si rivolgono alle madri e alle famiglie. Maria si impegna anche nelle opere di carità.

Maria e Luigi partecipano alle attività dell’UNITALSI per accompagnare i malati a Loreto e a Lourdes. Furono poi molto attivi nello scoutismo con l’ASCI (Associazione scoutistica cattolica italiana, ora AGESCI) e impegnati nell’Azione Cattolica. Su suggerimento del Padre spirituale P. Pellegrino Paoli o.f.m., aderiscono nel 1917 all’Ordine Francescano Secolare.

In politica, la coppia Beltrame segue in un primo tempo il fascismo; in seguito disapprovano il regime in occasione delle leggi razziali. Allora si spendono senza risparmio per salvare degli ebrei.

Luigi, che nel 1909 era risultato primo nel concorso nazionale per Avvocato Erariale, eserciterà grandi responsabilità in vari Ministeri, grazie alla sua vasta cultura giuridica e amministrativa. Nel 1943 sarà proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri per diventare Avvocato Generale dello Stato. “Personalità eminente dell’Avvocatura dello Stato – dirà uno dei suoi amici - avrebbe dovuto essere il primo ad assumere la massima carica. Una campagna subdola, condotta da membri della stessa Avvocatura di tendenze laiche e anticlericali, gli sbarrò la strada”. Luigi può esser considerato un esempio per quelli che pagano con una emarginazione professionale, l’onesta e la coerenza di una vita in accordo con la fede. Nel suo impegno parrocchiale per la formazione dei giovani sacrifica il tempo che avrebbe potuto dedicare al riposo. Luigi scrive: “Non dobbiamo nascondere i nostri sentimenti religiosi, dobbiamo professarli pubblicamente, ma, principalmente, dobbiamo farlo mediante le nostre opere. E con l’onestà e lo spirito cristiano, con l’amore verso il prossimo, la carità vissuta e messa in pratica, che facciamo professione di uomini dalle convinzioni religiose”.

Il principale impegno di Maria e Luigi resta la cura della famiglia. La preghiera vi tiene largo spazio e Luigi ne e l’anima: “Fin dalla nostra infanzia - scrive uno dei suoi figli - noi eravamo colpiti dal grande raccoglimento di papà durante le visite al SS. Sacramento in chiesa. Era sempre mio padre che, dopo cena, cominciava e guidava la recita del rosario”.

Nel 1922, i figli Filippo e Cesarino manifestano il desiderio di donarsi a Dio: Filippo entra in seminario e Cesarino nell’abbazia benedettina di S. Paolo fuori le Mura. Maria scriverà ai suoi figli: “Pensare a voi è dunque per me, dopo la Messa e la comunione, l’unico riposo e come l’unico rifugio luminoso del mio animo benedicente il Signore”. Alla fine del primo anno di filosofia, Filippo deve lasciare il seminario per motivi di salute. Poco dopo raggiunge il fratello e si fa benedettino.

Qualche anno dopo Stefania entra nel convento delle Benedettine di Milano e prende il nome di suor Cecilia. Enrichetta riferisce: “La partenza di mia sorella fece nel cuore di papa una lacerazione estremamente violenta. Ho ancora negli occhi, a più di sessant’anni di distanza, le lacrime silenziose e pudiche di mio padre inginocchiato, mentre dall’altra parte della grata si svolgeva la cerimonia della vestizione di sua figlia”.



Quattro figli e una vita familiare scandita dalla fede 
Camaldoli 1983. Da sinistra: Padre Paolino, Madre Cecilia, Enrichetta, Don Tarcisio


Maria si era dedicata a dare ai suoi figli una educazione umana e cristiana, pia senza esagerazioni: “Mi sono spesso domandata - scrive - se una vita orientata in tal modo debba necessariamente condurre alla vocazione. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, dice il Signore... Ai genitori, a cui Dio ha fatto questo dono gratuito, resta il dovere di umiliarsi, di ringraziare, di vivere il Domine non sum dignus, in una vita riconoscente, di dedizione e di pietà”. Maria considera la diversità dei doni di Dio: “Tutti gli stati di vita sono nobili e santi, in quanto mezzi efficaci per raggiungere il fine (la santità)”; se i figli fanno la scelta di sposarsi, “é certamente una grande e sublime vocazione, ma neanche questa è una via facile”.

Nella vita di ogni giorno Maria e Luigi rivaleggiano nella carità. Uno dei loro figli scrive: “La loro vita di coppia fu una autentica gara di rispetto, di donazione, di dipendenza amorosa e di obbedienza reciproca, in una ricerca comune di ciò che era il meglio per l’altro, in un accordo delle anime dove il concetto stesso di obbedienza era superato da una esigenza di carità... fin nell’esercizio amoroso della correzione fraterna e di una consultazione sincera e umile del pensiero dell’altro”. Tuttavia non mancano le opinioni divergenti, le discussioni animate e anche le frizioni. Ma questo non dura mai a lungo e le pronte domande di perdono riportano a serenità.

Luigi e Maria esercitano volentieri lo spirito di solidarietà verso coloro che li sollecitano con mille richieste. Oltre agli aiuti economici, Luigi mette a loro servizio le sue capacità professionali e il prestigio che si è acquistato nelle più alte sfere. Quanto a Maria, ella esercita a suo modo una sorta di “direzione spirituale” non solo verso i suoi familiari, ma anche verso gli amici e finanche verso preti e religiose che si rivolgono a lei con fiducia.

Nel 1918, Luigi attraversa un periodo difficile, che sua figlia evoca cosi: “Nostro padre ha attraversato un periodo di acuta crisi spirituale, legato alla rude ascesa spirituale intrapresa da sua moglie sotto la spinta apostolica del P. Mateo Crawley. Si è lasciato prendere da un momento di scoraggiamento e ha finito per avere “paura di Dio”, come di un rivale che, attirando troppo in alto sua moglie, lo derubasse in certo qual modo... Ella lo ha aiutato a superare questo ostacolo e a lasciarsi attirare lui pure dallo Spirito, in un amore che non e mai diminuito, ma che si e trovato aumentato per la viva presenza della Grazia”.

Dopo la partenza dei loro figlioli (salvo Enrichetta, che rimarrà con i genitori), Luigi e Maria pensano di ritirarsi in un monastero, ma comprendono che non e questa la volontà di Dio. Il loro desiderio di perfezione si realizzerà conservando la vita in comune dove l’unione delle loro anime diventerà sempre più profonda.



Dal 2001 i coniugi Beltrame Quattrocchi
riposano nella crita del 
Santuario del Divino Amore - Roma 


Nel 1941, la salute di Luigi è minata da due crisi cardiache; scrive nel suo testamento: “Spero che Dio vorrà concedermi la grazia della perseveranza finale in questa fede che sento oggi cosi viva e che cerco di conservare con coerenza nei miei pensieri e nelle mie azioni, come so e posso”. Poi, una nuova crisi cardiaca causa la morte di Luigi all’età di 71 anni.

Qualche mese più tardi, Maria scrive: “Luigi e sempre e incessantemente l’amore e il rimpianto inguaribile di tutti e di ciascuno di noi, anche se lui ci assiste, ci e vicino e ci ama tanto quanto prima, e se possibile ancora di più. Poco a poco, egli mi accompagna sempre di più, soprattutto nella preghiera, alla comunione, davanti all’altare”. Negli anni successivi, Maria abbandona poco per volta le sue attività esteriori e impiega tutto il suo tempo nella preghiera, nella scrittura e nella cura della sua famiglia. Nel 1962, il figlio Cesarino (padre Paolino) le rivela la sua decisione di entrare fra i Trappisti, ciò che la riempie di gioia. Durante l’estate del 1965, trascorre un bel periodo di vacanza, ma il 26 agosto viene portata via da una crisi cardiaca. Ha 81 anni.

Fonte:  Novità dell'annuncio e vita di fede, Collana Tau/7, Roma. 2012


SPIRITUALITA
'

L’unione mistica che i due sposi accolgono consapevolmente è cercata e vissuta da loro attraverso l'amore per I'altro, un amore umano, forte ed intenso, che unisce i due fin dal fidanzamento.
Così essi giungono a sperimentare l'ebbrezza sorprendente di un'inaudita profondità riversandosi nell'amore di Dio. E quanto emerge dal loro epistolario (Dal campo base alla vetta) e quanto Maria riconosce nello scritto L'ordito e la trama pubblicato subito dopo la morte del marito avvenuta a Roma: “Vita terrena, fatta di ansietà e di cure, di timori e di raccomandazioni, di tenerezze reciproche, che non sono sentimentalismi o romanticismi, bensì un mondo recinto che dalle abissali profondità e sconfinate estensioni, pur restando tra i due, sa irradiare di fuori amore e luce [...]. filo per filo; la trama in funzione dell'ordito; I'ordito in funzione della trama [... ] uno senza I'altra non riesce a formare il tessuro [...]. Filo per filo, intrecciati in Dio l’uno con l’altra”.
La loro mistica si connota, dunque, per I'indissolubile unità dei due sperimentata nella vita dello Spirito che essi si inspirano I'un I'altro nulla riservando per se stessi come singoli, ma dirigendo tutto il bene personale al bene della coppia. La vita in Dio è fondata e resa possibile, oltre che dalla grazia del sacramento, anche dalle affinità e dai comuni valori ed ideali, che fondano e plasmano una sintonia crescente, che rende capaci di restituire a lui, nel servizio agli altri, gli stessi frutti di tale amore.

Fonte: V. Angrisani - E. Catafano, in La Mistica parola per parola, a cura di Luigi Borriello, Maria R. Del Genio, Tomas Spidlik, Ancora, Milano, 2007.


LUOGHI

Casa Beltrame Quattrocchi


S. Maria Maggiore

Epigrafe a ricordo del Matrimonio dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi - Cappella di S. Caterina d’Alessandria - Basilica Papale di Santa Maria Maggiore - Roma

L’epigrafe sta a ricordo del giorno in cui i Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi consacrarono a Cristo il Ioro amore, con la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, rappresenta un segno tangibile della memoria storica e spirituale di una famiglia cristiana ricca di umanità, di fede e di carità.

Progettata dall'Ing. Arch. Giuseppe Trinchese, la lastra marmorea, essenziale e sobria, è collocata sulla parete destra, vicina all’altare maggiore, della Cappella di S. Caterina d’Alessandria (sec. XVI), della Famiglia Cesi. Essa e stata realizzata con pregiato marmo bianco di Carrara, dello spessore di 7 cm e dimensioni 110x60 cm. Il testo dell'Epigrafe é incorniciato al1'intern0 di una sottile linea di contorno che scorre lungo i quattro lati della lastra. La scritta è incisa nel marmo e rivestita di foglie dorate. Il testo, in latino, ha la seguente traduzione:

I BEATI CONIUGI LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI PRIMA COPPIA ELEVATA AGLI ALTARI NELLA STORIA DELLA CHIESALCATTOLICA IL XXV NOVEMBRE MCMV IN QUESTA CAPPELLA CELEBRARONO IL LORO MATRIMONIO VIVENDO NELLA LUCE DEL VANGELO E NELLA COSTANTE FEDELTA AL QUOTIDIANO COME VOCAZIONE ALLA SANTITA. DALLA LORO FELICE UNIONE NACQUERO FILIPPO, STEFANIA, CESARE ED ENRICHETTA.

Santuario del Divino Amore




Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi furono legati al Santuario da fervida devozione verso la Madonna. Il 13 agosto del 1940, Maria, si reco in pellegrinaggio al Santuario e affido alla Madonna del Divino Amore i suoi quattro figli, che, sempre nel giorno del 13 agosto, degli anni successivi, furono miracolosamente salvati.

13 agosto del 1942, Don Tarcisio, cappellano militare, sulla nave “Attendolo” fu salvato dal siluramento della nave. Il 13 agosto del 1943, Padre Paolino, cappellano militare mentre andava a ricuperare il cadavere di un soldato fu sfiorato dal proiettile di un cecchino. Il 13 agosto del 1943, Madre Cecilia, a Milano, ebbe salva la vita, per aver lasciato il Convento, dove viveva, poco prima che fosse distrutto dai bombardamenti.

Dal 28 ottobre 2001, riposano nella Cripta del Santuario, accanto alla tomba di Don Umberto Terenzi, primo Rettore e Parroco del Santuario e fondatore delle opere del Divino Amore.


PREGHIERE




Preghiera per intercessione dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo
ti ringraziamo per il dono dei Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi e della loro famiglia. Nell’amore che hanno reciprocamente condiviso e riversato sui loro figli ci offrì una testimonianza viva e intensa del tuo Amore, con cui ti prendi cura di tutti gli uomini. Questo Amore essi lo hanno attinto dal Cuore di Gesù attraverso l’ascolto della Parola, l’Eucaristia, il Rosario e lo hanno consegnato a tutti nel segno concreto della Carità fraterna.

Ti chiediamo, O dolcissima Trinità, per intercessione dei Beati Coniugi Luigi e Maria che la Chiesa cresca di nuovi figli e di ardenti apostoli del Vangelo; |’umana società promuova la giustizia, la pace e la salvaguardia dei Creato; le famiglie siano luoghi di accoglienza, di rispetto, di dialogo, di premura per i piccoli, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i deboli, i poveri e gli esuli; i coniugi e i genitori rispondano, con fedeltà al quotidiano, alla loro chiamata nel custodire e promuovere la vita, la dignità umana, l’educazione, la fede e la solidarietà. Fa’ che otteniamo per la preghiera dei Beati Coniugi Luigi e Maria la grazia che ardentemente desideriamo...

Maria, Madre delle famiglie, ci aiuti e ci protegga nel cammino della vita a rispondere al dono del nostro Battesimo come chiamata alla Santità. Amen.

Tre Gloria al Padre

Per grazie ricevute e per informazioni: 
P. Massimiliano Noviello OFMCap. - postulazionenola@alice.it

Con approvazione ecclesiastica 

martedì 17 giugno 2025

PER CONOSCERE LA SERVA DI DIO MATILDE SALEM CHELHOT, COOPERATRICE SALESIANA E TERZIARIA FRANCESCANA


27 febbraio



Serva di Dio
Matilde Salem Chelhot
MĀTĪLD SHEL Ḩ OT SALĪM
Sposa, Cooperatrice salesiana 
Francescana secolare




Aleppo, Siria, 15 Novembre 1904 - 27 febbraio 1961


Matilde Chelot Salem è nata il 15 novembre 1904 da una ricca famiglia di Aleppo. Nel 1922, all'età di 18 anni, sposò un ricco uomo d'affari, Georges Elias Salem. Tuttavia, la gioia di un matrimonio felice era oscurata dal fatto che suo marito era molto malato e non avrebbe potuto avere figli.
Nel 1944 Matilde rimase vedova e riconobbe subito che aveva bisogno di iniziare una nuova vita. Fu allora che si risvegliò alla sua vera chiamata. Ha rifiutato la possibilità di un altro matrimonio e maternità, e invece si è donata completamente al prossimo con il più grande amore, rivolgendosi con impegno illimitato ai poveri, ai bisognosi. Trattava i poveri giovani della città come se fossero la loro madre. Lavorando con il suo arcivescovo greco-cattolico, Isidoro Fattall, si è impegnata nel grande piano che aveva ereditato da suo marito, Georges, con il capitale significativo che ha guadagnato attraverso i suoi investimenti di successo. Nel 1947 affida ai Salesiani la Fondazione Georges Salem, che da allora diventano la sua casa e la sua famiglia.
Matilde fece costruire una casa accanto all'istituto. Ha portato qui le spoglie terrene di suo marito e in seguito è stata sepolta anche qui. In poco tempo è diventata la “Mamma di Margherita” dei bambini di Aleppo. Si arricchisce di tante esperienze spirituali: diventa collaboratrice salesiana, membro della Congregazione per le Figlie di San Francesco d'Assisi e fondatrice dell'Opera dell'Amore Infinito. Ha sostenuto una serie di enti di beneficenza: la Society of Faith Teachers, le Conferenze di St. Vincent, i campi estivi per bambini poveri e abbandonati, la Croce Rossa e la rieducazione dei minori autori di reato.
Nel 1959 gli fu diagnosticato un cancro. Ha risposto alla diagnosi dei medici con una sola frase: "Grazie, mio ​​Dio". Fu allora che iniziò la sua crociata di venti mesi, durante i quali si svuotò completamente spiritualmente. Nel suo testamento ha lasciato tutti i suoi averi a varie associazioni di beneficenza, compresa la propria casa: "Morirò in una casa che non è più mia".
Morì il 27 febbraio 1961, in nome della santità, all'età di 56 anni. Come il suo amato marito Georges, è stata sepolta ad Aleppo, la chiesa dei Salesiani.






CAUSA
laica dell'arcieparchia di Aleppo dei Melchiti
postulatore : don Pierluigi Cameroni, sdb
richiedenti : Fondation Georges et Mathilde Salem, BP 93, Alep, SIRIA
                    Opera Georges et Mathilde Salem, Rue Fayçal, BP 220, Alep, SIRIA



Terziaria francescana si spogliò di ogni suo bene, dopo aver elargito somme favolose, e morì in una casa che più non era sua, libera e distaccata da ogni bene terreno. In lei pulsava la grande ascendenza delle donne siriane dei primi secoli della vita della Chiesa, donne libere e liberate da ogni ricchezza a favore dei più bisognosi. 

Matilde Salem Chelhot
“Una donna forte e virtuosa” 
di Cristiana Dobner 

Vivere e operare politicamente non significa, in primo luogo, schierarsi con un partito o un’ideologia di regime, significa posare lo sguardo sulla polis, sulla comunità in cui si vive, sulle sue esigenze concrete e spirituali: Matilde Salem così visse per la sua patria, la Siria oggi dilaniata. Seppe dare impulsi e costruire una nuova civiltà, non solo profondendo a dismisura la ricchezza che segnava la sua famiglia di nascita e quella in cui entrò per via di matrimonio, ma pagando con la propria pelle, in un cammino tutt’altro che facile e morbido che, nella sua ultima fase si trovò a combattere con un doloroso e crudo cancro. 

Di primo acchito la reazione di Matilde fu un atto di fede spontaneo: «Mio Dio, grazie!», che dovette però fare i conti con una realtà che si profilava sempre più ardua e a cui Matilde reagì anche con violenza incontrollata, perché della sua propria pelle si trattava, ma si placò nella preghiera rivolta a Colei che l’accompagnò in tutta la sua vita: Maria, la Madre di Gesù. 

Siriana orgogliosa e fiera, donna orientale attaccata ai costumi della sua stirpe, Matilde Chelhot nata da agiata famiglia nel 1904 ad Aleppo, studiò dalle Suore Armene dell’Immacolata Concezione cui fu sempre grata per l’educazione ricevuta. Giovane sposa diciottenne di Georges Elias Salem, intraprendente industriale, visse una vita di coppia felice, di reciproca stima e di innamoramento sincero. Il grande dolore dei coniugi Salem, che vivevano una vita sociale ad alto livello, viaggiavano in Europa e frequentavano i grandi ambienti legati alle loro ditte, fu l’impossibilità di avere figli per il grave diabete di Georges. 

Matilde seppe confortare il suo sposo, stargli accanto anche quando il suo carattere risentiva degli sbalzi di umore e della fatica di una vita professionale cui all’intraprendenza e alla capacità del fiuto commerciale non corrispondeva uno stato fisico adeguato. Ebbene, Matilde, donna siriana per usi ancestrali e gusto proprio, con al vertice la leggendaria ospitalità orientale, si trasformò in una manager di successo, non rampante in proprio ma sempre al fianco del marito diventandone la consigliera e l’esecutrice dei progetti, con rigore tecnico e sguardo lungo sugli esiti di imprese commerciali azzardate o poco chiare. 

Non mancarono delle prove che la divisero dall’amata famiglia Chelhot, in cui mai prevalse l’astio o il rancore, il cuore di Matilde rimase libero e sofferente, attento alle esigenze dei suoi familiari Salem, dei nipoti che affiancò ed aiutò nelle loro rispettive scelte con affetto tenero e perspicace. 

L’accumulo della fortuna però non fu l’obiettivo dei Salem, troppo vivo era il loro senso sociale di condivisione, animato da una fede cristiana e da una vita di preghiera intensa che non li distoglieva dai divertimenti tipici del loro censo, gioco incluso, in cui Matilde eccelleva, guadagnando piuttosto che perdendo… 

Il doloroso distacco dall’amato Georges Elias divenne per Matilde, inconsolabile ma serena, uno squarcio su di una realtà che avrebbe rivelato la sua profonda chiamata nella vita che le restava davanti: rifiutò ottimi partiti, con inclusa la possibilità di diventare madre vista ancora la sua giovane età, e si aprì invece ad una dedizione senza limiti verso i poveri, i bisognosi senza distinzione di religiosa o di etnia. 

Una carità moderna la sua, non di un’elemosina, sempre preziosa ma chiusa in se stessa ma costruttiva e capace di auto educare, perché, osservando la situazione della popolazione siriana, capì che il futuro della gioventù sarebbe stato contrassegnato da una competenza professionale: solo il lavoro degno e sicuro, avrebbe plasmato diversamente il futuro della sua patria. 

Grande sostegno, nel progetto che il suo Georges le aveva lasciato da portare a termine, fu l’Arcivescovo greco cattolico di Aleppo, Mons. Isidoro Fattal che seppe dare vita alla “Fondazione Georges Salem”, rivolta proprio ai giovani siriani per far loro acquisire, con delle scuole adatte, una professionalità in cui il mestiere eccellesse e consentisse di mantenere le proprie famiglie. 

Matilde, pur vivendo una vita orante intensa seppe coniugare le diverse sfaccettature della sua personalità: ricca proprietaria, manager acuta, madre per i piccoli orfani che lavava e pettinava, viaggiatrice attenta, donna elegante ed ospite gradevolissima e generosa. 

La scoperta dell’Opera dell’Amore misericordioso plasmò il desiderio interiore che pervadeva la sua vita: i sacerdoti, la loro santa vita e i religiosi. La sua crescita spirituale fu visibile e sempre più trasparente, perché Matilde non nacque santa, lo divenne, affrontando un quotidiano problematico ma con il sorriso sulle labbra nell’indistruttibile fiducia in Dio. 

Terziaria francescana si spogliò di ogni suo bene, dopo aver elargito somme favolose, e morì in una casa che più non era sua, libera e distaccata da ogni bene terreno. In lei pulsava la grande ascendenza delle donne siriane dei primi secoli della vita della Chiesa, donne libere e liberate da ogni ricchezza a favore dei più bisognosi. 

Matilde non si era mai rifiutata a nessuno aiuto e l’elenco delle sue cariche nelle associazioni benefiche sconcerta: dove trovava la capacità di essere presenza fattiva? Come intuiva le necessità e vi prestava soccorso? Come sapeva frenare le iniziative che si sarebbero dissolte nel nulla? 

La tensione ecumenica che la caratterizzava, in tempi in cui il solo discorso poteva suonare sospetto, conobbe uno slancio effettivo che contagiava, sapendo allacciare rapporti di stima e di aiuto con tutti: con i suoi grandi amici mussulmani, con gli ortodossi, con i rappresentanti dei riti orientali cristiani. 

Nel 1947 la “Fondazione Georges Salem” passò nelle mani dei figli di Don Bosco, che ancora oggi gestiscono l’opera educativa e trapassano nei loro allievi quanto Matilde stava più a cuore: l’amore di Dio che trasforma la vita di ciascuno. 

L’ultimo tratto della sua vita su uno spogliamento, una kenosi totale, molto sofferente per il cancro che la divorava mantenne un atteggiamento sereno e abbandonato, in lucido dono per l’unità dei cristiani e la santificazione dei preti; volle essere sepolta vicino all’amato consorte nella “Fondazione” in cui aveva profuso con infaticabile servizio, tutta la sua energia. 

Una donna siriana, orientale, una manager indiscussa nel suo campo e ricca di humour, una donna moderna e “Serva di Dio” che, presto, vorremmo vedere beatificata, proprio come aveva predetto, il 27 febbraio 1961, l’Arcivescovo Fattal quando Matilde si spense: “Santa Matilde!”.


martedì 2 giugno 2020

PER CONOSCERE GIORGIO LA PIRA TERZIARIO FRANCESCANO


5 novembre

Venerabile 
GIORGIO LA PIRA
Terziario francescano e domenicano 
e dell'Istituto secolare dei Missionari della Regalità



Pozzallo, Ragusa, 9 gennaio 1904 - Firenze, 5 novembre 1977















BIOGRAFIA




Giorgio La Pira: un cristiano che scelse di vivere in povertà tutti i suoi molteplici impegni di docente universitario, politico e sindaco di Firenze, confidando esclusivamente nella divina Provvidenza.
Nel 1925, dopo aver superato una forte crisi interiore, aderisce al Terzo Ordine francescano: avvenimento che egli ricorda come la sua Pasqua di conversione. Già iscritto al Terzo Ordine domenicano, dal 1928, farà anche parte dell'Istituto secolare dei Missionari della Regalità, fondato da fra Agostino Gemelli, OFM. Non deve stupire questa appartenenze a diverse associazioni cattoliche: prima del Concilio Vaticano II era consueto.

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Giorgio La Pira nasce in Sicilia, a Pozzallo, una cittadina di mare in provincia di Ragusa il 9 gennaio 1904 da Gaetano e Angela Occhipinti, primogenito di sei figli. Poi nel 1914 si trasferisce a Messina dove fa amicizia con Salvatore Quasimodo e Salvatore Pugliatti. Arriva a Firenze nel 1924 come studente di Diritto Romano, di cui successivamente diviene professore.


GIORGIO LA PIRA

Siciliano di nascita, elesse Firenze come sua città e centro delle sue molteplici attività culturali e politiche, di laico impegnato. Era prima di tutto uomo di preghiera. Chi l'ha conosciuto attesta che il Professore pregava e studiava dall'alba per l'intera mattinata; durante il resto della giornata si dedicava alla formazione dei giovani e alla carità verso i poveri delle periferie fiorentine. Diede vita all'Opera del pane di San Procolo, dove, ogni domenica, radunava i più poveri, offrendo loro la possibilità di condividere un pasto, di stare insieme e di partecipare alla santa Messa.
La storia lo consacra come un visionario, un mistico che ha dato alla politica il senso di missione: il suo motto era «Fare della fede la vita››. Fu grande uomo politico: fu eletto diverse volte deputato e sindaco di Firenze. Pur facendo parte di un partito, a lui non interessava l'attività politica per successo, ambizione o guadagno: riteneva il proprio impegno un modo efficace per fare del bene e servire il prossimo. Per lui essere in politica era una vocazione. Riferisce in una omelia il Cardinale Bettori che, all'amico Fanfani, spiegava così, in una lettera, la sua "strana" attività politica: "Vedi caro Amintore, io non sono un sindaco, come non sono un deputato o un sottosegretario. La mia vocazione è una sola, strutturale direi: pur con tutte le deficienze e le indegnità che si vuole, io sono, per la grazia del Signore, un testimone dell'Evangelo".
Fece parte dell'Assemblea Costituente della Repubblica (1946); da uomo di vasta cultura e retta moralità, diede un contributo decisivo alla stesura dei primi articoli della nostra Costituzione e si dimostrò apprezzato conciliatore tra i vari schieramenti. Nel 1948, nominato Sottosegretario al Lavoro nel governo De Gasperi, fu al fianco dei lavoratori nelle aspre vertenze sindacali del dopoguerra.

La Pira sindaco di Firenze
Come sindaco si impegnò a fare di Firenze una città a misura d'uomo. ll suo programma era costituito da pochi fondamentali punti: dare la possibilità a ogni cittadino di avere lavoro, casa, scuola, ospedale e chiesa.
Si batte per salvare la Pignone, conservando il posto a duemila operai; procurò lavoro a migliaia di disoccupati; requisì case e ville vuote in attesa che si edificassero nuove abitazioni; fece costruire due
nuovi rioni. Promosse Firenze oltre che come città d'arte, meta di turismo internazionale, anche come sede di un movimento culturale e politico perla pace e la civiltà umana e cristiana: «La città sopra il monte» (vedi video di presentazione pubblicato da questo sito).
Mentre altrove i regimi innalzavano muri di separazione, lui cercava in ogni modo di facilitare i contatti, il dialogo tra la gente: segno tangibile fu la realizzazione di nuovi ponti sull'Arno. Tutto ciò, come i più anziani ricordano, procurava stupore e disagio tra gli uomini di governo, che pure erano suoi amici ed estimatori; vi erano pure tanti sostenitori e coloro che incoraggiavano e aiutavano a realizzare il suo programma a favore della popolazione fiorentina, specie dei più bisognosi.

La Pira uomo di pace
Dal 1951 sentì ancora più forte la sua ispirazione a dedicarsi con particolare impegno a promuovere la pace nel mondo; il 6 gennaio di quell'anno, intervenne presso Stalin per sostenere la pace in Corea. Organizzò “Convegni per la pace e la civiltà cristiana" che si svolsero dal 1952 al 1956 con la partecipazione di uomini di cultura provenienti da tutto il mondo; dal 1958, si dedicò anche ai "Colloqui mediterranei" per la riconciliazione tra le religioni della «famiglia di Abramo». Nel 1959 si recò in Russia, creando un "ponte" di preghiera, unità e pace tra Oriente e Occidente: fu primo uomo politico occidentale a superare la «cortina di ferro››.
Fu sempre legato alle suore di clausura, informandole e coinvolgendole nelle sue molteplici iniziative attraverso la preghiera, che considerava anche come forza, la più grande, di efficacia storica e politica.

La Pira francescano
Per La Pira essere francescano significava, come lui stesso diceva: «Servizio agli altri». Spesso lo si incontrava nel piazzale della Verna o davanti alla basilica di San Francesco ad Assisi: conversava con tutti, specialmente con i giovani, che lo ascoltavano entusiasti. Colpiva il suo volto raggiante, il suo atteggiamento semplice, l'abbigliamento modesto: in lui si scorgeva un uomo diverso. I suoi gesti attiravano più delle parole: alla gente sembrava di incontrare un novello san Francesco.

Epilogo
Visse gli ultimi anni della sua vita fra i giovani, continuando a lavorare per la pace e l’unità dei popoli a tutti i livelli. 
Sorella morte lo raggiunse il 5 novembre 1977. Ai funerali erano presenti le più alte rappresentanze dello Stato, personalità provenienti da ogni parte del mondo, contagiate dal suo sogno di pacificazione universale. I fiorentini si riversarono in piazza e per le vie, specie la gente semplice e quella moltitudine di poveri da lui protetti e aiutati: tutti volevano ringraziare e salutare il loro «Sindaco santo››.





PREGHIERA DI GIORGIO LA PIRA

Signore mio Gesù Cristo, che morendo in croce, hai dato la vita al mondo, liberami, per questo sacrosanto Corpo e Sangue Tuo, da tutte le mie colpe e da tutti i mali. Fa' che io sia sempre fedele ai tuoi comandamenti, e non permettere che io mi allontani da Te. 

O buon Gesù, io Ti raccomando, tutti coloro che piangono e soffrono, a tutti quelli che fanno piangere e soffrire. Ti raccomando i fanciulli abbandonati, la gioventù nello scandalo e nel pericolo, la vecchiaia nel bisogno, tutti coloro che soffrono nella povertà. 

Ti raccomando chi piange la morte dei suoi cari, chi cerca lavoro e non lo trova, che soffre nella solitudine. Gli ammalati, gli handicappati, le vittime della droga e dell'alcool, i carcerati, i deportati, gli immigrati, gli oppressi, coloro che sono in guerra, i profughi.
confortali, O Signore, aiutali, benedicili. Ti raccomando la nostra terra. Ti raccomando il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, le Suore, i Missionari, le famiglie. Ti raccomando quelli che ancora non ti conoscono e tutti coloro che sono lontani dalla Chiesa. Forma, O Signore, un solo ovile, con un solo pastore. 


PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE DI GIORGIO LA PIRA




“O Dio, che concedesti al tuo servo Giorgio La Pira la grazia di amarti e di testimoniarti in modo ammirevole nella vita ecclesiale, culturale, sociale e politica del nostro tempo, concedici le grazie che ti domandiamo…; e fa’ che sia riconosciuta dalla Chiesa la sua santità, perché sia venerato dal popolo cristiano come ispiratore di carità, di giustizia e di pace. Amen”.



PER CONOSCERE IL VEN. MATT TALBOT, FRANCESCANO SECOLARE. PROTETTORE DI CHI VUOLE USCIRE DALL'ALCOLISMO.





7 giugno
VEN. MATT TALBOT

(Matthew Talbot)

Francescano Secolare







Aldborough, Dublino, 2 maggio 1856 – Dublino, 7 giugno 1925



Matt Talbot nacque il 2 maggio 1856 al numero 13 di Aldborough Court, nella parrocchia di s.Agata. Matt era uno dei poveri;  abitò una casa popolare, vestì abiti di seconda mano. Morì in un vicolo e fu seppellito in una tomba per poveri.

Venendo da tale situazione disagiata, con un padre alcolizzato e una storia familiare di abbandono e povertà, Matt si ritrovò risucchiato nella cultura della dipendenza, e la sola scelta possibile per i poveri di quel tempo era l'alcol. Come tanti altri, Matt lo abbracciò come un mezzo per fuggire dalla miseria e dalla povertà della vita di tutti i giorni. Oggi noi viviamo in un'età di dipendenze forse più sofisticate, non solo da sostanze quali l'alcol, ma anche da altre droghe leggere o pesanti, legali o illegali; dipendenze dal gioco d'azzardo, dalla pornografia o da internet, dipendenza dal lavoro, dalla carriera, dal sesso, il denaro o il potere. Tutto ciò può annientare le nostre vite e come demoni anche le nostre anime.

Matt Talbot gradualmente divenne consapevole della sua condizione e dal tempo della sua conversione, a 28 anni, trascorse il resto della vita esercitando le virtù cristiane ad un grado eroico, attraverso la preghiera, le letture spirituali, il lavoro e gli atti di carità. Matt si pone ai nostri occhi come un esempio radicale che dimostra che persone comuni possono fare cose straordinarie. La sua vita è la testimonianza del fatto che con la grazia di Dio e la buona disposizione personale, si può dire no a tutto ciò che porta alla dipendenza o a comportamenti dipendenti. (dal sito della diocesi di Dublino)



culto
- La sua vita sarebbe passata inosservata se non fosse per le catene devozionali scoperte sul suo corpo quando morì all'improvviso in una strada di Dublino, nel 1925.
Sebbene non sia stato ancora formalmente riconosciuto come santo, si può individuare in Talbot il protettore di uomini e donne che combattono contro l'alcolismo. E' commemorato il 7 giugno.
Nel 1972, le sue spoglie furono traslate in una tomba nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, in Sean McDermott Street, nel quartiere in cui Talbot aveva trascorso la vita.

website: guida al www.matttalbot.ie
Su questo sito:  documentario storico del 1963 riproposto dal CFS






MATT TALBOT



visione consigliata *****
fonte: youtube - canale di mauro monti




1. Prima parte della sua vita nell'alcolismo

Talbot nacque il 2 maggio al numero 13 di Aldborough Court, a Dublino, in Irlanda, secondo di dodici figli di Charles e Elizabeth Talbot, una povera famiglia del quartiere North Strand. Fu battezzato nella chiesa procattedrale cattolica di st. Mary il 5 maggio. Sia suo padre che tutti i suoi fratelli, ad eccezione del maggiore, erano forti bevitori. Matt abbandonò gli studi all'età di 12 anni e andò a lavorare in un'enoteca . Ben presto cominciò ad “assaggiare la sua merce”, e si puo' considerare alcolizzato senza speranza sin dall'età dei 13 anni.
In seguito fu assunto al Port & Docks Board, nei magazzini di whisky. Frequentava i pub in città con i fratelli e gli amici, spendendo tutta o quasi la sua paga e indebitandosi. Quando aveva speso tutta la sua paga, prendeva a prestito o beveva a spese altrui. Dava in pegno i suoi vestiti e i suoi stivali in cambio di denaro per procurarsi dell'alcol.
Una volta rubò il violino ad un suonatore di strada.
 


Matt ha scelto di approfondire il suo rapporto con Dio, che era stato motivo del declino,
quando la malattia dell'alcolismo aveva consumato tutto il suo essere.  "Come un alcolizzato, il dio di Matt
era la bottiglia, e il suo altare era un bar" (McGrane, 2006). Tuttavia, come è il caso per molti santi eroici
il cui vigore per l'autodistruzione si trasforma in struggimento per Dio,
lo zelo di Matt per bere in modo rapido e permanente si è trasformato in una sete di Dio.
Si rese conto che solo Dio poteva placare la sua sete eterna, e tornando ai sacramenti,
questi si rivelarono agenti di grazia sufficiente per Matt ad affrontare la dipendenza e la sobrietà a lungo termine.



2. La promessa

Una sera, nel 1884, Talbot, squattrinato e senza credito, aspettava fuori dal pub qualcuno gli offrisse da bere. Passarono molti amici, ma nessuno di loro lo esaudì; allora egli tornò a casa disgustato e disse a sua madre che voleva fare una promessa. Andò al seminario cattolico di Holy Cross, dove rimase in astinenza per tre mesi. Al termine di questo periodo, prolungò la sua promessa per altri sei mesi, e poi per tutta la vita.


3. Vita lavorativa

Anche nella fase più acuta del suo alcolismo, Talbot si mantenne un gran lavoratore lavoratore indefesso. Quando lavorò per i Pemberton, imprenditori edili, come manovale il suo ritmo di lavoro era tale che egli fu preso a modello per dare l'esempio ai compagni. In seguito, nel cantiere di legname della ditta Martin, si accollò i lavori più umili e faticosi. Con i suoi principali era rispettoso ma non ossequioso, e all'occasione prendeva posizione per difendere un compagno di lavoro.
Il 22 settembre 1911 Talbot entrò a far parte dell'Ufficio dei rappresentanti dei lavoratori dei trasporti irlandesi, unione generale. Quando la Serrata di Dublino del 1913 portò a scioperi di sostegno in tutta la città, gli uomini della ditta Martin, Talbot incluso, si dissociarono. In principio rifiutò il sussidio di sciopero pagato dai sindacati, affermando che non lo aveva guadagnato. In seguito lo accettò, ma chiese che fosse diviso gli altri scioperanti. Dopo la sua morte girò voce che egli fosse un crumiro, ma tutte le prove contraddicono questa diceria senza fondamento.


4. Vita religiosa

Alcolizzato per 16 anni, Talbot si mantenne, dalla "promessa", sobrio per i successivi 40 della sua vita. Ci sono delle prove che i primi sette anni di astinenza furono durissimi. Talbot Trovò la forza nella preghiera, cominciò a partecipare alla messa tutti i giorni, e leggeva libri e opuscoli di preghiera. Saldò scrupolosamente tutti i debiti che aveva contratto. Cercò invano il violinista al quale aveva rubato lo strumento, allora offrì il denaro in chiesa perché fosse celebrata una messa per il musicista.
Cattolico indifferente nella sua condizione di alcolista, Talbot divenne sempre più religioso/devoto. Condusse una vita di preghiera, digiuno e servizio, cercando di modellarsi sull'esempio dei monaci irlandesi del VI secolo.

 


Fu guidato per la maggior parte della sua vita da Michael Hickey, professore di filosofia al Clonliffe College. Sotto la sua direzione spirituale (guida), la sua cultura si ampliò. Leggeva con impegno le Sacre Scritture, le vite dei santi, lesse Le confessioni di sant'Agostino, gli scritti di san Francesco de la Salle e di altri. Quando incontrava parti di difficile comprensione, chiedeva ad un sacerdote di chiarirgliele.
Il professor Hickey gli diede anche una leggera catena (molto simile ad una catena d'orologio), da indossare come forma di penitenza. Queste servirono nel suo riconoscimento nel momento della morte.

5. Francescano secolare

Divenne terziario francescano nel 1890 e fu membro di molte associazioni e sodalizi. Talbot era un uomo generoso. Sebbene fosse povero egli stesso, donava senza distinzioni ai vicini e ai compagni di lavoro, alle istituzioni filantropiche e alla Chiesa. Mangiava pochissimo.

Dopo la morte di sua madre, nel 1915, andò ad abitare in un piccolo appartamento arredato in modo essenziale (con poca mobilia). Dormiva su un tavolaccio e un pezzo di trave di legno gli faceva da cuscino. Ogni giorno si alzava alle 5 per partecipare alla messa prima di andare al lavoro. Una volta lì, non appena aveva del tempo libero, cercava un posto tranquillo per pregare. Trascorreva gran parte delle sue serate in ginocchio. La domenica partecipava a diverse messe. Procedeva velocemente, col capo chino, così sembrava che si affrettasse da una messa all'altra.


7. Gli ultimi istanti di vita terrena

Talbot si stava recando a messa, la domenica della ss.Trinità, il 7 giugno 1925, quando cadde e morì per un infarto in Granby Lane, a Dublino. Nessuno dei presenti potè riconoscerlo.

La sua salma fu portata all'ospedale di Jervis Street, dove fu svestito, rivelando il grado delle sue austerità. Una catena era avvolta intorno alla vita, con altre intorno ad un braccio e una gamba e funicelle circondavano gli altri due arti. Le catene rinvenute sul suo corpo, non erano il segno di un regime di estrema penitenza, ma un simbolo di devozione a Maria, Madre di Dio: egli voleva donarsi a Lei completamente, come uno schiavo.

La storia di Talbot si diffuse rapidamente attraverso la comunità, e al suo funerale al Cimitero Glasnevin, l'11 giugno, assistettero in molti. In Granby Lane, nel luogo dove Talbot morì, c'è una piccola targa commemorativa.

E' sepolto nella Chiesa Nostra signora di Lourdes, McDermott street, Dublino.

Nel 1972, le sue spoglie furono traslate in una tomba nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, in Sean McDermott Street, nel quartiere in cui Talbot aveva trascorso la vita.

Il 6 novembre 1931, l'arcivescovo di Dublino Byrne, aprì un'inchiesta giurata per accertare la santità dell'ex operaio portuale. Nel 1947 cominciò il Processo Apostolico, l'inchiesta giurata presso il Vaticano, Il 3 ottobre 1975, il papa Paolo VI dichiarò Talbot Venerabile, che è un passo, il primo, sulla strada della canonizzazione, un processo che richiede un miracolo di guarigione fisica per essere

C'è una particolare devozione di Matt Talbot tra alcuni cattolici del Nord America, tra coloro che hanno il ministero pastorale di aiutare a raggiungere e mantenere la sobrietà dall'alcol. E' in corso un'indagine su un possibile miracolo in Kansas, dove è stato partorito un bimbo sano nonostante test medici che avevano mostrato malformazioni- sindrome di Dawn o fibrosi cistica- dopo che la zia del nascituro aveva realizzato una catena di preghiera chiedendo l'intercessione di Talbot. Se questo caso sarà dichiarato inspiegabile dal punto di vista medico, porterà la causa di Talbot un passo più vicino alla canonizzazione.

8. Lascito

“Non siate mai troppo duri con un uomo che non riesce a smettere di bere. Rinunciare all'alcol è difficile quanto resuscitare un morto a vita nuova. Ma entrambe le cose sono possibili e persino facili per Nostro Signore” Matt Talbot

Appena le notizie della morte di Matt Talbot si diffusero, egli divenne un'icona per il movimento irlandese per l'astinenza., “l'Associazione dei Pionieri della Completa Astinenza”. La sua storia in poco tempo fu nota alle numerose comunità degli immigrati irlandesi. Innumerevoli cliniche per la riabilitazione dalle dipendenze, ostelli della gioventù, statue ed altro sono stati intitolati a lui in molte parti del mondo, dal Nebraska a Varsavia o Sydney. Uno dei principali ponti di Dublino porta il suo nome.

Ponte di Dublino
statua dedicata al ven. Matt Talbot


Papa Giovanni Paolo II, in gioventù, scrisse una monografia su Talbot.

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causa

Il 6 novembre 1931, l'arcivescovo di Dublino Byrne, aprì un'inchiesta giurata per accertare la santità dell'ex operaio portuale. Nel 1947 cominciò il Processo Apostolico, l'inchiesta giurata presso il Vaticano, Il 3 ottobre 1975, il papa Paolo VI dichiarò Talbot Venerabile, che è un passo, il primo, sulla strada della canonizzazione, un processo che richiede un miracolo di guarigione fisica per essere compiuto. C'è una particolare devozione di Matt Talbot tra alcuni cattolici del Nord America, tra coloro che hanno il ministero pastorale di aiutare a raggiungere e mantenere la sobrietà dall'alcol.

Postulatore: Mons. Ciaran O’Carroll
Attore della causa: Archdiocese of Dublin, Drumcondra, Dublin 9, IRELAND
       
E' in corso un'indagine su un possibile miracolo in Kansas, dove è stato partorito un bimbo sano nonostante test medici che avevano mostrato malformazioni- sindrome di Dawn o fibrosi cistica- dopo che la zia del nascituro aveva realizzato una catena di preghiera chiedendo l'intercessione di Talbot. Se questo caso sarà dichiarato inspiegabile dal punto di vista medico, porterà  la causa di Talbot un passo più vicino alla canonizzazione.

Grazie per intercessione del Venerabile Matt Talbot devono essere notificate al Vice Postulatore:
Molto Reverendo Brian Lawless, Adm
Parrocchia di S. Agata, Nord William Street,
Dublin 1.  IRELAND
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  • PREGHIERE

Per domandare l'aiuto di Matt Talbot
al cospetto del Signore

Caro Matt, porto a te le mie presenti necessità
E imploro l'aiuto delle tue preghiere.
Confido in te, sono certo che il tuo cuore caritatevole e comprensivo farà tue le mie suppliche
Ho fiducia che tu sia realmente potente alla presenza della Divina Misericordia.
Se è per la gloria del sacro cuore di Gesù,
l'onore di Maria, nostra Madre e sovrana e la mia maggior vicinanza a loro, mostrami
Che la tua bontà verso di me, nelle mie lotte quotidiane eguagli la tua influenza,
con il Santo Spirito che è nascosto e dimora nel mio cuore.
Pietoso amico, amico potente, ti imploro, ascoltami in quest'ora,
caro Matt, ti imploro, prega per me.




Preghiera per la canonizzazione di Matt Talbot

Signore, nel tuo servo Matt Talbot tu
ci hai donato un esempio eccezionale di
trionfo sulla dipendenza, di devozione al
lavoro e di amore costante verso
i Sacramenti. Possa la sua vita di
preghiera e penitenza darci il coraggio
di portare le nostre croci e seguire le
orme del nostro Signore e Salvatore
Gesù Cristo

Padre, se e' tuo volere che il tuo
servo sia glorificato dalla
tua Santa Chiesa lascia che riconosciamo con
favori celesti il potere di cui gode alla
tua presenza. Ti chiediamo questo per
mezzo dello stesso Signore Nostro Gesù
Cristo. Amen.










Un particolare ringraziamento
per la traduzione dei testi a Maria Rosaria Cavuoti